mercoledì 3 dicembre 2014

Acqua, fuoco e natura, le meraviglie – poco raggiungibili – dei Campi Flegrei



Spiegatelo, a un turista in visita a Napoli. Spiegategli che potrà perdersi nel folklore del centro città, ammirare il Vesuvio dall’alto di Posillipo, fare un giro in Costiera, ma avrà visto una minima parte dello splendore e della storia che sanno regalare i Campi Flegrei.
In questo territorio ci sono tutti gli elementi naturali. C’è il fuoco – il phlegraios del nome deriva dal greco e significa ardente, l’ardente dei crateri che accoglie –, c’è l’acqua del mare e quella dei laghi, e delle le terme che venivano apprezzate già in epoca romana; c’è la terra, mutevole e pulsante, che negli anni il bradisismo ha fatto sprofondare, ma che è tornata ad essere salda fino a nuovo avviso, e c’è l’aria, brezza marina, inebriante, più leggera rispetto al centro città.

Il marchese De Sade disse che i dintorni di Napoli erano “tra i più meravigliosi al mondo”. Difficile dargli torto, ma al di là delle belle parole che si perdono tra verità e leggenda, il pensiero che un simile patrimonio naturale e storico non sia valorizzato in tutto il suo potenziale farebbe storcere il naso al più incapace dei manager turistici.
I Campi Flegrei sono un territorio straordinario, che purtroppo si rivela in tutta la sua bellezza solo al turista più volenteroso. Come raggiungere la splendida Baia, ad esempio, o l’affascinante Solfatara? I mezzi pubblici sono pochi (la metropolitana ferma a Pozzuoli, la Cumana è un mezzo inaffidabile e affollato), le attività di contorno nulle. Per non parlare di un Anfiteatro Flavio abbandonato a se stesso, con bus di turisti che arrivano anche dalla Germania per ammirarlo, ma qualche volta trovano chiuso, o del lago d’Averno o di Lucrino: senza auto non ci si arriva. Sono lontani da tutto e da tutti, Fino all’assurdità della Piscina Mirabilis, la più grande cisterna d’acqua potabile d’epoca romana mai realizzata, un monumento mozzafiato che quasi nessuno conosce, e per visitarla bisogna accordarsi con la signora che possiede le chiavi, disponibile sì, ma forse questo non basta.


Sarebbero fin troppi gli esempi di località che hanno molto meno dei Campi Flegrei, e che riescono a valorizzare quel poco che hanno attirando decine di migliaia di visitatori ogni anno. Perché qui non ci riusciamo? Una seria politica di rivalutazione di un turismo responsabile e consapevole deve partire da una diversa gestione di questo patrimonio, da una corretta informazione, da solide infrastrutture e mezzi di comunicazione. Prima che i turisti smettano definitivamente di avere pazienza, e di aspettarci.  

mercoledì 26 novembre 2014

Econote: è il nostro compleanno! Regaliamo un computer al reparto di Oncologia Pediatrica del primo Policlinico



Se mi guardo indietro, durante quest'anno di Econote, vedo soprattutto sorrisi: i sorrisi della gente che con noi ha scoperto i luoghi più belli di Napoli, i sorrisi durante le nostre riunioni, quelli dei bimbi durante i laboratori di riciclo creativo. Le centinaia di persone che sono entrate in contatto con la nostra associazione ci hanno fatto davvero capire che "un altro mondo è possibile", e che Napoli non si arrende.

E così sembra incredibile, l'associazione compie un anno. E il 13 dicembre 2014 vuole invitare tutti i lettori, gli associati e gli appassionati di ecologia e sostenibilità a uno Swap Party di beneficenza.

Il ricavato servirà ad acquistare un pc (non solo uno speriamo più di uno!) da destinare reparto di Oncologia Pediatrica del 1° Policlinico di Napoli. L’intento è supportare l’Associazione “Diamo una mano” che si occupa di portare la normalità nel reparto oncologico pediatrico del Primo Policlinico di Napoli con piccoli e grandi gesti.

«Quest’anno è stato intenso, abbiamo messo in piedi una struttura che non c’era, ogni giorno siamo on line con notizie dal mondo della sostenibilità con una redazione distribuita in tutta Italia, abbiamo attiva una collana di ebook con 40K, più di 400 persone hanno seguito gli eventi di turismo sostenibile che abbiamo promosso a Napoli e in Campania. Ma quest’anno ci siamo soprattutto dedicati ai laboratori di riciclo creativo nelle scuole elementari con il progetto sostenuto dal Forum delle Culture di Napoli e della Campania: Riduci, riusa, ricicla, crea! Ed è quindi ai bambini che vogliamo dedicare questo primo compleanno, a partire dai bambini che si trovano dove non dovrebbero mai stare: in un reparto oncologico» spiega il Presidente dell’Associazione Econote Marianna Sansone.

