In questi tempi bui, sempre meglio averne uno, di Piano B. Senza dimenticare, poi, le incredibili potenzialità del Piano C. Questo e molto altro nel nuovo libro di Gianfranco Franchi, L'arte del Piano B, uscito per Piano B Edizioni.
In questi tempi bui, sempre meglio averne uno, di Piano B. Senza dimenticare, poi, le incredibili potenzialità del Piano C. Questo e molto altro nel nuovo libro di Gianfranco Franchi, L'arte del Piano B, uscito per Piano B Edizioni.
Allora, ho cliccato anche io con entusiasmo sul gruppo "i segreti della casta di Montecitorio", ma poi il tipo di aggiornamento, l'impennata di contatti, l'apertura di una serie di canali paralleli come twitter e blog (con adsense incorporato) mi hanno fatto drizzare le antenne.
Bufala, mossa di marketing per qualche libro/film che sta per arrivare, abile Seo che vuole guadagnare notorietà, contatti e anche qualche soldo puntando sul senso di indignazione crescente con un po' di copincolla e post sensazionalistici? Resto in attesa di ulteriori sviluppi...
ZaLab
con
BIG SUR, PMI e OFFICINAVISIONI
Presentano
JU TARRAMUTU
In anteprima nazionale mercoledì 6 aprile 2011
Un film documentario di Paolo Pisanelli
musiche: Animammersa
prod. Big Sur, PMI e OFFICINAVISIONI (89’ Digital Betacam – Italia 2010)
“C’è una cosa che nessuna tv, nessuna radio può riportare fedelmente: il silenzio. Nei primi giorni dopo il sisma il silenzio era ovunque. Non solo tra le macerie. Le persone andavano in giro come fantasmi. In mezzo alla gente c'era il silenzio, dentro la testa c'era il silenzio”.
La notte del 6 aprile 2009 un violento terremoto ha devastato una delle più belle città italiane e il suo territorio, dotato di uno straordinario patrimonio artistico e naturale.
Dopo quella notte, L’Aquila è divenuta teatro della politica sia nazionale che internazionale. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di spostare il summit del G8 nel capoluogo abruzzese per captare l’attenzione e ottenere aiuti internazionali.
Per mesi le persone “terremotate” sono rimaste spaesate e totalmente escluse dalle scelte politiche che decidevano il loro futuro.
In un periodo di quindici mesi di riprese, il film racconta la città più mediatizzata e mistificata d’Italia, passata dalla rassegnazione alla rivolta attraverso mille trasformazioni, intrecciando storie di persone, luoghi, cantieri, voci e risate di “sciacalli” imprenditori che hanno scatenato la protesta delle carriole, quando ormai il terremoto non faceva più “notizia”. Riprendiamoci la città hanno gridato gli abitanti dell’Aquila e si sono organizzati per spalare le macerie, dimostrando la volontà di non rassegnarsi al silenzio, anche se costretti a vivere nelle periferie di una città fantasma.
ZaLab sostiene la distribuzione del documentario. Chiunque fosse interessato a organizzare una proiezione del film o il 6 aprile o in altre date, può contattarci scrivendo all’indirizzo distribuzione@zalab.org
Per vedere il trailer del film e per maggiori informazioni sulle proiezioni:
http://jutarramutu.blogspot.
Oggi sono stato attaccato al pc per seguire la diretta del voto, ma l'avevo capito sin da subito che non c'era da fidarsi. E' infatti è andata come è andata. Il giorno che doveva essere il trionfo di Fini e la disfatta di Silvio si è trasformato nella sua vittoria (di Pirro, direte): ma ha la fiducia striminzita al Senato e alla Camera, i numeri parlano chiaro. E la cosa che mi fa più rabbia, alla fine, oltre al fatto che Berlusconi sia ancora lì, è sapere che tutto questo è stato causato da quelli che per me sono illustri sconosciuti, ma i cui nomi ora non dimenticherò tanto facilmente: Polidori, Siliquini, Scilipoti. E chi vi scorda più?
Franchetti è un giornalista italo-inglese del Sunday Times che ha realizzato The Berlusconi Show, un documentario sulla figura del Premier, andato in onda sulla BBC. Fino a ieri non l'avevo visto, l'ho scovato su Youtube e ho perso il sonno.
Mi son preso qualche giorno di tempo per metabolizzarla, la caduta di Prodi.
Un personaggio che, diciamolo chiaramente e una volta per tutte, in questi due anni ha governato piuttosto male. Non so al posto suo qualcun altro cosa avrebbe potuto fare, ma bisogna prendere atto di questo. Punto.
Detto questo, è innegabile che Prodi sia stato, in questi anni, l’anticomunicazione per eccellenza. Poi ci lamentiamo quando arriva il Berlusca, tutto sorrisi e barzellette, e ha ancora un certo appeal su qualcuno. Ma è quasi ovvio, perdonatemi, che quello lì abbia presa su una fascia di pubblico. Ovvio dico, perché lui almeno qualcosa la comunica. Nel bene o nel male, al di là di simpatie ed antipatie (io personalmente non lo sopporto, mi pare sia risaputo).
Ma Prodi, dico io. Prodi. Pure Depardieu alla prima di Asterix oggi lo prendeva in giro, che tenerezza. Ma si può? No che non si può.
