giovedì 31 maggio 2007

Agosto era il mese più freddo dell'anno

Certo che Itunes è strano. Piazzi il party mix, le canzoni partono un po’ a caso e le metti di sottofondo mentre scrivi. Alcune ti piacciono, altre meno, ma le lasci stare comunque, perché sei troppo impegnato a concludere il terzo capitolo della tesi per cliccarne un’altra.
Tom Waits, i REM, Air e Phil Collins scivolano via veloci, manco le canticchi, le loro canzoni, sei troppo preso dalla scrittura e continui solo a digitare.
Poi, però, ti fermi. All’improvviso, la canzone che non ti aspetti. Non ti ricordavi nemmeno di averla più, pensavi d’averla cancellata. L’ascoltavi tanto, l’estate scorsa. Fino ad impararla a memoria. Ogni volta, le lacrime.
Acustica, intima, delicata, Agosto dei Perturbazione è una canzone che ha un potere evocativo fenomenale. Ed è anche una canzone che fa male. Si insinua sotto la pelle, sa benissimo quali corde toccare per emozionarti. Nonostante possa avere numerose interpretazioni, io l’ho sempre vista come la canzone di un amore che finisce, ad agosto, e nonostante la città che arde e  il caldo infernale per le strade, dentro il cuore c’è un freddo invernale.
I Perturbazione, dopo Agosto, li ho persi un po’ di vista. Ho ascoltato poco altro, dopo, ma nulla mi è mai sembrato all’altezza di questo singolo, straordinario.

Agosto è il mese più freddo dell'anno, recita la canzone. L’anno scorso, ogni volta che l’ascoltavo, sentivo freddo. E soffrivo. Ora, a distanza di quasi un anno e con un altro agosto alle porte, riesco ad apprezzarla senza una stretta al cuore, ad alzare il volume delle casse e a cantarla colsorriso sulle labbra. A riappropriarmi di questa canzone che ho sentito mia, che mi ha fatto male, che mi ha aiutato a crescere e a metabolizzare un dolore che credevo non sarebbe finito mai.
Ora la riascolto, ancora una volta. La riascolto e sono felice.
E, visto che mi trovo, linko anche il video. Bello, bello, bellissimo.


(Youtube)


 

Agosto era il mese più freddo dell'anno

Certo che Itunes è strano. Piazzi il party mix, le canzoni partono un po’ a caso e le metti di sottofondo mentre scrivi. Alcune ti piacciono, altre meno, ma le lasci stare comunque, perché sei troppo impegnato a concludere il terzo capitolo della tesi per cliccarne un’altra.
Tom Waits, i REM, Air e Phil Collins scivolano via veloci, manco le canticchi, le loro canzoni, sei troppo preso dalla scrittura e continui solo a digitare.
Poi, però, ti fermi. All’improvviso, la canzone che non ti aspetti. Non ti ricordavi nemmeno di averla più, pensavi d’averla cancellata. L’ascoltavi tanto, l’estate scorsa. Fino ad impararla a memoria. Ogni volta, le lacrime.
Acustica, intima, delicata, Agosto dei Perturbazione è una canzone che ha un potere evocativo fenomenale. Ed è anche una canzone che fa male. Si insinua sotto la pelle, sa benissimo quali corde toccare per emozionarti. Nonostante possa avere numerose interpretazioni, io l’ho sempre vista come la canzone di un amore che finisce, ad agosto, e nonostante la città che arde e  il caldo infernale per le strade, dentro il cuore c’è un freddo invernale.
I Perturbazione, dopo Agosto, li ho persi un po’ di vista. Ho ascoltato poco altro, dopo, ma nulla mi è mai sembrato all’altezza di questo singolo, straordinario.

