Visualizzazione post con etichetta pubblicita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pubblicita. Mostra tutti i post

lunedì 5 maggio 2008

Tette di fronte

Questa pubblicità osè ce l'ho proprio di fronte casa.
Alla fine le foto sono proprio grandi, e non solo quelle è vero. Ma nulla di cui scandalizzarsi, a parte il fatto che la realizzazione grafica e il claim non sono poi un granché.
E poi non mi sembrano una novità, due enormi tette in bella vista: basta accendere la tv e si vedono cose molto, ma molto più esplicite.

(Tgcom)

lunedì 28 gennaio 2008

Provocatori ma almeno con un minimo di senso

Sarkozy s'è infuriato per la nuova campagna pubblicitaria della Ryan Air, che lo ritrae con la Carla Bruni con gli occhi da cerbiatta, che guarda in aria, mentre un fumetto le esce dalla bocca: "Con Ryanair, tutta la mia famiglia può venire ad assistere al mio matrimonio", dice.
Beh, l'Eliseo fa benissimo ad essere infuriato con la compagnia aerea. Se non altro perché la campagna pubblicitaria è stupida, brutta a vedersi, non fa ridere, non ha molto senso.

(la Repubblica)

mercoledì 17 ottobre 2007

Snai, che pubblicità fai

Un amico mi ha detto che se la pubblicità della SNAI sui 6X3 è orribile, quella alla radio è a dir poco inascoltabile.

martedì 9 ottobre 2007

Snai, che coraggio che hai

Al di là di tutto, al di là di Toscani, dell'etica, delle polemiche, qualche post più giù si discuteva della campagna Nolita, quella con la modella anoressica. In ogni caso, nel bene o nel male, qualcosa in grado di stimolare un dibattito.
Mi guardo un poco intorno, e scopro che anche un'altra "creatura" ultimamente sui 6X3 italiani è di Toscani: o meglio, è stata realizzata dai ragazzi del laboratorio di comunicazione "La Sterpaia", sotto la supervisione di Toscani.
Il risultato? Credo che qualcuno l'abbia visto.
"
Sotto la direzione artistica di uno dei più famosi fotografi e creativi contemporanei, ha preso vita un concept innovativo, che ruota intorno a immagini di grande impatto visivo e a un linguaggio evocativo di un mondo giovane, fatto di passione e di voglia di vincere, tutto però ricondotto a livello di gioco e di divertimento, di come dovrebbe essere l'atto di scommettere".
La realtà? Slogan improponibili (che giocano sul fattore C., con cose del tipo "Che Snai che hai!", o "Ci sei o ci Snai"), soggetti fotografati con espressioni non proprio sveglie, il font utilizzato il claim, tipo arial di word: una delle cose più brutte mai viste.

(Gioco & giochi)

giovedì 27 settembre 2007

No, Nolita

Non volevo crederci, e invece è vero. Oliviero Toscani, come sempre tra i pubblicitari più provocatori e shockanti, ne ha fatta un’altra delle sue. Graffiante come sempre, eccessivo come pochi, ha lanciato una nuova campagna, per il marchio Nolita e con due foto che lasciano senza parole.
Fa discutere. Come sempre fa discutere.
Per fare una pubblicità come questa, senza dubbio, ci vogliono gli attributi. E’ normale vedersi piovere addosso una valanga di critiche, oppure che il pubblico si divida nettamente tra i pro e i contro.
Qui non abbiamo ancora preso una decisione definitiva. L’immagine è di quelle che non dimentichi più. Che non riesci a guardare fisso, giri la testa dall’altro lato, quasi disgustato.


