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sabato 10 agosto 2013

Il documentario di Werner Herzog su chi scrive sms mentre guida

Le storie di Xzavier, di Chandler, di Debbie, di Reggie. 
Le storie legate alla cattiva, cattivissima abitudine di guidare mentre si scrivono messaggi al cellulare. Le racconta il famoso regista Werner Herzog in questo suo documentario, dal titolo From one second to the next. Già dal titolo si capisce il messaggio fondamentale: non basta dire e dirsi "ma è solo un messaggino, che sarà mai." oppure "ne scrivo uno e poi basta". Quello che si capisce da queste storie è soprattutto che si tratta di un attimo: basta un secondo, una distrazione momentanea, e si può uccidere, distruggere delle vite, delle famiglie, paralizzare bambini.
Un'altra riflessione importante da fare, a mio avviso, è il fatto che il documentario sia finanziato alla compagnia telefonica AT&T e sarà proiettato nelle scuole statunitensi. Mi sembra il miglior modo per sensibilizzare le nuove generazioni su questo tema.


giovedì 14 ottobre 2010

Jay Fine e il lampo sull'Hudson


Avrà aspettato anche quarant'anni per realizzare questo scatto, ma il risultato lascia davvero senza fiato.
Chapeau.

giovedì 23 settembre 2010

Pillole quotidiane


Sarà che quando mi piace una cosa non riesco proprio più a farne a meno, ma non passa giorno senza una visione minima di 5 minuti di un video di George Carlin o Bill Hicks. Andate su YouTube, fatevi una cultura.
Quello di oggi, consigliatissimo, è questo:



lunedì 16 agosto 2010

La fine del sogno americano?


Un articolo molto interessante di Mortimer Zuckerman sul WSJ mette in evidenza tutta una serie di problemi nel "sistema americano", paralizzato e dal futuro incerto. Ci sono dati e cifre su cui riflettere, come "Now there are at least 14.5 million Americans still searching for work: 1.4 million of them have been jobless for more than 99 weeks, 6.5 million have been jobless for over 27 weeks" oppure "The Obama administration projects the unemployment rate will drop to 8.7% by the end of next year and 6.8% by 2013. That is totally unrealistic. It means we would have to add nearly 300,000 jobs a month over the next three years. At the rate we're going, it will take anywhere from six to nine years to climb out of this hole". Eloquente, poi, la conclusione dell'articolo: "We have a paralyzed system. Neither the Democrats nor the Republicans seem able to find common ground to address what is clearly going to be an ongoing employment crisis. Finding that common ground is a job opportunity for real leaders". Da leggere.



(WSJ)

martedì 26 febbraio 2008

Ogni città ha il bus che si merita

E mentre a San Francisco mettono - tanto per gradire - schermi touchscreen sui bus, dalle mie parti già è un miracolo trovare l'obliteratrice che funziona, o il finestrino che non sia bloccato da un paio d'anni.

(Pubblica Amministrazione)

martedì 5 febbraio 2008

Speed Racer

E tornano anche i fratelli Wachowski, con un film tratto da un fumetto manga degli anni Sessanta.
Il film è Speed Racer, con Emile Hirsch come protagonista, attore giovane, da poco apprezzato nel film di Sean Penn Into the Wild. Christina Ricci, John Goodman, Susan Sarandon e Matthew Fox gli altri attori.
Attesissimo, ecco il nuovo film dei due ragazzacci che con Matrix hanno segnato in maniera importante la storia del cinema degli ultimi 10 anni. Ma stavolta non si tratta di codici matrice o mondi irreali. Bensì di un film tutto effetti speciali, colori sgarcianti e corse automobilistiche mozzafiato.
Qui il trailer, negli Usa dovrebbe uscire nel maggio del 2008.

(Youtube)

lunedì 12 novembre 2007

Hillary e Huma

Quando mi lamento della piega gossippara che spesso prendono le notizie nostrane, vi prego di portarmi come esempio anche l’America, che in questo senso non scherza affatto.
Anzi, forse lì è molto più evidente la deriva sentimental-sessuale delle informazioni sui politici. Da noi, più una lettera di Veronica a Repubblica o di Fini che ingravida una valletta in età pensionabile non ci è dato sapere. E meno male, c'è da aggiungere.
Oltreoceano, invece, pettegolezzi piccantelli sui politici sono all’ordine del giorno.
Ad esempio, ora gira voce che Hillary Clinton sia lesbica, e la sua amante sia la sua ventenne collaboratrice, la misteriosa Huma Abedin. Che le due siano molto legate, non è certo un mistero. Sempre insieme, quasi inseparabili, la stessa Clinton l’ha elogiata su Vogue ultimamente senza risparmiare complimenti. Lei la segue ovunque, le dà consigli, la accompagna, sembra essere una lavoratrice instancabile. La sua ombra, il suo factotum, la sua accompagnatrice personale. La sua amante?
In campagna elettorale tutto è permesso, e colpi bassi di questo tipo sono spesso usati. Far circolare voci antipopolari su un candidato è una delle prime mosse da fare per sgombrare il campo dai possibili concorrenti.
La Clinton è uno dei candidati Democratici alla Casa Bianca, tra i favoriti, per giunta. Quindi tutto torna.
Che si tratti di campagna diffamatoria, non ci sono dubbi. Voci che girano prima delle elezioni, partono dal Los Angeles Time e rimbalzano da un blog all’altro.
Ma qui cerchiamo di non farci prendere la mano e riflettere senza gridare allo scandalo. Che scandalo, poi? Su, su, anche se fosse vero, sarebbe un problema? Meglio il caro Giuliani – che in materia di scandali, prostitute e amanti non è secondo a nessuno?
Chissà se queste dicerie sul suo conto influiranno sui risultati politici della signora Clinton.
Che si tratti di bugie o verità, poco dovrebbe interessare agli elettori americani. Che però, si dice in giro, si facciano spesso influenzare da queste cose, invece che dalle idee politiche.
Scandali e gossip, retroscena e particolari piccanti a condire il tutto. Signori, il piatto è servito. E tutto il mondo è paese, soprattutto in questi casi.


