domenica 8 giugno 2014
Manca poco - 30annozero
martedì 29 aprile 2014
Questo è un post nostalgico
Questo è un post nostalgico.
L'occhio rivolto al passato verso il bel tempo che fu, quando la blogosfera era la blogosfera, ci si leggeva tutti, si commentava e si interagiva. Si approfondiva.
Si andava anche un po' più lenti, sembrava avessimo tutto molto più tempo.
C'era splinder, con quelle dieci o venti grafiche, qualche scrauso template, che i più audaci provavano a cambiare, masticando un po' di html.
Facebook? Non pervenuto. Twitter? Manco esisteva.
Nel 2004 qui era tutta campagna, ascoltavo Nick Drake e avevo sì è no una mezza parete di libri comprati. Tutto il resto, biblioteca e prestiti. L'ebook era la folle invenzione di qualche visionario, ogni libro era un'esperienza unica e definitiva.
Due o tre guru da cui prendere spunto, tanta voglia di mettersi in gioco, l'entusiasmo dei vent'anni – che piano piano sto ritrovando, a trenta.
Nessuno che scriveva post "Le dieci cose da fare per".
Nessuno metteva foto di gattini in bacheca.
Non esisteva YouTube (Dio, come, non esisteva).
C'era Messenger (e fanculo whatsapp).
E noi blogger di che diavolo scrivevamo?
Se vado a ripescare dall'archivio un post a caso del 2004 un po' mi vergogno, un po' sorrido.
Questo è un post nostalgico, solo uno, a tarda notte, passerà inosservato, e che sarà mai.
martedì 17 agosto 2010
Napoli con gli occhi di un turista
Per un napoletano, girare per la propria città vestendo i panni del turista è sempre un'esperienza particolare, quasi inspiegabile. Forse capita a tutti gli abitanti di tutte le città del mondo, ma molto spesso si scoprono capolavori e luoghi nascosti, accanto ai quali eri passato magari centinaia di volte, senza mai soffermarti.
E così oggi Napoli da turista mi è sembrata bella, scombinata ma bella. Elegante, sporca ma elegante. Ricchissima e intrigante, ma a tratti incapace di mostrare a pieno tutto il valore dei suoi tesori.
Il Chiostro di Santa Chiara, il Duomo, piazza del Gesù, il centro storico, visti con gli occhi ammirati di un turista non possono che essere apprezzate per quello che sono: capolavori straordinari.
E le macchinette automatiche dei biglietti per la metro sono tutte rotte, i negozi sono chiusi e le strade sempre sporche, mancano le indicazioni per i turisti stranieri, e anche per quelli italiani. Le auto non si fermano al semaforo e in alcune zone semideserte un po' di tensione l'avverti, ma fa nulla: oggi Napoli mi ha mostrato la sua faccia più bella.
domenica 8 agosto 2010
Vacanze
Con il nuovo disco degli Arcade Fire nelle orecchie (e il 2 settembre l'appuntamento da non perdere), una buona dose di stress accumulato e la voglia di staccare la spina per un po', può iniziare la nostra vacanza. Basta Milano, almeno per un po'.
martedì 26 gennaio 2010
Migrazioni
E' tempo di valigie, pacchi e pacchetti.
Trasloco in vista.
venerdì 19 giugno 2009
domenica 7 giugno 2009
Volare, oh oh...
(La Repubblica)
giovedì 7 maggio 2009
Milano - 7 maggio
La mattina c'è troppo silenzio in stazione. Tutti chini a leggere qualcosa.
La maggior parte si fa i fatti propri. Alcuni incazzati al cellulare, disdicono appuntamenti ai quali si presenteranno ancora più incazzati.
Oggi ho aiutato un ragazzo straniero a prendere il binario giusto per la metro, non ci poteva credere. Tra emigranti ci si intende.
Mi hanno detto che 10 giorni fa faceva ancora freschetto. Oggi si soffocava.
Sto mangiando bene, quasi sempre. Mi guardo molto attorno. Non ho ancora rifatto l'aperitivo.
