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sabato 26 gennaio 2008

Strano ma vero

Perdonate il gioco di parole quasi scontato, ma si sa che con i titoli non ho poi molta dimestichezza.
Ma questa è proprio forte, fortissima.
E' successo solo l'altro ieri: Nino Strano, senatore di An, che grida come un forsennato in aula e inveisce contro Cusumano. "Frocio", "Checca squallida" e tante altre belle cose ancora. Cusumano poi è svenuto, anche a causa di Barbato che ha cercato di aggredirlo. Ma torniamo a Strano.
E' quello che stappa lo champagne e mangia la mortadella, ma non è questo il punto. Squallido sì, ma il punto è un altro.
Quello che interessa sono le sue parole: "Frocio e squallida checca", che dette da uno che adora i locali gay - ma non è gay, strano - fanno un poco strano.
Strano, vero?

(Repubblica, Corriere)

lunedì 12 novembre 2007

Hillary e Huma

Quando mi lamento della piega gossippara che spesso prendono le notizie nostrane, vi prego di portarmi come esempio anche l’America, che in questo senso non scherza affatto.
Anzi, forse lì è molto più evidente la deriva sentimental-sessuale delle informazioni sui politici. Da noi, più una lettera di Veronica a Repubblica o di Fini che ingravida una valletta in età pensionabile non ci è dato sapere. E meno male, c'è da aggiungere.
Oltreoceano, invece, pettegolezzi piccantelli sui politici sono all’ordine del giorno.
Ad esempio, ora gira voce che Hillary Clinton sia lesbica, e la sua amante sia la sua ventenne collaboratrice, la misteriosa Huma Abedin. Che le due siano molto legate, non è certo un mistero. Sempre insieme, quasi inseparabili, la stessa Clinton l’ha elogiata su Vogue ultimamente senza risparmiare complimenti. Lei la segue ovunque, le dà consigli, la accompagna, sembra essere una lavoratrice instancabile. La sua ombra, il suo factotum, la sua accompagnatrice personale. La sua amante?
In campagna elettorale tutto è permesso, e colpi bassi di questo tipo sono spesso usati. Far circolare voci antipopolari su un candidato è una delle prime mosse da fare per sgombrare il campo dai possibili concorrenti.
La Clinton è uno dei candidati Democratici alla Casa Bianca, tra i favoriti, per giunta. Quindi tutto torna.
Che si tratti di campagna diffamatoria, non ci sono dubbi. Voci che girano prima delle elezioni, partono dal Los Angeles Time e rimbalzano da un blog all’altro.
Ma qui cerchiamo di non farci prendere la mano e riflettere senza gridare allo scandalo. Che scandalo, poi? Su, su, anche se fosse vero, sarebbe un problema? Meglio il caro Giuliani – che in materia di scandali, prostitute e amanti non è secondo a nessuno?
Chissà se queste dicerie sul suo conto influiranno sui risultati politici della signora Clinton.
Che si tratti di bugie o verità, poco dovrebbe interessare agli elettori americani. Che però, si dice in giro, si facciano spesso influenzare da queste cose, invece che dalle idee politiche.
Scandali e gossip, retroscena e particolari piccanti a condire il tutto. Signori, il piatto è servito. E tutto il mondo è paese, soprattutto in questi casi.


(La Stampa, New York Observer)


martedì 29 maggio 2007

La Russia antigay

Quello che è accaduto al mancato Gay Pride di Mosca è vergognoso, volendo usare parole moderate.
In una terra dove la democrazia e i diritti civili vengono sempre più tranquillamente cancellati (pensare alla Cecenia, alla polizia violenta, ai giornalisti uccisi, tanto per averne un’idea), è andato in scena un nuovo atto di violenza e abusi nei confronti dei cittadini, che quando sono minoranza devono ancora di più subire senza fiatare.
Funziona così, vediamo se ho capito bene: nella Russia di Putin si organizza una manifestazione per i diritti dei gay, e accade che le forze di polizia lascino tranquillamente lanciare uova e malmenare i pacifici manifestanti – tra cui parlamentari ed europarlamentari – e arrestino quelli che hanno subito violenze, tra cui tre attivisti russi incriminati per resistenza a pubblico ufficiale che rischiano fino a 15 giorni di carcere.
Il video è davvero shockante (al cazzotto in faccia sono quasi saltato dalla sedia), così come lo è la colpevole complicità degli agenti russi, che palesemente hanno lasciato via libera ai giovani nazionalisti e ortodossi colpevoli delle violenze ai danni dei manifestanti.
Tra gli italiani, c’erano anche Marco Cappato, Vladimir Luxuria e Ottavio Marzocchi: da notare nel filmato come il primo cerchi di fare tutto il possibile per attirare l’attenzione delle forze di polizia, chiamando a gran voce: “Where is the police? Why are not you protecting us?” e ne riceva, in cambio, l’arresto.
Ora, a tre giorni dall’episodio, pare che qualcosa si stia muovendo, che la Russia sia sotto accusa dopo questa repressione. D’Alema condanna, Bertinotti pure, in Europa si indignano.
Ma, oltre a condannare questo episodio orribile, credo si debba anche riflettere sulla situazione dei diritti delle minoranze in un mondo lontano dal nostro come è ancora quello russo, e su quanto l’Europa tutta abbia seriamente intenzione di porre un freno agli atti antidemocratici di Putin o intenda, come spesso ha fatto finora, ammonire a parole e nei fatti non fare nulla per cercare di cambiare lo stato delle cose.


