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sabato 17 aprile 2010

Il Post

Martedì 20 sarà online il Post, nuovo giornale fondato e diretto da Luca Sofri.

sabato 27 marzo 2010

L'universo del raccontabile

A me Luttazzi a Raiperunanotte è piaciuto molto, molto molto.
Ma forse, a farmi ridere ancora di più, è stato Cornacchione.
(Dei vari interventi che ho visto, poi, le parole più belle, intelligenti e cariche di speranza sono venute da Riccardo Iacona. Straordinario intervento.)

martedì 26 febbraio 2008

M-Day

Dato che nessuna televisione ha riportato in modo approfondito l'evento, e su nessun sito d'informazione dei quotidiani nazionali mi pare di aver letto notizie dettagliate, tutti da Marianna a leggere che cosa si è detto e fatto sabato scorso all'M-Day di Napoli.

(Le mille bolle blu)

lunedì 19 novembre 2007

E' questo il buon giornalismo?



Sto seguendo la questione di Perugia dall'inizio, perché fin dall'inizio del caso penso che i giornalisti, all'interno di questa vicenda, si siano comportati come sciacalli affamati intorno alla preda.
Scia-cal-li. Sì, lo dico senza mezzi termini. Partendo dalle prime ricostruzioni in cui i “professionisti dell’informazione” si soffermavano - fregandosi le mani - sulle possibili dinamiche sessuali della vicenda, sulle sensazioni forti che i ragazzi volevano provare e chissà cosa sarà successo in quella camera.
Poi tutti su Sollecito, quello che nel blog scriveva d'essere un po' pazzo e si faceva foto con la mannaia in una mano, una bottiglia d’alcool nell’altra. Come non può essere colpevole uno così?
Anche Amanda. Non piange, troppo seria. Sarà lei, non sarà lei? Sì che è lei, ha la faccia troppo da brava ragazza, nasconde qualcosa.  
E Lumumba? E' l'uomo nero, che paura, sarà un violento, desiderava ardentemente la ragazza. Ma quante bugie non confermate avete intenzione di propinarci?
Ovviamente quello che più stupisce è anche il modo in cui queste informazioni filtrino, arrivando alle orecchie dei giornalisti tramite avvocati e fonti poco discrete. E soprattutto sorprendono le versioni contradditorie e le continue bugie di tutti gli indagati. E' assurda la lucidità con cui tutti i protagonisti del tragico episodio mentano di continuo, contraddicendosi e negando versioni precedenti. Come è possibile che accada questo?
Ma non meno stupefacente sono le fughe di notizie che riempiono i taccuini dei giornalisti giorno dopo giorno. Troppe notizie, troppe indiscrezioni, troppi particolari sulla vicenda. Troppa carne a cuocere, che confonde le acque, aggiunge misteri, insinua dubbi e giudica i presunti colpevoli.
E' il loro mestiere, raccogliere informazioni e poi scrivere, ma alle volte oltre allo scrivere c'è stato anche un ricamare, aggiungere, associare e mettere sulla forca senza fondamento, o almeno senza la definitiva certezza della colpevolezza.
Non lo so. E' che tutto questo cercare lo scoop, il particolare macabro, il titolo ad effetto, alla lunga mi dà la nausea. Soprattutto quando questo si associa a pressappochismo e superficialità nel gestire e consultare le fonti.
E se dico che questo meccanismo giornalistico sia una particolarità tutta nostrana, non credo di dire una sciocchezza.
Alle volte mi sembra che i giornalisti, anche quelli - soprattutto? - dei giornali più importanti, non si rendano conto del peso che le loro parole, anche su carta, possono avere. Il quotidiano, una volta letto, viene buttato nel cestino, certo. Ma le accuse velate, le allusioni, le forzature e i titoloni resteranno per sempre. Se non nella mente di tutti, di sicuro in quelle dei parenti e degli amici degli indagati. Che, nel caso in cui siano dichiarati “non colpevoli”, riusciranno mai a cancellare dalla mente di tutti il presunto coinvolgimento in quest’orribile vicenda?


mercoledì 31 ottobre 2007

Libero, il Riformista, ora l'Unità: altro ancora?








