venerdì 17 gennaio 2014
CLOUD ATLAS
venerdì 16 agosto 2013
Il primo diritto
Ken Saro Wiwa
martedì 7 agosto 2012
Provi a cercarti su Google
sabato 4 agosto 2012
I diritti della natura di Cormac Cullinan
È utile, direi necessario, scrivere di questo libro partendo dalle parole scritte sulla copertina: “Noi siamo i popoli della Terra, ma non siamo i suoi padroni. Madre Terra è una comunità viva e indivisibile e tutte le sue creature condividono un destino comune; nel riconoscere ciò con gratitudine, sappiamo che il sistema industriale ha creato le condizioni che hanno condotto al suo saccheggio. Questo abuso ha provocato lo sconvolgimento della Comunità Terra, degli ecosistemi, del clima. Dobbiamo cambiare direzione.”
giovedì 12 marzo 2009
Diversamente abili, portatori di handicap, handicappati: cambiamo ma non solo a parole
"Pensavo, dopo essere stato colpito dalla Malattia di Parkinson, di aver conosciuto tutte le brutture del mondo: ma sbagliavo! Il peggio è sempre in agguato ed ha un nome che la moderna linguistica cerca di edulcorare: diversamente abile. Un tempo erano definiti portatori di handicap, e prima ancora handicappati [...] Ora è tempo di non ricadere nello stesso errore e io desidero che quello che accade ai diversamente abili venga commisurato e riportato nel giusto alveo. L’idea è questa: creare una struttura legale, spalmata sulle province e sui grandi centri fino ai piccoli paesi, di modo che il diversamente abile vessato, si possa a essa rivolgere per avere giustizia".
(Lankelot)
mercoledì 4 marzo 2009
martedì 27 gennaio 2009
Il Giorno della Memoria
“Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore”.
Versi nati dalla disperata necessità di trasmettere il ricordo della Shoah, dal bisogno di raccontare agli altri ciò che è stato, dalla paura e dall’urgenza di essere creduti. Urgenza tanto forte da sovrapporsi alla fede.
Tuttavia sembra che più un fatto sia impresso a fuoco nella memoria del singolo, tanto più difficile sia trasmetterlo agli altri. Più grande sia il dolore provato, tanto più faticoso sia suscitare partecipazione. Come se esistesse uno iato profondo fra la memoria individuale e quella collettiva che l’atrocità degli accadimenti finisce poi per accrescere a dismisura.
È lo stesso Primo Levi a parlarne: “Il bisogno di fare gli altri partecipi aveva assunto in noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari”.
Forse prima di pronunciare qualsiasi dichiarazione nel Giorno della Memoria andrebbe letto “Se questo è un uomo” o andrebbe ascoltato un testimone diretto. Si ha la coscienza che a volte sarebbe meglio tacere e lasciar parlare i sopravvissuti. Avere pudore nel parlare di ciò che non si conosce. Chiedersi onestamente: cosa posso dire? Perché la ripetizione delle parole non aggiunge nuovi significati e rischia di sminuire il senso degli avvenimenti, cosa che accade sempre più spesso di fronte alla retorica della politica e alle frasi di comodo. Perché ricordare non è semplicemente fare emergere dal passato un evento ma attribuirgli un senso, personale e universale. Ricordare quindi deve avere uno scopo. Dovremmo chiederci semplicemente quale sia il ruolo di un testimone di secondo grado, quali le sue responsabilità.
Anche solo chi ha ascoltato i testimoni e si è soffermato sulle immagini dei cadaveri accatastati nelle fosse comuni. Anche solo chi dei forni crematori ha visto unicamente le rovine o poco più, ha radicata dentro di sé la coscienza che quella tragedia sia incancellabile, avvertendo il peso della propria mancanza di conoscenza, del proprio non sapere.
Il problema è questo: nella tradizione ebraica la memoria è incentrata sul rito.
Il ruolo svolto dal rito è veramente nodale perchè permette di superare la conoscenza astratta degli avvenimenti avvicinandoli alla percezione sensibile.
