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lunedì 30 ottobre 2006

Cosa dici, caro Blatter?

Che ci tenesse un po' sulle palle è, ormai, cosa che abbiamo capito da un pezzo.
Ma mi risulta davvero difficile comprendere il perché delle ultime dichiarazioni di Joseph Blatter ad una tv australiana, a quattro mesi dalla nostra vittoria del titolo. 
Primo, perché il rigore sullo splendido Grosso mondiale - che discesa su quella fascia, che discesa - era grosso quanto una casa.
Secondo, perché, pur sforzandomi, trovo il suo sillogismo "L'Australia avrebbe dovuto logicamente passare ai quarti di finale al posto dell'Italia perché andando ai tempi supplementari voi eravate 11 contro 10..." quantomeno discutibile.
Non mi toccare Grosso, caro Blatter.
Materazzi forse sì perché, mondiale a parte, sono tornato amabilmente ad odiarlo. Ma Grosso proprio no. Stai attento a te.

Evviva l'Italia, evviva i campioni del mondo. Nonostante Blatter.

(La Repubblica)

domenica 16 luglio 2006

La capocciata musicale

Giuro, questo è il mio ultimo post che ha a che fare con i mondiali, Zidane, Materazzi e tutto il resto.
Anche se alla fine è solanto una canzone, potete perdonarmi.
Coup de boule, degli sconosciuti La Plage. La canzone dedicata alla capocciata di Zidane, come si può capire già dal titolo. Eccola qui.
Al di là della vicenda, in un attimo il ritornello martellante e orecchiabile mi ha subito conquistato
Tutti a cantare: "Zidane il a frappe, Zidane il a tape...".

(Odeo)

sabato 15 luglio 2006

po-poroppo-popopo de che?

I mondiali son finiti, i campioni son tornati a casa.
La gioia di un'Italia affamata di successi calcistici si è riversata per le strade, esplodendo in immensi festeggiamenti e riempiendo i nostri occhi di una felicità che avevamo quasi dimenticato.
La coppa è nostra, l'entusiasmo è alle stelle e anche le stupide polemiche per la testata di Zidane sembrano lentamente scemare. Finalmente.
Una sola nota storta: con questo benedetto po-poroppo-popopo, insomma, la vogliamo finire?
Con il prossimo che si mette a gridare a squarciagola 'sta canzone in luoghi pubblici, giuro che adotterò anche io la cura Zidane.

giovedì 13 luglio 2006

Ancora?

Abbiamo vinto il mondiale domenica scorsa (siamo noi, siamo noi, i campioni del mondo siamo noi...), ma sono tre giorni che non si fa altro che parlare del caso Zidane - Materazzi.
E pensare che ci voleva ben poco per liquidare la situazione: Zidane ha sbagliato a reagire, si è comportato in maniera irresponsabile, stupida e violenta e qualunque cosa abbia detto Materazzi il centrocampista francese non è in alcun modo giustificabile.
E invece no, nulla da fare, si cerca in tutti i modi di salvare la reputazione di questo indiscusso campione, così grande con i piedi ma così piccolo come uomo.
Dapprima ieri l'intervista in mondovisione, poi siamo venuti anche a sapere che la mamma del giocatore, dall'ospedale dov'è ricoverata, gradirebbe i testicoli di Materazzi su un piatto (!).
Ma dico, siamo impazziti?
I giornalisti ci sguazzano come le api sul miele, e quando mai.
Ma cerchiamo di tornare nei limiti della decenza, per favore.
Con tutto quello che di grave succede al mondo, noi stiamo ancora qui a parlare di questi due.
Tutti, proprio tutti a parlarne ancora.
A dire cose che non stanno nè in cielo nè in terra, come la possibilità di togliere il mondiale all'Italia nel caso in cui si accertino insulti razzisti da parte di Materazzi.
Tutti, proprio tutti hanno qualcosa da dire sulla vicenda. Anche qualche allenatore che, sinceramente, farebbe proprio meglio a farsi un po' gli affari suoi.

