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giovedì 31 gennaio 2008

L'Italia dei vecchi, l'Italia dei nani



Di Marini non voglio parlare, se non per dire che è una brava persona, lo stimo, e mi fa piacere che Napolitanoa abbia affidato a lui l'incarico di verificare se esista una maggioranza favorevole per cambiare la legge elettorale. Quello che mi fa riflettere, in realtà, è l'età media di questi politici: ormai è davvero preoccupante. Invece che un Governo, la prossima volta si farà direttamente una clinica geriatrica.
Più che altro, ci tenevo a sottolineare che ieri lui è stato assolto dall'accusa di falso in bilancio della Fininvest, dal 1986 all'89, all'interno dell'ormai storica vicenda SME. E non perché non ci siano prove, perché non sia vero, perché i comunisti lo vogliano in galera: ma perché il fatto, secondo la legge italiana, non è più reato.
Niente da aggiungere, mi sembra. Come dice Marco Travaglio, l'imputato si è assolto da solo.

(Articolo 21)

mercoledì 24 ottobre 2007

Il ddl della discordia














C’è tanto di quel panico in giro per la rete in merito al nuovo ddl Levi, che mi son preso un paio di giorni per studiarmi meglio la situazione prima di dire cretinate. Magari le dirò comunque, ma almeno mi sarò studiato un poco meglio la questione che da una settimana terrorizza blogger e gestori di siti web.
Allora, cosa ho capito: innanzitutto che il governo e i governanti di web ed internet ci capiscono meno di zero. E chi ha scritto questo ddl forse un giro in rete non se l'è mai fatto.
Poi, seconda cosa. Nessuna censura, nessuna limitazione della libertà di informazione. L’unica cosa, un ingigantimento della già elefantiaca macchina burocratica: ogni blog dovrebbe essere schedato, in teoria, ed anche ogni sito che faccia comunicazione ed informazione, attraverso l’iscrizione al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione). E' così, correggetemi se sbaglio.
Soltanto pensarlo, mette i brividi. Il monitoraggio, la documentazione, i controlli, il rallentamento dei meccanismi liberi del web andrebbero a farsi benedire.
Alla fine questo assurdo ddl non passerà. No che non potrà passare, perché è una follia impossibile materialmente da realizzare. In realtà la cosa che stupisce è che una cosa simile sia stata partorita:
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

Si tratta dell’art. 7 del ddl. Dai, che cavolo significa?
Sinceramente, anche l’art. 14 (Interventi sulla disciplina del prezzo dei libri) mi lascia piuttosto perplesso, ma non mi sembra il momento di parlarne.
Soffermiamoci ancora sulla questione blog. Non mi pare ci sia nessuno che voglia imbrigliare o fermare il web, si prevede soltanto l’iscrizione al Roc. Di per sé una assurdità, perché è impossibile immaginare che tutti, dico tutti i prodotti editoriali vengano iscritti al registro. Dal sito di Grillo al mio blog, per intenderci. E no, soldi da spendere per registrare Falsi Movimenti non ho proprio voglia di cacciarli.
Per le testate giornalistiche, invece, questo sarebbe addirittura un miglioramento, dal momento che “L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione è condizione per l’inizio delle pubblicazioni dei quotidiani e dei periodici, e sostituisce a tutti gli effetti la registrazione presso il Tribunale, di cui all’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Sono fatti salvi i diritti già acquisiti da parte dei soggetti tenuti a tale registrazione in base alla predetta normativa”.
Non più tribunale ma Roc, quindi, anche per i piccoli giornali o siti che vogliono diventare testate registrate. Meno soldi da spendere, quindi. E non è certo un male.
Sulla diffamazione, invece, l’assurdità è che “per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni”. In teoria, anche i commenti. Con pene più severe rispetto alle precedenti. Assurdo anche questo.
La rete è libera, è nata così e così dovrà restare per sempre. Tranne alcuni casi, anche l’informazione al suo interno deve esserlo. Niente burocratizzazione, per favore. E’ al di fuori dello spirito del web.
Vabè, non ci resta che aspettare. Che tra qualche mese ci siano i necessari passaggi parlamentari per capire che fine farà questo ddl. Io non mi preoccupo più di tanto, non credo che il mondo dei blog sia in pericolo, ma resta evidente l’ignoranza di chi ci governa sulle questioni che riguardano internet.
Sarò fin troppo ottimista?



Nei link seguenti c’è chi ne scrive e ne parla con maggiore competenza.
Mantellini
Punto informatico
Guido Scorza

martedì 9 ottobre 2007

Non fumo più, ma non toccatemi le sigarette


Sono tre giorni che non tocco sigarette, per un motivo o per un altro. Mi sa che il vizio me lo tolgo definitivamente, non come la volta scorsa che un anno e mezzo di salutismo è stato spazzato via dall'inutile ansia per una laurea triennale.

Comunque, tutto questo per dire che già mi considero un ex fumatore (se se).
Ma come si fa a non essere d'accordo con Filippo Facci? La macchina è mia e ci fumo quanto mi pare...

(Il Giornale)

martedì 22 maggio 2007

Scusa, c'hai d'accendere?