Serve? Non serve? La modella ritratta, Isabelle Caro, pesa sì e no 30 chili, ed è un mucchietto di pelle e ossa che cammina. A me l’immagine sconvolge, ma non è detto che per le anoressiche quello sia un modello da imitare. Quello delle anoressiche è un problema psichico, che va al di là dell’osservare la devastazione della malattia con i propri occhi.
Allora, direte, la provocazione di Toscani serve per far parlare dell’anoressia. Ed è buono che se ne discuta, facendo vedere queste immagini crude. Ma in realtà questo messaggio che è come un pugno nello stomaco, e se stimola il dibattito nell’opinione pubblica, in realtà aiuta poco, pochissimo chi soffre di questa malattia, che va curata in altro modo e, forse, non spiattellata sui 6 X 3 di tutt’Italia.
Non so, vedo quello scheletro in foto, e rabbrividisco. Le anoressiche, forse, la vorranno imitare.
Poi, il messaggio contro l’anoressia proviene da Nolita, azienda di abbigliamento che proprio di modelle magre, spesso, ha bisogno. E che ora, grazie alla pubblicità, sta facendo molto, ma moooolto parlare di sé.
Di certo è che Toscani con le sue campagne, alle volte esagera. E’ un suo marchio di fabbrica, che va quasi al di là del messaggio pubblicitario lanciato. Quasi come una pubblicità a se stesso, alla sua voglia di stupire a tutti i costi, quel bisogno di essere eccessivo fino ad arrivare a mostrarci in tutto il suo orrore la vera faccia dell’anoressia.
Forse, se fosse stata una pubblicità progresso, svincolata da aziende, avrei storto il naso, ma accettato. Che si parli, sì, è un bene che si parli di malattie come questa (e l’aids, che fine ha fatto l’aids? L’agenda setting delle malattie…), anche in questo modo eccessivo. Ma qua stiamo parlando di una ragazza di 30 chili che mette in mostra il suo corpo morente, per mano di un fotografo dal grande ego, e per un’azienda che si serve – in parte – di modelle magrissime per i propri abiti.
Qualche riga su dicevo che non m’ero ancora deciso. Ora sì, riflettendoci. Checché ne dica la Turco, io questa pubblicità non la approvo.


(Nolita)

No, Nolita

Non volevo crederci, e invece è vero. Oliviero Toscani, come sempre tra i pubblicitari più provocatori e shockanti, ne ha fatta un’altra delle sue. Graffiante come sempre, eccessivo come pochi, ha lanciato una nuova campagna, per il marchio Nolita e con due foto che lasciano senza parole.
Fa discutere. Come sempre fa discutere.
Per fare una pubblicità come questa, senza dubbio, ci vogliono gli attributi. E’ normale vedersi piovere addosso una valanga di critiche, oppure che il pubblico si divida nettamente tra i pro e i contro.
Qui non abbiamo ancora preso una decisione definitiva. L’immagine è di quelle che non dimentichi più. Che non riesci a guardare fisso, giri la testa dall’altro lato, quasi disgustato.


Serve? Non serve? La modella ritratta, Isabelle Caro, pesa sì e no 30 chili, ed è un mucchietto di pelle e ossa che cammina. A me l’immagine sconvolge, ma non è detto che per le anoressiche quello sia un modello da imitare. Quello delle anoressiche è un problema psichico, che va al di là dell’osservare la devastazione della malattia con i propri occhi.
Allora, direte, la provocazione di Toscani serve per far parlare dell’anoressia. Ed è buono che se ne discuta, facendo vedere queste immagini crude. Ma in realtà questo messaggio che è come un pugno nello stomaco, e se stimola il dibattito nell’opinione pubblica, in realtà aiuta poco, pochissimo chi soffre di questa malattia, che va curata in altro modo e, forse, non spiattellata sui 6 X 3 di tutt’Italia.
Non so, vedo quello scheletro in foto, e rabbrividisco. Le anoressiche, forse, la vorranno imitare.
Poi, il messaggio contro l’anoressia proviene da Nolita, azienda di abbigliamento che proprio di modelle magre, spesso, ha bisogno. E che ora, grazie alla pubblicità, sta facendo molto, ma moooolto parlare di sé.
Di certo è che Toscani con le sue campagne, alle volte esagera. E’ un suo marchio di fabbrica, che va quasi al di là del messaggio pubblicitario lanciato. Quasi come una pubblicità a se stesso, alla sua voglia di stupire a tutti i costi, quel bisogno di essere eccessivo fino ad arrivare a mostrarci in tutto il suo orrore la vera faccia dell’anoressia.
Forse, se fosse stata una pubblicità progresso, svincolata da aziende, avrei storto il naso, ma accettato. Che si parli, sì, è un bene che si parli di malattie come questa (e l’aids, che fine ha fatto l’aids? L’agenda setting delle malattie…), anche in questo modo eccessivo. Ma qua stiamo parlando di una ragazza di 30 chili che mette in mostra il suo corpo morente, per mano di un fotografo dal grande ego, e per un’azienda che si serve – in parte – di modelle magrissime per i propri abiti.
Qualche riga su dicevo che non m’ero ancora deciso. Ora sì, riflettendoci. Checché ne dica la Turco, io questa pubblicità non la approvo.