(Yahoo, Il Giornale)

martedì 11 luglio 2006

Non sapete perdere

Io quelli che continuano in ogni modo a voler giustificare Zidane davvero non riesco a capirli.
Siamo d’accordo, è stato uno dei campioni più puri e completi degli ultimi quindici anni.
Un genio del calcio, tutto quello che volete.
Ma anche uno sciocco irresponsabile, non affatto nuovo a simili comportamenti, ed ha pagato giustamente per il gesto sconsiderato dell’altra sera.
Su un campo di calcio si gioca a calcio. E, chi lo ha fatto a piccoli e grandi livelli, sa che l’offesa sul terreno di gioco è una cosa normalissima.
Chiamatela provocazione, vigliaccheria, chiamatela come volete, ma c’è e c’è sempre stata. Serve ad innervosire l’avversario, che deve essere bravo a non farsi trascinare emotivamente.
Questo in partite normali, figuriamoci in una finale di coppa del Mondo.
Quindi, non venitemi a parlare di provocazione e reazione giustificata, o di inchiesta della Fifa per capirci qualcosa di più. Serve solo a scriverci su con fiumi e fiumi di inchiostro, come sto facendo anche io ora.
Zidane non è stato capace di trattenersi, ed ha reagito come il peggiore dei giocatori di periferia, che anche ai giardinetti pubblici lo cacciavano via e non lo faceva giocare più per un paio d'anni.
E chi lo difende non fa altro che giustificare uno dei gesti più brutti visti in una partita di calcio. Uno spot negativo, da mandare in onda nelle scuole calcio dei bambini con il sottotitolo: “Il calcio non è questo”.
Quindi, io la riflessione sul campione provocato ed il difensore che ha offeso, la chiuderei qui una volta per tutte.
Ma Gallas, secondo le agenzie delle ultime ore, rincara addirittura la dose: “Vorrei solo picchiarlo”, riporta il Corriere, “Sappiamo tutti come sono fatti gli italiani, fanno sempre così. Quando sentono che stanno subendo, provocano. Quando ho visto Zidane andarsene così, avrei voluto spaccare la faccia a Materazzi. A volte un giocatore fa il furbo, dicendo cose per le quali vorresti ucciderlo. Gli italiani barano, ma non possiamo farci nulla”.
Simpatici proprio, questi francesi. E complimenti anche a Gallas, che continua a dimostrare non solo il livello di cultura sportiva della nazionale francese, ma anche il fatto che questi qui non sanno proprio perdere.
Ah, lo sentite questo coro in lontananza? Siamo noi, siamo noi, i campioni del mondo siamo noi...



(Corriere)

lunedì 10 luglio 2006

Campioni del Mondo

Allora, l'esame è andato bene.
Volevo gridare campioni del mondo mentre firmavo la camicia, ma alla fine non l'ho fatto.
Ora che ho la mente libera da impegni universitari, e ho riacquistato la lucidità dopo le troppe birre di ieri sera, credo sia il momento di tirare le somme di questo mondiale, mentre i nostri eroi azzurri sono appena usciti dal bagno di folla del Circo Massimo.
Il mondiale, bello o brutto che sia stato, l'abbiamo vinto.
Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!

