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domenica 24 novembre 2013

Le motivazioni della sentenza di condanna del processo Ruby



Consiglio a tutti di leggere – se non proprio fino in fondo, almeno una parte – le motivazioni (ecco la seconda parte) della sentenza di condanna del processo Ruby. Si leggono quasi come un romanzo, tanto sembrano assurdi i personaggi, grottesche le vicende e allucinanti le dinamiche riportate.

Consiglio di leggere da pagina 70 in poi per gustare a pieno:
1) la difesa dell'imputato
2) i tabulati telefonici che riportano le conversazioni per liberare Ruby
3) l'intervento di Nicole Minetti in questura
4) la descrizione delle serate ad Arcore

Giusto per ricordarlo:
Silvio Berlusconi è stato condannato a sette anni per i due reati contestati: concussione per costrizione e prostituzione minorile. 


martedì 14 dicembre 2010

Polidori, Siliquini, Scilipoti. E chi vi scorda più?


Oggi sono stato attaccato al pc per seguire la diretta del voto, ma l'avevo capito sin da subito che non c'era da fidarsi. E' infatti è andata come è andata. Il giorno che doveva essere il trionfo di Fini e la disfatta di Silvio si è trasformato nella sua vittoria (di Pirro, direte): ma ha la fiducia striminzita al Senato e alla Camera, i numeri parlano chiaro. E la cosa che mi fa più rabbia, alla fine, oltre al fatto che Berlusconi sia ancora lì, è sapere che tutto questo è stato causato da quelli che per me sono illustri sconosciuti, ma i cui nomi ora non dimenticherò tanto facilmente: Polidori, Siliquini, Scilipoti. E chi vi scorda più?




 

domenica 7 giugno 2009

Volare, oh oh...

Perché io devo viaggiare sul notturno Napoli-Milano e spezzarmi la schiena su sedili puzzolenti e Mariano Apicella deve spostarsi su un volo di stato?

(La Repubblica)

lunedì 30 marzo 2009

Il Fasciocomunista



Avevo il Fasciocomunista di Antonio Pennacchi sul comodino da una vita, lettura consigliata e prestito d'amore che rischiava d'essere sommerso da decine e decine di nuove letture.

Ma poi l'ho riacciuffato, un paio di settimane fa, e mi ha accompagnato durante il saliscendi milanese e - tornato a Napoli - nei miei rapidi spostamenti metropolitani.
Che dire: nonostante un'iniziale avversione, il personaggio di Accio Benassi mi ha conquistato completamente. Un mattacchione scapestrato e cinico, politicamente instabile, una mina vagante che attraversa gli anni più caldi della nostra storia, passando tranquillamente dal seminario all'MSI, con una capatina alla DC per finire poi nell'estrema sinistra, durante il 68/69.
Un romanzo vibrante e pieno di immagini rocambolesche, di lotte ideologiche e piccole/grandi battaglie. Un romanzo scritto in modo diretto, senza tanti fronzoli, che va al cuore delle cose e degli avvenimenti.
Un romanzo che ci descrive e ci ricorda la nostra storia sociale, culturale e politica.  Necessario e intenso.

(Wikipedia)

lunedì 26 gennaio 2009

giovedì 28 febbraio 2008

Neo-assessori

Questa l'avevo letta ieri, facendomi un po' di risate ma dimenticandomi di segnalarla.
E' la politica delle nostre parti: con il neoassessore che, correndo sul lungomare di via Caracciolo, si autocandida a Bassolino e viene preso al volo.
E poi, al primo giorno di lavoro vero, viene subito cazziato perché non indossa la giacchetta e la cravatta.
Belle storie.

(Corriere del Mezzogiorno)

mercoledì 20 febbraio 2008

Dittature

Ho letto belle cose.
Che Fidel Castro si è dimesso da presidente e comandante di Cuba dopo 50 anni, ad esempio.
E che Ciriaco De Mita, invece, è ancora qui. Presente.

Update: ah no, si è ribellato e se n'è andato anche il secondo.

(Asca, Metropolis web, Alice)

giovedì 14 febbraio 2008

Comicità involontaria

No, non è uno scherzo. O almeno, non mi è ancora chiaro. Ma questo, forse, è l'inno del PDL.
"Menomale che Silvio c'è", il titolo della canzone di Andrea Vantini che forse accompagnerà Silvio Berlusconi nella campagna elettorale.
Qui il testo, qui addirittura la musica.