(Nolita)

venerdì 6 aprile 2007

Non chiamarmi non ti sento

A me in fondo quelle che fanno le promozioni al telefono (addette al telemarketing, mi dicono dalla regia) stanno quasi simpatiche. O meglio: non stanno poi tanto antipatiche.
Conosco gente che le ammazzerebbe in blocco, giuro. Soprattutto quando chiamano a ora di pranzo.
Altri che si fanno sempre raccontare tutto per filo e per segno, fingono di essere interessati e poi tagliano in modo netto, attaccando il telefono in faccia.
Altri che nemmeno danno il la, subito borbottano e si lamentano. Risposta secca: “no no guardi non mi interessa” e giù il telefono.
I maschietti più mandrilli, poi, non possono risparmiarsi l’acchiappanza, e dopo un paio di minuti di ascolto a cervello spento provano senza problemi l’approccio via cornetta, con tanto di richiesta numero. Non importa se dall’altra parte ci sia una brufolosa ragazza dell’entroterra calabrese o una coattona romana, basta che respiri, insomma, e che abbia una voce gradevole
Altri non capiscono mai la promozione, soprattutto perché solitamente trattasi di promozione incomprensibile farfugliata in modo velocissimo e senza congiunzioni.
Nonostante tutto, però, io ‘ste poverine non riesco proprio ad odiarle. Perché penso sempre ai drammatici e stressanti racconti di amici e amiche che ci sono passate per il call center. E’ il loro lavoro, cavolo. Anche se alla fine rompono le palle un po’ a tutti, non lo fanno certo con piacere.
L’altro ieri mi ha chiamato una, per propormi una non ben definita promozione con la più importante piattaforma digitale via satellite italiana. Sky, insomma.
Una bella parlantina, voce simpatica, ci diamo subito del tu e lei sin da subito si sente mia amica, mia confidente. “Puoi vedere proprio tutto”, mi dice. “Film, tutti gli sport che vuoi, e tanto tanto tanto altro ancora”. Oltre 150 canali tematici, mi dice. Ci mancava solo che mi presentasse pure il palinsesto del porno. Io vorrei tanto dirle che odio la tv, al massimo ogni tanto vedo qualche tg e una puntata di Report, ma in fondo non ho nulla da fare in quel momento e la lascio parlare.
Forse però le do un po’ troppo corda, e lei crede di avermi quasi conquistato. Mi rendo conto che ormai è quasi troppo tardi per tirarmi indietro, forse qualche mio atteggiamento deve averla convinta di avermi ormai in pugno, di essersi accaparrata la sua tanto sospirata provvigione per la vendita di un pacchetto completo.
Invece improvvisamente tentenno, le faccio notare che coi lavori in casa, pacchi e scatoloni in ogni stanza, quintali di polvere ovunque e i prossimi due mesi d’inferno la tv satellitare è l’ultima delle mie preoccupazioni. Lei ci resta male, sente smaterializzarsi il sogno. Non demorde. Aveva visto un miraggio, ora lo sente sfuggire dalle mani.  Fa di tutto per riacciuffarmi. Non molla la presa, come un cane col suo osso.
Mi ripete che potrò vedere tutti gli sport, tutti i film, tutti i documentari, tutto ciò che voglio. Mi dice che non so cosa mi perdo. Mi dice che devo e posso farlo ora, non devo per forza installarlo subito ma anche dopo aver rifatto casa. Mi dice che può richiamarmi quando finiremo i lavori, se la promozione è ancora attiva. Mi dice che non devono per forza essere i genitori a decidere, posso anche io, sono maggiorenne (e risatina: che te ridi, penso io). Mi dice che non posso perdere un’offerta così conveniente, anche se io non l’ho ben capita. Mi dice anche che si scusa di essere così insistente, ma la sua è una proposta fenomenale per chi ama la tv (quindi non io, deduco).
Probabilmente mi avrebbe detto un sacco di altre belle cose, se il mio dito inavvertitamente non avesse premuto il tastino rosso sul telefono. Ops. Per sbaglio ho chiuso la telefonata. Che peccato sul serio.
Perché vabbè che non mi state poi tanto antipatiche, care addette al telemarketing, ma ogni pazienza ha un limite però.

