martedì 4 giugno 2013
domenica 26 maggio 2013
Il grande Gatsby di Luhrmann, secondo me
La prima cosa che ho da dire sul Grande Gatsby di Luhrmann è che credo sia impossibile trovare una recensione che non azzardi paragoni con il libro di F.S. Fitzgerald (e che ci spieghi la trama del breve romanzo dello scrittore, come se ce ne fosse bisogno). Capisco bene che stiamo parlando di una delle opere più significative del romanzo americano del ventesimo secolo, ma discutere della fedeltà all'opera narrativa, della coerenza con il tono del romanzo e di altre cose simili credo sia, sinceramente, una questione secondaria.
I libri sono i libri, i film sono i film. Ho amato Il Padrino di Mario Puzo, come ho amato per altre ragioni i primi due film di F.F. Coppola, che erano totalmente diversi. Un altro esempio? Non è un paese per vecchi (libro) ha toni totalmente diversi dal film dei Cohen, ma se qualcuno mi viene a chiedere "meglio il libro o il film" rischia grosso, perché credo sia una domanda che non merita risposta. E così vale per decine di casi simili.
Dico io: prendiamo allora il film di Luhrmann per quello che è, senza fare sterili paragoni con il romanzo. Qual è il mio giudizio? Un film maestoso e coraggiosamente pop, con una prima parte travolgente per scenografie e costumi (sfido chiunque a non emozionarsi durante la scena della festa; e non è adorabile la scena dell'incontro con Daisy, nella villetta stracolma di fiori?), e una seconda cupa e commovente. Gli attori sono in parte, la colonna sonora è una bomba, l'effetto complessivo - sia in sala, che fuori - è quello di un'esplosione di colori e suoni, una sbornia che neanche le feste di Gatsby nella sua villa riuscivano a ricreare.
Ripercorrere pedissequamente nel 2013 il capolavoro di F.S. Fitzgerald non avrebbe avuto senso, siamo seri. Prendere un'opera importantissima, coglierne l'essenza rivoltarla come un calzino, e farne un kolossal patinato, sfavillante, colorato e moderno, a mio parere, sì. Non rispecchia fedelmente le atmosfere del libro, l'inquietudine e il dramma del romanzo? Ce ne faremo una ragione, perché quella luce verde al di là della baia che ci ha fatto emozionare sulla pagina, c'è riuscita anche sul grande schermo.
sabato 30 marzo 2013
lunedì 3 ottobre 2011
Restless - Gus Van Sant
venerdì 12 novembre 2010
"Disco and Atomic War"
Se proprio vi piacciono i film originali, magari estoni, magari documentari che parlano della cultura occidentale penetrata a Tallinn durante la Guerra Fredda, attraverso la Finlandia, e magari dell'abbuffata di discomusic, Dallas e spot pubblicitari che gli estoni fecero in quel periodo, grazie ai programmi captati da Helsinki, credo proprio che "Disco and Atomic War" faccia al caso vostro.
(Salon)
domenica 15 agosto 2010
Sandra Bullock e Safran Foer
Sarà la bella attrice americana a interpretare la protagonista femminile del film tratto dallo splendido romanzo di Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino. Sarà la mamma di Oskar, bambino geniale e solitario che ha perso il padre nell'attacco alle Torri gemelle. Aspetto con curiosità questo film, tratto da uno dei libri più belli letti negli ultimi anni, dopo essere rimasto già particolarmente sorpreso dalla trasposizione cinematografica del primo libro di Safran Foer, Ogni cosa è illuminata.
lunedì 22 giugno 2009
Up della Pixar
Per avere un po' una idea della trama e dei personaggi, consiglio un giro su Trailer Island: ecco il trailer italiano, quello americano, e due splendidi upisodes.
(Trailerisland)
martedì 16 giugno 2009
Paris, Texas
sabato 7 marzo 2009
venerdì 30 gennaio 2009
Leggo
Michela Murgia, Il mondo deve sapere.
mercoledì 17 dicembre 2008
Dylan Dog al cinema.
Dylan Dog al cinema.
Dopo la mezza delusione di Dellamorte Dellamore, ecco il film americano.
Però ci vorrebbe Rupert Everett, chi è 'sto Brandon Routh...
