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lunedì 28 marzo 2011

Forum: non c'è limite al peggio


E così non solo non dovremmo indignarci nel sapere della finta ricostruzione della città raccontata dalla finta aquilana a Forum, organizzata dalla redazione del programma, ma dovremmo anche evitare "attacchi strumentali" e "spargere veleni su una conduttrice e un programma che ogni giorno, in diretta, danno spazio alle ragioni, alle amarezze e alle speranze della gente comune."
Aspettarci le scuse della conduttrice, della redazione della trasmissione e della rete no invece, eh?

sabato 4 settembre 2010

Viva la Rai



Certo che perdersi la prima rete, quella del pareggio dell'Italia con l'Estonia, è una cosa che solo la Rai poteva riuscire a fare.
Tutta colpa di un maledetto minibreak (la prossima volta non chiamatelo sul calcio d'angolo, è rischiosissimo)
.

(Corriere)

martedì 11 maggio 2010

Fede su Saviano


Quando Fede dice cose come queste, secondo me, anche quelli più apertamente berlusconiani vorrebbero sopprimerlo.

lunedì 30 marzo 2009

Opportunità

"Ho voluto risarcire, e non è la prima volta che lo faccio, una persona che ha avuto un passato difficile, fatto di sconfitte pesanti come macigni. Su Daniela si sono dette tante cose. Io non voglio giudicare se lei abbia ragione o meno. Voglio darle un’opportunità".
Il buon samaritano Emilio Fede affida la conduzione di Sipario a Daniela Martani, ex Alitalia, ex Gf, ex Fattoria. Una ex di tutto.
Il nome giusto per un appuntamento - ovviamente - da perdere.

(Corriere)

domenica 25 gennaio 2009

Marco Marfé, o Maccomaffé

L’ultimo tristemente noto fenomeno della rete è “Marco”, o meglio Marco Marfè, o meglio ancora, “Maccomaffè”.
Tutto attaccato, così come lo dice – inguainato in un completino similgabibbo – ad una Simona Ventura che si scompiscia dalle risate durante i provini di X Factor.
“Il mio nome d’atte è Macco”…
Una vergogna infinita, che aumenta a dismisura quando dice di essere “un po’ frizzantino”, quando non conosce il significato della parola coreografo (e il balletto, oddio) o ammette con orgoglio “a Napoli stiamo ceccando di studiare un po’ l’inglese, è impottante”… e così va a finire che l’immagine del napoletano medio in giro per l’Italia resta questa, che i polentoni del nord metabolizzano e fanno loro per poterci prendere in giro ad ogni occasione.
Incredibile, già la simpatica immagine che Napoli ha nel mondo è quella che è… con il contributo di Macco, non può che peggiorare.

E alla fine saluta tutte le sue fan, Macco: "Maria da Aversa, Rosa dalla Sanità, Mariarca e Giusy da Palermo…”.
Ti saluto anch’io, Marco Marfé. A mai più rivederci.


martedì 16 settembre 2008

Mediocrità

Una domanda mi tormenta da mesi: perché Carlo Conti deve presentare alla Rai una trasmissione su due del palinsesto?
Possibile che non si trovi nessuno un po' più bravo? (Le domande sono due, ma il senso è quello).

venerdì 22 febbraio 2008

Torna Guzzanti

Leandro Palestrini, su Repubblica, intervista Corrado Guzzanti, che tornerà a breve in tv per recitare in Boris 2, una sit-com su Fox Italia.
E parla anche di satira:
"La satira non è forse necessaria, ma esiste in tutto il mondo. Altrove è tollerata dalla classe politica, in Italia no. Veniamo da una fase di scontro ideologico forte, la satira è ritenuta scomoda, è stata osteggiata dai dirigenti tv. Se ne è fatta poca, ha prevalso il modello di comico da consumo. In questi ultimi anni sono prevalsi due modelli di programmi comici: quelli di tipo cabarettistico (Zelig, Colorado Cafe) e il "celentanismo", fatti da showman con eccessi narcisistici. La satira? Sono rimasti Maurizio Crozza e Daniele Luttazzi su La 7, che poi ha chiuso".
Tutta l'intervista qui.