Non chiamarmi non ti sento

A me in fondo quelle che fanno le promozioni al telefono (addette al telemarketing, mi dicono dalla regia) stanno quasi simpatiche. O meglio: non stanno poi tanto antipatiche.
Conosco gente che le ammazzerebbe in blocco, giuro. Soprattutto quando chiamano a ora di pranzo.
Altri che si fanno sempre raccontare tutto per filo e per segno, fingono di essere interessati e poi tagliano in modo netto, attaccando il telefono in faccia.
Altri che nemmeno danno il la, subito borbottano e si lamentano. Risposta secca: “no no guardi non mi interessa” e giù il telefono.
I maschietti più mandrilli, poi, non possono risparmiarsi l’acchiappanza, e dopo un paio di minuti di ascolto a cervello spento provano senza problemi l’approccio via cornetta, con tanto di richiesta numero. Non importa se dall’altra parte ci sia una brufolosa ragazza dell’entroterra calabrese o una coattona romana, basta che respiri, insomma, e che abbia una voce gradevole
Altri non capiscono mai la promozione, soprattutto perché solitamente trattasi di promozione incomprensibile farfugliata in modo velocissimo e senza congiunzioni.
Nonostante tutto, però, io ‘ste poverine non riesco proprio ad odiarle. Perché penso sempre ai drammatici e stressanti racconti di amici e amiche che ci sono passate per il call center. E’ il loro lavoro, cavolo. Anche se alla fine rompono le palle un po’ a tutti, non lo fanno certo con piacere.
L’altro ieri mi ha chiamato una, per propormi una non ben definita promozione con la più importante piattaforma digitale via satellite italiana. Sky, insomma.
Una bella parlantina, voce simpatica, ci diamo subito del tu e lei sin da subito si sente mia amica, mia confidente. “Puoi vedere proprio tutto”, mi dice. “Film, tutti gli sport che vuoi, e tanto tanto tanto altro ancora”. Oltre 150 canali tematici, mi dice. Ci mancava solo che mi presentasse pure il palinsesto del porno. Io vorrei tanto dirle che odio la tv, al massimo ogni tanto vedo qualche tg e una puntata di Report, ma in fondo non ho nulla da fare in quel momento e la lascio parlare.
Forse però le do un po’ troppo corda, e lei crede di avermi quasi conquistato. Mi rendo conto che ormai è quasi troppo tardi per tirarmi indietro, forse qualche mio atteggiamento deve averla convinta di avermi ormai in pugno, di essersi accaparrata la sua tanto sospirata provvigione per la vendita di un pacchetto completo.
Invece improvvisamente tentenno, le faccio notare che coi lavori in casa, pacchi e scatoloni in ogni stanza, quintali di polvere ovunque e i prossimi due mesi d’inferno la tv satellitare è l’ultima delle mie preoccupazioni. Lei ci resta male, sente smaterializzarsi il sogno. Non demorde. Aveva visto un miraggio, ora lo sente sfuggire dalle mani.  Fa di tutto per riacciuffarmi. Non molla la presa, come un cane col suo osso.
Mi ripete che potrò vedere tutti gli sport, tutti i film, tutti i documentari, tutto ciò che voglio. Mi dice che non so cosa mi perdo. Mi dice che devo e posso farlo ora, non devo per forza installarlo subito ma anche dopo aver rifatto casa. Mi dice che può richiamarmi quando finiremo i lavori, se la promozione è ancora attiva. Mi dice che non devono per forza essere i genitori a decidere, posso anche io, sono maggiorenne (e risatina: che te ridi, penso io). Mi dice che non posso perdere un’offerta così conveniente, anche se io non l’ho ben capita. Mi dice anche che si scusa di essere così insistente, ma la sua è una proposta fenomenale per chi ama la tv (quindi non io, deduco).
Probabilmente mi avrebbe detto un sacco di altre belle cose, se il mio dito inavvertitamente non avesse premuto il tastino rosso sul telefono. Ops. Per sbaglio ho chiuso la telefonata. Che peccato sul serio.
Perché vabbè che non mi state poi tanto antipatiche, care addette al telemarketing, ma ogni pazienza ha un limite però.