Non tollero molto l'ordine alfabetico, almeno oggi. Ma adoro l'odore dei libri.
Domenica vado a comprarmi pantaloncini, calzerotti e scarpette da Decathlon. Tornando a casa probabilmente terrò lo sguardo fisso fuori dal finestrino, pensieroso come sempre negli ultimi giorni. Cambiare non è facile.
Sul marciapiede fuori al mio cancello di casa c'è scritto "Patty for ever". Chissà se poi è stato per sempre.
Milano - 7 maggio
La mattina c'è troppo silenzio in stazione. Tutti chini a leggere qualcosa.
La maggior parte si fa i fatti propri. Alcuni incazzati al cellulare, disdicono appuntamenti ai quali si presenteranno ancora più incazzati.
Oggi ho aiutato un ragazzo straniero a prendere il binario giusto per la metro, non ci poteva credere. Tra emigranti ci si intende.
Mi hanno detto che 10 giorni fa faceva ancora freschetto. Oggi si soffocava.
Sto mangiando bene, quasi sempre. Mi guardo molto attorno. Non ho ancora rifatto l'aperitivo.
Non tollero molto l'ordine alfabetico, almeno oggi. Ma adoro l'odore dei libri.
Domenica vado a comprarmi pantaloncini, calzerotti e scarpette da Decathlon. Tornando a casa probabilmente terrò lo sguardo fisso fuori dal finestrino, pensieroso come sempre negli ultimi giorni. Cambiare non è facile.
Sul marciapiede fuori al mio cancello di casa c'è scritto "Patty for ever". Chissà se poi è stato per sempre.
martedì 24 marzo 2009
Trovare una camera a Milano
Trovare una camera a Milano non è una delle cose più semplici del mondo.
Soprattutto se non si ha molta esperienza nel settore e si arriva per la prima volta a Milano tipo scena di Totò e Peppino (maglione a collo alto, convinto di trovare la nebbia, etc etc...).
Secondamano non è che serva poi tanto, e se ti sei appuntato 40 numeri di telefono sulla moleskine una ventina di giorni fa dopo aver scavato bene su bakeca e kijiji, beh quasi tutti non ti serviranno più. Già trovato, buona ricerca... Mi spiace ma cerco inquilino per tutto l'anno... in realtà non ho più quella stanza lì, ma una vicino Monza, ma ben collegata!
In realtà il tempo medio di assegnazione di un inquilino ad una camera, a Milano, è di 30 minuti / 3 ore. Alle volte ho creduto che gli annunci fossero finti, dato che manco mezz'ora dopo aver letto l'annuncio sul web, la camera era già bella che andata.
E poi mi fanno tenerezza ora - con il senno di poi - quelli che sui siti di ricerca scrivono "cerco casa max 350 euro vicino metro": impossibile, sul serio. A quel prezzo non ti danno neanche una branda sul naviglio pavese.
Per il resto, c'è sempre qualcuno che fa il furbo (è vicino alla metro, in realtà devi farti altri 2 km a piedi) e chi promette affitti bassissimi, ma con le spese vicino raddoppia almeno il prezzo. O ancora chi è così criptico, ma così criptico nella descrizione della sua stanza, che capisci lontano un miglio che si tratta di un pacco.
Meno male che i mezzi pubblici aiutano parecchio, e in poco più di un'ora sei da un capo all'altro della città: basta mezza giornata e ti sposti come se abitassi a Milano da un paio d'anni, con sicurezza ti muovi intersecando metro rossa, gialla e verde, prendi un tram al volo, ti fai un giro sulla 90 e poi sulla 91, e dopo il terzo giorno inizi a dispensare suggerimenti anche al cingalese spaesato più di te, che non sa a che fermata scendere per andare a Corso Buenos Aires.
3-4 contatti li abbiamo presi però e intanto che si aspetta la risposta un bell'account su Easystanza forse potrà tornare utile (intanto è arrivata una nuova notifica sull'account, incrociamo le dita).
