giovedì 22 agosto 2013
9 anni fa / Ciao Enzo
Sono passati 9 anni, Enzo, ma per me è come se tutto fosse successo ieri.
Non dimentico il giorno del tuo rapimento, non dimentico la feccia del giornalismo che titolò in questo modo, non dimentico le parole di scherno e di odio nei tuoi confronti. La sicurezza che si trattasse quasi di una marachella, la tua. Non dimentico il silenzio assordante dei media italiani a fine agosto, non dimentico come in molti, quasi tutti, ti abbandonarono, forse pensando che tutto si sarebbe risolto magicamente da solo.
Ecco, io non dimentico, e ogni tanto torno a leggerti.
Ciao Enzo.
venerdì 16 agosto 2013
Il primo diritto
"L'ambiente è il primo diritto dell'uomo, senza un ambiente sano l'uomo non puó esistere ed esigere altri diritti."
Ken Saro Wiwa
Ken Saro Wiwa
sabato 10 agosto 2013
Il documentario di Werner Herzog su chi scrive sms mentre guida
Le storie di Xzavier, di Chandler, di Debbie, di Reggie.
Le storie legate alla cattiva, cattivissima abitudine di guidare mentre si scrivono messaggi al cellulare. Le racconta il famoso regista Werner Herzog in questo suo documentario, dal titolo From one second to the next. Già dal titolo si capisce il messaggio fondamentale: non basta dire e dirsi "ma è solo un messaggino, che sarà mai." oppure "ne scrivo uno e poi basta". Quello che si capisce da queste storie è soprattutto che si tratta di un attimo: basta un secondo, una distrazione momentanea, e si può uccidere, distruggere delle vite, delle famiglie, paralizzare bambini.
Un'altra riflessione importante da fare, a mio avviso, è il fatto che il documentario sia finanziato alla compagnia telefonica AT&T e sarà proiettato nelle scuole statunitensi. Mi sembra il miglior modo per sensibilizzare le nuove generazioni su questo tema.
Le storie legate alla cattiva, cattivissima abitudine di guidare mentre si scrivono messaggi al cellulare. Le racconta il famoso regista Werner Herzog in questo suo documentario, dal titolo From one second to the next. Già dal titolo si capisce il messaggio fondamentale: non basta dire e dirsi "ma è solo un messaggino, che sarà mai." oppure "ne scrivo uno e poi basta". Quello che si capisce da queste storie è soprattutto che si tratta di un attimo: basta un secondo, una distrazione momentanea, e si può uccidere, distruggere delle vite, delle famiglie, paralizzare bambini.
Un'altra riflessione importante da fare, a mio avviso, è il fatto che il documentario sia finanziato alla compagnia telefonica AT&T e sarà proiettato nelle scuole statunitensi. Mi sembra il miglior modo per sensibilizzare le nuove generazioni su questo tema.
martedì 6 agosto 2013
Jeff Bezos compra il Washington Post
Molti di noi la mattina comprano il giornale: Corriere della Sera, Repubblica, il manifesto, il Foglio, a seconda dei gusti e degli orientamenti politici. E spende da 1 euro a 2 euro massimo, spesso lamentandosi del prezzo eccessivo.
Altri, come Jeff Bezos di Amazon, comprano un giornale, con tutta la redazione, macchinari, etc etc. Il Washington Post, per essere precisi, e per quasi 200 milioni di euro.
Bene, cosa dobbiamo aspettarci ora? Lo stesso Besoz ammette di non avere ancora un piano di business ben preciso in mente, ma i successi ottenuti con Amazon lasciano ovviamente ben sperare per il futuro del giornale ricordato per Woodward, Bernstein e il caso Watergate.
martedì 30 luglio 2013
Inviate libri a Lampedusa
Lampedusa non ha libri. Come è possibile vivere in una città, anzi in un'isola, e non avere accesso a librerie o biblioteche?
Certo, esiste Amazon, esistono gli altri siti di ecommerce, ma entrare in una libreria o in una biblioteca per acquistare è tutta un'altra cosa.
Quindi, io ho preso una ventina di miei libri che ho letto e che non leggerò più (libri belli, tra questi uno splendido libro di Cortazar e pure dei fumetti niente male) e ho preparato una scatola che invierò a Giusi Nicolini, sindaco dell'isola, che ha lanciato l'appello.
Se anche voi volete fare un bel gesto, inviate libri a Lampedusa.
Certo, esiste Amazon, esistono gli altri siti di ecommerce, ma entrare in una libreria o in una biblioteca per acquistare è tutta un'altra cosa.