La finale sarà stata fin troppo sofferta, il gioco non sempre spumeggiante, i talenti non avranno brillato come ci si aspettava, ma alla fine è il risultato quello che conta, no?
Abbiamo iniziato vincendo un girone abbastanza facile con qualche patema d'animo di troppo. Col Ghana una buona prestazione, con una nazionale cinica e compatta trascinata da un Pirlo ispiratissimo. Ma con gli USA il primo passo falso, e nel dopo-partita già tutti, giornalisti e allenatori del bar sport erano pronti a crocifiggere Marcello Lippi e boicottare la squadra.
Con la Repubblica Ceca si è rivista una buona squadra, grazie soprattutto alla superiorità numerica e al gol di testa del sostituto di Nesta, quel Materazzi che, da difensore più odiato del calcio italiano, si è trasformato in eroe nazionale. L'avreste mai detto?.
Negli ottavi, forse la nostra partita più dura e sofferta. Con l'Autralia, dopo l'espulsione di Materazzi, chi di noi non ha detto: E' già finita? E invece no: il terzino dalle gambe chilometriche, il fenicottero della fascia sinistra, quel Grosso partito tra mille dubbi come titolare di Lippi, ha preso il coraggio a due mani e si è esibito nel primo dei suoi capolavori mondiali: discesa forsennata sulla fascia, doppio dribbling e fallo guadagnato in area di rigore. Totti, niente cucchiaio e gol qualificazione.
Con l'Ucraina partita in discesa fin dall'inizio, con un fenomenale Zambrotta ed il nostro bomber Toni che solo lì ha segnato le sue uniche due reti del mondiale. 3 a 0, e via a incontrare la Germania.
I padroni di casa. Partita dura ma corretta, nervosa: gioco a sprazzi, poche emozioni fino a quei due magici minuti che già sono entrati nella storia: 119° e 120°.
Un uno-due micidiale: prima di nuovo Grosso, con un gol tutto cuore, coraggio e precisione chirurgica, poi il redivivo Del Piero, con una perla delle sue che è già da annali del calcio.
Siamo in finale. Nessuno c'avrebbe mai scommeso una lira. La nazionale degli scandali, quella che "di sicuro gli arbitri faranno di tutto per farci fuori", quella di Moggiopoli e Calciopoli ha raggiunto la finale.
Ce la giochiamo tutta qui, a Berlino, contro la Francia di Zidane e soci.
Antipatica come nessun altra nazionale. Superbi, spocchiosi, irritanti: e poi, già ci hanno condannato due volte all'eliminazione. Francia 98 ed europei del 2000.
Contro di loro è stato davvero l'epilogo più bello, perché ci siamo vendicati di due sconfitte che bruciavano ancora troppo.
Anche questa partita davvero brutta: nervosa, lenta, troppa tensione da ambo le parti.
La Francia subito in vantaggio con rigore che più dubbio non si può, pareggiamo con l'eroe del popolo Materazzi, giochiamo bene altri 15 minuti - vedi traversa di Toni - e poi crolliamo. Non facciamo più nulla, giochiamo male, siamo lentissimi.
La Francia, davvero sorprendente, sembra pronta a darci il colpo di grazia da un momento all'altro, guidati da uno straordinario Zidane.
Ma noi soffriamo, chiusi dietro e pronti a ripartire in contropiede. Con un Cannavaro capitano di sicuro il migliore del mondiale - altro che Zizou - che giganteggia lì dietro come ha sempre fatto.
Poi, i dieci secondi di follia di Zidane, con la zuccata nello sterno di Materazzi - cosa gli avrai detto, amico mio, per farlo incazzare così? Forse non ce lo dirai mai - e l'espulsione.
In molti già lo condannano a vita per questo gesto. Indecoroso e indecente, uscirsene così di scena è davvero poco gratificante, ma le qualità del campione più puro degli ultimi 15 anni non si toccano proprio.
Comunque, Francia in 10 ma Italia che fa poco o nulla per vincere.
Poi i rigori, ma questi già fanno parte della storia dei mondiali.
6 a 4, la coppa è nostra.
Che emozioni indescrivibili, uniche, irripetibili. Noi dell'83, che non avevamo visto Tardelli esultare dopo il gol, Pertini in piedi in tribuna e Paolo Rossi che la buttava dentro sei volte in tre partite, soffrivamo troppo per questa nostra mancanza.
La nostra generazione era quella degli eterni sconfitti: le notti magiche trasformate in tragedia per colpa di Zenga che va a farfalle, il dramma dei rigori in Usa, poi in Francia e ancora agli europei del 2000.
Non vincevamo mai: solo lacrime e dolori calcistici, per noi dell'83. Fino a ieri. Fino a quel trionfo splendido, inaspettato, maturato piano piano nella mente e nel cuore di noi tutti.
Un mondiale vinto dai terzini operai, dai faticatori, dai mediani dai piedi storti e dai difensori coraggiosi.
Un mondiale senza attaccanti, dove il nostro miglior marcatore è un enorme difensore che vedevamo tutti come uno spezzagambe e basta. Un mondiale vinto con merito, prima di tutto, e con tanto, tanto cuore. Che ci fa dimenticare per un momento tutti gli scandali che ci sommergono a casa nostra, e ci fa volare e sognare, perché vederla alzare al cielo dai nostri, quella coppa, è proprio un'emozione incredibile.
Un mondiale che ci ha offerto un Totti a mezzo servizio, incapace di incidere e quasi sempre irritante. Un mondiale che ha consacrato Zambrotta come uno dei migliori nel suo ruolo, ha fatto scoprire a tutti il talento di un giocatore duttile come Perrotta, ha fatto capire a tutti che la coppia Pirlo - Gattuso è un godimento per gli occhi e da manuale del calcio: un rubapalloni instancabile e aggressivo + un danzatore sopraffino con il pallone sempre attaccato ai piedi.
Complimentoni, ragazzi.