giovedì 5 aprile 2007

Pubblicità regresso

Ieri per me altra magica puntata nel mondo delle pubblicità televisive.
Quando pensavo di averle ormai viste tutte, è arrivata prontamente la smentita.
Anzi, una doppia smentita. Prima ad ora di pranzo, l’ape trombina. Non scherzo, sul serio. Ora di pranzo e ape trombina. Cioè un’enorme ape in formato 3d che si avventa su un fiore e comincia ad andare su e giù col bacino. Giuro.
Ho stropicciato gli occhi, mentre Rossella continuava catatonicamente a ripetere: “non ci credo”. Invece era tutto vero, purtroppo.
Eccola qui, allora, la nuova frontiera della pubblicità regresso, con una suoneria polifonica per cellulari che ha come protagonista il ronzio di un’ape grassoccia e fastidiosa che si dimena su un girasole. Mah.
A parte che è una cosa che non ha senso (non capisco perché l’ape debba cercare di trombarsi il fiore invece che raccogliere il nettare), mi chiedo dove sia finito il buon gusto. Ma la domanda è retorica e scuotendo la testa mi rispondo: sarà la società che si evolve ed io non riesco a stare al passo.
Inorridisco qualche minuto, ma poi finisco per non pensarci più, tanto le suonerie polifoniche ci avevano già abituato ai cari Eggio & Score e al demente che rubava la Gioconda e rideva come un ebete a bordo di una decappotabile.
Ma poi, dopo qualche ora, ecco un’altra pubblicità: stavolta il prodotto è una gomma di quelle air fresh. Per l’alito fresco, anzi glaciale, e il protagonista un tenero scoiattolino che esce dalla sua tana sull’albero se ne mangia una per bloccare il fuoco di un incendio inarrestabile.
Fin qui, tutto molto carino. Poi, all’improvviso, il dramma: lo scoiattolo corre all’impazzata verso la punta di un ramo e scorreggia, trasformando in ghiaccio un paio di ettari di terreno intorno a lui.
Sbigottito, mi chiedo cosa c’entri quello che ho appena visto con le gomme da masticare. Non ottengo risposta. La pubblicità può risultare anche simpatica, certo: la prima volta forse strappa anche un sorriso. Già dalla seconda, però, i peti di uno scoiattolo mi fanno ridere di meno. Opinione personale.
Ma leggo da qualche parte che la pubblicità è piaciuta, l’idea è geniale ed il messaggio adatto al prodotto. Beati coloro che ci vedono tutte queste cose.
Forse sono sempre io ad essere troppo vecchio, bacchettone, a non capire le cose, e a intristirmi quando capisco che ormai la tv, oltre a propinarci spesso aria fritta, alle volte ce la fa arrivare anche da altre parti, bella gelata pure.
Io, intanto, torno alle Brooklyn.

