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lunedì 16 agosto 2010

La fine del sogno americano?


Un articolo molto interessante di Mortimer Zuckerman sul WSJ mette in evidenza tutta una serie di problemi nel "sistema americano", paralizzato e dal futuro incerto. Ci sono dati e cifre su cui riflettere, come "Now there are at least 14.5 million Americans still searching for work: 1.4 million of them have been jobless for more than 99 weeks, 6.5 million have been jobless for over 27 weeks" oppure "The Obama administration projects the unemployment rate will drop to 8.7% by the end of next year and 6.8% by 2013. That is totally unrealistic. It means we would have to add nearly 300,000 jobs a month over the next three years. At the rate we're going, it will take anywhere from six to nine years to climb out of this hole". Eloquente, poi, la conclusione dell'articolo: "We have a paralyzed system. Neither the Democrats nor the Republicans seem able to find common ground to address what is clearly going to be an ongoing employment crisis. Finding that common ground is a job opportunity for real leaders". Da leggere.



(WSJ)

lunedì 2 marzo 2009

Pillole di Yunus

"Noi facciamo il contrario di quello che fanno le banche di tutto il mondo. Le banche di tutto il mondo sono in mano ai ricchi, le nostre sono in mano ai poveri".
La diretta web, qui.

(Corriere)

domenica 1 marzo 2009

Muhammad Yunus in Italia



Ricordo come se fosse ieri quando lessi per la prima volta il libro di Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri.
Lessi la sua biografia, le storie che raccontava e la genesi del microcredito, della Grameen Bank e del suo sogno più grande: "Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà".
Mi sono appassionato ai suoi racconti, alla sua economia, alla sua speranza in un mondo migliore. Ci credevo, eppure intorno a me vedevo l'esatto contrario. Ma un altro mondo è possibile, se ci sforziamo un po'.
Domani alle ore 11 in diretta web sul sito del corriere sarà trasmesso l'incontro di Yunus con il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.
Consiglio a tutti di vederlo.


(E' appena iniziato, c'è anche Gad Lerner a moderare)


(Yunus, Corriere)

giovedì 13 dicembre 2007

Sbloccato il blocco

Che sia stato revocato il blocco degli autotrasportatori, è davvero una manna dal cielo. Qui a Napoli tra un po' la gente sarebbe scesa a spaccare vetrine per nutrirsi, o con i tubi di gomma a rubare benzina dalla macchina del vicino.
Situazione tragica, drammatica. Ma questi qui hanno fatto capire che se si fermano loro, si blocca tutto in meno di 48 ore. Io, personalmente, non ci avevo mai pensato. Ora che ho il frigo vuoto e la macchina ferma sotto casa, me ne sono reso conto.
Purtroppo, per cedere ai loro ricatti,
il Governo ha dovuto fare tagli. Chi ci ha rimesso? Le tv locali, la Salerno-Reggio Calabria (che, a questo punto, una vera autostrada non lo diventerà mai), e la sicurezza stradale.
Comunque, girare per una Napoli con pochissimi ingorghi per il traffico anche alle sei di pomeriggio, sarà una scena che non rivedrò di certo molto presto.

(
la Repubblica)

martedì 18 aprile 2006

Inascoltabile

Noioso, inutilmente prolisso e artefatto.
Il racconto della vicenda personale di Stefano Ricucci fatto stasera dal Tg5 è stato uno dei peggiori servizi telegiornalistici mai ascoltati.
E per fortuna che ne ascolto pochi, di tg.
Quasi quasi, meglio Studio Aperto.

martedì 27 dicembre 2005

"Addio, Dolce Vita", su Internazionale

Sono sempre più convinto, settimana dopo settimana, che la rivista Internazionale sia il migliore settimanale di informazione del nostro paese.
Sul numero di questa settimana, ad esempio, l'inserto speciale è la traduzione di "Addio, Dolce Vita", l'inchiesta dell'Economist sul nostro paese che tanto ha fatto discutere un po' di tempo fa, con un aggiornamento del corrispondente David Lane in seguito alle dimissioni di Antonio Fazio.
Per uno come me, che con l'inglese non ci va tanto d'accordo, è come manna dal cielo.

