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martedì 26 ottobre 2010

venerdì 29 giugno 2007

Per una chiesa sempre più moderna

All’insegna della novità e della modernizzazione, torna la messa in latino. Quella antica, medievale, spalle ai fedeli, per intenderci.
Fedeli che saranno entusiasti, deduco, rincuorati da questa scelta di Papa Benedetto XVI che in una società sempre più secolarizzata, (l’ultima volta che sono entrato in chiesa l’età media delle persone sedute era intorno ai 65 anni, fate un po’ voi), con la religione che è distante anni luce dai bisogni e da ciò che provano e vivono i giovani delle nuove generazioni, autorizza la pubblicazione di un “Motu Proprio” che permette a qualsiasi gruppo stabile di fedeli a chiedere al proprio parroco una bella messa in una lingua ormai sconosciuta a chiunque. A parte il fatto che non riusciamo a capire quale gruppo di fedeli debba chiedere un simile trattamento, e cosa si intenda per “gruppo stabile”, restiamo perplessi. Sul serio.
Le motivazioni? Sfuggono. L’utilità di questa decisione? Credo nessuna. Ritorno in immagine, grado di modernizzazione percepibile? Pari a zero.
Forse sbaglio io, sicuramente sbaglio io che con la fede e le chiese in genere ho sempre avuto un pessimo rapporto. Ma in una società in cui la religione cristiana ha perso seriamente più di un’occasione per mostrarsi aperta, chiara, accessibile, vicino ai fedeli, questa del rito in latino mi sembra una soluzione anacronistica e incomprensibile.
Alla faccia della Riforma luterana e della reale voglia di avvicinare la chiesa ai fedeli. Quale la prossima novità? La vendita delle indulgenze?
Un altro serio passo indietro, questo, fatto da Ratzinger, papa conservatore che finora non mi pare abbia compiuto una, e dico una sola scelta saggia per rifondare o adeguare ai tempi la chiesa cristiana.
Ed io già me li immagino, i fedeli, che al “Deo Gratias” finale si grattano la testa, perplessi, non capiscono se la messa è finita oppure no, e attendono un cenno del prete con la testa che faccia guadagnare loro la porta.

Per una chiesa sempre più moderna

All’insegna della novità e della modernizzazione, torna la messa in latino. Quella antica, medievale, spalle ai fedeli, per intenderci.
Fedeli che saranno entusiasti, deduco, rincuorati da questa scelta di Papa Benedetto XVI che in una società sempre più secolarizzata, (l’ultima volta che sono entrato in chiesa l’età media delle persone sedute era intorno ai 65 anni, fate un po’ voi), con la religione che è distante anni luce dai bisogni e da ciò che provano e vivono i giovani delle nuove generazioni, autorizza la pubblicazione di un “Motu Proprio” che permette a qualsiasi gruppo stabile di fedeli a chiedere al proprio parroco una bella messa in una lingua ormai sconosciuta a chiunque. A parte il fatto che non riusciamo a capire quale gruppo di fedeli debba chiedere un simile trattamento, e cosa si intenda per “gruppo stabile”, restiamo perplessi. Sul serio.
Le motivazioni? Sfuggono. L’utilità di questa decisione? Credo nessuna. Ritorno in immagine, grado di modernizzazione percepibile? Pari a zero.
Forse sbaglio io, sicuramente sbaglio io che con la fede e le chiese in genere ho sempre avuto un pessimo rapporto. Ma in una società in cui la religione cristiana ha perso seriamente più di un’occasione per mostrarsi aperta, chiara, accessibile, vicino ai fedeli, questa del rito in latino mi sembra una soluzione anacronistica e incomprensibile.
Alla faccia della Riforma luterana e della reale voglia di avvicinare la chiesa ai fedeli. Quale la prossima novità? La vendita delle indulgenze?
Un altro serio passo indietro, questo, fatto da Ratzinger, papa conservatore che finora non mi pare abbia compiuto una, e dico una sola scelta saggia per rifondare o adeguare ai tempi la chiesa cristiana.
Ed io già me li immagino, i fedeli, che al “Deo Gratias” finale si grattano la testa, perplessi, non capiscono se la messa è finita oppure no, e attendono un cenno del prete con la testa che faccia guadagnare loro la porta.

sabato 26 maggio 2007

La censura non esiste. No, non esiste.