Certo che per le donne è tutta un'altra storia, sempre più fortunate: a parte l'infinità di offerte in più, hanno anche delle evidenti agevolazioni. Come l'annuncio letto l'altro ieri: camera gratis in appartamento per ragazze, basta che mi facciano la spesa e mi puliscano casa. Un mito.
mercoledì 14 gennaio 2009
Ricordi di viaggio
mercoledì 3 dicembre 2008
Punto interrogativo
Respiro piano piano, aria gelida e pungente che quasi non mi sembra aria.
Abituato a quello schifo di Napoli, questa qui di Urbino è una pozione rigenerante.
Viaggio lungo ed estenuante, curve su curve e un gusto amaro della notte che è andato via solo dopo un caffè doppio all'autogrill.
La distanza è un foglio accartocciato dove ho scritto pensieri che non voglio rileggere.
Qui ad Urbino è andato tutto così di fretta. E' stato tutto così intenso. Necessario. Sono cresciuto.
Un altro capitolo sta finendo, e insieme a lui un altro anno. Mille pensieri aggrovigliati e mi chiedo - as usual - se e quanto servirà tutto quello che sto facendo. Sacrifici, soldi, azzardi.
Anche io - come te, proprio come te - alle volte mi vedo girare come una trottola, senza riuscire a dare un senso alle migliaia di cose che faccio.
Tutto bene, tutto bene, va tutto bene.
Qui non c'è ancora la neve, anche se io già la sento.
domenica 8 giugno 2008
Novità
Avevo scritto un post lunghissimo e appassionato sulla bella esperienza a Perugia durante Studybox, sullo splendido intervento di Marianna, sulla improvvisa - ma neanche tanto - passione per la radio e soprattutto sulla nascita di nano, ma il computer impallato me l'ha cancellato.
Pazienza. Riscriverlo tutto non mi pare il caso. Però resta il fatto che nano è nato. Il 12 tutti a festeggiare all'Arenile.
venerdì 25 gennaio 2008
Malaticcio
Borbotto.
Leggo molto.
Dormo molto.
Mi fanno male gli occhi.
Non per questo ho eliminato il pc (e son cretino, lo so).
Scrivo mail.
Leggo molto.
Ho finito Norwegian Wood, ho già attaccato con Safran Foer.
Sento freddo.
Poi sento caldo.
Ho le voglie.
Poi la nausea.
Ho la barba lunga. Rossiccia.
Mi fanno male le ossa.
Mi brontola lo stomaco, non ho fame.
Non so cosa fare, qui a casa
Ho gli sbalzi di umore.
E non ho nemmeno più la febbre.
A casa mi guardano tutti storto.
Devo rompere parecchio, quando sono influenzato
Malanni di governo
Mah. Probabilmente sarò governopatico.
giovedì 24 gennaio 2008
American Gangster, di Ridley Scott
American Gangster è un bel film, in fondo.
È la storia di Frank Lucas (Denzel Washington), giovane boss di Harlem che tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta monopolizzò il commercio di eroina a New York, bypassando gli intermediari e procurandosi la droga direttamente dal Vietnam, attraverso una serie di militari corrotti. Mentre scala rapidamente la vetta del narcotraffico americano, Richie Roberts (Russel Crowe), poliziotto integerrimo in un mare di poliziotti corrotti, si mette sulle sue tracce.
Sullo sfondo, la guerra del Vietnam, gli scontri razziali, la povertà del Bronx e di Harlem e la bella faccia della New York degli anni Settanta, quella più lucida e patinata.
Non ci sono grandi sbavature da parte del regista. Che però in queste storie di mafia e gangster non si muove a suo agio come Martin Scorsese, è evidente. E quindi pur regalando attimi di ottimo cinema, ogni tanto perde i colpi, sfilaccia un po’ troppo la storia, non approfondisce i caratteri di alcune importanti figure di contorno e viene riportato in carreggiata solo dalla ineccepibile interpretazione di Denzel Washington e da quella un po’ appesantita – ma sempre apprezzabile – di Russel Crowe.