Agosto è il mese più freddo dell'anno, recita la canzone. L’anno scorso, ogni volta che l’ascoltavo, sentivo freddo. E soffrivo. Ora, a distanza di quasi un anno e con un altro agosto alle porte, riesco ad apprezzarla senza una stretta al cuore, ad alzare il volume delle casse e a cantarla colsorriso sulle labbra. A riappropriarmi di questa canzone che ho sentito mia, che mi ha fatto male, che mi ha aiutato a crescere e a metabolizzare un dolore che credevo non sarebbe finito mai.
Ora la riascolto, ancora una volta. La riascolto e sono felice.
E, visto che mi trovo, linko anche il video. Bello, bello, bellissimo.


(Youtube)


 

mercoledì 30 maggio 2007

Demessengerizzarsi

Da un paio di settimane ho detto addio a messenger. Vabè, non proprio addio, ma arrivederci. Diciamo che non è nemmeno un arrivederci, perché ogni tanto ricompaio, parlo con qualcuno da occupato e, molto più spesso, da invisibile. Più che altro, osservo.
Sono diventato un voyeur telematico, insomma.
Mentre voi vi scambiate messaggini, trillettini, in una continua rincorsa a chi ha l’emoticon più stupida, vi inviate foto sexy o di gatti, o di gatti sexy, o fate videochiamate, o conversazioni multiple in una finestra mentre nell’altra giocate a dama on line, io faccio cose ben più interessanti e costruttive, come ad esempio cercare di finire una tesi che forse non finirò mai.
Il fatto è che non sopportavo più i trilli, i salutini inutili, le 6-7 finestre che mi si aprivano contemporaneamente sulla barra degli strumenti lampeggiando intermittenti.
Mi sto disintossicando, insomma. Mi ci voleva proprio. Ogni tanto, da invisibile, clicco sulla piccola icona in basso a destra, osservo le nuove frasi che avete messo come sottonick, sorrido sconfortanto all'ennesima lunghissima frase con la quale desiderate ardentemente condividere il vosto mondo con gli altri, contatto le persone importanti e solo per le comunicazioni effettivamente indispensabili. Sempre da invisibile.
Per il resto, vivo tranquillo. Anche senza messenger. Anzi, mi sento sereno come da tempo non mi accadeva. Spero solo di non essermi dato la zappa sui piedi da solo, adesso, facendo sì che tutti quelli che prima mi pensavano sempre e solo off line inizino a contattarmi comunque, sapendo che io sono sempre qui, dietro la tastiera, e posso leggerli.

Demessengerizzarsi

Da un paio di settimane ho detto addio a messenger. Vabè, non proprio addio, ma arrivederci. Diciamo che non è nemmeno un arrivederci, perché ogni tanto ricompaio, parlo con qualcuno da occupato e, molto più spesso, da invisibile. Più che altro, osservo.
Sono diventato un voyeur telematico, insomma.
Mentre voi vi scambiate messaggini, trillettini, in una continua rincorsa a chi ha l’emoticon più stupida, vi inviate foto sexy o di gatti, o di gatti sexy, o fate videochiamate, o conversazioni multiple in una finestra mentre nell’altra giocate a dama on line, io faccio cose ben più interessanti e costruttive, come ad esempio cercare di finire una tesi che forse non finirò mai.
Il fatto è che non sopportavo più i trilli, i salutini inutili, le 6-7 finestre che mi si aprivano contemporaneamente sulla barra degli strumenti lampeggiando intermittenti.
Mi sto disintossicando, insomma. Mi ci voleva proprio. Ogni tanto, da invisibile, clicco sulla piccola icona in basso a destra, osservo le nuove frasi che avete messo come sottonick, sorrido sconfortanto all'ennesima lunghissima frase con la quale desiderate ardentemente condividere il vosto mondo con gli altri, contatto le persone importanti e solo per le comunicazioni effettivamente indispensabili. Sempre da invisibile.
Per il resto, vivo tranquillo. Anche senza messenger. Anzi, mi sento sereno come da tempo non mi accadeva. Spero solo di non essermi dato la zappa sui piedi da solo, adesso, facendo sì che tutti quelli che prima mi pensavano sempre e solo off line inizino a contattarmi comunque, sapendo che io sono sempre qui, dietro la tastiera, e posso leggerli.

martedì 29 maggio 2007

Non è più divertente

Ma che tristezza, alle volte, questi video del Corriere.