(la Repubblica)

sabato 8 dicembre 2007

Luttazzi sospeso

C’era da aspettarselo? Forse sì, Luttazzi non poteva durare nemmeno su La7. Non aveva alcun tipo di pelo sulla lingua, sparava a zero su tutto e tutti. All’inizio c’era piaciuto, nelle puntate successivo molto di meno.
Il problema era che, molte volte, non faceva ridere.
E questo, per chi fa satira di mestiere, non è certo un bene. Infatti, a voler essere sinceri, anche la frase incriminata, quella che ha provocato la nuova cacciata, tanto divertente non è:



“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti”. (Daniele Luttazzi)



Ma certamente non è stata la più offensiva, all'interno del programma.
Forse, non è sbagliato pensarlo, Luttazzi aveva alzato il tiro già da un po', da troppo, e quella dell'offesa a Giuliano Ferrara è stato soltanto il pretesto capitato al momento giusto.
Il suo programma è stato un ritorno gradito e importante, necessario. I suoi monologhi quasi sempre cattivi ma interessanti, e anche se il livello di comicità di Decameron ha avuto un picco discendente evidente, il fatto che il suo programma sia stato sospeso è certo un male per la libertà di opinione e di satira. Purtroppo, anche su la7, censura e limitazioni, per chi ha voglia di dire ciò che pensa, liberamente, senza aver paura che qualcuno dall'alto gli tappi la bocca.
Per rivederlo sullo schermo, chissà quanto dovremo aspettare ancora.


(la Repubblica)

venerdì 30 novembre 2007

Benigni yawn...



Appena appena carino Benigni ieri sera.

Simpatico, bella la scenografia, lui su di giri come sempre, toscanaccio, parla di Berlusconi, poi di D'Alema, divertente sui Savoia, poi di nuovo Berlusconi, poi varie altre magagne, scandali, ma alla lunga si perde il filo, perde colpi, lui parla così veloce che alcune battute manco le ho capite.
E così, al primo sbadiglio dopo una mezz'oretta l'ho salutato, mentre lui continuava a dimenarsi, tra una frecciatina a Prodi, una battuta sul sesso e un elogio dell'amore.
E mi son perso pure la lettura del canto di Dante, che ho letto in giro essere stata parecchio emozionante. Nonostante io l'abbia sempre trovata incredibilmente noiosa.
Alla prossima, Roberto, se puoi un po' meno prolisso, però.

giovedì 11 ottobre 2007

Studio Aperto, cambio della guardia

Nel mondo del giornalismo italiano c’era un bel giro di poltrone e non c’avevo fatto proprio caso. 
Mario Giordano, da Studio Aperto a Il Giornale. Maurizio Belpietro da il Giornale a Panorama. E a Studio Aperto arriva Giorgio Mulè, che non so proprio chi sia ma ho letto che si tratta del direttore di Videonews, (una cosa che fa capo sempre a Mediaste e gestisce programmi come Verissimo).
Quando mi perdo ‘ste cose ci resto male, perché leggo il saluto fatto da Giordano e quasi mi viene la pelle d’oca con lacrimuccia annessa. Sono ironico, ovviamente.
Avrò scritto già in passato che il tg di Italia uno è per me il peggio del peggio, davvero l’emblema del declino della civiltà occidentale.
Forse è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, lo so.
Ma intanto, con questo cambio ai vertici sono curioso di capire Mulè come si comporterà. Se seguirà il trend precedente – un culo, una tetta, un approfondimento sui cani, l’intervista a una velina, servizio strappalacrime, un gossip, una presa per i fondelli di Prodi e di nuovo un culo – o cercherà una strada alternativa. Facile la prima strada, intrigante la seconda.
Che farà Mulè?
In ogni caso, col suo tg in bilico fra trash, sensazionalismo, sangue e belle donne, Giordano si era distinto. Io dico nel male, c’è chi sostiene il contrario. Ma comunque distinto.
Prendere il suo posto, non sarà facile.
Vista la difficoltà dell’impresa, perché non eliminarlo dal palinsesto? Scherzo eh, ne va del pluralismo informativo.