(la Repubblica)

mercoledì 6 febbraio 2008

Panebianco sulla campagna elettorale

La cosa più interessante sulla campagna elettorale che ci attende l'ho letta sul Corriere della Sera, a firma di Angelo Panebianco.
Sottolineo soprattutto questo passo:
"Il clima delle campagne elettorali condiziona le vicende del dopo-elezioni. Una campagna dura ma senza demonizzazioni renderebbe più facile instaurare condizioni di cooperazione su temi importanti fra la futura maggioranza e la futura opposizione. Ma è realistico credere alla possibilità di una campagna elettorale siffatta? Vi si oppone la nostra tradizione. Vi si oppone il fatto che la demonizzazione dell'avversario è in questo Paese per tanti un mestiere, un'attività politico-economica da cui dipendono remunerazioni, status, carriere. Vi si oppone il fatto che, da noi, molti, e non solo politici di professione, sembrano identificare interamente la politica e l'agire politico con l'invettiva (è sempre stato così ma da Mani Pulite in poi questo fenomeno si è grandemente accentuato): se lo spazio per l'invettiva si riducesse tutti costoro penserebbero di essere stati defraudati del loro «ruolo politico». Vi si oppone il fatto che negli stessi partiti di Veltroni e Berlusconi abitano tantissimi che diventerebbero afoni se la delegittimazione dell'avversario perdesse il peso determinante fin qui avuto.


Probabilmente, sarebbe necessario un forte ricambio del personale parlamentare, forze fresche disposte ad adottare uno stile più pacato e propositivo. E occorrerebbe la capacità dei leader di resistere alle pressioni di molti gruppi esterni: quei gruppi che vogliono una politica debole e delegittimata e sanno che un clima da guerra civile ne è la migliore garanzia".

(Corriere della Sera)

venerdì 1 febbraio 2008

Sartori contro le elezioni subito

Giovanni Sartori oggi sul Corriere della Sera.
Contro le lelezioni subito, il Berlusco-Prodismo, i politici che operano soltanto nel loro interesse, l'elettorato debole, i carrozzoni «coatti» che imbarcano cani e gatti, le caste di destra e di sinistra.
E con una conclusione secca, diretta, senza fronzoli: "i politici disinteressati si contano sulle dita. Non se ne deve ricavare che anche se coltivano tutti il proprio interesse siano tutti egualmente dannosi per l'interesse generale. A Berlusconi conviene (per sé) saltare la riforma elettorale? Sì. A Veltroni conviene (per sé) avere la riforma elettorale? Sì. La differenza è che mentre l'utile del Cavaliere confligge con l'interesse del Paese, l'utile di Veltroni è anche nell'interesse del Paese. Su una scala da 0 (cinismo puro) a 10 (altruismo massimo), in questa partita piazzerei Berlusconi a zero e Veltroni a 5.
Quanto al dibattito su elezioni subito o no, è un dibattito del tutto pretestuoso. Nemmeno è vero che non ci sia tempo, o che perdere tempo sia «delittuoso» (Fini). In Senato giace quasi pronta una buona proposta di riforma (la bozza Bianco) sulla quale un accordo trasversale potrebbe essere stipulato in pochissimi giorni. Se Berlusconi dicesse di sì, sarebbe cosa fatta. Ma Berlusconi dice di no, perché a lui, dicevo, l'interesse del Paese non importa un fico secco. Si avverta: una piccola generosità non lo danneggerebbe di molto e gli farebbe fare, in compenso, una bella figura. Ma il Cavaliere non è fatto così. Oramai gravemente afflitto dal «mal di potere», lo rivuole subito. Anche un solo giorno di potere mancato lo fa soffrire".

(Corriere della Sera)


giovedì 31 gennaio 2008

Se, proprio i geni

Invece questa è proprio bella: "Secondo un'inchiesta del settimanale New Scientist le opinioni politiche sarebbero «già scritte»".
Destra o sinistra, non si scappa, non si sceglie, non è l'ambiente esterno a convincerci. Tutto nel nostro DNA.

Ne è davvero sicuro John Alford, uno studioso di scienza politica della Rice University di Houston.
Io, leggendolo, mi faccio due risate. Perché penso a Mastella, De Gregorio, questi tipi che oscillano tra destra e sinistra come un aquilone al vento.
E mi rendo conto che non si potrà mai trattare di geni. Proprio no.

(Corriere, New Scientist)

mercoledì 30 gennaio 2008

Ne sentivamo proprio un gran bisogno

Mario Baccini E Bruno tabacci lasciano l'UDC
"E annunciano, in una nota congiunta, la volontà di costruire un'alternativa al Centro, al bipolarismo muscolare, per rispondere alle esigenze e alle aspettative di tanti cittadini delusi da questa politica. Una Rosa Bianca, un fiore offerto alla speranza degli italiani".
Che bello. Quanto ne sentivamo bisogno, quanto?
(Ma poi perché si scelgono sempre fiori, piante e rametti per rappresentare i partiti? Finiranno per farmi odiare la natura e i fiorai, finiranno).

