lunedì 21 gennaio 2013
Intervista a Ernest van der Kwast
1- Quando hai deciso di scrivere L’ombelico di Giovanna? Credo sia stato anni fa. Vivevo a Bolzano e aspettavo un treno che mi portasse verso nord, tra le montagne. Al binario 6 c’era un altro treno, fermo: un Intercity in partenza per Lecce. Dagli altoparlanti veniva una voce, che elencava tutte le stazioni in cui il treno si sarebbe fermato: “Ora, Mezzocorona, Trento, Rovereto, Verona Porta Nuova, Mantova…”. Era come ascoltare qualcosa di magico, una poesia composta da nomi di città. Rimasi subito stregato. Il treno faceva un viaggio di 13 ore attraverso ben 37 stazioni! Era come una Transiberiana, solo che era in Italia, dal profondo nord al profondo sud. Non sono andato al binario 6 a prendere quell’Intercity, ma nel viaggio in treno attraverso le montagne ho iniziato a fantasticare su un libro in cui un uomo anziano un giorno si metteva in viaggio verso Lecce, verso la sua terra natia, la sua giovinezza, il suo primo vero amore.
venerdì 29 febbraio 2008
Intervista agli Offlaga
E per gli amanti del gruppo di Cavriago, ecco una bella intervista di Sandro Giorello su Rockit.
(Rockit)
lunedì 21 gennaio 2008
Italia.it ha chiuso
Era bello, in fondo, poter parlare e ironizzare su quel logo dal sapore di cetriolo, quell'approssimazione generale, tutti quei soldi mangiati per la progettazione e la realizzazione. Una di quelle belle storie che tanto ti fanno rodere il fegato, insomma.
Allora, so che non potevate farne a meno, che ci cliccavate un centinaio di volta al giorno, che eravate entusiasti dei contenuti del portale, ma da qualche giorno Italia.it ha chiuso i battenti.
Che bel fallimento, signori. 45 milioni di euro.
(Corriere del Mezzogiorno)
mercoledì 24 ottobre 2007
Solo e tormentato, dagl altri
Dire che è interessante è poco. Dire che Santoro, al di là di tutte le polemiche che possa suscitare, resta uno dei migliori giornalisti italiani, è fuori da ogni dubbio.
Strana invece la Bignardi: ride, scherza, fa affermazioni un po' approssimative. Vuole provocare e minimizzare ma Santoro le tiene testa - anzi la supera nettamente - senza il minimo sforzo.
Una bella intervista, comunque. Da vedere.
(Anellidifumo)
martedì 20 marzo 2007
Colombo lascia, io ci rifletto
Innanzitutto, per la caratura del personaggio: uno dei più validi magistrati italiani, che ha partecipato nel corso degli ultimi trent'anni ad inchieste quali la scoperta della Loggia P2, Mani Pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme.
Poi, perché Gherardo Colombo lascia con amarezza, in punta di piedi, ma dicendo cose che lasciano riflettere molto sulla situazione del nostro paese: una su tutte, "La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare".
Infine, perché nel rammarico con cui Colombo lascia, c'è comunque una speranza, un'ipotesi di cambiamente, ed è rivolta ai giovani.
Partire da lì, perché cambiare dall'interno è un'utopia, e far sì che il senso di giustizia sia avvertito e inculcato sin da ragazzi: "Voglio incontrare i giovani e spiegare loro il senso della giustizia". "Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole". "In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E' una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice".
Speriamo che, oltre ai giovani, sulla giustizia e sulla cultura della giustizia inizino a rifletterci tutti: dal magistrato allo spazzino, dal politico all'uomo comune.
Son piccole cose, ma significative, mi pare.
(Corriere)
Colombo lascia, io ci rifletto
Innanzitutto, per la caratura del personaggio: uno dei più validi magistrati italiani, che ha partecipato nel corso degli ultimi trent'anni ad inchieste quali la scoperta della Loggia P2, Mani Pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme.
Poi, perché Gherardo Colombo lascia con amarezza, in punta di piedi, ma dicendo cose che lasciano riflettere molto sulla situazione del nostro paese: una su tutte, "La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare".
Infine, perché nel rammarico con cui Colombo lascia, c'è comunque una speranza, un'ipotesi di cambiamente, ed è rivolta ai giovani.
Partire da lì, perché cambiare dall'interno è un'utopia, e far sì che il senso di giustizia sia avvertito e inculcato sin da ragazzi: "Voglio incontrare i giovani e spiegare loro il senso della giustizia". "Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole". "In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E' una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice".
Speriamo che, oltre ai giovani, sulla giustizia e sulla cultura della giustizia inizino a rifletterci tutti: dal magistrato allo spazzino, dal politico all'uomo comune.
Son piccole cose, ma significative, mi pare.
(Corriere)
giovedì 25 gennaio 2007
Il Reduce
(Otto e mezzo)
venerdì 22 dicembre 2006
Un bel po' di soldi
Arrivata via email stamattina, sembra davvero una faccenda interessante.
Soprattutto l'intervista a Di Stefano, avvocato di Saddam Hussein.