(Adnkronos)

lunedì 1 ottobre 2007

Che fine ha fatto Massimo Coppola?

Ve lo ricordate Massimo Coppola? Quello di Brand New ed Avere vent’anni, per intenderci. Quello che ti lasciava incollato a tarda notte su Mtv, anche se avevi altro da fare, perché ti metteva dei video troppo fighi ed i suoi monologhi erano da storia della televisione.
Quello lì, insomma, che da quando è andato via la tele non la accendi quasi più.
Che fine ha fatto? Mi basterebbe un suo programma, anche piccolo piccolo, per stare meglio. Per ora, mi accontento di rivederlo su Youtube, ma è troppo poco, soprattutto ora che uno dei tre video che c’erano è stato pure rimosso.
Certi pezzi sono fenomenali, un amico mi ha detto che sono raccolti in un libro e credo proprio che me lo comprerò presto.
Poi, mi giro un po’ la rete alla ricerca di informazioni, e scopro che il caro Massimo Coppola ora dirige la Isbn edizioni, con Giacomo Papi – ottimo giornalista del mai troppo compianto Diario – e ha da poco presentato un film a Venezia.
Artista poliedrico, non ci sono dubbi. Ad avercene.


(Youtube, Minimum fax, ISBN, Sentieri selvaggi)

I fantasmi di Portopalo

Ieri sera è andato in onda Blu notte, di Carlo Lucarelli. Con una puntata su uno dei tanti misteri italiani di cui si parla poco, troppo poco: il naufragio fantasma della Yiohan, barca stracarica di clandestini, al largo di Portopalo.
Una storia che ormai risale ad 11 anni fa, ma che è la più grande tragedia del Mediterraneo dell’ultimo mezzo secolo: 300 morti. E' una storia di silenzi, mistificazioni, incomprensibili vuoti giornalistici.
Ma è una storia che non si può cancellare per sempre, e che GIovanni Maria Bellu, nel suo splendido libro "I fantasmi di Portopalo", ricostruisce alla perfezione.
Per chi vuole saperne di più, ne ho scritto anche qui.

(Blu notte, Lankelot)

martedì 12 giugno 2007

Tv delle libertà

E' partita la Tv delle Libertà: da un'idea della rossa Michela Brambilla, redazione a Roma e Milano, collegamenti con le piazze d'Italia, interventi del pubblico a casa, telefonata in diretta di Berlusconi per congratularsi con l'emittente.
Un altro buon motivo per non avere la tv in camera.

(Tv delle libertà)

Tv delle libertà

E' partita la Tv delle Libertà: da un'idea della rossa Michela Brambilla, redazione a Roma e Milano, collegamenti con le piazze d'Italia, interventi del pubblico a casa, telefonata in diretta di Berlusconi per congratularsi con l'emittente.
Un altro buon motivo per non avere la tv in camera.

(Tv delle libertà)