Il rito costituisce il medium che permette di scardinare il continuum storico saldando il passato con il presente, introiettandolo non in modo generico nei pensieri ma incastonandolo nella vita stessa attraverso le azioni. Attraverso il suo compimento si partecipa al passato, attualizzando. Il passato non può aver valore se non significa per il presente e per ogni singola persona. Abbiamo, quindi, un movimento che procede attraverso una azione e che arriva alla coscienza individuale. È sufficiente riflettere su come venga celebrato in Israele Yom-HaShoah per verificare il meccanismo: suona una sirena; per due lunghissimi minuti il paese si ferma ed ognuno partecipa semplicemente stando in piedi, nel più assoluto silenzio. Sul silenzio si innesta il ricordo e si condivide.
Ora, con l’istituzione del Giorno della Memoria, l’ebraismo per la prima volta fa i conti con una memoria non ritualizzata ma istituzionalizzata. Costituita secondo forme che non gli appartengono.
Se questo garantisce che il passato non venga dimenticato, tuttavia pone per lo stesso mondo ebraico nuove problematiche. Abbiamo la responsabilità di selezionare i meccanismi di trasmissione della memoria. Far capire, ad esempio, che gli slogan vuoti di chi si affanna a condannare l’atrocità della Shoah soltanto nel Giorno della Memoria, senza tentare di comprendere cosa accadde e come tutto ciò fu reso possibile, non soltanto siano inutili ma anche dannosi. Siamo stanchi di sentire pronunciare frasi come “Ricordiamo affinché il passato non si ripeta” oppure “Se ricordiamo non saranno morti invano”: il passato non si ripete ed ogni morte è vana, semplicemente perché non ha scopo.
Paradossalmente nel Giorno della Memoria tutti hanno diritto di parola e pochi ne avvertono il peso. Quello stesso peso che sentiva Primo Levi.
Cosa posso dire di sensato sullo sterminio? Forse qualcosa di più profondo di Primo Levi, di Wiesel, di ogni testimone? Credo che ognuno dovrebbe porsi queste domande prima di prendere parola. Affinché la memoria abbia un senso.
mercoledì 6 febbraio 2008
Panebianco sulla campagna elettorale
Sottolineo soprattutto questo passo:
"Il clima delle campagne elettorali condiziona le vicende del dopo-elezioni. Una campagna dura ma senza demonizzazioni renderebbe più facile instaurare condizioni di cooperazione su temi importanti fra la futura maggioranza e la futura opposizione. Ma è realistico credere alla possibilità di una campagna elettorale siffatta? Vi si oppone la nostra tradizione. Vi si oppone il fatto che la demonizzazione dell'avversario è in questo Paese per tanti un mestiere, un'attività politico-economica da cui dipendono remunerazioni, status, carriere. Vi si oppone il fatto che, da noi, molti, e non solo politici di professione, sembrano identificare interamente la politica e l'agire politico con l'invettiva (è sempre stato così ma da Mani Pulite in poi questo fenomeno si è grandemente accentuato): se lo spazio per l'invettiva si riducesse tutti costoro penserebbero di essere stati defraudati del loro «ruolo politico». Vi si oppone il fatto che negli stessi partiti di Veltroni e Berlusconi abitano tantissimi che diventerebbero afoni se la delegittimazione dell'avversario perdesse il peso determinante fin qui avuto.
Probabilmente, sarebbe necessario un forte ricambio del personale parlamentare, forze fresche disposte ad adottare uno stile più pacato e propositivo. E occorrerebbe la capacità dei leader di resistere alle pressioni di molti gruppi esterni: quei gruppi che vogliono una politica debole e delegittimata e sanno che un clima da guerra civile ne è la migliore garanzia".
(Corriere della Sera)
lunedì 24 dicembre 2007
Fango
E poi dobbiamo dirlo: quando le parole ce le mette lui, tutti gli altri cantautori sfigurano sempre.
Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
sotto un cielo di stelle e di satelliti
tra i colpevoli le vittime e i superstiti
un cane abbaia alla luna
un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su
era bello il panorama visto dall'alto
si gettava sulle cose prima del pensiero
la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
ora la città è un film straniero senza sottotitoli
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli
il ghiaccio sulle cose
la tele dice che le strade son pericolose
ma l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fiori l'odore della città
il suono dei motorini il sapore della pizza
le lacrime di una mamma le idee di uno studente
gli incroci possibili in una piazza
di stare con le antenne alzate verso il cielo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
la città un film straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c'è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l'appetito la sete l'evoluzione in atto
l'energia che si scatena in un contatto
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che nn sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango.
sabato 22 dicembre 2007
Prepariamoci a combattere gli alieni
O troppe volte Independence Day.
Fatto sta che una cosa così non si era mai sentita.
Ve lo immaginate Prodi a dire lo stesso? Berlusconi no, lui è da sempre pronto a combattere contro una razza imbattibile di Ufo: i comunisti.
(Corriere)
venerdì 21 dicembre 2007
Solo gli stronzi usano parole volgari
Una sua Bustina di Minerva sulle regole di una buona scrittura che mi ha davvero tirato su di morale.
Geniale.
(Mestiere di scrivere)
sabato 10 novembre 2007
La Treccani un Pacs avanti
E’ un bene o un male che sulla Treccani, alla voce matrimonio ci siano anche le unioni di fatto?
Secondo il sottoscritto un bene, nonostante tutto questo serva, come sempre a scatenare polemiche politiche a 360 gradi. Puntuali, sono arrivate dalla destra, mentre la sinistra – che comunque con le unioni di fatto ha sempre avuto idee e proposte ambigue – come sempre latita e lascia parlare.
Fatto sta che la Grande Enciclopedia Italiana già le ha inserite, le unioni di fatto, nelle sue pagine.
Mentre invece, sulle carte costituzionali, la tutela e la giurisdizione delle unioni diverse dal matrimonio non rispondono ancora al cambiamento dei nostri tempi.
Non esiste solo il matrimonio, purtroppo anche Forza Italia e UDC dovranno svegliarsi prima o poi. Ma anche Mastella e qualcun altro che gravita a sinistra, quella bella e finta sinistra paraculo e conservatrice, con le idee poco chiare in materia ma ben chiare quando si deve accalappiare un po’ di favore popolare nelle fasce più basse della popolazione.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la famiglia è unica, le sue manifestazioni molteplici.
In Italia, forse, quando avrò 60 anni forse qualche passo in avanti sarà stato fatto.
Per ora, fin quando ci saranno Isabella Bertolini, Luca Volontè, Maurizio Lupi ed altri a gridare allo scandalo per una cosa simile, non resta che ammirare sconvolti il ritardo della politica italiana, ma anche della nostra società civile ancora incastrata nel medioevo.
lunedì 5 novembre 2007
Il fascino dell'horror
Innanzitutto, l'articolo parte dal presupposto che l'horror - sulla scia della festa di Halloween - piaccia soprattutto ai giovani di questa generazione, cosa che non mi sembra affatto vera.
Poi, dire che li adolescenti venerino le immagini dell'orrore e a volte le realizzino anche, nella nostra società, mi sembra una generalizzazione a dir poco sempliciotta.
Come quella che vuole come causa di tutto questo fascino per l'orrore, la mancanza del "vecchio tabù" del sesso. Come? E che c'entra adesso il sesso e il suo sdoganamento?
Meno male che questo tabù sia crollato, meno male che se ne parli sempre di più, senza inutili bigottismi, sin dalle età dell'adolescenza. Così da evitare inutili repressioni e possibili problemi d'approccio alla sessualità.
Che per provare nuovi stimoli, gli adolescenti sostituiscano il sesso con la violenza nei confronti dei passanti, beh, anche questa mi sembra un po' una forzatura.
La violenza c'è sempre stata, bambini violenti ed attratti dall'horror anche - forse prima ancor di più, con tutti quei zombie, esorcismi e film di Dario Argento - e qualche caso isolato di superviolenza non può farci pensare che le nuove generazioni siano quelle che di più amano queste tematiche e siano portate a realizzarle più facilmente.