Film lungo, forse troppo, ma non ci si annoia in sala. Le due figure sono ben tratteggiate e si contrappongono tra di loro quasi in maniera perfetta. Da una parte il boss di colore, dall’altro il poliziotto bianco. Da una parte il cattivo che ama la famiglia e si circonda di persone fidate, dall’altra l’uomo solo con una propria etica. Da una parte l’uomo sposato con una donna bellissima, dall’altra quello prossimo al divorzio, che cambia una donna al giorno ed è sul punto di perdere l’affidamento del figlio piccolo. Da una parte l’eleganza, dall’altra la rudezza.
Tra i due, è quasi un paradosso, si preferisce quasi sempre il gangster. Nonostante sia il re della droga, nonostante la sua Blu Magic (il nome dato alla sua eroina purissima) e nonostante il suo ruolo da cattivo. Impossibile non parteggiare per Denzel, sfido chiunque in sala.
Ci è piaciuto, comunque, American Gangster. E’ un film che appassiona e coinvolge, uno spettacolo che sa come non far addormentare lo spettatore. Però quando esci dalla sala ci pensi: pensi a tutti i gangster movie che l’hanno preceduto, e ti rendi conto che c’è qualcosa che non torna. Un prodotto lineare, elegante, ben congegnato: da sufficienza piena. Eppure, se paragonato a Scarface, a the Goodfellas o semplicemente a Carlito’s Way, non regge il confronto, nemmeno per un secondo.
Non resta nient’altro da fare, allora: non pensarci affatto, ricordare Alien, Duellanti e Blade Runner, e godersi comunque un buon film americano.
mercoledì 23 gennaio 2008
Quello che cercavo da tempo
Mi sa che devo impostare meglio le opzioni dei miei agenti di ricerca di lavoro sul web.
O è un segnale, questo, che mi indirizza verso la carriera lavorativa a me più consona?
mercoledì 16 gennaio 2008
Morire di munnezza
Munnezza, munnezza, ancora munnezza.
Napoli vergogna d’Italia, d'Europa, del mondo. Ancora oggi, qui nella mia città, ci sono 100.000 bambini che non vanno a scuola. I rifiuti continuano ad ammassarsi, spalmarsi, ammonticchiarsi agli angoli delle strade, mentre l’emergenza è ancora lì, emersa fino allo schifo.
Vent’anni di vergogne, non vi vergognate? E’ tutto qui, sotto i nostri occhi.
E mentre il signore di Ceppaloni e consorte sono i protagonisti delle vicende delle ultime ore, qui a Napoli siamo ancora sommersi da tonnellate di munnezza. La vogliamo esportare, la diamo un po’ qui e un po’ là. E ovviamente nessuno se la vuole prendere. Perché dovrebbe, poi?
Solidarietà tra regioni, amore per la patria, simpatia per i pulcinella pizza e mandolino? Fossi un umbro, la munnezza napoletana non la vorrei. Fossi toscano, neppure. Sardo? No, non la vorrei affatto.
Intanto il Governo latita, gli uomini che hanno rovinato la nostra terra negli ultimi decenni fanno finta di non capire, scaricano barile, mentre tutti, dico TUTTI i politici non sanno nemmeno da dove iniziare per porre rimedio alla catastrofe ambientale che sta rendendo la Campania una delle terre più pericolose in cui vivere.
Perché dalle nostre parti, in alcune zone – come il cosiddetto “triangolo della morte”, tra Nola, Acerra e Marigliano – ci sono le concentrazioni più alte di tumori di tutta Italia. E si muore, cazzo se si muore. E né De Gennaro, né l’esercito possono farci nulla.
Lo sanno tutti, in pochi lo scrivono, molti provano a farsi sentire. Perché questo campano è un disastro ambientale di proporzioni inimmaginabili. Colpevoli tutti: politici, camorristi, aziende del nord e del sud che scaricano i loro rifiuti tossici in modo illegale. Ma anche noi, cittadini napoletani, che di munnezza ne produciamo tanta ma soprattutto non sappiamo affatto cosa sia una raccolta differenziata.