In giro c’è parecchia preoccupazione sull'acquisto de l’Unità da parte della famiglia Angelucci, che è già editrice di Libero e il Riformista. Già il fatto che questa famiglia sia proprietaria di un giornale di destra e uno di opinione di centrosinistra, è cosa strana assai. Figuriamoci ora che le sue mire vanno dritte dritte al quotidiano fondato da Gramsci e per decenni organo del Pci.
C’è qualcosa che non quadra. In questa manovra, certo, ma prima di tutto nel mondo del giornalismo nostrano. Dove gli editori puri non esistono, e una notizia di questo tipo passa quasi sotto silenzio. Il nostro è proprio un paese sui generis, con una realtà editoriale a dir poco avvilente: nessuno che faccia giornali per fare informazione in modo libero e senza pressioni d'alcun tipo: le proprietà dei quotidiani italiani sono tutte in mano a persone che, in un modo o nell’altro, hanno giornali e stampano giornali anche per i loro affari personali, politici o economici.
Già questo dovrebbe far rabbrividire anche i più duri di stomaco, figuriamoci a pensare che questo gruppo imprenditoriale ha deciso di avere giornali di destra e di sinistra, costituendo un piccolo ma influente impero a mezzo stampa. Riformista, Libero, ed ora anche l’Unità. Ma per far cosa, ci chiediamo?
I giornalisti del giornale sono ovviamente più che preoccupati. Da Furio Colombo a scendere giù, nessuno può essere favorevole ad una simile intromissione. C’è paura di una perdita di autonomia e indipendenza. Paura fondata, certo. Anche perché la mossa degli Angelucci non è per nulla chiara. Destra, sinistra, centro. Perché tutti questi quotidiani?
L’Unità è un giornale che non mi è per nulla simpatico, ma di certo una simile acquisizione comporterebbe uno snaturamento della testata, influendo alla lunga sulla sua impostazione storica.
Quello che più avvilisce, è che se ne parli poco. E che una cosa di questo tipo appaia quasi normale, in Italia.
E, come ha detto Furio Colombo, "uno stesso editore che pubblica due giornali così diversi non c’è in alcun posto al mondo".
Chissà che fine farà, l’Unità. Chissà.

martedì 23 ottobre 2007

Ditemi di più

"MSF: nei TG italiani la breve carcerazione di Paris Hilton guadagna il triplo della visibilità rispetto al dramma di milioni di persone in fuga dalle guerre in Darfur, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Ciad".
Certo non c'è da stupirsi. No, per nulla. Ma è comunque un dato avvilente.
Non credo di essere il solo a volerne sapere di più. A desiderare che le sgalletate come la Hilton scompaiano dai media, una volta per tutte.
Per questo segnalo nuovamente un pagina già linkata tempo fa, con l'iniziativa "Dimmi di più" di MSF. Forse può servire a qualcosa.


(Crisi dimenticate)

giovedì 11 ottobre 2007

Studio Aperto, cambio della guardia

Nel mondo del giornalismo italiano c’era un bel giro di poltrone e non c’avevo fatto proprio caso. 
Mario Giordano, da Studio Aperto a Il Giornale. Maurizio Belpietro da il Giornale a Panorama. E a Studio Aperto arriva Giorgio Mulè, che non so proprio chi sia ma ho letto che si tratta del direttore di Videonews, (una cosa che fa capo sempre a Mediaste e gestisce programmi come Verissimo).
Quando mi perdo ‘ste cose ci resto male, perché leggo il saluto fatto da Giordano e quasi mi viene la pelle d’oca con lacrimuccia annessa. Sono ironico, ovviamente.
Avrò scritto già in passato che il tg di Italia uno è per me il peggio del peggio, davvero l’emblema del declino della civiltà occidentale.
Forse è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, lo so.
Ma intanto, con questo cambio ai vertici sono curioso di capire Mulè come si comporterà. Se seguirà il trend precedente – un culo, una tetta, un approfondimento sui cani, l’intervista a una velina, servizio strappalacrime, un gossip, una presa per i fondelli di Prodi e di nuovo un culo – o cercherà una strada alternativa. Facile la prima strada, intrigante la seconda.
Che farà Mulè?
In ogni caso, col suo tg in bilico fra trash, sensazionalismo, sangue e belle donne, Giordano si era distinto. Io dico nel male, c’è chi sostiene il contrario. Ma comunque distinto.
Prendere il suo posto, non sarà facile.
Vista la difficoltà dell’impresa, perché non eliminarlo dal palinsesto? Scherzo eh, ne va del pluralismo informativo.


(Adnkronos)

domenica 30 settembre 2007

Scivola, scivola vai via.

Nastro rosso, arancio, color zafferano: polemiche inutili.
La cosa più importante sulla tragedia e la dittatura militare birmana, è che se ne parli.
E la cosa che intristisce di più, già oggi, è vederla scendere sempre più in basso nelle homepage dei siti d'informazione nazionale, e di conseguenza scivolare sempre più indietro domani, sulle pagine dei quotidiani.

Scivola, scivola vai via.

Nastro rosso, arancio, color zafferano: polemiche inutili.
La cosa più importante sulla tragedia e la dittatura militare birmana, è che se ne parli.
E la cosa che intristisce di più, già oggi, è vederla scendere sempre più in basso nelle homepage dei siti d'informazione nazionale, e di conseguenza scivolare sempre più indietro domani, sulle pagine dei quotidiani.