"Amman (Giordania) – Baghdad (Iraq) - 19-12-2006 – “Gli Stati Uniti d’America diedero 1,5 bilioni di dollari in forma di garanzia bancaria a Saddam Hussein il giorno 20 dicembre 1983, dell’operazione si occupò personalmente Donald Rumsfeld” dichiara l’avvocato Giovanni Di Stefano difensore dell’ex rais. “Ci sono documenti che lo provano. Con quei soldi degli Stati Uniti, Saddam avrebbe dovuto usarli per acquistare sostanze chimiche e biologiche. Cosa che Saddam non fece. Ecco perché Usa e Gran Bretagna erano certi che Saddam possedesse armi chimiche perché le avevano finanziate loro stessi. Saddam invece si mise d’accordo con alcune aziende di Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia per fare apparire come se avesse acquistato le sostanze chimiche, con l’intento di tenersi una parte di 1,5 bilioni di dollari e un’altra parte dei soldi pagata alle aziende che emisero fatture false prestandosi a questo tipo di operazione”. I governi italiani, inglesi, tedeschi e francesi, che ruolo hanno avuto nella vicenda? E’ ora caccia aperta per conoscere i nomi di queste aziende".
(Studio Legale Internazionale, NIP, Amisnet)
lunedì 18 dicembre 2006
Conversazione con Saviano
Una breve citazione dalla splendida intervista di Francesco Forlani a Roberto Saviano, su Carmilla on line.
(Carmillaonline)
venerdì 3 novembre 2006
martedì 18 luglio 2006
Parole disperate
Ne vedremo delle belle.
(la Repubblica)
lunedì 17 luglio 2006
Silenzio, parla Moggi
Tifosi informatori di fiducia, teorie complottistiche ai suoi danni, rivelazioni gossippare, Lucianone dice che tornerà per fare il rompicoglioni e poi ne ha un po' per tutti: Carraro, Galliani, Confalonieri, un paio di battute anche su Berlusconi e Lapo Elkann.
Ma è il tono, quello che spaventa di più: minaccioso e allo stesso tempo vittimista, roba da non crederci davvero.
La parte però gli riesce molto bene, anche grazie ad una serie di metafore e riflessioni particolarmente riuscite.
Un paio su tutte: "Spazzano via dalla casa polverosa due granelli di sabbia e dicono che la casa è pulita. Io invece vi dico che la casa era messa così e così quando ci sono arrivato e così così la lascio", oppure: "L'ormai ex presidente federale Franco Carraro. Dice che faceva soltanto il vigile urbano e si limitava a dirigere il traffico. Peccato che facesse passare con il rosso chi voleva lui".
Per poi concludere alla grande, con un paragone che anche a me è saltato subito in mente, dopo le sentenze: "Vedete, io leggo "il libro nero del calcio" pubblicato dall'Espresso. Lo annoto e in questo block-notes prende forma il mio libro nero. Appunti contro i falsi moralizzatori. Sarà il mio nuovo lavoro perché questa rivoluzione nel calcio assomiglia a quella storia della fine della Prima Repubblica che ha lasciato credere nella nascita di una Seconda, mentre poi abbiamo scoperto che, se si esclude qualche nome, nulla è cambiato".
(la Repubblica)
sabato 22 aprile 2006
Tale padre, diversa figlia
(Repubblica, Corriere)
mercoledì 22 febbraio 2006
Italiani ad Abu Ghraib?
A rivelarlo un testimone di rilievo quale Ali Shalal al Kaisi, famoso in tutto il mondo come "il prigioniero incappucciato".
Ali Shalal, infatti, in un'intervista rilasciata a Rainews 24, dopo aver raccontato le atrocità che ha subito durante la prigionia, rivela la presenza di alcuni italiani sia presenti nel carcere durante gli interrogatori sia, purtroppo, autori delle orribili torture commesse in quella prigione.
(Rainews 24)
domenica 27 novembre 2005
Grazia a Sofri
Non so a voi, ma a me quelli che parlano della grazia a Sofri solo ora che è in prognosi risevata all'ospedale mi fanno davvero venire il voltastomaco. Tanto inflessibili e decisi prima del suo ricovero, ora che è intubato sono disponibili a improvvisi e inaspettati gesti di bontà.
Molto comodo, cambiare improvvisamente idea solo ora. Un ottimo modo per guadagnarci in termini di immagine e considerazione popolare, che non fa mai male. Sarò in malafede e sospettoso, ma in queste dichiarazioni scorgo, tra le righe, uno dei soliti e squallidi spot pre-elettorali ai quali una certa parte politica ci ha sempre più spesso abituato ad assistere.
mercoledì 23 novembre 2005
Su Fallujah
"Forse il 95% delle scuole e dei mercati sono distrutti. A Fallujah (…) non c’é sicurezza, non si segue nessuna legge e la cittá é come una prigione. Non possiamo né entrare né uscire facilmente, dobbiamo aspettare a lungo.
Inoltre, gli Americani, per prevenire problemi, usano le armi: per questo sparano dei colpi in aria (...) e quando entrano dentro, prendono chiunque dalla popolazione, come detenuti, anche sparando ai civili se i soldati lo vogliono".
Su "Osservatorio Iraq" un'intervista a Mohammed Tareq Halderaji, del Centro Studi per i diritti umani di Fallujah.
domenica 20 novembre 2005
Intervista a Wayne Madsen
Cia-gate, addestramento dei mujaeddin afghani, Bin Laden, George Tenet e le torture sui detenuti di Abu Ghraib.
Su Articolo 21 l'intervista di Stefano Corradino a Wayne Madsen, giornalista investigativo, in passato analista National Security Agency, offre molti spunti di riflessione interessanti.
giovedì 20 ottobre 2005
Sempre lucido
Sul sito disinformazione.it Fabrizio Li Vigni, Marco Miceli, Federica Lazzaro e Tommaso Mazzara intervistano Marco Travaglio.
E si tratta, come sempre, un'interessante, amara e necessaria lettura.