(Internazionale)

sabato 26 novembre 2005

Il declino dell'Italia

L'Economist fotografa l'inesorabile declino della nostra penisola.
"Addio, dolce vita" è il titolo del rapporto presentato dal settimanale qualche giorno fa che, come prevedibile, fa un quadro tutt'altro che roseo della situazione economica italiana.


(Economist)

martedì 15 novembre 2005

Siamo messi male

Un ritratto poco incoraggiante del Mezzogiorno italiano: tra spreco di risorse pubbliche, carenze di infrastrutture, debole crescita e distanze abissali dal Centro-Nord, il nostro Sud resta ancora il "malato d'Italia", in un contesto generale che vede l'Italia il "malato d'Europa".
Nicola Rossi, su
Lavoce.info.

mercoledì 28 settembre 2005

Parola del WEF

Nella classifica mondiale della competitività l'Italia è 47esima su 117 paesi. Questo è, per il secondo anno di fila, il piazzamento della nostra nazione in questa graduatoria stilata dal World Economic Forum.
Infrastrutture e burocrazia inefficiente, aliquote fiscali, problemi dell'amministrazione e dei conti pubblici, ma anche corruzione, crimini e furti, instabilità politica e inflazione sono solo alcune delle 14 problematiche che affliggono il nostro paese, secondo la scheda realizzata dal Wef sul nostro paese.
Vengono evidenziati anche alcuni piccoli risultati positivi, che un po' sorprendono: l'Italia infatti migliora nel settore dell'innovazione, grazie alla diffusione di cellulari - capirai che competitività - e l'aumento di utenti internet - ma in molti continuano a non saper nemmeno accendere un pc.
In ogni caso si tratta di elementi di poco conto, che non migliorano un quadro estremamente negativo per la nostra penisola.


(La Stampa, Il Sole 24 Ore)

sabato 23 luglio 2005

Ritratto dei giovani italiani

"Un’indagine svolta nel 2003 su ventotto paesi europei (l’Europa a 15, più i dieci nuovi paesi membri, più i tre candidati) ha segnalato, tra l’altro, che i giovani italiani sono, insieme ai maltesi, quelli che permangono più a lungo nella famiglia di origine e tardano di più a entrare in un rapporto di convivenza di coppia".


Quali sono i vari motivi che portano i giovani italiani ad essere i più mammoni d'Europa, quelli più restii a tagliare il cordone ombelicale con la propri famiglia?
Ce li spiega
Chiara Saraceno, su "Lavoce.info": innanzitutto i soliti motivi economici, con poco sostegno per gli universitari fuori sede, poco accesso ad ammortizzatori sociali e all'acquisto di una casa, la precarietà del lavoro e l'impossibilità generale di un'autonomia economica; non mancano, poi, motivi culturali che non considerano in maniera negativa, come negli altri paesi, la dipendenza dai genitori.
Storie che ci riguardano molto da vicino, che viviamo sulla nostra pelle, e che mostrano ancora una volta le grandi falle del "sistema Italia" che, progressivamente, segnerà in negativo lo sviluppo autonomo delle nostre vite.


Il testo integrale e' disponibile sul sito www.lavoce.info.

giovedì 14 luglio 2005

Ci resta il territorio in un futuro senza fabbriche

"Strano destino quello del turismo. Una volta trascurato da ogni economista ritenutosi serio, e neppure redditizio in politica, oggi è diventato un elemento liturgico, obbligato in ogni discorso, specie del Sud. Ma ci si limita a citarlo come una giaculatoria, poche volte si approfondisce il tema, E quando se ne parla le idee si pescano nel serbatoio dei luoghi comuni più sicuri, perché ripetuti da generazioni di convegnisti, di politici e di esperti".