(Reebo, Youtube)

Pubblicità regresso

Ieri per me altra magica puntata nel mondo delle pubblicità televisive.
Quando pensavo di averle ormai viste tutte, è arrivata prontamente la smentita.
Anzi, una doppia smentita. Prima ad ora di pranzo, l’ape trombina. Non scherzo, sul serio. Ora di pranzo e ape trombina. Cioè un’enorme ape in formato 3d che si avventa su un fiore e comincia ad andare su e giù col bacino. Giuro.
Ho stropicciato gli occhi, mentre Rossella continuava catatonicamente a ripetere: “non ci credo”. Invece era tutto vero, purtroppo.
Eccola qui, allora, la nuova frontiera della pubblicità regresso, con una suoneria polifonica per cellulari che ha come protagonista il ronzio di un’ape grassoccia e fastidiosa che si dimena su un girasole. Mah.
A parte che è una cosa che non ha senso (non capisco perché l’ape debba cercare di trombarsi il fiore invece che raccogliere il nettare), mi chiedo dove sia finito il buon gusto. Ma la domanda è retorica e scuotendo la testa mi rispondo: sarà la società che si evolve ed io non riesco a stare al passo.
Inorridisco qualche minuto, ma poi finisco per non pensarci più, tanto le suonerie polifoniche ci avevano già abituato ai cari Eggio & Score e al demente che rubava la Gioconda e rideva come un ebete a bordo di una decappotabile.
Ma poi, dopo qualche ora, ecco un’altra pubblicità: stavolta il prodotto è una gomma di quelle air fresh. Per l’alito fresco, anzi glaciale, e il protagonista un tenero scoiattolino che esce dalla sua tana sull’albero se ne mangia una per bloccare il fuoco di un incendio inarrestabile.
Fin qui, tutto molto carino. Poi, all’improvviso, il dramma: lo scoiattolo corre all’impazzata verso la punta di un ramo e scorreggia, trasformando in ghiaccio un paio di ettari di terreno intorno a lui.
Sbigottito, mi chiedo cosa c’entri quello che ho appena visto con le gomme da masticare. Non ottengo risposta. La pubblicità può risultare anche simpatica, certo: la prima volta forse strappa anche un sorriso. Già dalla seconda, però, i peti di uno scoiattolo mi fanno ridere di meno. Opinione personale.
Ma leggo da qualche parte che la pubblicità è piaciuta, l’idea è geniale ed il messaggio adatto al prodotto. Beati coloro che ci vedono tutte queste cose.
Forse sono sempre io ad essere troppo vecchio, bacchettone, a non capire le cose, e a intristirmi quando capisco che ormai la tv, oltre a propinarci spesso aria fritta, alle volte ce la fa arrivare anche da altre parti, bella gelata pure.
Io, intanto, torno alle Brooklyn.

(Reebo, Youtube)

lunedì 19 febbraio 2007

Download di scorregge

Allora: io mi rendo conto di essere alle volte un po’ troppo pesante.
Sto sempre lì a fare il moralista dietro ad uno schermo e una tastiera, e alle volte forse rischio anche di esagerare coi miei sproloqui.
Ma ti trovi ad accendere la tv – cosa che fai sempre più di rado – e la prima cosa che incontri sono due scimmiette che sponsorizzano una suoneria per il cellulare.
E fin qui niente di anormale, tranne per il fatto che le due scimmie protagoniste dello spot si chiamano Eggio e Score (invertite i nomi e inorridite davanti al tristissimo gioco di parole), e che la suoneria è realizzate con simpatici peti di varia lunghezza e tonalità.
Sarà che mi scandalizzo presto, e non riesco proprio a capire come certe schifezze possano andare in tv (nonostante la De Filippi e Buona Domenica ancora non l’ho capito, no).
Sarà che sono vecchio dentro, ed io il cellulare lo uso solo per chiamare e ricevere, di tanto in tanto mando un sms.
Sarà che non riesco proprio a trovare divertente una suoneria musicale fatta di scorregge anziché di note, e soprattutto il fatto che ci siano persone talmente cerebrolese da spendere 2 o 3 euro per scaricare trenta secondi di peti per il proprio cellulare.
Ma ormai credo che con Eggio & Score il fondo del barile sia ormai ampiamente raggiunto.
E, augurando a tutti quelli che hanno scaricato la petosuoneria che possa suonare proprio mentre si trovano ad un colloquio di lavoro, o ad abbordare la donna dei sogni, mi ritiro nel mio mondo nel quale ogni tanto, se qualche flatulenza ci scappa, per lo meno è reale.