Da queste parti eravamo quasi convinti che il video Sex Crime and Vatican, andato in onda sulla BBC in novembre e ignorato dai media italiani, sarebbe passato in prima serata ad Anno Zero di Santoro. Così dicevano.
Ovviamente, dati questi chiari di luna, abbiamo cambiato radicalmente idea: probabilmente, in tv non lo vedrete mai e ora, cliccando sullo stesso link di Google Video segnalato qualche giorno fa, trovate questa frase:
Siamo spiacenti, questo video non è disponibile.
Aggiorna la pagina e ricontrolla.
Per visualizzare altri video, visita la nostra home page.
Per fortuna, il documentario è ancora disponibile sul sito della BBC, e su bispensiero.
Vedetelo, vedetelo, vedetelo.

La censura non esiste. No, non esiste.

Da queste parti eravamo quasi convinti che il video Sex Crime and Vatican, andato in onda sulla BBC in novembre e ignorato dai media italiani, sarebbe passato in prima serata ad Anno Zero di Santoro. Così dicevano.
Ovviamente, dati questi chiari di luna, abbiamo cambiato radicalmente idea: probabilmente, in tv non lo vedrete mai e ora, cliccando sullo stesso link di Google Video segnalato qualche giorno fa, trovate questa frase:
Siamo spiacenti, questo video non è disponibile.
Aggiorna la pagina e ricontrolla.
Per visualizzare altri video, visita la nostra home page.
Per fortuna, il documentario è ancora disponibile sul sito della BBC, e su bispensiero.
Vedetelo, vedetelo, vedetelo.

martedì 1 maggio 2007

Pro Rivera

Poche storie: il concerto di questo primo maggio è stato davvero bello.
Casino Royale, Enzo Avitabile, Avion Travel e Mauro Pagani accompagnato da Sarcina e Agnelli sono stati davvero degli ottimi momenti musicali, finora. Parere personale. Gli Afterhours, poi, come sempre di un altro pianeta.
Ma non voglio perdermi in chiacchiere sui protagonisti musicali. Vorrei invece soffermarmi sulla piccola polemica che si è scatenata a latere della manifestazione.
Protagonista Andrea Rivera, noto soprattutto per essere il citofonista del programma di Serena Dandini, ma anche comico intelligente dalle battute poco politically correct. Infatti, in apertura di concerto, ne ha dette un paio che hanno fatto innervosire un po' tutti. E quando mai. Vietato toccare la religione o la chiesa, altrimenti si scatena un putiferio.
"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta". E poi:  "Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. E' giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni".
Per queste due battute, il finimondo. Critiche da tutte le parti, soprattutto dai sindacati, dimostratisi ovviamente sempre più succubi di una chiesa che, anche quando non interviene in prima persona, è sempre più vincolante e presente in tutte le questioni pubbliche che non le competono.
"Dichiarazioni molto stupide". "Frasi del tutto inopportune", hanno detto i sindacati. Ma pensassero alle loro, di frasi stupide e inutili. Senza chinare il capo, scodinzolare rivolti verso il Vaticano e mostrarsi così fintamente moralisti e bigotti.
Pensassero al vero e principale messaggio alla base di questo primo maggio: basta morti bianche, basta incidenti sul lavoro, basta stragi nei cantieri, basta con tutto questo.
Altro che Chiesa, altro che critiche ad un giovane che, su quel palco, ha detto la sacrosanta verità. Vergogna.