E poi, ora vogliono farci credere che gli inceneritori risolvano i problemi. E anche molte persone, purtroppo, sono convinte di questo. Ma l’inceneritore – anzi gli inceneritori – non sono, mettetevelo in testa, la soluzione al problema. Non creano energia e sono inquinanti. Can ce ro ge ni. E poi, uno si andrà a posizionare in una zona come Acerra, già incredibilmente inquinata (l’inceneritore inquina, meglio riscriverlo), e non si costruirà dall’oggi al domani.
Meglio allora provvedere con gli impianti di riciclaggio, perché no con il Tmb (trattamento meccanico-biologico), o una differenziata che raggiunga livelli accettabili (non il 6 % attuale della Campania, grazie anche ai soldi della Provincia spesi in sagre e altri pseudoeventi). No, di queste cose non si parla mai.
Meglio incenerire, invece, secondo qualcuno. Meglio far finta di nulla. Meglio far scivolare tutto via, come sta accadendo ora sulle pagine dei quotidiani. Via, sempre più all’interno, sempre meno notizie. Fino al semplice trafiletto.
Intanto, qui ancora tonnellate di munnezza. I paesi della provincia non ce la fanno più, stanno per esplodere. Giugliano, Villaricca, Marano, Mugnano, e tanti tanti altri, sono bombe ad orologeria che esploderanno, prima o poi.
Certo, che beffa: morire, da soli e dimenticati, sommersi di munnezza. E noi non abbiamo ancora perso le speranze, restiamo ancora qua. Ma perché, poi?
(Rassegna, Alex321, Franco Mennitto, Nunzia Lombardi)
giovedì 10 gennaio 2008
Cartoline da Napoli
Questo il panorama da casa mia, Fuorigrotta, 3-4 chilometri in linea d'aria da Pianura. Niente in confronto, lo so, ma sempre schifoso resta.
lunedì 7 gennaio 2008
Che palle Antò parli sempre delle stesse cose?
Stanotte ho fatto un sogno bellissimo e stranissimo.
Mi ero laureato, e dopo un mese già lavoravo.
Lavoravo, sì. Ed era un lavoro che mi piaceva fare, un lavoro per il quale avevo studiato cinque anni, che aveva a che fare con le parole scritte, gli articoli, le notizie, la cultura e la letteratura.
Mi pagavano pure. Ma non è questo che conta. Sì, forse un po’ sì ma non lo diamo a vedere.
Sì lo so che sto diventando monotematico. E no che non sono ossessionato dal lavoro. Né dai soldi, quelli mica fanno la felicità.
Solo che uno scrive di quello che l’appassiona, della materia in cui si considera esperto, no? Ed io, attualmente, sono esperto di ricerca di lavoro on line. Anzi poco esperto, dal momento che un lavoro ancora non l’ho trovato.
Un lavoretto anche, mi va bene. Una cosa da due spicci. Ma che almeno si avvicini a quello che voglio fare nella vita. Sì, ma che voglio fare? Boh. Confusione.
Diamine. Vorrei sentirmi un minimo realizzato (reali-che? Che roba è?) e soprattutto fare un lavoro per il quale mi senta tagliato, qualcosa per cui si è studiato, per cui sento il desiderio di lavorare.
No Call center.
No Addetto alle vendite.
No Assistenza post Vendite
No Telemarketing
No Addetti Data Entry
No Aspiri a diventare pubblicista lavora gratis
No Centralini
No lavori che richiedono già 5 anni di esperienza
No posti già palesemente assegnati.
No Stage non retribuito secondo le leggi del cazzo
No a tutto questo, per favore.
Non conoscevo l’esistenza della lettera di presentazione, ora la scrivo. Non so come si faccia, ma la scrivo. E ci riprovo, sorridente, per nulla demoralizzato, più combattivo di prima.
E ricomincio a setacciare il web, a scandagliare in profondità, cacchio qualcosa troverò.
Se non dovessi farcela, forse la farò finita, magari tuffandomi in qualche montagnola di rifiuti alle porte di Pianura, o dandomi fuoco insieme ad un cassonetto stracolmo di rifiuti.

