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domenica 17 aprile 2011

Google cresce ancora

"I primi risultati trimestrali annunciati da Larry Page nelle vesti di CEO di Google sono buoni, anche se non ottimi: l'azienda ha fatturato nei primi tre mesi del 2011 8,58 miliardi di dollari, con una crescita del 27% rispetto allo stesso periodo del 2010."
L'articolo su Zeus News.

martedì 6 novembre 2007

Enzo Biagi (1920-2007)


Immagino che nelle redazioni giornalistiche il suo coccodrillo fosse pronto ormai da tempo.
Con tutto quello che aveva fatto in vita, dai primi anni in redazione all’editto bulgaro.
Ora che se n’è andato, come ovvio che sia, fiumi di inchiostro saranno dedicati alla sua memoria.
Quello che mi va di ricordare, invece, è che Enzo Biagi è stato per me il primo simbolo del giornalismo.
Quando intorno ai dieci anni, mamma se ne tornò con due dei suoi libri a casa, ed io chiesi chi fosse quel signore dall’aria buona e dai capelli bianchi. La sua risposta: Giornalista.
Con la G maiuscola, mi sembra necessario.

Dire che uno come lui mancherà a questo mondo di pennivendoli e imbrattacarte di bassa lega, mi sembra quasi scontato.
Ma facciamolo comunque, perché davvero era un Maestro.

giovedì 13 settembre 2007

Capo, 'na cosa a piacer...

Quasi mi vergogno a dirlo, ma io questo qui lo conoscevo. Era il parcheggiatore della mia ex università, persona nota a tutti nell'ambiente del Suor Orsola da anni e anni.  Sul quale esistono leggende metropolitane stupende, che non ho il tempo ora di raccontarvi.
Lo conoscevo, comunque. Sapevo il suo nome. Lo salutavo. Non gli ho mai dato una lira, e non è per mettere le mani avanti. Semplicemente, perché non ho mai avuto un motorino.
Lui i soldi li chiedeva a chi parcheggiava i motorini, ed erano pure parecchi. Sia i motorini che i soldi. Una volta con un amico abbiamo provato a fargli i conti in tasca. Due euro a motorino, fai per cento motorini al giorno...duecento euro quotidiane tonde tonde, esentasse. Tremila euro a fine mese.
Lo conoscevo, ci scambiavo due chiacchiere. Non era molesto, anzi. Era un estorsore, però. E lo era sia prima che dopo la dura battaglia contro i parcheggiatori abusivi, che si sta scatenando da un po' di tempo a questa parte in tutta Italia e che da queste parti portiamo avanti ormai da anni.
Insomma, il parcheggiatore che conoscevo è stato arrestato, perché disumano nei suoi atteggiamenti e camorrista nelle sue richieste. Benissimo, sono d'accordo.
Ma comunque, leggendo l'articolo mi chiedo: se non ci fosse stato questo deterrente, i soldi il ragazzo glieli avrebbe dati? Io dico di sì, senza problema. Ve l'assicuro.
E allora? Ottimo, l'idea di multare chi cede ai parcheggiatori funziona, direte. E invece a me questa cosa proprio non va giù. Chi dovrebbe tutelarmi dovrebbe impedirmi di incontrarlo, il parcheggiatore. Non minacciarmi di multarmi perché lo pago. E magari farmi rischiare prima il pestaggio. Ricordate, parla uno al quale i simpatici parcheggiatori hanno spezzato lo sterzo ben due volte, e che quando vede un posteggiatore abusivo inizia a bestemmiare in sanscrito.
Ma piuttosto che restare con la paura di una ruota bucata o di qualche altro "scherzetto", alle volte cedo. Da oggi, se dovessi cedere al ricatto rischierò di pagare anche una multa? Bel modo di tutelare la giustizia, in stile tipicamente napoletano.
Si colpisce la punta dell'iceberg perché non si riesce nemmeno lontanamente a scalfirne la base. Anche per qualche mese, magari. Ma per far tornare poi tutto come prima.

Capo, 'na cosa a piacer...