Dai, su. Mi sembra esagerato.
Aspettatemi, vado ad ammazzare una vecchietta e torno.
(Il Mattino)
martedì 9 ottobre 2007
Punti di vista
A Padoa Schioppa, che te stai ad ammattì?
(Corriere, Il Giornale)
martedì 2 ottobre 2007
Di destra o di sinistra?
Stamattina ero sull’Eurostar dell’alba da Napoli a Roma e, come sempre, dormivo alla grande. Stranamente però, stavolta ho sognato pure. Già è strano per me farlo, figuriamoci nel treno mentre il tuo vicino ti pianta il gomito nella costola.
Insomma, senza divagare: sognavo. Ed il sogno era talmente strano, perché ho sognato lo stesso treno, e davanti a me una persona occhialuta mi sorrideva, chiedendomi: “Antonio, io non ho ancora capito: tu sei di destra, o di sinistra?”.
A quel punto mi sono svegliato, davanti a me avevo la Repubblica di oggi, giornale di sinistra, aperto a pagina 2, con una bella foto di Prodi. Il premier. Mio dio, il Premier.
Ebbene, proprio in quel preciso istante mi sono reso conto di non saper rispondere alla domanda del tizio nel sogno. Di non farcela sul serio.
Però, per tutta la giornata ho pensato ininterrottamente ad una canzone. Di Giorgio Gaber e Sandro Luporini:
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
quasi tutte le canzoni son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
La patata per natura è di sinistra
spappolata nel purè è di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
son di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
L’ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l'ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa
dove non si sa.
Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
La tangente per natura è di destra
col consenso di chi sta a sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
L’ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è, se c'è chissà dov'è.
Canticchiar con la chitarra è di sinistra
con il karaoke è di destra
i collant sono quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è a destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Tutti noi ce la prendiamo con la Storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra.
Destra-sinistra
destra-sinistra
destra-sinistra
destra-sinistra…
Basta!
domenica 13 maggio 2007
La democrazia del rifiuto
"Dopo Acerra, Serre è solo l’ultimo grano di un rosario di disperazione di chi lotta in difesa del proprio territorio e della democrazia. La crisi che attraversa la nostra regione non è solo quella dei rifiuti ma quella, ben più grave, delle istituzioni democratiche. Sembra che i soli colpevoli siano i cittadini, cioè le vittime. Vittime di una politica alleata con la camorra e i poteri forti, che si nasconde dietro i commissari di turno, non avendo neanche il coraggio di apparire in pubblico. Il signor Bassolino, che applaude alle cariche di Bertolaso oggi come quelle di Catenacci ieri, vero mandante morale e materiale della crisi istituzionale che stiamo vivendo, si erge a paladino della democrazia". Più chiaro di così, davvero non si può.
E, sempre citandolo: "Oggi siamo tutti serresi. Tutti vittime di una democrazia formale che usa la polizia per difendere i poteri forti contro inermi cittadini".
(Franco Mennitto)
La democrazia del rifiuto
"Dopo Acerra, Serre è solo l’ultimo grano di un rosario di disperazione di chi lotta in difesa del proprio territorio e della democrazia. La crisi che attraversa la nostra regione non è solo quella dei rifiuti ma quella, ben più grave, delle istituzioni democratiche. Sembra che i soli colpevoli siano i cittadini, cioè le vittime. Vittime di una politica alleata con la camorra e i poteri forti, che si nasconde dietro i commissari di turno, non avendo neanche il coraggio di apparire in pubblico. Il signor Bassolino, che applaude alle cariche di Bertolaso oggi come quelle di Catenacci ieri, vero mandante morale e materiale della crisi istituzionale che stiamo vivendo, si erge a paladino della democrazia". Più chiaro di così, davvero non si può.
E, sempre citandolo: "Oggi siamo tutti serresi. Tutti vittime di una democrazia formale che usa la polizia per difendere i poteri forti contro inermi cittadini".