(Tiscali)
sabato 6 dicembre 2008
La volpe a tre zampe
(Repubblica)
martedì 19 febbraio 2008
Robbe-Grillet (1922-2008)
mercoledì 13 febbraio 2008
CEI = Censura Estremamente Inutile
Ma che stiamo scherzando? Leggo di "scena volgare e distruttiva", di richieste di obiezioni di coscienza, di indignazioni della Cei.
A parte le goffaggini di Moretti e la presunta vodka bevuta dalla Ferrari, mi pare ci sia ben poco da discutere. E' una scena di sesso. Punto. Tra un uomo e una donna. Punto. Come se ne vedono tante nei film. E sul libro pare che ci siano particolari ben più spinti, che si indugi molto di più sull'elemento sessuale, che è alla base sia del romanzo che del film.
E allora? Perché questa intormissione - l'ennesima e gratuita - della Chiesa?
Che non serve a nulla, è inutile, e aumenta soltanto la curiosità verso un film che, se girato bene, interessante, bello, dovrebbe essere apprezzato per altro, e non certo per una scena di sesso che è poi diventata il volano commerciale per il film.
Che ormai si è ridotto a questo, fateci caso. Solo a quella scena.
Quando la censura è controproducente, appunto. E crea caos, per nulla calmo.
(Excite)
martedì 5 febbraio 2008
Speed Racer
Il film è Speed Racer, con Emile Hirsch come protagonista, attore giovane, da poco apprezzato nel film di Sean Penn Into the Wild. Christina Ricci, John Goodman, Susan Sarandon e Matthew Fox gli altri attori.
Attesissimo, ecco il nuovo film dei due ragazzacci che con Matrix hanno segnato in maniera importante la storia del cinema degli ultimi 10 anni. Ma stavolta non si tratta di codici matrice o mondi irreali. Bensì di un film tutto effetti speciali, colori sgarcianti e corse automobilistiche mozzafiato.
Qui il trailer, negli Usa dovrebbe uscire nel maggio del 2008.
(Youtube)
mercoledì 30 gennaio 2008
Cloverfield
Che pare essere sfizioso assai. Non certo un film da intellettuali, ma abbiamo già visto con piacere Io sono Leggenda, quindi un'altra ora e mezza di azione, mostri brutti e cattivissimi e urla di terrore non ci faranno poi tanto male.
(Qui una serie di link: Il finto servizio giornalistico sull'incidente che distrugge una piattaforma nell'Oceano; Il Trailer americano; 5 minuti sempre dal film).
sabato 26 gennaio 2008
Che bello l'uomo sulla luna
Ieri ho visto Man on the moon, di Milos Forman, con Jim Carrey.
E più che del film in sè, davvero straordinario, vorrei parlarare di quel fantastico personaggio che corrisponde al nome di Andy Kaufman.
Andy Kaufman, chi era costui? Io non ne sapevo nulla, prima di vedere il film.
Ma poi basta un piccolo giro su google, per capire chi fosse. Folle, geniale, anticonformista, avanguardista. Di quelli che dici "o lo odi, o lo ami". Di sicuro uno che sapeva come giocare con la tv, i media, il suo pubblico.
Date un'occhiata a questi filmati su youtube (leggendovi prima almeno la wikipedia, va'). E poi mi fate sapere.
giovedì 24 gennaio 2008
American Gangster, di Ridley Scott
American Gangster è un bel film, in fondo.
È la storia di Frank Lucas (Denzel Washington), giovane boss di Harlem che tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta monopolizzò il commercio di eroina a New York, bypassando gli intermediari e procurandosi la droga direttamente dal Vietnam, attraverso una serie di militari corrotti. Mentre scala rapidamente la vetta del narcotraffico americano, Richie Roberts (Russel Crowe), poliziotto integerrimo in un mare di poliziotti corrotti, si mette sulle sue tracce.
Sullo sfondo, la guerra del Vietnam, gli scontri razziali, la povertà del Bronx e di Harlem e la bella faccia della New York degli anni Settanta, quella più lucida e patinata.
Non ci sono grandi sbavature da parte del regista. Che però in queste storie di mafia e gangster non si muove a suo agio come Martin Scorsese, è evidente. E quindi pur regalando attimi di ottimo cinema, ogni tanto perde i colpi, sfilaccia un po’ troppo la storia, non approfondisce i caratteri di alcune importanti figure di contorno e viene riportato in carreggiata solo dalla ineccepibile interpretazione di Denzel Washington e da quella un po’ appesantita – ma sempre apprezzabile – di Russel Crowe.