Sbaglio, o la folle corsa inseguendo il formaggio l'aveva proposta già la gialappa's almeno una decina d'anni fa?

(Corriere)

Non è più divertente

Ma che tristezza, alle volte, questi video del Corriere.

Sbaglio, o la folle corsa inseguendo il formaggio l'aveva proposta già la gialappa's almeno una decina d'anni fa?

(Corriere)

La Russia antigay

Quello che è accaduto al mancato Gay Pride di Mosca è vergognoso, volendo usare parole moderate.
In una terra dove la democrazia e i diritti civili vengono sempre più tranquillamente cancellati (pensare alla Cecenia, alla polizia violenta, ai giornalisti uccisi, tanto per averne un’idea), è andato in scena un nuovo atto di violenza e abusi nei confronti dei cittadini, che quando sono minoranza devono ancora di più subire senza fiatare.
Funziona così, vediamo se ho capito bene: nella Russia di Putin si organizza una manifestazione per i diritti dei gay, e accade che le forze di polizia lascino tranquillamente lanciare uova e malmenare i pacifici manifestanti – tra cui parlamentari ed europarlamentari – e arrestino quelli che hanno subito violenze, tra cui tre attivisti russi incriminati per resistenza a pubblico ufficiale che rischiano fino a 15 giorni di carcere.
Il video è davvero shockante (al cazzotto in faccia sono quasi saltato dalla sedia), così come lo è la colpevole complicità degli agenti russi, che palesemente hanno lasciato via libera ai giovani nazionalisti e ortodossi colpevoli delle violenze ai danni dei manifestanti.
Tra gli italiani, c’erano anche Marco Cappato, Vladimir Luxuria e Ottavio Marzocchi: da notare nel filmato come il primo cerchi di fare tutto il possibile per attirare l’attenzione delle forze di polizia, chiamando a gran voce: “Where is the police? Why are not you protecting us?” e ne riceva, in cambio, l’arresto.
Ora, a tre giorni dall’episodio, pare che qualcosa si stia muovendo, che la Russia sia sotto accusa dopo questa repressione. D’Alema condanna, Bertinotti pure, in Europa si indignano.
Ma, oltre a condannare questo episodio orribile, credo si debba anche riflettere sulla situazione dei diritti delle minoranze in un mondo lontano dal nostro come è ancora quello russo, e su quanto l’Europa tutta abbia seriamente intenzione di porre un freno agli atti antidemocratici di Putin o intenda, come spesso ha fatto finora, ammonire a parole e nei fatti non fare nulla per cercare di cambiare lo stato delle cose.


(Corriere)

La Russia antigay

Quello che è accaduto al mancato Gay Pride di Mosca è vergognoso, volendo usare parole moderate.
In una terra dove la democrazia e i diritti civili vengono sempre più tranquillamente cancellati (pensare alla Cecenia, alla polizia violenta, ai giornalisti uccisi, tanto per averne un’idea), è andato in scena un nuovo atto di violenza e abusi nei confronti dei cittadini, che quando sono minoranza devono ancora di più subire senza fiatare.
Funziona così, vediamo se ho capito bene: nella Russia di Putin si organizza una manifestazione per i diritti dei gay, e accade che le forze di polizia lascino tranquillamente lanciare uova e malmenare i pacifici manifestanti – tra cui parlamentari ed europarlamentari – e arrestino quelli che hanno subito violenze, tra cui tre attivisti russi incriminati per resistenza a pubblico ufficiale che rischiano fino a 15 giorni di carcere.
Il video è davvero shockante (al cazzotto in faccia sono quasi saltato dalla sedia), così come lo è la colpevole complicità degli agenti russi, che palesemente hanno lasciato via libera ai giovani nazionalisti e ortodossi colpevoli delle violenze ai danni dei manifestanti.
Tra gli italiani, c’erano anche Marco Cappato, Vladimir Luxuria e Ottavio Marzocchi: da notare nel filmato come il primo cerchi di fare tutto il possibile per attirare l’attenzione delle forze di polizia, chiamando a gran voce: “Where is the police? Why are not you protecting us?” e ne riceva, in cambio, l’arresto.
Ora, a tre giorni dall’episodio, pare che qualcosa si stia muovendo, che la Russia sia sotto accusa dopo questa repressione. D’Alema condanna, Bertinotti pure, in Europa si indignano.
Ma, oltre a condannare questo episodio orribile, credo si debba anche riflettere sulla situazione dei diritti delle minoranze in un mondo lontano dal nostro come è ancora quello russo, e su quanto l’Europa tutta abbia seriamente intenzione di porre un freno agli atti antidemocratici di Putin o intenda, come spesso ha fatto finora, ammonire a parole e nei fatti non fare nulla per cercare di cambiare lo stato delle cose.