Franco Garbaccio, su "il Denaro", ci ricorda la miriade di luoghi comuni turistici in cui ci si imbatte quando si parla del Sud e delle sue possibilità. Cose vecchie di dieci anni, se non di più.
Il testo integrale lo trovate
qui.


(Il Denaro)

martedì 12 luglio 2005

Africa: al di là dei semplici aiuti

"La sfida per i leader del G8, pertanto, non è soltanto quella di dedicare maggiori risorse alla lotta alla povertà in Africa, ma anche di adottare metodi migliori per canalizzarle, che possano ridurre considerevolmente l’impatto dei problemi appena descritti. Alcune delle misure che potrebbero essere introdotte includono:

1. Impegni concreti, soprattutto da parte dei paesi donatori, nel raggiungimento degli obiettivi contenuti nella
Dichiarazione di Parigi sull’armonizzazione e l’efficacia degli aiuti.
2. Strategie specifiche per creare le condizioni necessarie per l’assorbimento effettivo degli aiuti aggiuntivi con un’ottica di lungo periodo, paese per paese e settore per settore.
3. Maggiore attenzione alle variabili politico-istituzionali e al rapporto fra aiuti e democratizzazione, per evitare che maggiori aiuti provochino peggioramenti nella qualità della governance dei paesi riceventi.
4. Introduzione di modalità di intervento innovative, come co-finanziamenti pubblico-privato per lo sviluppo delle infrastrutture, o sistemi di trasferimenti diretti di risorse a individui e famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà
".


Paolo De Renzio ci spiega quali debbano essere le misure da adottare per far sì che il raddoppiamento degli aiuti all'Africa, uno dei temi cruciali del G8 che si sta svolgendo in Scozia, crei realmente un miglioramento dell'economia africana, senza il rischio di aumentare i problemi, invece di eliminarli.


Il testo integrale e' disponibile sul sito www.lavoce.info.

venerdì 27 maggio 2005

Giochino poco divertente

Leggete qui, qui, qui, qui, qui, qui e ancora qui.


Poi, con un fegato già abbastanza ingrossato, date un'occhiata qui.


La domanda da un milione di dollari è: chi vi dice la verità e chi vi prende per i fondelli?


(Ansa, Repubblica, Corriere, The Economist)

venerdì 13 maggio 2005

Il Pil va giù

Ma è colpa della gente che a Pasqua è andata al mare, secondo il Presidente del Consiglio.
Secondo lui, insomma, i
catastrofici dati dell'Istat sulla situazione del Pil nel primo trimestre dell'anno non sarebbero l'evidente testimonianza di una recessione pesante e diffusa della produzione industriale, dell'agricoltura e dei beni di consumo, ma soltanto il risultato delle ferie pasquali degli italiani.
«A marzo ci sono state le vacanze di Pasqua: non si può andare al mare e pretendere che il Pil cresca». Liquidato in questo modo spicciolo e incomprensibile
il peggior calo dal 1998, con un'affermazione così approssimativa, grottesca e paradossale, il Presidente smentisce la recessione ma, almeno, ammette la presenza del problema, dopo le critiche dell'opposizione e della maggioranza, Siniscalco in testa. Ma non è colpa mia- dice, trovando immediatamente il vero responsabile della crisi - la colpa è dell'euro e di chi lo ha voluto.
Dopo questa difesa grossolana e ridicola, che non tocca i punti essenziali del problema, a proporre soluzioni, ma si limita a scaricare semplicemente la colpa sulla parte avversa - vizio ineliminabile di tutta la politica italiana - non ci resta che constatare che, ormai, la situazione politica è allo sbando,
l’economia italiana in declino irreversibile ma si tende ancora a mascherare le cose senza chiamarle con il loro vero nome. Solo prendendo atto della crisi, ammettendo i problemi e rimboccandosi le maniche si potrà cercare di risollevare la situazione economica italiana.
Sembra davvero che abbiamo toccato il fondo. Ma, quello che mi preoccupa ancora di più, è che il nostro destino sia quello di scavare, invece che tentare di risalire. Siamo stanchi di sorrisi, barzellette e bugie.  
La mancanza di certezze e di stabilità, i continui tentativi di minimizzare la situazione e di chiudere gli occhi davanti ai problemi seri del nostro paese, ci hanno seriamente annoiato. Stanchi, preoccupati e sfiduciati per il nostro futuro non abbiamo più la forza e la voglia di essere presi in giro.
E attendiamo, senza crederci poi più di tanto, una svolta che possa tirarci fuori da queste cattive acque.