(la Repubblica)

Pro Rivera

Poche storie: il concerto di questo primo maggio è stato davvero bello.
Casino Royale, Enzo Avitabile, Avion Travel e Mauro Pagani accompagnato da Sarcina e Agnelli sono stati davvero degli ottimi momenti musicali, finora. Parere personale. Gli Afterhours, poi, come sempre di un altro pianeta.
Ma non voglio perdermi in chiacchiere sui protagonisti musicali. Vorrei invece soffermarmi sulla piccola polemica che si è scatenata a latere della manifestazione.
Protagonista Andrea Rivera, noto soprattutto per essere il citofonista del programma di Serena Dandini, ma anche comico intelligente dalle battute poco politically correct. Infatti, in apertura di concerto, ne ha dette un paio che hanno fatto innervosire un po' tutti. E quando mai. Vietato toccare la religione o la chiesa, altrimenti si scatena un putiferio.
"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta". E poi:  "Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. E' giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni".
Per queste due battute, il finimondo. Critiche da tutte le parti, soprattutto dai sindacati, dimostratisi ovviamente sempre più succubi di una chiesa che, anche quando non interviene in prima persona, è sempre più vincolante e presente in tutte le questioni pubbliche che non le competono.
"Dichiarazioni molto stupide". "Frasi del tutto inopportune", hanno detto i sindacati. Ma pensassero alle loro, di frasi stupide e inutili. Senza chinare il capo, scodinzolare rivolti verso il Vaticano e mostrarsi così fintamente moralisti e bigotti.
Pensassero al vero e principale messaggio alla base di questo primo maggio: basta morti bianche, basta incidenti sul lavoro, basta stragi nei cantieri, basta con tutto questo.
Altro che Chiesa, altro che critiche ad un giovane che, su quel palco, ha detto la sacrosanta verità. Vergogna.


(la Repubblica)

sabato 23 aprile 2005

Follie dei fedeli

Capisco i Papa Boys, posso tollerare l'agonia del Papa in mondovisione, inizio a innervosirmi per i milioni di presunti fedeli in fila per fotografare il Pontefice morto, ma quando vengo a conoscenza di simili idiozie davvero mi cadono le braccia.
Ah, non dimentichiamoci del "tramezzino della Madonna".


Anche questa è religione? O ansia di pellegrinaggi mediali?


(Corriere, Libero)

venerdì 22 aprile 2005

Lo faccio o non lo faccio?

La scrivo o non la scrivo? Semplici auguri o anche qualcos'altro? Mi risponderà? Che grande emozione, non sto nella pelle.
Caspita, una
e.mail di auguri al nuovo Papa. Davvero ci mancava questa possibilità. Mi chiedo perchè non gliel'ho ancora inviata.
Poi ci rifletto un po' sopra,
mi rispondo, e spengo il computer.


A parte gli scherzi, chi vuole scrivere al nuovo Papa può farlo all'indirizzo di posta elettronica: benedettoxvi@vatican.va.


(Corriere, Temporis, Vaticano)


mercoledì 20 aprile 2005

martedì 19 aprile 2005

Habemus Papam

Tutti i blog ne parlano. E dovrebbero essere i più liberi dalle logiche mediali e dai criteri che regolano la diffusione delle notizie sugli altri mezzi di comunicazione. Anch'io, per primo, ne ho parlato. Fa notizia. Il Papa, la sua morte, la nuova elezione di Ratzinger. E' la notizia. Questo non è un male, anzi, lo trovo logico. Meno logica, quasi inconcepibile, è l'imponente macchina mediatica che si è mossa per riprendere l'elezione, e ancor di più la morte del precedente Papa. La stessa macchina che, dopo aver ripreso la fumata di oggi, piano piano si allontanerà dalle faccende di Chiesa, dal Papa e dalla religione.