Ora noi abbiamo 4 stelline, meglio di noi soltanto il Brasile.
Abbiamo cancellato in un momento tutti quei ricordi che i nostri genitori ci avevano tramandato, che le televisioni tornavano a riproporci ogni volta come i bei tempi passati che non torneranno più. Tardelli, Rossi, Bruno Conti, lo scopone sull'aereo con Pertini.
Il mondiale spagnolo, l'ultimo mondiale vinto, che non abbiamo vissuto e ci toccava ripercorrere solo attraverso ricordi e fimati d'archivio.
Ma, ora, quei ricordi ce li abbiamo anche noi, e non sono meno belli di quelli dell'82.
Che soddisfazione, che soddisfazione.
Da domani possiamo tornare anche a parlare di Juve in B, arbitri, Moggi e condanne varie.
Da campioni del mondo, però.

domenica 9 luglio 2006

Il professore capirà

Non so come, ma sono ancora vivo.
L'infarto l'ho rischiato un paio di volte, ho detto più parolacce in due ore che in tutto l'anno, i rigori non li ho visti perché stavo troppo male, non ho più voce perché ho gridato come un ossesso, ma ne è valsa la pena.
Ah, tra meno di due ore dovrei svegliarmi, andare a Roma e fare un esame, ma poco importa.
CAMPIONI DEL MONDO.

Meglio un 30 o la coppa?

Meno cinque ore alla finale.
Ho ancora un po' di tempo per finire di studiare.
Ma chi voglio prendere in giro?
Ma quale libri, quale ripetizione: qui si pensa solo a Italia - Francia e la tensione già si taglia col coltello.
E l'esame? Poco importa, soprattutto se domani potrò andare a sostenerlo con la quarta stellina impressa sulla maglia.

venerdì 7 luglio 2006

Dream team

Nella squadra ideale di campioni del mondiale, annunciata dalla Fifa, ci sono ben 7 italiani.
La muraglia Buffon, l'inarrestabile Zambrotta, il generoso ed elegante Pirlo, l'instancabile Gattuso e l'immenso Cannavaro.
Poi, non so bene il perché, anche Totti e Toni.

(Corriere)

mercoledì 5 luglio 2006

Domenica mangiamo galletti

Va bene il riscatto dell'europeo, va bene la rivincita dei rigori del 98, va bene che sono antipatici e sarà bellissimo umiliarli, ma io la finale l'avrei preferita con il Portogallo e non con la Francia (e sì, marcare quella pippa di Pauleta è una cosa, tentare di fermare quella furia di Henry un'altra).
A domenica, tanto i più forti siamo sempre noi.

Non è vero

Non sono del tutto d'accordo con le riflessioni di Luca Sofri sulla partita di ieri, soprattutto con l'inutile e superflua critica a Del Piero: "La prima è che sono contento che Del Piero abbia fatto quel gran bel gol. E che però la celebrazione del rinato Del Piero mi sembra fuor di misura e analoga a quella del rinato Totti quando quello aveva buttato dentro un rigore. Del Piero ha giocato poco, si è bruciato le due chances che ha avuto di buttarla dentro e ha acchiappato la terza, peraltro superflua (il gol che conta l'avevano fatto Pirlo e Grosso). Bravo. Ma non fa primavera".
Del Piero ha in realtà giocato pochissimo - ormai è l'ultima scelta di Lippi -, ma si è mosso molto bene e l'ha buttata dentro con classe infierendo con eleganza su un avversario già al tappeto.
Poi, non so dove abbia visto il buon Sofri le altre due chances bruciate dall'attaccante. Mistero. Comunque, mi sa proprio di quelli che devono per forza remare contro perché così fa giornalista di tendenza.