(la Repubblica)

lunedì 28 gennaio 2008

Diciamolo


Mi son preso qualche giorno di tempo per metabolizzarla, la caduta di Prodi.
Un personaggio che, diciamolo chiaramente e una volta per tutte, in questi due anni ha governato piuttosto male. Non so al posto suo qualcun altro cosa avrebbe potuto fare, ma bisogna prendere atto di questo. Punto.
Detto questo, è innegabile che Prodi sia stato, in questi anni, l’anticomunicazione per eccellenza. Poi ci lamentiamo quando arriva il Berlusca, tutto sorrisi e barzellette, e ha ancora un certo appeal su qualcuno. Ma è quasi ovvio, perdonatemi, che quello lì abbia presa su una fascia di pubblico. Ovvio dico, perché lui almeno qualcosa la comunica. Nel bene o nel male, al di là di simpatie ed antipatie (io personalmente non lo sopporto, mi pare sia risaputo).
Ma Prodi, dico io. Prodi. Pure Depardieu alla prima di Asterix oggi lo prendeva in giro, che tenerezza. Ma si può? No che non si può.
Non si poteva vincere in modo così sofferto le ultime elezioni, proprio no. Non si poteva governare in questo modo indegno per questi due anni. Non si poteva portare avanti uno scombinato Frankestein governativo composto da pezzi e personaggi assurdi e insulsi, come quello che abbiamo avuto fino a qualche giorno fa.
Tardi per criticare, facile dirlo ora? Forse sì. Ma è solo a giochi finiti che uno si rende conto effettivamente quali (loschi?) figuri hanno gravitato nell’orbita di questo centrosinistra. Ma daaaaai. Ma che centrosinistra. Ma va là. Ma con che faccia chi si dice davvero di sinistra può votare a sinistra e vedere a sinistra gente come Mastella, De Gregorio (De Gregorio?), Dini. I primi che mi son saltati in mente, eh. La lista sarebbe ben più lunga.
Questo Governo dalle troppe poltrone, quante erano? Manco me lo ricordo, forse un centinaio. Che vergogna.
Chiacchiere da bar, lo so, ma è una vergogna. Politici cialtroni, direbbe un amico. A destra come a sinistra.
E ora, alle prossime elezioni, pensare di dovermi trovare ancora davanti un bivio con il peggio e il poco meno peggio, è  avvilente.
Ora non saprei proprio cosa sperare, cosa volere. Di certo il centrosinistra è messo davvero male. Alle elezioni, non riesco proprio ad immaginare una sua possibile vittoria. Dall’altra parte, ancora lui. Quello non altissimo, per intenderci. Ancora. Incredibile.
Forse un governo tecnico per le riforme è l’unica soluzione, anche perché è necessario modificare questa legge elettorale, questa porcata - come la definì Calderoli - e portare a termine qualche altra cosina qua e là. Si farà? Difficile a dirsi, l’atmosfera non mi sembra delle più serene.
E anche se fosse, cosa accadrebbe dopo? Tremenda incognita. C’è bisogno di gente giovane, gente diversa. Di persone più vicine a noi, in ogni senso.
Perché qui, altro che mortadella e champagne: c’è davvero poco da stare allegri

Provocatori ma almeno con un minimo di senso

Sarkozy s'è infuriato per la nuova campagna pubblicitaria della Ryan Air, che lo ritrae con la Carla Bruni con gli occhi da cerbiatta, che guarda in aria, mentre un fumetto le esce dalla bocca: "Con Ryanair, tutta la mia famiglia può venire ad assistere al mio matrimonio", dice.
Beh, l'Eliseo fa benissimo ad essere infuriato con la compagnia aerea. Se non altro perché la campagna pubblicitaria è stupida, brutta a vedersi, non fa ridere, non ha molto senso.

(la Repubblica)

sabato 26 gennaio 2008

Strano ma vero

Perdonate il gioco di parole quasi scontato, ma si sa che con i titoli non ho poi molta dimestichezza.
Ma questa è proprio forte, fortissima.
E' successo solo l'altro ieri: Nino Strano, senatore di An, che grida come un forsennato in aula e inveisce contro Cusumano. "Frocio", "Checca squallida" e tante altre belle cose ancora. Cusumano poi è svenuto, anche a causa di Barbato che ha cercato di aggredirlo. Ma torniamo a Strano.
E' quello che stappa lo champagne e mangia la mortadella, ma non è questo il punto. Squallido sì, ma il punto è un altro.
Quello che interessa sono le sue parole: "Frocio e squallida checca", che dette da uno che adora i locali gay - ma non è gay, strano - fanno un poco strano.
Strano, vero?