(La Stampa, New York Observer)


sabato 26 maggio 2007

Sicko

Michael Moore è tornato.
Non ci sono dubbi: farà discutere, come sempre.

(Youtube, Quotidiano Net)

Sicko

Michael Moore è tornato.
Non ci sono dubbi: farà discutere, come sempre.

(Youtube, Quotidiano Net)

venerdì 18 maggio 2007

25 anni

L'incredibile storia di Jerry Miller: 48 anni, 25 dei quali trascorsi dietro le sbarre per un reato che non aveva commesso.
Stefania Mascetti  sul blog Prigioni di Internazionale.

(Internazionale)

25 anni

L'incredibile storia di Jerry Miller: 48 anni, 25 dei quali trascorsi dietro le sbarre per un reato che non aveva commesso.
Stefania Mascetti  sul blog Prigioni di Internazionale.

(Internazionale)

venerdì 27 aprile 2007

Giusto un po' fuori corso

"Vive in Kansas e il 12 maggio entrerà nel Guinness dei primati come la laureata più anziana del pianeta. Ha da poco spento 95 candeline Nola Ochs che nel 1972, alla morte di suo marito, iniziò a seguire corsi universitari". (la Repubblica)
Cavolo, complimenti. Mi viene da pensare, però. O il corso di laurea era parecchio difficile, o la nonnina non dev'essere stata proprio una cima, se per laurearsi ci ha messo 25 anni.

Giusto un po' fuori corso

"Vive in Kansas e il 12 maggio entrerà nel Guinness dei primati come la laureata più anziana del pianeta. Ha da poco spento 95 candeline Nola Ochs che nel 1972, alla morte di suo marito, iniziò a seguire corsi universitari". (la Repubblica)
Cavolo, complimenti. Mi viene da pensare, però. O il corso di laurea era parecchio difficile, o la nonnina non dev'essere stata proprio una cima, se per laurearsi ci ha messo 25 anni.

martedì 10 aprile 2007

Grindhouse flop

Grindhouse è un mezzo flop al botteghino Usa, pare per l'eccessiva lunghezza: tre ore e dodici minuti, in effetti, sono un po' dure da digerire anche per i fan più accaniti di Tarantino e Rodriguez.
Quindi dalle nostre parti lo dividono (per farci anche più soldi?), creando due film da un'ora e mezza ognuno.
Staremo a vedere, chissà quando uscirà in Italia. Intanto, questo è il trailer da Youtube.

Grindhouse flop

Grindhouse è un mezzo flop al botteghino Usa, pare per l'eccessiva lunghezza: tre ore e dodici minuti, in effetti, sono un po' dure da digerire anche per i fan più accaniti di Tarantino e Rodriguez.
Quindi dalle nostre parti lo dividono (per farci anche più soldi?), creando due film da un'ora e mezza ognuno.
Staremo a vedere, chissà quando uscirà in Italia. Intanto, questo è il trailer da Youtube.

giovedì 19 ottobre 2006

La venticinquesima ora, di Spike Lee

Ieri notte ho colmato una mia grande lacuna cinematografica, vedendo "La venticinquesima ora" di Spike Lee.
Cinema black, cinema esaltante e arrabbiato, cinema di nuovo millennio.
Grande cinema, soprattutto.
Tutto è nato dal post dell'amico Simone che parlava del film e linkava "il monologo più ficcante del cinema contemporaneo".
Incuriosito, ho dato un occhio alla videoteca e ho visto il dvd comprato tempo fa, che stava accumulando polvere inutilmente da troppe settimane. Forse mesi.
Con New york come sfondo, il buon Eddie Norton - Monty giganteggia su tutti, è centro instabile attorno al quale gravitano tutti i personaggi. E' il suo ultimo giorno di libertà, prima di 7 anni di carcere per detenzione e spaccio di droga.
Deve dire addio al mondo per un po', e sa che dopo nulla più sarà come prima. Organizza il proprio ultimo giorno per salutare tutti: il padre, la sua donna, i vecchi amici d'infanzia, purtroppo anche i nuovi amici, malavitosi poco raccomandabili che hanno organizzato per lui una festa d'addio.
Intanto i dubbi continuano ad ossessionarlo: chi ti ha tradito, Monty? Perché ti sei ridotto così?
Troppo tardi per quest'ultima domanda, ormai il dado è tratto.
Ti resta solo un ultimo giorno, poi perderai tutto.

Al di là della splendida trama tratta dal libro di Benioff, quello che è di altissimo livello è la solita, originale regia di Spike Lee.
La macchina da presa gioca con i volti dei personaggi che popolano questa grande mela, questo melting pot che Monty manderebbe volentieri a fanculo ("fuck you" a tutto e a tutti, dice il suo doppio allo specchio).
Si agita nervosa, a volte. Altre volte, in modo quasi neorealistico, si limita a pedinare Monty, a passeggio con il proprio cane per le strade ancora vuote di Mahnatthan, all'alba.
E’ la mano di un regista ormai completamente maturo ad orchestrare il tutto. E lo fa, come sempre, accompagnato da una colonna sonora di altissimo livello, ricca di rap, hip hop, jazz e musica da disco.
Con un richiamo improvviso e coraggioso a Ground Zero, al centro del film, la scena dell’ultimo saluto così violenta e geniale, ed un finale teatrale e commovente, che non può davvero lasciare indifferenti.


(Kitsch)

lunedì 11 settembre 2006