(Corriere, Repubblica)

lunedì 9 maggio 2005

Gli effetti del Governo

Ciò che resta di 11 anni di politica, al di là della satira politica, le battute sul trapianto, le leggi ad personam, i processi, i vari inganni e le bugie ai cittadini (vi ricordate del contratto con gli italiani, firmato nel salotto buono di Vespa?), è soprattutto un patrimonio familiare triplicato.


E, giusto per ricordarlo, lo stato italiano è allo sfascio.


(Repubblica)

mercoledì 16 marzo 2005

20 anni indietro

L'economia europea, secondo uno studio realizzato da Eurochambres, ha vent'anni di ritardo rispetto a quella americana.


Pil, sviluppo, produttività e occupazione, i parametri presi in considerazione. La ricerca la trovate qui


Un vero fallimento per l'Europa. Indietro tutta.

lunedì 14 marzo 2005

Ecco

Uno sconfortante quadro dell'economia italiana, dipinto da Riccardo Faini:


http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=1459&uid=1d7b0cf8f1c1e524d656310210eb1aec


E' il momento di aprire gli occhi, la crisi e i problemi economici dell'Italia sono ormai evidenti.

venerdì 11 marzo 2005

Un po' di giustizia

L'economista Tito Boeri, sull'ultimo numero di Internazionale, presenta, in poche righe, i risultati di un'interessante indagine del Consiglio d'Europa: a paragone con altri 40 paesi europei da noi si spende tantissimo, ogni anno, per spese giudiziarie (46 euro a persona). Moltissimo, rispetto ad altri paesi dove la spesa è uguale mai processi durano la metà.
La conclusione, grazie anche alle riflessioni di Daniela Marchesi presenti all'interno del suo
libro, è che esistono gravi anomalie nella distribuzione dei magistrati, poca specializzazione nella loro attività, e il continuo ricorrere al giudice e le complcazioni dei processi finiscono con aumentare la domanda di giustizia e allungare i processi, in maniera intollerabile per un paese civile.
Un'altra importante conclusione è, secondo me, che l'Italia, nelle cose negative, è sempre prima, in tutto.


(Internazionale)

lunedì 28 febbraio 2005

Letture utili


Se volete leggere un libro interessante e controcorrente, che offre le chiavi di lettura per capire i perchè della crisi della grande industria italiana, per comprendere i comportamenti poco chiari e le manovre finanziarie di alcuni dei maggiori imprenditori italiani, e farvi riflettere sul fatto che che tutti hanno bruciato ricchezza, anzichè crearne, negli ultimi venticinque anni, comprate questo.


Un testo un po' difficile, certo, anche perchè i potenti di cui parla Mucchetti ne hanno fatte delle belle, e hanno dato vita a delle storie industriali incredibilmente complesse. Ma, in fondo, la morale della favola è solo una: la parabola discendente dell'industria italiana.


(Feltrinelli)

giovedì 23 dicembre 2004

Consumi Zero

Gli italiani non acquistano più nulla. Me ne accorgo io durante le spese di tutti i giorni, nelle piccole cose. E' ormai impossibile, per un consumatore medio, acquistare qualcosa per il solo piacere di farlo. E' una continua sofferenza per le nostre tasche.


Vestiti. Scarpe. Libri. Acqua. Frutta e verdure.


Tutto costa troppo.


E non sono solo io a dirlo.