E poi, resto semplicemente sbalordito dall'ultimo, delirante quarto punto: "La quarta cosa è che se il tifo per la nazionale non fosse una cosa irrazionale e istintiva, spererei che i mondiali li vincesse la Francia: una squadra di persone serie, mature, eleganti, non tatuate, in cui il più pirla è più colto e intelligente del nostro presidente di Lega. Una coppa del mondo è fatta per le mani di Zidane, o di Henry, o di Thuram. Ma poi sarò contento di vederla in quelle di Buffon".
Ora, non so bene in base a quali criteri riesca a definire i francesi più seri e maturi dei nostri, ma in ogni caso non mi trova d'accordo. Proprio no.
Poi, per quanto guarda l'eleganza, va bene che Zidane è di un altro pianeta, ma sugli altri ci andrei un po' più cauto.
Paragonare Pirlo a Makelele, Totti a Ribery e Zambrotta a Sagnol? Ma per favore.
Sulla questione dei tatuaggi, poi, non capisco il perché di questo riferimento.

Alla fine, che dire: per fortuna, sono felice che il tifo sia una cosa passionale e incontrollabile, e spero soltanto che la Coppa del Mondo la vinca la squadra che rappresenta la mia nazione: non un gruppetto di calciatori a fine carriera, superbi e insopportabili, non so se intelligenti ma di sicuro antipatici.
E, per fortuna, Luca Sofri scrive molto bene, per fortuna non solo di calcio.

martedì 4 luglio 2006

Che semifinale

Torno ora a casa dai festeggiamenti post-partita.
Senza voce, senza parole.
E anche leggermente brillo.

lunedì 3 luglio 2006

Il pugno misterioso

Dal momento che qualcuno lo ha appena cercato qui sul blog, come apprendo dai referrers, lo piazziamo subito in bella vista: il filmato del presunto pugno di Frings a Cruz, durante la rissa finale tra Germania e Argentina.
Buona visione.

(Youtube)

Il complotto

Dei folli, poco fa, sul programma sui Mondiali di Raiuno - ho riconosciuto Mazzola e Tardelli, ma forse anche qualcun altro - stavano portando avanti da una mezz'ora una teoria assurda su un complotto internazionale architettato da una mente oscura ai danni dell'Italia: in realtà avrebbero squalificato Frings per poi far sì che l'arbitro possa dirigere a favore della Germania e noi poi non potremmo lamentarci perché potrebbero risponderci: "ma abbiamo anche squalificato Frings, quale arbitraggio contro di voi".
Da camicia di forza, sul serio.

sabato 1 luglio 2006

Il mio quarto di finale

Allora: ieri, e lo ricordo per chi avesse vissuto in una buca sotto terra a centinaia di metri di profondità con i tappi nelle orecchie, l’Italia si è qualificata per le semifinali della coppa del Mondo.
Un 3 a 0 senza storia con il quale la squdra di Marcello Lippi ha annientato l’Ucraina.
Gol apripista di Zambrotta, doppietta di Toni, e la nazionale di Sheva è tornata a casa con la coda tra le gambe.
Ma non voglio parlare di questo, basta leggere un qualsiasi giornale per saperlo.
Voglio raccontarvi quello che ho visto qui a Napoli, i festeggiamenti che i napoletani hanno riservato a questo passaggio di turno. Sempre se, con le parole, riuscirò a spiegarvi quel che ho visto, ieri sera.
Sono a casa di amici al corso Garibaldi, dalle parti della stazione centrale.