Di questi ultimi mesi ricorderò soprattutto l'agonia di Giovanni Paolo in diretta tv, gli aggiornamenti minuto per minuto sulla sua situazione, le false speranze affidate ai più improbabili opinionisti, i potenti del video che sembravano tirare i piedi del povero pontefice, ricercando nel loro vocabolario finte parole di cordoglio e commozione.
Trovo tutto questo orribile. Ecco, il solo ricordo dell'immensa fila di fedeli che scattava foto ad un morto, dei dibattiti inutili e retorici, della cinica riunione di potenti presente al suo funerale, delle fiction meschine oggi in giro sulle nostre tv, mi fa venire il voltastomaco.
Non intendo essere moralista o apocalittico, ma alle volte credo proprio che il mondo vada al contrario.


Gente che non andava in Chiesa da anni si è messa in fila per ore, per salutare per l'ultima volta una persona che non aveva mai considerato, quand'era in vita: ma in questo modo non avrebbe potuto inviare mms agli amici. Per non parlare dei giganti della terra: erano tutti lì, a compiangere un Papa che, quand'era in vita e supplicava un minimo di pace e fratellanza, non l'hanno mai ascoltato. Una volta morto, però, erano tutti in prima fila, a fingere partecipazione, a far finta di volersi bene, per tornare a bombardarsi il giorno dopo, esportare armi, sfruttare bambini, far morire di fame popolazioni africane. C'erano tutte le tv, però: l'importante era apparire come personaggi uniti dal dolore, tutti d'amore e d'accordo come voleva il Papa.


Ora che è stato eletto il nuovo Pontefice, mentre le figurine del precedente vanno a gonfie vele, sono tutti più felici. Felici di vederlo in tv, di essere in piazza tra la gente a fare festa, di parlarne al bar con gli amici come se si trattasse dell'ultima partita di calcio e a scriverne sui blog, come faccio io. Sarò in malafede, ma credo che una buona parte delle persone in piazza, a Roma, ci sia andata seguendo un inconscio tam tam mediatico, vittima del richiamo occulto delle telecamere di mezzo mondo.


Mi rendo conto che nella nostra epoca le parole principali, quando si parla di religione, sono secolarizzazione e laicizzazione. La fede non esiste più, o meglio, si evolve mutando in nuove forme: pochi credono davvero in Dio e c'è poco amore nei confronti dell'istituzione Chiesa. E' sempre più evidente quanto gli intermediari non siano all'altezza di Dio. La preghiera personale, se c'è, è sporadica, ancor meno il desiderio di andare a messa. Pochissimi si attengono ai dettami della religione cattolica, tutti la interpretano in una visione sempre più laica e relativa. E' la fine di un cattolicesimo che, ai miei occhi, non attira più nessuno, risulta antico e primitivo nelle idee ed è visibile solo quando è inserito nel circuito dei media. Forse mi sbaglio. Me lo auguro, per tutti i cattolici. Io non so se credere in Dio, ma vorrei tanto che chi si considera cattolico cerchi di esserlo sempre al cento per cento, e non lo diventi per conquistare qualche punto in più di share o per dire agli amici al paese: "ragazzi, mi avete visto in tv, anche io sono andato a salutare il Papa".

Morto un Papa se ne fa un altro. In tv

Fumata Bianca.
Tra un poco sapremo chi sarà il nuovo Papa.
Dopo queste ultime formalità, prevedo un altro paio di settimane, forse un mese, di curiosità e clamore, e poi il Papa e la Chiesa torneranno a non fare più notizia, le telecamere si spegneranno perchè è solo il Papa morto o eletto, che fa audience, il pontefice parlerà a vuoto, inneggierà alla pace e al bene, senza essere ascoltato dai potenti della terra e finirà per essere relegato unicamente alla domenica, durante la messa, per poi scomparire nella spirale del silenzio mediatico.

domenica 17 aprile 2005

Fumate e scommesse

Da domani iniziano le fumate.


Chi sarà il vincitore? Dato che con le scommesse calcistiche non ho fortuna (zero risultati su cinque, questa settimana), cerco di rifarmi indovinando chi sarà il prossimo Papa. Quasi quasi punto qualche euro su Tettamanzi, se sono ancora in tempo.


(Yahoo, Reuters, Ansa, Corriere, Repubblica, Popebetting)