Film lungo, forse troppo, ma non ci si annoia in sala. Le due figure sono ben tratteggiate e si contrappongono tra di loro quasi in maniera perfetta. Da una parte il boss di colore, dall’altro il poliziotto bianco. Da una parte il cattivo che ama la famiglia e si circonda di persone fidate, dall’altra l’uomo solo con una propria etica. Da una parte l’uomo sposato con una donna bellissima, dall’altra quello prossimo al divorzio, che cambia una donna al giorno ed è sul punto di perdere l’affidamento del figlio piccolo. Da una parte l’eleganza, dall’altra la rudezza.
Tra i due, è quasi un paradosso, si preferisce quasi sempre il gangster. Nonostante sia il re della droga, nonostante la sua Blu Magic (il nome dato alla sua eroina purissima) e nonostante il suo ruolo da cattivo. Impossibile non parteggiare per Denzel, sfido chiunque in sala.
Ci è piaciuto, comunque, American Gangster. E’ un film che appassiona e coinvolge, uno spettacolo che sa come non far addormentare lo spettatore. Però quando esci dalla sala ci pensi: pensi a tutti i gangster movie che l’hanno preceduto, e ti rendi conto che c’è qualcosa che non torna. Un prodotto lineare, elegante, ben congegnato: da sufficienza piena. Eppure, se paragonato a Scarface, a the Goodfellas o semplicemente a Carlito’s Way, non regge il confronto, nemmeno per un secondo.
Non resta nient’altro da fare, allora: non pensarci affatto, ricordare Alien, Duellanti e Blade Runner, e godersi comunque un buon film americano.
sabato 8 dicembre 2007
Il regista che non ti aspetti
Ho degli scheletri nell'armadio che quasi mi vergono a tirar fuori. Come i miei ascolti musicali adolescenziali, tra i quali rientravano tranquillamente anche Linkin Park e Limp Bizkit.
Sì sì, proprio il gruppo di Fred Durst, cantante ubriacone, erotomane, un po' imbolsito, che ha venduto milioni di dischi negli Usa e qui da noi ha vissuto qualche estate di notorietà sull'onda dei singoli.
Da almeno 3-4 anni non ne sentivo più parlare. Stamattina (non so perché, avrò mangiato pesante ieri sera) mi sono svegliato pensando a lui, ho digitato su google il suo nome e cosa ho scoperto? Che ha addirittura diretto un film, The Education of Charlie Banks, che ha entusiasmato critica e pubblico all'ultimo Tribeca Film Festival.
Paragonato, addirittura, a Martin Scorsese. Ed io che non gli avrei dato un euro in mano.
(Imdb, MTV)
domenica 11 novembre 2007
Ratatouille
Ratatouille è un film che ti mette in pace con il mondo.
Ti aiuta a tornare bambino, ma nemmeno più di tanto. Perché come sempre più spesso accade, quella che il cartone animato sia un divertimento solo per bambini è davvero diventata una scusa.
Ti ritrovi a fissare lo schermo, magari a bocca aperta, ipnotizzato dagli effetti speciali e dai miglioramenti continui delle tecniche di animazione.
Ti appassioni alla storia del piccolo Remy, ti appassioni perché è un topino tenero e divertente realizzato in modo stupefacente (era da tempo che non andavo a vedere cartoni simili, tipo da Toy Story, ma questi qui della Pixar hanno fatto passi da gigante).
Insomma, c’è un topo dal palato sopraffino e dalla capacità uniche di creare ricette da leccarsi i baffi (non solo da roditori). E c’è un giovane che i fornelli non sa nemmeno accenderli, ma lavora in cucina come sguattero e si ritrova – suo malgrado – a competere con lo chef cattivo del ristorante da Gausteau.
Dall’amicizia e dall’aiuto reciproco tra i due – sarebbe perfido svelare il come – nasce un’avventura comico-culinaria che non tralascia interessanti spunti di riflessione, come il legame con la famiglia, l’accettazione dell’altro e la forza dei sentimenti sulla cattiveria umana.
Inutile dire altro. Soltanto che io ho riso come da tempo non mi succedeva.
Per non parlare del corto animato che precede il film, 5 minuti di spasso e risate con due alieni, una navicella spaziale ed un umano da portare su con il raggio laser.
In attesa del prossimo film della Pixar, WALL-E.