Quasi mi vergogno a dirlo, ma io questo qui lo conoscevo. Era il parcheggiatore della mia ex università, persona nota a tutti nell'ambiente del Suor Orsola da anni e anni.  Sul quale esistono leggende metropolitane stupende, che non ho il tempo ora di raccontarvi.
Lo conoscevo, comunque. Sapevo il suo nome. Lo salutavo. Non gli ho mai dato una lira, e non è per mettere le mani avanti. Semplicemente, perché non ho mai avuto un motorino.
Lui i soldi li chiedeva a chi parcheggiava i motorini, ed erano pure parecchi. Sia i motorini che i soldi. Una volta con un amico abbiamo provato a fargli i conti in tasca. Due euro a motorino, fai per cento motorini al giorno...duecento euro quotidiane tonde tonde, esentasse. Tremila euro a fine mese.
Lo conoscevo, ci scambiavo due chiacchiere. Non era molesto, anzi. Era un estorsore, però. E lo era sia prima che dopo la dura battaglia contro i parcheggiatori abusivi, che si sta scatenando da un po' di tempo a questa parte in tutta Italia e che da queste parti portiamo avanti ormai da anni.
Insomma, il parcheggiatore che conoscevo è stato arrestato, perché disumano nei suoi atteggiamenti e camorrista nelle sue richieste. Benissimo, sono d'accordo.
Ma comunque, leggendo l'articolo mi chiedo: se non ci fosse stato questo deterrente, i soldi il ragazzo glieli avrebbe dati? Io dico di sì, senza problema. Ve l'assicuro.
E allora? Ottimo, l'idea di multare chi cede ai parcheggiatori funziona, direte. E invece a me questa cosa proprio non va giù. Chi dovrebbe tutelarmi dovrebbe impedirmi di incontrarlo, il parcheggiatore. Non minacciarmi di multarmi perché lo pago. E magari farmi rischiare prima il pestaggio. Ricordate, parla uno al quale i simpatici parcheggiatori hanno spezzato lo sterzo ben due volte, e che quando vede un posteggiatore abusivo inizia a bestemmiare in sanscrito.
Ma piuttosto che restare con la paura di una ruota bucata o di qualche altro "scherzetto", alle volte cedo. Da oggi, se dovessi cedere al ricatto rischierò di pagare anche una multa? Bel modo di tutelare la giustizia, in stile tipicamente napoletano.
Si colpisce la punta dell'iceberg perché non si riesce nemmeno lontanamente a scalfirne la base. Anche per qualche mese, magari. Ma per far tornare poi tutto come prima.

venerdì 29 giugno 2007

Per una chiesa sempre più moderna

All’insegna della novità e della modernizzazione, torna la messa in latino. Quella antica, medievale, spalle ai fedeli, per intenderci.
Fedeli che saranno entusiasti, deduco, rincuorati da questa scelta di Papa Benedetto XVI che in una società sempre più secolarizzata, (l’ultima volta che sono entrato in chiesa l’età media delle persone sedute era intorno ai 65 anni, fate un po’ voi), con la religione che è distante anni luce dai bisogni e da ciò che provano e vivono i giovani delle nuove generazioni, autorizza la pubblicazione di un “Motu Proprio” che permette a qualsiasi gruppo stabile di fedeli a chiedere al proprio parroco una bella messa in una lingua ormai sconosciuta a chiunque. A parte il fatto che non riusciamo a capire quale gruppo di fedeli debba chiedere un simile trattamento, e cosa si intenda per “gruppo stabile”, restiamo perplessi. Sul serio.
Le motivazioni? Sfuggono. L’utilità di questa decisione? Credo nessuna. Ritorno in immagine, grado di modernizzazione percepibile? Pari a zero.
Forse sbaglio io, sicuramente sbaglio io che con la fede e le chiese in genere ho sempre avuto un pessimo rapporto. Ma in una società in cui la religione cristiana ha perso seriamente più di un’occasione per mostrarsi aperta, chiara, accessibile, vicino ai fedeli, questa del rito in latino mi sembra una soluzione anacronistica e incomprensibile.
Alla faccia della Riforma luterana e della reale voglia di avvicinare la chiesa ai fedeli. Quale la prossima novità? La vendita delle indulgenze?
Un altro serio passo indietro, questo, fatto da Ratzinger, papa conservatore che finora non mi pare abbia compiuto una, e dico una sola scelta saggia per rifondare o adeguare ai tempi la chiesa cristiana.
Ed io già me li immagino, i fedeli, che al “Deo Gratias” finale si grattano la testa, perplessi, non capiscono se la messa è finita oppure no, e attendono un cenno del prete con la testa che faccia guadagnare loro la porta.