Non si poteva vincere in modo così sofferto le ultime elezioni, proprio no. Non si poteva governare in questo modo indegno per questi due anni. Non si poteva portare avanti uno scombinato Frankestein governativo composto da pezzi e personaggi assurdi e insulsi, come quello che abbiamo avuto fino a qualche giorno fa.
Tardi per criticare, facile dirlo ora? Forse sì. Ma è solo a giochi finiti che uno si rende conto effettivamente quali (loschi?) figuri hanno gravitato nell’orbita di questo centrosinistra. Ma daaaaai. Ma che centrosinistra. Ma va là. Ma con che faccia chi si dice davvero di sinistra può votare a sinistra e vedere a sinistra gente come Mastella, De Gregorio (De Gregorio?), Dini. I primi che mi son saltati in mente, eh. La lista sarebbe ben più lunga.
Questo Governo dalle troppe poltrone, quante erano? Manco me lo ricordo, forse un centinaio. Che vergogna.
Chiacchiere da bar, lo so, ma è una vergogna. Politici cialtroni, direbbe un amico. A destra come a sinistra.
E ora, alle prossime elezioni, pensare di dovermi trovare ancora davanti un bivio con il peggio e il poco meno peggio, è avvilente.
Ora non saprei proprio cosa sperare, cosa volere. Di certo il centrosinistra è messo davvero male. Alle elezioni, non riesco proprio ad immaginare una sua possibile vittoria. Dall’altra parte, ancora lui. Quello non altissimo, per intenderci. Ancora. Incredibile.
Forse un governo tecnico per le riforme è l’unica soluzione, anche perché è necessario modificare questa legge elettorale, questa porcata - come la definì Calderoli - e portare a termine qualche altra cosina qua e là. Si farà? Difficile a dirsi, l’atmosfera non mi sembra delle più serene.
E anche se fosse, cosa accadrebbe dopo? Tremenda incognita. C’è bisogno di gente giovane, gente diversa. Di persone più vicine a noi, in ogni senso.
Perché qui, altro che mortadella e champagne: c’è davvero poco da stare allegri
Sto seguendo la questione di Perugia dall'inizio, perché fin dall'inizio del caso penso che i giornalisti, all'interno di questa vicenda, si siano comportati come sciacalli affamati intorno alla preda.
Scia-cal-li. Sì, lo dico senza mezzi termini. Partendo dalle prime ricostruzioni in cui i “professionisti dell’informazione” si soffermavano - fregandosi le mani - sulle possibili dinamiche sessuali della vicenda, sulle sensazioni forti che i ragazzi volevano provare e chissà cosa sarà successo in quella camera.
Poi tutti su Sollecito, quello che nel blog scriveva d'essere un po' pazzo e si faceva foto con la mannaia in una mano, una bottiglia d’alcool nell’altra. Come non può essere colpevole uno così?
Anche Amanda. Non piange, troppo seria. Sarà lei, non sarà lei? Sì che è lei, ha la faccia troppo da brava ragazza, nasconde qualcosa.
E Lumumba? E' l'uomo nero, che paura, sarà un violento, desiderava ardentemente la ragazza. Ma quante bugie non confermate avete intenzione di propinarci?
Ovviamente quello che più stupisce è anche il modo in cui queste informazioni filtrino, arrivando alle orecchie dei giornalisti tramite avvocati e fonti poco discrete. E soprattutto sorprendono le versioni contradditorie e le continue bugie di tutti gli indagati. E' assurda la lucidità con cui tutti i protagonisti del tragico episodio mentano di continuo, contraddicendosi e negando versioni precedenti. Come è possibile che accada questo?
Ma non meno stupefacente sono le fughe di notizie che riempiono i taccuini dei giornalisti giorno dopo giorno. Troppe notizie, troppe indiscrezioni, troppi particolari sulla vicenda. Troppa carne a cuocere, che confonde le acque, aggiunge misteri, insinua dubbi e giudica i presunti colpevoli.
E' il loro mestiere, raccogliere informazioni e poi scrivere, ma alle volte oltre allo scrivere c'è stato anche un ricamare, aggiungere, associare e mettere sulla forca senza fondamento, o almeno senza la definitiva certezza della colpevolezza.
Non lo so. E' che tutto questo cercare lo scoop, il particolare macabro, il titolo ad effetto, alla lunga mi dà la nausea. Soprattutto quando questo si associa a pressappochismo e superficialità nel gestire e consultare le fonti.
E se dico che questo meccanismo giornalistico sia una particolarità tutta nostrana, non credo di dire una sciocchezza.
Alle volte mi sembra che i giornalisti, anche quelli - soprattutto? - dei giornali più importanti, non si rendano conto del peso che le loro parole, anche su carta, possono avere. Il quotidiano, una volta letto, viene buttato nel cestino, certo. Ma le accuse velate, le allusioni, le forzature e i titoloni resteranno per sempre. Se non nella mente di tutti, di sicuro in quelle dei parenti e degli amici degli indagati. Che, nel caso in cui siano dichiarati “non colpevoli”, riusciranno mai a cancellare dalla mente di tutti il presunto coinvolgimento in quest’orribile vicenda?