Quindi, io ho preso una ventina di miei libri che ho letto e che non leggerò più (libri belli, tra questi uno splendido libro di Cortazar e pure dei fumetti niente male) e ho preparato una scatola che invierò a Giusi Nicolini, sindaco dell'isola, che ha lanciato l'appello.
Se anche voi volete fare un bel gesto, inviate libri a Lampedusa.
[I libri vanno indirizzati direttamente al primo cittadino dell'isola: Giusi Nicolini, Sindaco - Donazione dei libri per la prossima apertura della Biblioteca Ibby di Lampedusa Via Cameroni, 92010.]
lunedì 8 luglio 2013
Yeezus - Kanye West
Ma di cosa stiamo parlando? Attualmente Kanye West li stende tutti.
Potrà non piacere, potrà risultare antipatico - o lui o le sue manie di grandezza - ma è innegabile che anche in questo Yeezus (sesto disco in studio) c'è un concentrato di suoni e di influenze che fa impallidire tutti gli altri rapper, musicisti e artisti sulla scena.
Con On sight, New Slaves e I am a God KW sposta ancora un po' più in alto l'asticella, suona meno patinato e più ruvido di My Beautiful Dark Twisted Fantasy e fa capire ancora una volta che nel 2013 fare musica significa rischiare, osare, sperimentare.
Kanye West lo sa fare eccome, tutti gli altri possono solo imitare.
Potrà non piacere, potrà risultare antipatico - o lui o le sue manie di grandezza - ma è innegabile che anche in questo Yeezus (sesto disco in studio) c'è un concentrato di suoni e di influenze che fa impallidire tutti gli altri rapper, musicisti e artisti sulla scena.
Con On sight, New Slaves e I am a God KW sposta ancora un po' più in alto l'asticella, suona meno patinato e più ruvido di My Beautiful Dark Twisted Fantasy e fa capire ancora una volta che nel 2013 fare musica significa rischiare, osare, sperimentare.
Kanye West lo sa fare eccome, tutti gli altri possono solo imitare.
mercoledì 12 giugno 2013
Serbia: plastica e rifiuti devastano il territorio
Un mio articolo per Econote, in cui parlo del disastro ambientale in Serbia, e dell'inquinatissimo fiume Juzna Morava.
martedì 4 giugno 2013
domenica 26 maggio 2013
Il grande Gatsby di Luhrmann, secondo me
La prima cosa che ho da dire sul Grande Gatsby di Luhrmann è che credo sia impossibile trovare una recensione che non azzardi paragoni con il libro di F.S. Fitzgerald (e che ci spieghi la trama del breve romanzo dello scrittore, come se ce ne fosse bisogno). Capisco bene che stiamo parlando di una delle opere più significative del romanzo americano del ventesimo secolo, ma discutere della fedeltà all'opera narrativa, della coerenza con il tono del romanzo e di altre cose simili credo sia, sinceramente, una questione secondaria.
I libri sono i libri, i film sono i film. Ho amato Il Padrino di Mario Puzo, come ho amato per altre ragioni i primi due film di F.F. Coppola, che erano totalmente diversi. Un altro esempio? Non è un paese per vecchi (libro) ha toni totalmente diversi dal film dei Cohen, ma se qualcuno mi viene a chiedere "meglio il libro o il film" rischia grosso, perché credo sia una domanda che non merita risposta. E così vale per decine di casi simili.
Dico io: prendiamo allora il film di Luhrmann per quello che è, senza fare sterili paragoni con il romanzo. Qual è il mio giudizio? Un film maestoso e coraggiosamente pop, con una prima parte travolgente per scenografie e costumi (sfido chiunque a non emozionarsi durante la scena della festa; e non è adorabile la scena dell'incontro con Daisy, nella villetta stracolma di fiori?), e una seconda cupa e commovente. Gli attori sono in parte, la colonna sonora è una bomba, l'effetto complessivo - sia in sala, che fuori - è quello di un'esplosione di colori e suoni, una sbornia che neanche le feste di Gatsby nella sua villa riuscivano a ricreare.
Ripercorrere pedissequamente nel 2013 il capolavoro di F.S. Fitzgerald non avrebbe avuto senso, siamo seri. Prendere un'opera importantissima, coglierne l'essenza rivoltarla come un calzino, e farne un kolossal patinato, sfavillante, colorato e moderno, a mio parere, sì. Non rispecchia fedelmente le atmosfere del libro, l'inquietudine e il dramma del romanzo? Ce ne faremo una ragione, perché quella luce verde al di là della baia che ci ha fatto emozionare sulla pagina, c'è riuscita anche sul grande schermo.
mercoledì 22 maggio 2013
sabato 30 marzo 2013
venerdì 22 marzo 2013
Milano, il B&B scarica liquami nel Lambro
Ho scritto questo pezzo per Econote. Ci tengo particolarmente a segnalarlo sia perché vivo ormai da 3 anni in una zona molto vicina al fiume Lambro, sia perché ritengo che bisogna punire, sempre e comunque, comportamenti come questo.