Per una chiesa sempre più moderna

All’insegna della novità e della modernizzazione, torna la messa in latino. Quella antica, medievale, spalle ai fedeli, per intenderci.
Fedeli che saranno entusiasti, deduco, rincuorati da questa scelta di Papa Benedetto XVI che in una società sempre più secolarizzata, (l’ultima volta che sono entrato in chiesa l’età media delle persone sedute era intorno ai 65 anni, fate un po’ voi), con la religione che è distante anni luce dai bisogni e da ciò che provano e vivono i giovani delle nuove generazioni, autorizza la pubblicazione di un “Motu Proprio” che permette a qualsiasi gruppo stabile di fedeli a chiedere al proprio parroco una bella messa in una lingua ormai sconosciuta a chiunque. A parte il fatto che non riusciamo a capire quale gruppo di fedeli debba chiedere un simile trattamento, e cosa si intenda per “gruppo stabile”, restiamo perplessi. Sul serio.
Le motivazioni? Sfuggono. L’utilità di questa decisione? Credo nessuna. Ritorno in immagine, grado di modernizzazione percepibile? Pari a zero.
Forse sbaglio io, sicuramente sbaglio io che con la fede e le chiese in genere ho sempre avuto un pessimo rapporto. Ma in una società in cui la religione cristiana ha perso seriamente più di un’occasione per mostrarsi aperta, chiara, accessibile, vicino ai fedeli, questa del rito in latino mi sembra una soluzione anacronistica e incomprensibile.
Alla faccia della Riforma luterana e della reale voglia di avvicinare la chiesa ai fedeli. Quale la prossima novità? La vendita delle indulgenze?
Un altro serio passo indietro, questo, fatto da Ratzinger, papa conservatore che finora non mi pare abbia compiuto una, e dico una sola scelta saggia per rifondare o adeguare ai tempi la chiesa cristiana.
Ed io già me li immagino, i fedeli, che al “Deo Gratias” finale si grattano la testa, perplessi, non capiscono se la messa è finita oppure no, e attendono un cenno del prete con la testa che faccia guadagnare loro la porta.

venerdì 8 giugno 2007

Giuro, non ci dormo la notte

E così la biondina ultramiliardaria e svampita si è fatta i suoi tre giorni, ed è uscita da galera. Eppure guardavamo quasi con interesse le nuove vicende dell'esile ereditiera capace di fare qualsiasi cosa nella vita - cantante stonata, attrice inguardabile, mediocre realizzatrice di filmini porno amatoriali - e farla sempre male: insomma, quando si era presa ben 23 giorni di carcere per guida senza patente e in stato di ubriachezza, pensavamo potesse sul serio svoltare, dare un senso alla sua carriera nel mondo dei vips, nel quale finora ha galleggiato inconsistente come in una delle sue poche interpretazioni cinematografiche in qualche horror di serie B.
Poi la prigionia si è rivelata una mezza farsa, con la Hilton piagnucolosa scarcerata dopo tre giorni perché "malata", ma forse era soltanto in crisi da mms o poco abituata a stare senza tacchi: tutto normale, insomma, fino al nuovo colpo di scena.
Forse ritornerà in cella, la poverina, che già si era abituata alla nuova cavigliera elettronica che doveva impedirle di allontanarsi più di tanto: sembrava volesse già farne un capo d'alta moda, da esportare in tutto il mondo.
Staremo a vedere, insomma, tutti col fiato sospeso perché le sorti di questa sgallettata ci stanno molto a cuore. Magari, alla fine, per i restanti 20 giorni potrebbero farne un bel reality show: Paris in the cage. E sarebbe sempre una bella pubblicità.

(Repubblica)

Giuro, non ci dormo la notte

E così la biondina ultramiliardaria e svampita si è fatta i suoi tre giorni, ed è uscita da galera. Eppure guardavamo quasi con interesse le nuove vicende dell'esile ereditiera capace di fare qualsiasi cosa nella vita - cantante stonata, attrice inguardabile, mediocre realizzatrice di filmini porno amatoriali - e farla sempre male: insomma, quando si era presa ben 23 giorni di carcere per guida senza patente e in stato di ubriachezza, pensavamo potesse sul serio svoltare, dare un senso alla sua carriera nel mondo dei vips, nel quale finora ha galleggiato inconsistente come in una delle sue poche interpretazioni cinematografiche in qualche horror di serie B.
Poi la prigionia si è rivelata una mezza farsa, con la Hilton piagnucolosa scarcerata dopo tre giorni perché "malata", ma forse era soltanto in crisi da mms o poco abituata a stare senza tacchi: tutto normale, insomma, fino al nuovo colpo di scena.
Forse ritornerà in cella, la poverina, che già si era abituata alla nuova cavigliera elettronica che doveva impedirle di allontanarsi più di tanto: sembrava volesse già farne un capo d'alta moda, da esportare in tutto il mondo.
Staremo a vedere, insomma, tutti col fiato sospeso perché le sorti di questa sgallettata ci stanno molto a cuore. Magari, alla fine, per i restanti 20 giorni potrebbero farne un bel reality show: Paris in the cage. E sarebbe sempre una bella pubblicità.