(Repubblica, Corriere)

lunedì 17 dicembre 2007

Piccola parentesi gossippara

Cosa si può dire a Sarkozy? Cosa?
Il numero uno francese, dopo la separazione da Cecilia, ha scelto molto ma molto bene. Addirittura Carla Bruni, tra le donne più affascinanti del pianeta, che ha quarant'anni ma ne dimostra ancora venti.
Di contorno, una bella vicenda intricata che sembra una telenovela:
"Il capo dello Stato e la cantante si sarebbero conosciuti in una cena, a casa del famoso pubblicitario Jacques Séguéla, un tempo fedele di François Mitterrand. L'ex top model, originaria di una ricca famiglia piemontese e cresciuta a Parigi, aveva già dato materia ai settimanali scandalistici negli anni passati.
La Bruni si era infatti legata nel 2001 a Raphael Enthoven, che aveva incontrato mentre conviveva con il padre, il filosofo Jean-Paul Enthoven. Il giovane Enthoven, a sua volta aveva dovuto lasciare l'allora moglie, Justine Levy, figlia del filosofo Bernard Henri-Levy, la quale per vendicarsi aveva scritto un best-seller al vetriolo contro la cantante, "Rien de grave".
Al suo amore Raphael, la Bruni aveva dedicato una delle canzoni più famose del suo primo album, "Quelqu'un m'a dit". Poi la cantante era tornata single e aveva intitolato il suo ultimo album, "No Promises". A rendere ancora più intricata la telenovela di adesso, c'è da aggiungere l'ultimo pettegolezzo su Cécilia Ciganer-Albeniz, ex Sarkozy, vista più volte conversare in un noto albergo assieme al filosofo Bernard Henri-Levy. Nei prossimi giorni per i giornalisti francesi, un tempo abituati alla discrezione, tornerà l'antico dilemma: parlare o no della vita privata del presidente? Anche in questo caso, l'onnipresente Sarkozy sembra aver deciso di occupare la scena mediatica
".

Sì, va bene, siete potenti, politici e belli. Ma Dallas e Beautiful vi fanno un baffo.


(la Repubblica)

giovedì 22 novembre 2007

PD, logo triste

Non è che ci goda a fare sempre quello ipercritico, ma vi pare mai che il logo del PD debba essere questo coso qui, a metà tra il logo di Italia.it e l'avatar di un tifoso della nazionale? Triste davvero.
Tricolore e ramoscello di ulivo. Ma cosa c'è di nuovo in questo disegnino?

(la Repubblica)

lunedì 12 novembre 2007

Hillary e Huma

Quando mi lamento della piega gossippara che spesso prendono le notizie nostrane, vi prego di portarmi come esempio anche l’America, che in questo senso non scherza affatto.
Anzi, forse lì è molto più evidente la deriva sentimental-sessuale delle informazioni sui politici. Da noi, più una lettera di Veronica a Repubblica o di Fini che ingravida una valletta in età pensionabile non ci è dato sapere. E meno male, c'è da aggiungere.
Oltreoceano, invece, pettegolezzi piccantelli sui politici sono all’ordine del giorno.
Ad esempio, ora gira voce che Hillary Clinton sia lesbica, e la sua amante sia la sua ventenne collaboratrice, la misteriosa Huma Abedin. Che le due siano molto legate, non è certo un mistero. Sempre insieme, quasi inseparabili, la stessa Clinton l’ha elogiata su Vogue ultimamente senza risparmiare complimenti. Lei la segue ovunque, le dà consigli, la accompagna, sembra essere una lavoratrice instancabile. La sua ombra, il suo factotum, la sua accompagnatrice personale. La sua amante?
In campagna elettorale tutto è permesso, e colpi bassi di questo tipo sono spesso usati. Far circolare voci antipopolari su un candidato è una delle prime mosse da fare per sgombrare il campo dai possibili concorrenti.
La Clinton è uno dei candidati Democratici alla Casa Bianca, tra i favoriti, per giunta. Quindi tutto torna.
Che si tratti di campagna diffamatoria, non ci sono dubbi. Voci che girano prima delle elezioni, partono dal Los Angeles Time e rimbalzano da un blog all’altro.
Ma qui cerchiamo di non farci prendere la mano e riflettere senza gridare allo scandalo. Che scandalo, poi? Su, su, anche se fosse vero, sarebbe un problema? Meglio il caro Giuliani – che in materia di scandali, prostitute e amanti non è secondo a nessuno?
Chissà se queste dicerie sul suo conto influiranno sui risultati politici della signora Clinton.
Che si tratti di bugie o verità, poco dovrebbe interessare agli elettori americani. Che però, si dice in giro, si facciano spesso influenzare da queste cose, invece che dalle idee politiche.
Scandali e gossip, retroscena e particolari piccanti a condire il tutto. Signori, il piatto è servito. E tutto il mondo è paese, soprattutto in questi casi.


(La Stampa, New York Observer)


sabato 10 novembre 2007

Il taglio dei Ministri

Pur essendo tornati ai 12 dicasteri previsti dalla Bassanini, non ci sono dubbi: questo governo è appeso ad un filo.
Anzi, ad un elastico.

(Corriere)