venerdì 6 aprile 2007

Non chiamarmi non ti sento

A me in fondo quelle che fanno le promozioni al telefono (addette al telemarketing, mi dicono dalla regia) stanno quasi simpatiche. O meglio: non stanno poi tanto antipatiche.
Conosco gente che le ammazzerebbe in blocco, giuro. Soprattutto quando chiamano a ora di pranzo.
Altri che si fanno sempre raccontare tutto per filo e per segno, fingono di essere interessati e poi tagliano in modo netto, attaccando il telefono in faccia.
Altri che nemmeno danno il la, subito borbottano e si lamentano. Risposta secca: “no no guardi non mi interessa” e giù il telefono.
I maschietti più mandrilli, poi, non possono risparmiarsi l’acchiappanza, e dopo un paio di minuti di ascolto a cervello spento provano senza problemi l’approccio via cornetta, con tanto di richiesta numero. Non importa se dall’altra parte ci sia una brufolosa ragazza dell’entroterra calabrese o una coattona romana, basta che respiri, insomma, e che abbia una voce gradevole
Altri non capiscono mai la promozione, soprattutto perché solitamente trattasi di promozione incomprensibile farfugliata in modo velocissimo e senza congiunzioni.
Nonostante tutto, però, io ‘ste poverine non riesco proprio ad odiarle. Perché penso sempre ai drammatici e stressanti racconti di amici e amiche che ci sono passate per il call center. E’ il loro lavoro, cavolo. Anche se alla fine rompono le palle un po’ a tutti, non lo fanno certo con piacere.
L’altro ieri mi ha chiamato una, per propormi una non ben definita promozione con la più importante piattaforma digitale via satellite italiana. Sky, insomma.
Una bella parlantina, voce simpatica, ci diamo subito del tu e lei sin da subito si sente mia amica, mia confidente. “Puoi vedere proprio tutto”, mi dice. “Film, tutti gli sport che vuoi, e tanto tanto tanto altro ancora”. Oltre 150 canali tematici, mi dice. Ci mancava solo che mi presentasse pure il palinsesto del porno. Io vorrei tanto dirle che odio la tv, al massimo ogni tanto vedo qualche tg e una puntata di Report, ma in fondo non ho nulla da fare in quel momento e la lascio parlare.
Forse però le do un po’ troppo corda, e lei crede di avermi quasi conquistato. Mi rendo conto che ormai è quasi troppo tardi per tirarmi indietro, forse qualche mio atteggiamento deve averla convinta di avermi ormai in pugno, di essersi accaparrata la sua tanto sospirata provvigione per la vendita di un pacchetto completo.
Invece improvvisamente tentenno, le faccio notare che coi lavori in casa, pacchi e scatoloni in ogni stanza, quintali di polvere ovunque e i prossimi due mesi d’inferno la tv satellitare è l’ultima delle mie preoccupazioni. Lei ci resta male, sente smaterializzarsi il sogno. Non demorde. Aveva visto un miraggio, ora lo sente sfuggire dalle mani.  Fa di tutto per riacciuffarmi. Non molla la presa, come un cane col suo osso.
Mi ripete che potrò vedere tutti gli sport, tutti i film, tutti i documentari, tutto ciò che voglio. Mi dice che non so cosa mi perdo. Mi dice che devo e posso farlo ora, non devo per forza installarlo subito ma anche dopo aver rifatto casa. Mi dice che può richiamarmi quando finiremo i lavori, se la promozione è ancora attiva. Mi dice che non devono per forza essere i genitori a decidere, posso anche io, sono maggiorenne (e risatina: che te ridi, penso io). Mi dice che non posso perdere un’offerta così conveniente, anche se io non l’ho ben capita. Mi dice anche che si scusa di essere così insistente, ma la sua è una proposta fenomenale per chi ama la tv (quindi non io, deduco).
Probabilmente mi avrebbe detto un sacco di altre belle cose, se il mio dito inavvertitamente non avesse premuto il tastino rosso sul telefono. Ops. Per sbaglio ho chiuso la telefonata. Che peccato sul serio.
Perché vabbè che non mi state poi tanto antipatiche, care addette al telemarketing, ma ogni pazienza ha un limite però.