Si torna a parlare del fiume Lambro, come già capitato 3 anni fa dopo la serie di sversamenti industriali tossici (600mila litri di gasolio e petrolio dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta).Questa volta la notizia la riporta il Corriere della Sera, che con un articolo a firma Armando Stellaparla del Bed and breakfast Cascina Gobba e ci informa di come “L’edificio di via Padova 389 non è allacciato alla fogna. Raccoglie le acque nere dagli alloggi dei turisti, le spinge nel sottosuolo e le vomita nel fiume.”La concessione per l’apertura del B&B era stata rilasciata senza che però ci fosse l’allacciamento alle fogne, si apprende leggendo il pezzo del cronista. Pazzesco. E mentre ci si rimpallano le responsabilità, ci si incolpa a vicenda – la gestione del residence, la Mm che gestisce il servizio idrico – e si cercano lentamente soluzioni, il B&B continua ad essere aperto e a sversare nel Lambro i liquami di coloro che vi soggiornano.Rinviamo alla lettura del pezzo sul Corriere per i dettagli tecnici, mentre qui sottolineamo l’ennesimo colpo a questo fiume già abbastanza devastato negli ultimi anni. Un fiume avvelenato, ma come si vede dalle foto del reportage del 2010 nel Parco Lambro, in grado di rinascere e combattere gli scempi delle persone senza scrupoli.
lunedì 4 febbraio 2013
L'ombelico di Giovanna
Puglia, estate 1945. In una lucente giornata, Giovanna esce dal mare con un costume strappato che lascia scoperto l’ombelico, rubando per sempre il cuore di Ezio. La guerra è appena finita, gli invasori hanno abbandonato il paese, e il bikini sarà presentato al mondo solo 12 mesi dopo. Ezio proverà in tutti i modi a conquistare il cuore di Giovanna. Ma lei, impaurita e insicura, non accetterà la sua proposta di matrimonio, costringendo Ezio a fuggire per l’umiliazione. Il giovane pugliese attraverserà l’Italia distrutta ma colma di speranza del dopoguerra, fino a raggiungere Bolzano, dove diventerà un raccoglitore di mele. Sessant’anni dopo una lettera riaccende quella passione mai del tutto sopita. Ezio parte così per un viaggio di ritorno che è un malinconico tentativo di recuperare il passato. Una storia d’amore romantica e struggente che supera le barriere del tempo; un romanzo coraggioso che racconta l’amore ad ogni età, ribaltando i cliché della società moderna.
Ernest van der Kwast (Bombay, 1981) è uno scrittore. Ha vissuto a San Genesio, vicino a Bolzano fino a febbraio 2012. Adesso vive in Olanda. Nel 2004 ha rinunciato a una promettente carriera da lanciatore del disco per pubblicare la sua prima opera narrativa, sotto pseudonimo. Il suo romanzo autobiografico Mama Tandoori(Isbn, 2010) è stato un bestseller. L’ombelico di Giovanna è il suo ultimo libro, già bestseller in Olanda.
lunedì 21 gennaio 2013
Intervista a Ernest van der Kwast
La mia intervista a Ernest van der Kwast, sul blog Isbn:
1- Quando hai deciso di scrivere L’ombelico di Giovanna? Credo sia stato anni fa. Vivevo a Bolzano e aspettavo un treno che mi portasse verso nord, tra le montagne. Al binario 6 c’era un altro treno, fermo: un Intercity in partenza per Lecce. Dagli altoparlanti veniva una voce, che elencava tutte le stazioni in cui il treno si sarebbe fermato: “Ora, Mezzocorona, Trento, Rovereto, Verona Porta Nuova, Mantova…”. Era come ascoltare qualcosa di magico, una poesia composta da nomi di città. Rimasi subito stregato. Il treno faceva un viaggio di 13 ore attraverso ben 37 stazioni! Era come una Transiberiana, solo che era in Italia, dal profondo nord al profondo sud. Non sono andato al binario 6 a prendere quell’Intercity, ma nel viaggio in treno attraverso le montagne ho iniziato a fantasticare su un libro in cui un uomo anziano un giorno si metteva in viaggio verso Lecce, verso la sua terra natia, la sua giovinezza, il suo primo vero amore.