Una strada già addobbata a festa prima della vittoria. Manca mezz'ora all'inizio. In lontananza, già si sentono esplosioni e fuochi d’artificio: forse c’è gia chi si esercita immaginando il risultato favorevole.
Al primo gol, subito il putiferio: bombe carta che scoppiano sotto casa, ci affacciamo per vedere se le auto sono integre.
Le trombette risuonano in ogni dove, bandiere sventolano tra fuochi d’artificio e bambini che battono i coperchi delle pentole usandoli come piatti.
Si soffre durante il primo tempo, poi l’intervallo. Altre esplosioni, si prende il caffè, i motorini sfrecciano per le strade per andare chissà dove, con la solita colonna sonora di clacson e fischi.
Secondo tempo: uno-due micidiale dell’Italia, e il corso Garibaldi quasi salta per aria per la gioia. Non scherzo, sembrava il terremoto: neanche a capodanno ho visto fuochi d’artificio così.
Ci avviciniamo alla fine della partita. Al termine, l’inferno. O il paradiso, dipende dai punti di vista: uno spettacolo che non bastano le parole per descriverlo.
Una quantità indefinita di motorini spuntati da decine di vicoli: 2, 3 alle volte anche 3 persone con un bimbo piccolo, sui motorini a festeggiare, a urlare, a fare cose incredibil.
Motociclette, trombe, bandiere sventolanti, grida, clacson che hanno suonato ininterrottamente almeno per due ore.
Ancora fuochi d’artificio – ma quanti, non avete idea -, e gli immancabili annunci funerari che segnalano la morte dell’Ucraina. Splendidi.
Allora, tutti in auto a festeggiare: bandiere e trombetta alla mano, mi lascio trascinare in questo casotto, nonostante avessi già la palpebra calata.
Strombazzate varie, nel traffico a passo d’uomo, con motorini che spuntano da tutte le parti: gridi, ti cali nella folla, nell’atmosfera, sudi perché il caldo è insopportabile. Ti guardi intorno e vedi ragazzi a torso nudo che usano la bandiera dell’Italia come mantello, parrucche tricolori, bandiere di dimensioni spropositate, automobili addobbate a festa, furgoncini dipinti con i colori della nazionale.
Le ragazze napoletane, truccate in volto, ridono e si scatenano. Sono bellissime.
Senti clacson musicali, l’inno di Mameli a tutto volume, ridi perché attorno a te ridono tutti.
Arrivati su via Caracciolo, il traffico si ferma. O meglio, si fermano tutti e scendono dalle macchine per cantare e festeggiare. Cantano a squarciagola, e siamo quasi alla mezza.
La festa con le automobili ferme per strada continua almeno fino all’una. E’ una festa incredibile, e siamo appena in semifinale.
Ovviamente, il rovescio della medaglia è testimoniato dai numerosi atti vandalici da parte dei soliti teppisti, che non hanno mai ben chiaro il limite che divide festeggiamenti da vandalismo. Bestie.
Pullmann devastati, risse, arresti, hanno coronato la nottata e confermato come il popolo napoletano sia tanto amabile per certi versi, tanto incivile e sgradevole per altri. Che peccato
Ci vediamo in semifinale, allora. Sperando che mi ritorni la voce e che finiscano di fischiarmi le orecchie.

mercoledì 17 maggio 2006

Verso Germania 2006










Basta parlare di Moggi, basta.
Passiamo al calcio vero, ora, a quello giocato e a quello che inizieramo a giocare tra meno di un mese, in Germania.
Con tutto il clamore creatosi attorno alle intercettazioni telefoniche, nessuno ha riflettuto un po’ sulle scelte di Lippi per i prossimi mondiali.
Ovviamente, direte, perché con tutto questo processo mediatico ai danni di Moggi & co. Discutere dei convocati italiani per la trasferta tedesca sarebbe stato come parlare del gattino sull'albero mentre un branco di leoni inferociti si aggira per la città
Quindi, tutti i giornalisti a sguazzare nello scandalo e nessuno che si è interrogato sulla presenza di Materazzi nei 23 convocati.
Ma parliamone, dunque, che di cose da dire ce ne sono parecchie.
Non di pressioni, di telefonate, di orologi o di combine, ma solo delle qualità dei singoli giocatori che ci faranno sognare (speriamo) ai mondiali di Germania.



Su Buffon, Peruzzi e Amelia, nulla da ridire, per carità: il primo continua ad essere tra i migliori del mondo, nonostante un’annata non certo da incorniciare.
Il secondo dà sicurezza alla squadra e potrebbe essere un’ottima alternativa, data l’esperienza quasi ventennale tra i pali di squadre di mezz’Italia.
Il terzo, invece, è senza dubbio la rivelazione del campionato che si è appena concluso.
Con il suo Livorno, Amelia ha giocato una stagione indimenticabile – l’anno scorso, quando l’avevo io al fantacalcio, prendeva la media di 3 gol a partita, ma fa nulla – e ha meritato senz'altro la presenza in nazionale.
Dietro di loro il pur bravo De Sanctis, che quest’anno non ha brillato e partirà solo nel caso in cui qualcuno dei tre si faccia male prima del 2 giugno.