Download di scorregge

Allora: io mi rendo conto di essere alle volte un po’ troppo pesante.
Sto sempre lì a fare il moralista dietro ad uno schermo e una tastiera, e alle volte forse rischio anche di esagerare coi miei sproloqui.
Ma ti trovi ad accendere la tv – cosa che fai sempre più di rado – e la prima cosa che incontri sono due scimmiette che sponsorizzano una suoneria per il cellulare.
E fin qui niente di anormale, tranne per il fatto che le due scimmie protagoniste dello spot si chiamano Eggio e Score (invertite i nomi e inorridite davanti al tristissimo gioco di parole), e che la suoneria è realizzate con simpatici peti di varia lunghezza e tonalità.
Sarà che mi scandalizzo presto, e non riesco proprio a capire come certe schifezze possano andare in tv (nonostante la De Filippi e Buona Domenica ancora non l’ho capito, no).
Sarà che sono vecchio dentro, ed io il cellulare lo uso solo per chiamare e ricevere, di tanto in tanto mando un sms.
Sarà che non riesco proprio a trovare divertente una suoneria musicale fatta di scorregge anziché di note, e soprattutto il fatto che ci siano persone talmente cerebrolese da spendere 2 o 3 euro per scaricare trenta secondi di peti per il proprio cellulare.
Ma ormai credo che con Eggio & Score il fondo del barile sia ormai ampiamente raggiunto.
E, augurando a tutti quelli che hanno scaricato la petosuoneria che possa suonare proprio mentre si trovano ad un colloquio di lavoro, o ad abbordare la donna dei sogni, mi ritiro nel mio mondo nel quale ogni tanto, se qualche flatulenza ci scappa, per lo meno è reale.

lunedì 7 novembre 2005

Pubblicità regresso

Si è superato ogni limite. Andreotti testimonial della nuova campagna pubblicitaria dei videofonini 3, insieme alla Marini e ad Amendola, è al di là di ogni possibile immaginazione. 
Me lo avevano già detto, ma non riuscivo a crederci. L'ho visto per la prima volta stasera e, lo ammetto, mi ha davvero inquietato.
Ma, come si dice, non c'è limite al peggio: prima o poi mi imbatterò anche in quella con
Cossiga.


(Tre, Kataweb)

venerdì 4 marzo 2005

La prima scarpa intelligente al mondo

L'ultima pubblicità dell'Adidas, per la "prima scarpa intelligente al mondo", è davvero splendida. La musica è delicata e coinvolgente (devo ancora capire chi la canta). Anche la scarpa, se devo essere sincero, non è niente male.

sabato 26 febbraio 2005

Miracle Blade 3


Ovvero: come restare incantati e piuttosto inebetiti davanti alla tv per 10 minuti, osservando uno chef obeso che affetta, taglia, sminuzza di tutto con il suo set di coltelli indistruttibili.


Legno, marmo, ferro, martelli, scarponi del nonno, tutto passa sotto le lame di Tony, chef americano che promuove e sposorizza questi coltelli tagliatutto. Facendo zapping in tv, nello squallore generale, mi soffermo su questo messaggio promozionale, e mi accorgo che trovo più interessante uno sconosciuto panzuto che affetta pomodori e mi elenca le qualità di questi coltelli che Maria De Filippi e tutti i suoi amici messi insieme.


Facendo una rapida ricerca su Google, poi, mi rendo conto che non sono l'unico ad apprezzare il cuoco paffuto e i suoi famigerati coltelli. Troviamo il sito ufficiale con tanto di video, un blog, chi ne parla divertito, chi ricorda, con tristezza, i coltelli del passato.


Quali conclusioni trarre dal mio zapping pomeridiano? Da una parte ho paura della televisione italiana e degli orrori che ci propina, dall'altra ho paura di essermi giocato il cervello, visto che a poco più di un giorno dal mio esame sono qui a parlare di simili idiozie.