1- Quando hai deciso di scrivere L’ombelico di Giovanna? Credo sia stato anni fa. Vivevo a Bolzano e aspettavo un treno che mi portasse verso nord, tra le montagne. Al binario 6 c’era un altro treno, fermo: un Intercity in partenza per Lecce. Dagli altoparlanti veniva una voce, che elencava tutte le stazioni in cui il treno si sarebbe fermato: “Ora, Mezzocorona, Trento, Rovereto, Verona Porta Nuova, Mantova…”. Era come ascoltare qualcosa di magico, una poesia composta da nomi di città. Rimasi subito stregato. Il treno faceva un viaggio di 13 ore attraverso ben 37 stazioni! Era come una Transiberiana, solo che era in Italia, dal profondo nord al profondo sud. Non sono andato al binario 6 a prendere quell’Intercity, ma nel viaggio in treno attraverso le montagne ho iniziato a fantasticare su un libro in cui un uomo anziano un giorno si metteva in viaggio verso Lecce, verso la sua terra natia, la sua giovinezza, il suo primo vero amore.
martedì 1 gennaio 2013
La tecnologia ci rende meno social?
Oggi riflettevo su quanto la tecnologia ci avvicini e ci semplifichi le cose, ma su quanto allo stesso tempo riesca ad allontanarci gli uni dagli altri, e alle volte a complicarci la vita.
Durante queste feste grazie alle meraviglie offerte dalla tecnologia sono riuscito a:
-Trovare rapidamente la strada più veloce per raggiungere alcune mete, grazie al servizio di mappe sul mio cellulare;
-Leggere due libri comodamente su Kindle, scaricarne un altro gratuito in un paio di click, evitando di appesantirmi inutilmente la valigia;
-Festeggiato il capodanno collegato via Skype con mia sorella, a più di 2000 km di distanza;
-Fatto foto al panorama di Napoli, uploadandole immediatamente sui più noti social network;
-Augurato buone feste ad amici vicini e lontani, usando i più svariati social network e applicazioni; Nell'ordine: WhatsApp, Facebook, Twitter e poi forse un paio di messaggini, devo ammetterlo sempre e solo come risposta ad auguri precedentemente ricevuti.
-Non perdemi nulla, via twitter, degli avvenimenti politici e culturali più importanti delle ultime settimane.
Allo stesso tempo, pero, durante queste feste sono riuscito a:
-Perdermi più volte perché il mio cellulare non riusciva a geolocalizzarsi bene;
-Rendermi conto che la mia lettura si è fatta più frammentata e meno approfondita rispetto al passato, e soprattutto troppo distratta da stimoli indesiderati (un tweet arrivato sullo smartphone, l'icona della posta sul mac mi segnalava due nuovi messaggi e il timer del televisore mi ricordava che tra 10 minuti iniziava Masterchef);
-Non godermi poi tanto il panorama fotografato perché subito dopo doveva essere uploadato sui social network;
-Ricevere decine di auguri di buone feste, su tutti i social network a disposizione, quasi tutti indirizzati a decine di contatti alla rinfusa, taggati all'inverosimile, alla fine quasi anonimi e spersonalizzati;
-Perdere più tempo su twitter che a fare una bella chiacchierata approfondita con amici e parenti.
E poi mi sono accadute tre cose che mi hanno davvero fatto riflettere sui nostri tempi:
1) Ero in autobus, per un breve tragitto, a Napoli: solitamente Napoli è sinonimo di chiasso, di casino, di gente che parla a voce alta, e che si sbraccia. Quando son salito sul mezzo c'era un silenzio irreale: c'erano soprattutto ragazzi tra i 18 e i 30 anni, e anziani: i primi erano tutti con il naso nei loro smartphone, tutti a fare chissà che cosa, nessuno parlava, neanche con il loro amico o compagno di corsa.
2) Ero al concerto di Pino Daniele, al Teatro Palapartenope: Per goderci meglio lo show siamo andati quasi sotto al palco, in piedi, in posizione defilata sulla destra. Mi sono ritrovato ad avere una vista d'insieme su tutta la platea, quasi 5000 persone credo: e quello che ho visto sono state centinaia e centinaia di schermi luminosi puntati sul concerto, una scena quasi irreale in cui la metà delle persone presenti sembravano maggiormente interessate a filmare, fotografare o registrare il concerto, che godersi il momento.
3) Stasera, dopocena, ero in salotto con mia madre a guardare la tv: Un film. A metà ci siamo annoiati entrambi, e senza volerlo, quasi nello stesso istante, abbiamo acceso il portatile e abbiamo iniziato a navigare, controllare la posta, perdere tempo online. E' passata mezz'ora prima che uno dei due rivolgesse la parola all'altro. Eravamo nella stessa stanza, ma distratti dal piccolo schermo che avevamo a disposizione abbiamo ritenuto più interessante fare un giro sul web che scambiare due chiacchiere. E vorrei che non capitasse mai più.
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