(Franco Mennitto)
mercoledì 21 marzo 2007
Volevo scriverlo io
Soprattutto questa parte qui:
"Ben venga invece una sana personalizzazione, la prima persona e il tono colloquiale, se questi significano:
1) maggiore trasparenza del punto di vista di chi scrive;
2) maggiore apertura all’ascolto e al dialogo con i lettori, e soprattutto
3) la consapevolezza che dall’altra parte del foglio, dello schermo o del Web c’è un lettore che non è popolo-bue, molto meno ingenuo di quanto si vuole credere. Ben consapevole dei meccanismi dell’informazione, sempre più abituato a comparare notizie e opinioni diverse grazie a mille-media che ci sono in giro, che apprezza quando chi gioca con il suo bisogno di informazione lo fa a carte scoperte. Senza prenderlo in giro, o nascondersi dietro il dito della oggettività dei fatti, o della terza persona.
Più che litigiosità, approssimazione e autoreferenzialità (che un po’ è vero, via), è l’attacco alla prima persona che non mi va giù. Al contrario di quanto scrive Carlini (che è ormai qui diventato puro pretesto), il giornalismo di qualità sarà quello che userà al meglio i toni colloquiali e la prima persona. Che riuscirà ad essere personale: ovvero da persona a persona".
(Webgol)
Volevo scriverlo io
Soprattutto questa parte qui:
"Ben venga invece una sana personalizzazione, la prima persona e il tono colloquiale, se questi significano:
1) maggiore trasparenza del punto di vista di chi scrive;
2) maggiore apertura all’ascolto e al dialogo con i lettori, e soprattutto
3) la consapevolezza che dall’altra parte del foglio, dello schermo o del Web c’è un lettore che non è popolo-bue, molto meno ingenuo di quanto si vuole credere. Ben consapevole dei meccanismi dell’informazione, sempre più abituato a comparare notizie e opinioni diverse grazie a mille-media che ci sono in giro, che apprezza quando chi gioca con il suo bisogno di informazione lo fa a carte scoperte. Senza prenderlo in giro, o nascondersi dietro il dito della oggettività dei fatti, o della terza persona.
Più che litigiosità, approssimazione e autoreferenzialità (che un po’ è vero, via), è l’attacco alla prima persona che non mi va giù. Al contrario di quanto scrive Carlini (che è ormai qui diventato puro pretesto), il giornalismo di qualità sarà quello che userà al meglio i toni colloquiali e la prima persona. Che riuscirà ad essere personale: ovvero da persona a persona".
(Webgol)
martedì 20 marzo 2007
Colombo lascia, io ci rifletto
Innanzitutto, per la caratura del personaggio: uno dei più validi magistrati italiani, che ha partecipato nel corso degli ultimi trent'anni ad inchieste quali la scoperta della Loggia P2, Mani Pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme.
Poi, perché Gherardo Colombo lascia con amarezza, in punta di piedi, ma dicendo cose che lasciano riflettere molto sulla situazione del nostro paese: una su tutte, "La giustizia non può funzionare senza che esista prima una condivisione del fatto che debba funzionare".
Infine, perché nel rammarico con cui Colombo lascia, c'è comunque una speranza, un'ipotesi di cambiamente, ed è rivolta ai giovani.
Partire da lì, perché cambiare dall'interno è un'utopia, e far sì che il senso di giustizia sia avvertito e inculcato sin da ragazzi: "Voglio incontrare i giovani e spiegare loro il senso della giustizia". "Mi sono convinto che, affinché la giurisdizione funzioni, è necessario esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole". "In Italia quella tra cittadino e legalità è una relazione sofferta, la cultura di questo Paese di corporazioni è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio. A questo punto del mio percorso di vita, quello che voglio fare è invitare in particolare i giovani a riflettere sul senso della giustizia. E' una scelta del tutto personale, oggi mi sento più adatto a questo impegno che a quello di giudice".
Speriamo che, oltre ai giovani, sulla giustizia e sulla cultura della giustizia inizino a rifletterci tutti: dal magistrato allo spazzino, dal politico all'uomo comune.
Son piccole cose, ma significative, mi pare.
(Corriere)