(Corriere)

La Russia antigay

Quello che è accaduto al mancato Gay Pride di Mosca è vergognoso, volendo usare parole moderate.
In una terra dove la democrazia e i diritti civili vengono sempre più tranquillamente cancellati (pensare alla Cecenia, alla polizia violenta, ai giornalisti uccisi, tanto per averne un’idea), è andato in scena un nuovo atto di violenza e abusi nei confronti dei cittadini, che quando sono minoranza devono ancora di più subire senza fiatare.
Funziona così, vediamo se ho capito bene: nella Russia di Putin si organizza una manifestazione per i diritti dei gay, e accade che le forze di polizia lascino tranquillamente lanciare uova e malmenare i pacifici manifestanti – tra cui parlamentari ed europarlamentari – e arrestino quelli che hanno subito violenze, tra cui tre attivisti russi incriminati per resistenza a pubblico ufficiale che rischiano fino a 15 giorni di carcere.
Il video è davvero shockante (al cazzotto in faccia sono quasi saltato dalla sedia), così come lo è la colpevole complicità degli agenti russi, che palesemente hanno lasciato via libera ai giovani nazionalisti e ortodossi colpevoli delle violenze ai danni dei manifestanti.
Tra gli italiani, c’erano anche Marco Cappato, Vladimir Luxuria e Ottavio Marzocchi: da notare nel filmato come il primo cerchi di fare tutto il possibile per attirare l’attenzione delle forze di polizia, chiamando a gran voce: “Where is the police? Why are not you protecting us?” e ne riceva, in cambio, l’arresto.
Ora, a tre giorni dall’episodio, pare che qualcosa si stia muovendo, che la Russia sia sotto accusa dopo questa repressione. D’Alema condanna, Bertinotti pure, in Europa si indignano.
Ma, oltre a condannare questo episodio orribile, credo si debba anche riflettere sulla situazione dei diritti delle minoranze in un mondo lontano dal nostro come è ancora quello russo, e su quanto l’Europa tutta abbia seriamente intenzione di porre un freno agli atti antidemocratici di Putin o intenda, come spesso ha fatto finora, ammonire a parole e nei fatti non fare nulla per cercare di cambiare lo stato delle cose.


(Corriere)

domenica 21 gennaio 2007

Tre notizie, solita Italia

Oggi - anzi ieri, data l'ora - mi sono imbattuto per caso in tre notizie che riguardano da vicino il mondo omosessuale.
Due di queste mi hanno sconcertato, fatto vergognare del mio paese - e quando mai -, me le hanno fatte girare parecchio, insomma.
Prima, la pagliacciata messa in atto da alcuni (tanti) deputati che hanno firmato due mozioni discriminanti contro gay e lesbiche, dimostrando ancora una volta che viviamo sì in Italia, ma siamo fermi al Medioevo.
Poi, come se non bastasse, mi ritrovo poco dopo a leggere del simpatico Vescovo di Aversa e del suo intervento nei confronti di un gruppo di preghiera.
Con i nervi a fior di pelle e la voglia di emigrare al più presto in Spagna, eccomi su Repubblica in tarda serata, a prendere nota della rivoluzione all'interno di "Un medico in famiglia", con la  "prima coppia di fatto omosessuale del piccolo schermo, con tanto di bambina che vive con loro".
Insomma, nonostante l'inutile entusiasmo per quest'ultima notizia (viene addirittura precisato che si tratta di personaggi positivi: che dovrebbero essere, mostri assassini solo perché gay?) il tutto conferma la tesi di fondo: il nostro paese omofobico ha ancora molta strada da fare, e non basta una coppia gay in tv a tirarci su di morale.

(Wittgenstein, Gay.it, Repubblica)