Non chiamarmi non ti sento

A me in fondo quelle che fanno le promozioni al telefono (addette al telemarketing, mi dicono dalla regia) stanno quasi simpatiche. O meglio: non stanno poi tanto antipatiche.
Conosco gente che le ammazzerebbe in blocco, giuro. Soprattutto quando chiamano a ora di pranzo.
Altri che si fanno sempre raccontare tutto per filo e per segno, fingono di essere interessati e poi tagliano in modo netto, attaccando il telefono in faccia.
Altri che nemmeno danno il la, subito borbottano e si lamentano. Risposta secca: “no no guardi non mi interessa” e giù il telefono.
I maschietti più mandrilli, poi, non possono risparmiarsi l’acchiappanza, e dopo un paio di minuti di ascolto a cervello spento provano senza problemi l’approccio via cornetta, con tanto di richiesta numero. Non importa se dall’altra parte ci sia una brufolosa ragazza dell’entroterra calabrese o una coattona romana, basta che respiri, insomma, e che abbia una voce gradevole
Altri non capiscono mai la promozione, soprattutto perché solitamente trattasi di promozione incomprensibile farfugliata in modo velocissimo e senza congiunzioni.
Nonostante tutto, però, io ‘ste poverine non riesco proprio ad odiarle. Perché penso sempre ai drammatici e stressanti racconti di amici e amiche che ci sono passate per il call center. E’ il loro lavoro, cavolo. Anche se alla fine rompono le palle un po’ a tutti, non lo fanno certo con piacere.
L’altro ieri mi ha chiamato una, per propormi una non ben definita promozione con la più importante piattaforma digitale via satellite italiana. Sky, insomma.
Una bella parlantina, voce simpatica, ci diamo subito del tu e lei sin da subito si sente mia amica, mia confidente. “Puoi vedere proprio tutto”, mi dice. “Film, tutti gli sport che vuoi, e tanto tanto tanto altro ancora”. Oltre 150 canali tematici, mi dice. Ci mancava solo che mi presentasse pure il palinsesto del porno. Io vorrei tanto dirle che odio la tv, al massimo ogni tanto vedo qualche tg e una puntata di Report, ma in fondo non ho nulla da fare in quel momento e la lascio parlare.
Forse però le do un po’ troppo corda, e lei crede di avermi quasi conquistato. Mi rendo conto che ormai è quasi troppo tardi per tirarmi indietro, forse qualche mio atteggiamento deve averla convinta di avermi ormai in pugno, di essersi accaparrata la sua tanto sospirata provvigione per la vendita di un pacchetto completo.
Invece improvvisamente tentenno, le faccio notare che coi lavori in casa, pacchi e scatoloni in ogni stanza, quintali di polvere ovunque e i prossimi due mesi d’inferno la tv satellitare è l’ultima delle mie preoccupazioni. Lei ci resta male, sente smaterializzarsi il sogno. Non demorde. Aveva visto un miraggio, ora lo sente sfuggire dalle mani.  Fa di tutto per riacciuffarmi. Non molla la presa, come un cane col suo osso.
Mi ripete che potrò vedere tutti gli sport, tutti i film, tutti i documentari, tutto ciò che voglio. Mi dice che non so cosa mi perdo. Mi dice che devo e posso farlo ora, non devo per forza installarlo subito ma anche dopo aver rifatto casa. Mi dice che può richiamarmi quando finiremo i lavori, se la promozione è ancora attiva. Mi dice che non devono per forza essere i genitori a decidere, posso anche io, sono maggiorenne (e risatina: che te ridi, penso io). Mi dice che non posso perdere un’offerta così conveniente, anche se io non l’ho ben capita. Mi dice anche che si scusa di essere così insistente, ma la sua è una proposta fenomenale per chi ama la tv (quindi non io, deduco).
Probabilmente mi avrebbe detto un sacco di altre belle cose, se il mio dito inavvertitamente non avesse premuto il tastino rosso sul telefono. Ops. Per sbaglio ho chiuso la telefonata. Che peccato sul serio.
Perché vabbè che non mi state poi tanto antipatiche, care addette al telemarketing, ma ogni pazienza ha un limite però.