Sul Corriere di ieri Christopher Hitchens, noto giornalista britannico, si è esibito in un duro e sarcastico articolo contro la “tolleranza zero” varata dall’Inghilterra verso il fumo e le “cicche” in genere.
E c’ha ragione, diamine. Ormai non se ne può più: c'avete fatto diventare gruppi di emarginati con le occhiaie e l'ansia addosso, che si accendono una sigaretta di nascosto in vicoli bui, inspirando in rapide e furtive boccate per finire il prima possibile. Accalcati l’uno sull’altro nelle zone riservate ai non fumatori all’Ikea o all’aeroporto, osservati come dei drogati quando usciamo dalla metropolitana ed il nostro pensiero è quello di accendere una gustosa bionda. Io li vedo i vostri occhietti indagatori, che credete.
E’ un nostro vizio, che problema c’è? C'abbiamo messo del tempo a prenderlo, e non vogliamo certo togliercelo per qualche legge un po' più severa.
Non fumiamo nei luoghi pubblici, e questo è ovvio. Ci avete preso per dei maleducati? Siamo tolleranti, comprensivi. Sappiamo che la nostra libertà finisce dove inizia la vostra. Ma ormai pare che la nostra comunità di fumatori, in Inghilterra così come in Italia, debba essere ghettizzata manco fossimo lebbrosi, con tutto il rispetto per questi ultimi.
Capisco, il fumo fa male a me e a chi mi circonda, ma io non mi metto ad esempio a bucare le ruote dell’automobile di quello che mi parte in sgommata davanti, nonostante i suoi gas di scarichi siano dannosi per me e per lui.
E’ normale che ogni tanto scattino di queste crociate, più o meno rigide, contro delle categorie di persone, non dobbiamo stupircene. La mamma dei proibizionisti è sempre incinta, d’altra parte.
E noi poveri fumatori, siamo come capri espiatori, tanti Benjamin Malaussene in un mondo di falsi moralisti contenti quando possono obbligarci a spegnere la nostra sigaretta, e magari ignorano che le polveri sottili nell’atmosfera li stanno ammazzando molto più rapidamente.
E ora, dopo il caffè, una bella sigaretta è proprio quello che ci vuole.


(Corriere)

Scusa, c'hai d'accendere?

Sul Corriere di ieri Christopher Hitchens, noto giornalista britannico, si è esibito in un duro e sarcastico articolo contro la “tolleranza zero” varata dall’Inghilterra verso il fumo e le “cicche” in genere.
E c’ha ragione, diamine. Ormai non se ne può più: c'avete fatto diventare gruppi di emarginati con le occhiaie e l'ansia addosso, che si accendono una sigaretta di nascosto in vicoli bui, inspirando in rapide e furtive boccate per finire il prima possibile. Accalcati l’uno sull’altro nelle zone riservate ai non fumatori all’Ikea o all’aeroporto, osservati come dei drogati quando usciamo dalla metropolitana ed il nostro pensiero è quello di accendere una gustosa bionda. Io li vedo i vostri occhietti indagatori, che credete.
E’ un nostro vizio, che problema c’è? C'abbiamo messo del tempo a prenderlo, e non vogliamo certo togliercelo per qualche legge un po' più severa.
Non fumiamo nei luoghi pubblici, e questo è ovvio. Ci avete preso per dei maleducati? Siamo tolleranti, comprensivi. Sappiamo che la nostra libertà finisce dove inizia la vostra. Ma ormai pare che la nostra comunità di fumatori, in Inghilterra così come in Italia, debba essere ghettizzata manco fossimo lebbrosi, con tutto il rispetto per questi ultimi.
Capisco, il fumo fa male a me e a chi mi circonda, ma io non mi metto ad esempio a bucare le ruote dell’automobile di quello che mi parte in sgommata davanti, nonostante i suoi gas di scarichi siano dannosi per me e per lui.
E’ normale che ogni tanto scattino di queste crociate, più o meno rigide, contro delle categorie di persone, non dobbiamo stupircene. La mamma dei proibizionisti è sempre incinta, d’altra parte.
E noi poveri fumatori, siamo come capri espiatori, tanti Benjamin Malaussene in un mondo di falsi moralisti contenti quando possono obbligarci a spegnere la nostra sigaretta, e magari ignorano che le polveri sottili nell’atmosfera li stanno ammazzando molto più rapidamente.
E ora, dopo il caffè, una bella sigaretta è proprio quello che ci vuole.


(Corriere)

mercoledì 7 dicembre 2005

Effetti devastanti


Il presidente della Cassazione Nicola Marvulli spiega, in due parole, cos’è realmente la Ex Cirielli, da poco approvata in Senato: "Un obbrobrio con effetti devastanti".
E spiega bene perché questa legge debba essere al più presto rivista.

(la Repubblica)



martedì 29 novembre 2005

Approvata la ex Salva Previti

Approvata la ormai ex-Salva Previti, dopo le difficoltà della mattinata.
Per la legge che non serve più al deputato di Forza Italia - a causa di un emendamento dell’Udc che esclude la prescrizione per i reati già in corte d’appello o cassazione -, la maggioranza si è ricompattata ed ha approvato una delle ultime leggi vergogna, che non solo non servirà più ad agevolare l'assoluzione di Previti, ma probabilmente, a causa dell'inasprimento delle pene per i recidivi, riempirà ancora di più le carceri italiane.


(la Repubblica)

Ex Cirielli, al Senato manca il numero legale

Difficoltà in Senato per la discusa legge "ex-Cirielli", meglio conosciuta in passato come Salva Previti, che prevede sanzioni più dure per i recidivi e riduce i tempi della prescrizione.
Stamattina, a causa delle assenze della maggioranza e del boicottaggio dell'opposizione,
per ben 6 volte non si è raggiunto il numero legale.
Seduta sospesa e tutto rinviato a oggi pomeriggio, tra accuse reciproche e scontri tra le due parti politiche.


(la Repubblica)