(Corriere)

Gli Uccelli



(la Repubblica)

Gli Uccelli



(la Repubblica)

sabato 26 maggio 2007

La censura non esiste. No, non esiste.

Da queste parti eravamo quasi convinti che il video Sex Crime and Vatican, andato in onda sulla BBC in novembre e ignorato dai media italiani, sarebbe passato in prima serata ad Anno Zero di Santoro. Così dicevano.
Ovviamente, dati questi chiari di luna, abbiamo cambiato radicalmente idea: probabilmente, in tv non lo vedrete mai e ora, cliccando sullo stesso link di Google Video segnalato qualche giorno fa, trovate questa frase:
Siamo spiacenti, questo video non è disponibile.
Aggiorna la pagina e ricontrolla.
Per visualizzare altri video, visita la nostra home page.
Per fortuna, il documentario è ancora disponibile sul sito della BBC, e su bispensiero.
Vedetelo, vedetelo, vedetelo.

La censura non esiste. No, non esiste.

Da queste parti eravamo quasi convinti che il video Sex Crime and Vatican, andato in onda sulla BBC in novembre e ignorato dai media italiani, sarebbe passato in prima serata ad Anno Zero di Santoro. Così dicevano.
Ovviamente, dati questi chiari di luna, abbiamo cambiato radicalmente idea: probabilmente, in tv non lo vedrete mai e ora, cliccando sullo stesso link di Google Video segnalato qualche giorno fa, trovate questa frase:
Siamo spiacenti, questo video non è disponibile.
Aggiorna la pagina e ricontrolla.
Per visualizzare altri video, visita la nostra home page.
Per fortuna, il documentario è ancora disponibile sul sito della BBC, e su bispensiero.
Vedetelo, vedetelo, vedetelo.

Sicko

Michael Moore è tornato.
Non ci sono dubbi: farà discutere, come sempre.

(Youtube, Quotidiano Net)

Sicko

Michael Moore è tornato.
Non ci sono dubbi: farà discutere, come sempre.

(Youtube, Quotidiano Net)

venerdì 25 maggio 2007

Facce da ping pong

Per chi non lo sapesse, io gioco a ping pong. E' uno sport da sfigati, lo so. Pensate che anche io, che alla fine dovrei chiamarlo tennistavolo perché in italiano così si dovrebbe dire, optò sempre per la scelta onomatopeica.
E' da sfigati, dicevo, ma è anche una grande passione. Gioco da quando avevo nove anni, qualche soddisfazione me la sono tolta, e in generale credo che sia uno sport bello. Poco televisivo, certo. Ma anche fin troppo ignorato dai media. Cioè, il curling sì e il tennistavolo no? Questo non lo tollero.
E non tollero nemmeno questo colpevole silenzio anche ora che ci sono i mondiali. Dico, i mondiali.
E l'unica galleria che la Repubblica porta nel boxerino sulla destra è quella con una serie di primi piani con le smorfie degli atleti mentre battono. E non mi dicono nemmeno chi sta vincendo, o chi ha vinto.
Cioè, mi sembra un po' riduttivo. Ma almeno è già una cosa, và.


(la Repubblica)