Sabato 13 dicembre alle 18.00 al Ginger Bar di Pozzuoli, ognuno potrà portare un oggetto da swappare, scambiare e barattare con un altro. Ci sarà una breve presentazione delle attività dell’Associazione e brinderemo alla strada fatta e a quella ancora da fare. Nei giorni successivi all’evento andremo ad acquistare il computer e lo porteremo al reparto.

Chiunque volesse sostenere l’iniziativa e partecipare può scrivere a info@econote.it o chiamare al numero 3936098130. Vi aspettiamo numerosi!
Partner dell’iniziativa: Diamounamano, Ginger Bar, Life HD, Puntobio Napoli, Napoli Incontra, Il Cervillo Residence, Radio Siani.

martedì 18 novembre 2014

Quanto ci distraggono i social network?



Per scrivere questo post mi sono imposto di metterci mezz'ora, non di più. Già so che ce ne metterò almeno il doppio, perché:

- mi arriveranno alcune notifiche su facebook
- riceverò una mail di lavoro
- forse un messaggio su whatsapp
- improvvisamente mi verrà voglia di ascoltare una canzone su spotify
- poi leggerò un paio di pagine sul kindle
- e infine tornerò a scrivere questo post

Che i social network e molta della tecnologia che usiamo abbiano completamente cambiato la nostra vita e il nostro modo di interfacciarsi con gli altri è ormai fuori da ogni dubbio: sono stati scritti decine di testi sull'argomento, alcuni più apocalittici, altri maggiormente integrati. Se alcune ricerche ci dicono che i social network distraggono i giovani da altri vizi, altri ci confermano la loro pericolosità in termini di distrazione, per i giovani e per i meno giovani.

Da quando esistono i social network leggo meno libri, più articoli online, più estratti, più pdf, ma molti meno libri. Da quando esistono facebook e twitter e soprattutto da quando ho le applicazioni sullo smartphone, quindi più o meno da 3 anni, non c'è stato un giorno in cui io non abbia consultato i social network. La mia presenza sui social network, volendo quantificarla, varia da un'ora alle tre ore al giorno – io con i social ci lavoro, sia chiaro – ma in queste ore molto spesso sono indubbiamente distratto: dai post scemi del mio amico scemo, da un link acchiappaclick messo da una pagina fb che non ricordavo di seguire, da quella foto di quel vecchio amico che non ricordavo si fosse trasferito in Galles.

Tutto tempo sprecato? Difficile da dirsi, ma il più delle volte è sì, tempo sprecato. Ma per quante volte mi trattenga dal cliccare sul sederone di Kim Kardashian, per quanto provi a non farmi incuriosire da quel video in cui il cane mangia tutti i wurstel degli altri cani più grandi di lui, alla decima comparsa sulla mia timeline cadrò in tentazione e ci cliccherò. Mi capita sempre più spesso, e credo capiti a molte altre persone come me, che hanno cambiato la propria dieta mediatica senza volerlo, e le 12, 14 ore produttive durante la giornata sono costantemente intaccate da questi "detriti del web" che si accumulano in tutti gli account social. Evitare di sporcarsi è sempre più difficile, e distrarsi sempre più semplice. Alcuni usano applicazioni e tool per essere più produttivi, io non l'ho ancora fatto, ma non lo escludo.

L'approfondimento e la cura sembrano – mi si perdoni il taglio apocalittico – costantemente in pericolo, in vari campi, e tutto questo si ripercuote sulla nostra vita quotidiana. Siamo troppo distratti da troppe cose su troppi social network, alla ricerca perenne del click e della gratifica della condivisione apprezzata.  Quella che sentiamo sulle spalle, nel collo e nella testa è una sorta di sbronza di contenuti, un overload di informazioni non filtrate che nulla aggiungono e nulla tolgono alla nostra formazione e non offrono approfondimenti di qualità. Alle volte, quando finisce la giornata, sento il peso di tutta la deriva multitasking che ha preso la nostra vita, e mi sembra di non reggerla più.
Ma è solo un momento, ormai ci sono, ci siamo dentro ed è difficile uscirne fuori, a meno di non "suicidarsi dai social", cosa che sempre più persone fanno, per disintossicarsi e tornare ad essere liberi dai click e dagli share.