(Repubblica)

giovedì 12 aprile 2007

Amavo gli Oasis

C’è stato un periodo in cui gli Oasis mi facevano andar fuori di testa. Cioè, roba che sapevo a memoria le canzoni dei primi due album.
Non proprio tutte, lo ammetto, ché una memoria di ferro non l’ho mai avuta. Però me la cavavo, e le musicassette copiate dagli amici le consumavo con insolita avidità.
Forse, dico forse, intorno ai 17 anni mi feci crescere anche un po’ i capelli associandoci dei bei basettoni a chiazze, dal momento che la barba non mi è mai cresciuta in modo decente. Ma sarà stato per qualche settimana, rinsavii quasi subito.
In ogni caso amavo le loro canzoni: Roll with it, Don't Look Back In Anger, Cigarettes and Alchool, Live Forever, Champagne Supernova, Rock'n'Roll Star. Pezzi da paura, per uno sbarbatello con le prime pulsioni musicali come me allora.
Canzoni che c’hanno fatto sognare un po’ tutti, ammettiamolo. Melodie eccezionali, di facile impatto, orecchiabili, molto belle anche se un po' ripetitive e banali. Con l’intramontabile Wonderwall, forse, il massimo che si possa fare con una canzone pop.
Purtroppo gli anni passano per tutti, ti accorgi che il brit pop era solo e soltanto brit pop, orecchiabile e poco più, e passi ad altro. Ti guardi attorno, elimini i paraorecchie (cit. Picazio) e scopri nuovi mondi musicali.
Ma i due fratelli caciaroni ti restano sempre, bene o male, nel cuore. Continui a seguirli. In un modo o nell’altro, cavalcando di tanto in tanto l'illegalità ascolti comunque la loro musica. I loro nuovi dischi.
Beh, nuovi è una parola grossa però.
Ascolti Be Here Now e tutto sa di già sentito altrove. Le canzoni ti prendono perché sai che sono degli Oasis, ma se le metti su una seconda volta già ti guardi attorno con aria stranita. Ma davvero ho amato alla follia questi cosi qui? Salvi due tre cose, certo, come l’imponente D'You Know What I Mean e la commovente Be Here Now. Forse Stand by me e Magic Pie, ma le tiri dentro proprio per i capelli.
Si poteva fare peggio dopo? Direi di sì, dato che The Masterplan, anche se solo raccolta di B-sides, era a mio parere davvero inascoltabile, Standing On The Shoulder Of Giants povero di idee e di contenuti e sebbene con Heathen Chemistry i fratelli avessero cercato una svolta musicale, l’ultimo Don't Believe The Truth li ha definitivamente affossati.
Tutto questo sproloquio per dire cosa?
Prima di tutto, che io gli Oasis davvero li ho amato, per un periodo della mia vita. Poi, che ora li ascolto soltanto quando non ho nulla, ma proprio nulla di meglio da fare. E infine, anche per segnalare che il fratello buono del gruppo, Noel Gallagher, ci a breve ci proporrà un suo disco solista, mentre anche il nuovo album della band sarà pronto quanto prima.
E, sinceramente, non so fino a quanto ne sentivamo il bisogno.