Riflettiamo un po’ sulla difesa, ora: andiamo in Germania con Cannavaro, Nesta, Zambrotta, Grosso, Materazzi, Barzagli, Zaccardo, Oddo.
Titolari dovrebbero essere, sicuramente, i primi quattro.
Preoccupa Nesta, però, che da qualche mesi sembra solo un lontano parente del difensore più forte del mondo che conoscevamo, e ci auguriamo che l’esperto Fabio riesca a svegliarlo e caricarlo a dovere per la sfida mondiale.
In panca come centrali, purtroppo, Lippi ha portato Materazzi, uno che non ha giocato quasi mai con l’Inter quest’anno e, quando è entrato, ha offerto prestazioni mediocri, fallose e ha segnato l'incredibile autogol da centrocampo contro l’Empoli, e Barzagli, uno bravo ma forse non ancora pronto per una così grande esperienza.
Sulle fasce, Zambrotta e Grosso sono delle sicurezze, ma quando non sono in giornata diventano inguardabili. Dietro di loro Oddo, che data la stagione meriterebbe forse di partire titolare, e l’inutile Zaccardo, un anonimo difensore di fascia (mi dicono che gioca nel Palermo) che si trova con i 23 non capisco bene per quale motivo.
Io, personalmente, avrei portato volentieri Pasqual.










Poi, centrocampo.
I tre titolari saranno probabilmente Camoranesi, Pirlo e Gattuso, giocatori che negli ultimi due mesi non hanno certo brillato per lucidità e freschezza fisica. Gattuso il cuore ce lo mette sempre, ma appunto è solo quello, mentre gli altri due mi sembrano effettivamente non al massimo.
Preferirei, quindi, vedere un De Rossi in campo dal primo minuto, al massimo della forma, mentre mi auguro che Perrotta mantenga la concretezza e la intelligenza tattica dimostrata con la Roma quest’anno. Su Barone, non mi pronuncio, ma avrei preferito altri giocatori, al suo posto.
Un paio di nomi? Su tutti Fiore e Morrone, inspiegabilmente ignorati, il primo capace di cambiare da solo una partita quando è in serata, il secondo molto bravo in interdizione e a proporsi anche in zona gol.
Ah, anche Totti è nella lista dei centrocampisti, ma dovrebbe essere inserito in quella dei grandi campioni, fortunatamente recuperati per i mondiali, nonostante gli interventi assassini dei difensori.





In attacco, invece, ovvie le convocazioni di Gilardino (devastante quando è in forma), Toni (devastante sempre) e Del Piero, molto apprezzata quella di un Inzaghi dato per finito fino a qualche mese fa, ma invece tornato alla grande a gonfiare le reti avversarie. Il miglior rapace d’area di rigore degli ultimi 20 anni.
Inspiegabile, infine, la convocazione di Iaquinta, da quasi 6 mesi irriconoscibile, reduce da un infortunio, poco concreto in zona gol e mai brillante nelle poche apparizioni in nazionale.
Può essere molto importante per la squadra, lo so, ma per il mondiale servono giocatori al massimo della forma e in grado di carburare subito.
C’era Lucarelli, alla seconda incredibile annata col Livorno; c’era Tavano, giovane, incontenibile ed esplosivo come pochi altri; c’era Rocchi, giocatore capace di sacrificarsi per la squadra e di dare tutto in campo; io avrei visto bene anche Di Michele o Di Natale, a dirla tutta.





Ma per fare queste scelte ci vuole coraggio, perché fare una mossa sbagliata sarebbe un rischio troppo grande per Lippi, come per qualsiasi allenatore di nazionale durante i mondiali.
Una pedina posizionata male e finisci sulla graticola mediatica, con i giornalisti che ti sbranano come sciacalli su una carcassa in decomposizione.
Meglio puntare sui soliti nomi, allora, senza osare più di tanto.
Sperando di non uscire fuori già nel girone.