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martedì 30 ottobre 2007

L'erede di Cutolo

Raffaele Cutolo è stato uno dei boss più famosi della storia della camorra. Immortalato al cinema da Giuseppe Tornatore, ne “Il Camorrista”, cantato da Fabrizio De Andrè in “Don Raffaè”.
E’ stato un boss atipico, diverso dai precedenti, per certi versi geniale, che per primo ha unito le varie famiglie camorristiche del napoletano in una struttura organizzata e ben definita, la Nuova Camorra
Organizzata (NCO).
Ormai Cutolo è un boss vecchio. Ha fatto il suo tempo. La NCO è finita, il modo di intendere la camorra è cambiato.
Su di lui pendono numerosi ergastoli, dopo una storia processuale infinita. Ha trascorso la maggior parte della propria vita in carcere, molti dei quali al 41 bis.
Intanto, nel tempo passato dietro le sbarre ha fatto tanto. Ha scritto poesie, si è avvicinato alla religione e si è addirittura sposato: con Immacolata Iacone, vent’anni meno di lui. 
Si sono conosciuti nel 1982, con Cutolo già in galera, e sposati nel gennaio del 1983, quando lui era in isolamento all’Asinara e lei appena ventiduenne.
Sono marito e moglie da quasi venticinque anni ma non si sono mai visti fuori dalla prigione. Ovviamente, non hanno mai consumato il matrimonio. E non è stato possibile avere un figlio. Quel figlio – Roberto - che, il 20 dicembre del 1990, fu ucciso a 28 anni, vittima di un agguato a fuoco nel varesotto.

Per questo, in soccorso è arrivata l’inseminazione artificiale. Dopo due tentativi non andati a buon fine, ecco la lieta notizia: Cutolo diventerà papà di Denise.


(la Repubblica)

lunedì 18 dicembre 2006

Conversazione con Saviano

"Qui c'è stato troppo silenzio. Troppo. Ed ho una rabbia ancora carica. Non si ha neanche idea della situazione di questa parte d'Italia e d'Europa, il paese da anni non è stato più raccontato. Mi immagino come un cane, il dogo argentino. Come i dogos argentini che ho visto nelle battaglie tra cani. I dogos aggrediscono alla faccia dell'altro cane, gli strappano naso e lingua. I rottwailer aggrediscono al collo e al fianco. Io quando ho iniziato a scrivere volevo fare come i dogos, strappare la faccia alla realtà, non la maschera come fanno nei giochini dei reality letterari o nelle presunte discese dei raccontini minimalisti. Penso sempre a tutti gli amici finiti male, quelli andati via, a decine di vite dimenticate nell'inferno dei miei luoghi. Scrivere non riscatta, né muta. Ma traccia "questo è stato. Questo è".

Una breve citazione dalla splendida intervista di Francesco Forlani a Roberto Saviano, su Carmilla on line.

(Carmillaonline)

giovedì 2 febbraio 2006

Non è aviaria

Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, con il solito stile impeccabile descrive l'unica vera malattia che attanaglia la Campania, al momento: l'epidemia di Camorra che ha portato allo scioglimento di numerosi comuni della mia regione, per infiltrazioni della criminalità organizzata.

(Corriere)