Amavo gli Oasis

C’è stato un periodo in cui gli Oasis mi facevano andar fuori di testa. Cioè, roba che sapevo a memoria le canzoni dei primi due album.
Non proprio tutte, lo ammetto, ché una memoria di ferro non l’ho mai avuta. Però me la cavavo, e le musicassette copiate dagli amici le consumavo con insolita avidità.
Forse, dico forse, intorno ai 17 anni mi feci crescere anche un po’ i capelli associandoci dei bei basettoni a chiazze, dal momento che la barba non mi è mai cresciuta in modo decente. Ma sarà stato per qualche settimana, rinsavii quasi subito.
In ogni caso amavo le loro canzoni: Roll with it, Don't Look Back In Anger, Cigarettes and Alchool, Live Forever, Champagne Supernova, Rock'n'Roll Star. Pezzi da paura, per uno sbarbatello con le prime pulsioni musicali come me allora.
Canzoni che c’hanno fatto sognare un po’ tutti, ammettiamolo. Melodie eccezionali, di facile impatto, orecchiabili, molto belle anche se un po' ripetitive e banali. Con l’intramontabile Wonderwall, forse, il massimo che si possa fare con una canzone pop.
Purtroppo gli anni passano per tutti, ti accorgi che il brit pop era solo e soltanto brit pop, orecchiabile e poco più, e passi ad altro. Ti guardi attorno, elimini i paraorecchie (cit. Picazio) e scopri nuovi mondi musicali.
Ma i due fratelli caciaroni ti restano sempre, bene o male, nel cuore. Continui a seguirli. In un modo o nell’altro, cavalcando di tanto in tanto l'illegalità ascolti comunque la loro musica. I loro nuovi dischi.
Beh, nuovi è una parola grossa però.
Ascolti Be Here Now e tutto sa di già sentito altrove. Le canzoni ti prendono perché sai che sono degli Oasis, ma se le metti su una seconda volta già ti guardi attorno con aria stranita. Ma davvero ho amato alla follia questi cosi qui? Salvi due tre cose, certo, come l’imponente D'You Know What I Mean e la commovente Be Here Now. Forse Stand by me e Magic Pie, ma le tiri dentro proprio per i capelli.
Si poteva fare peggio dopo? Direi di sì, dato che The Masterplan, anche se solo raccolta di B-sides, era a mio parere davvero inascoltabile, Standing On The Shoulder Of Giants povero di idee e di contenuti e sebbene con Heathen Chemistry i fratelli avessero cercato una svolta musicale, l’ultimo Don't Believe The Truth li ha definitivamente affossati.
Tutto questo sproloquio per dire cosa?
Prima di tutto, che io gli Oasis davvero li ho amato, per un periodo della mia vita. Poi, che ora li ascolto soltanto quando non ho nulla, ma proprio nulla di meglio da fare. E infine, anche per segnalare che il fratello buono del gruppo, Noel Gallagher, ci a breve ci proporrà un suo disco solista, mentre anche il nuovo album della band sarà pronto quanto prima.
E, sinceramente, non so fino a quanto ne sentivamo il bisogno.

Lorenzo Bassano libero

Allora, torniamo a parlare di cose serie. Una volta tanto, perché mi pare che sia davvero necessario.
Lorenzo Bassano, 40 anni, regista di spot pubblicitari e di un film, Natale a casa Deejay: è stato fermato e arrestato il 21 di marzo all'areoporto internazionale di Dubai, negli Emirati arabi, con 0,8 grammi di hashish in tasca.
Purtroppo nel paese la legislazione in materia di droga è molto dura: infatti il regista, in carcere da allora, rischia quattro anni o piu' di galera, se sarà ritenuto colpevole di spaccio. A questa situazione, già difficile di suo, si aggiunge il fatto che Lorenzo è affetto dal morbo di Crohn, una rara malattia infiammatoria dell'apparato digerente, che può essere combattuta solo attraverso una speciale alimentazione, che non può seguire nel carcere in cui è rinchiuso.
Quindi, da allora Lorenzo sta mangiando poco - non può, purtroppo - e ha perso più di 10 chili. Lo si legge nella lettera scritta il 31 marzo dal Centro di detenzione del Terminal 3 dell'aeroporto di Dubai.
Non avevo mai sentito parlare di Lorenzo prima d'ora, ma quando ho letto della sua vicenda mi sono sentito immediatamente coinvolto. Perché quando leggi simili notizie ti accorgi che in certe zone del mondo la giustizia non esiste, non si sa nemmeno cosa sia, ed un povero ragazzo è ora costretto a passare le pene dell'inferno. Per colpa di un pezzetto di hashish. Non è possibile che per un motivo così stupido, Lorenzo si trovi rinchiuso in carcere a migliaia di chilometri da casa.
Ho aggiunto il banner che ho trovato sul sito, per quanto possa servire. Volevo firmare la petizione e lasciare un commento, ma al momento è impossibile farlo per l'altissimo numero di interventi postati.
E mi auguro con tutto il cuore che questa vicenda abbia al più presto il suo lieto fine.
Intanto, il 10 Aprile all'Alcatraz di Milano c'è stato un mega concerto per Lorenzo, per raccogliere fondi, per riunirsi nella speranza di vederlo al più presto libero.
Per conoscere meglio Lorenzo, il suo lavoro, la sua vita, ecco il blog ed il sito web a lui dedicati:
www.helplorenzo.com
tutticonlorenzo.blogspot.com