Come fare la raccolta differenziata dell’alluminio

Su Econote ho provato a fare un po' di chiarezza su come differenziare l'alluminio.

L’alluminio è un materiale che troviamo un po’ ovunque nelle nostre case: conserve, latte, lattine, sono fatte di alluminio e le usiamo per mangiare, anche se sarebbe sempre preferibile usare prodotti freschi e di stagione, con imballaggi ridotti al minimo. Prima di tutto attenzione alle scritte: tutti gli oggetti di alluminio che possono essere riutilizzati portano la sigla “Al” o “alu”. Non vanno raccolti come alluminio i contenitori etichettati “T” e “F”, che rientrano nella categoria “pericolosi” in quanto contenenti prodotti chimici quali colle, diserbanti e così via. Quindi, occhio alle scritte.

Continua qui.

venerdì 14 novembre 2014

Campagna Estiva della Guardia Costiera: 13 milioni di euro di beni sequestrati - Tiscali

Il mio nuovo articolo per Tiscali:
L'estate è ormai finita, inizia a fare freddo in tutta Italia, ma non dobbiamo dimenticare l'importanza del mare e della sua salvaguardia. Neanche in inverno. C'è chi lavora quotidianamente per preservare le nostre coste, e quest'estate il lavoro è stato tanto. La Guardia Costiera ha infatti appena rilasciato il rapporto sulla Campagna Nazionale Concentrata di Tutela Ambientale condotta lungo tutta la stagione estiva dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che è stata realizzata per difendere, a largo spettro, il mare e le coste dalle diverse forme di eco-aggressione.



Per leggere l'articolo per intero clicca qui.




giovedì 9 ottobre 2014

Tara a Napoli

Bell'appuntamento per gli amanti del mare: oggi è arrivata a Napoli Tara, la nave impegnata in un'importante progetto di analisi dei mari per quantificare la presenza di microplastiche nel Mediterraneo. Ecco le foto della nave arrivata oggi nel porto di Napoli, le foto sono di Marianna Sansone.











venerdì 5 settembre 2014

Adrian Thaws, nuovo album di Tricky




Sì, Tricky è tornato, con tutto il suo carico di ritmi dark e crepuscolari. Ne ha fatta di strada Adrian Thaws, da quando era voce di supporto dei Massive Attack. E ora è all’undicesimo album all’attivo, la sua voce è sempre un cavernoso e sexy rantolo su basi trip-hop ed elettroniche.
Un ritorno alle origini che è anche trampolino verso il futuro e verso altre sonorità, e che nel titolo, Adrian Thaws, appunto, sembra dire: questo è il mio nome, questo è Tricky, fatevi da parte.

Quasi 40 minuti di sonorità oblique e seducenti, con un Tricky che sembra tornato alle origini, lasciandosi alle spalle alcuni mezzi passi falsi degli ultimi anni. Le mie preferite: Nicotin Love, Lonnie Listen, Sun Down, ma è l’effetto complessivo del disco che sorprende, per solidità. L’ho ascoltato almeno un paio di volte al giorno, negli ultimi 3 giorni.

Il disco si può ascoltare instreaming su NPR.



mercoledì 27 agosto 2014



Nessuno si è fatto mancare un parere sull'#IceBucketChallenge. Provo anche io a mettere insieme un po' di pensieri sull'iniziativa, che trovo eccezionale. Qualche giorno fa ho scritto da qualche parte in rete, forse esagerando, che la ritenevo la cosa più utile da quando sono nati i social network.

Esagerazioni a parte, credo si sia trattato di un successo sotto molteplici punti di vista: una campagna che ha unito una componente ludica, una componente emozionale e una di grande utilità sociale, e lo ha fatto con un gioco semplice, che fa ridere ed è tremendamente virale.
Ogni volta che si parla di #IceBucketChallenge, sia per criticare che per elogiare l'iniziativa, ed è questo a mio avviso uno dei punti maggiormente di forza del gioco, si aumenta la portata del messaggio e di conseguenza le donazioni.
Le chiacchiere sulla Littizzetto che ha donato poco, sulla ministra che non ha capito bene cosa fare, su Kledi polemico e gli #IceBucketChallenge Fail, Pinuccio che li prende in giro e invita a non sprecare acqua e a donare, fanno tutti parte di un meccanismo che non fa altro che alimentare la portata virale del messaggio. Non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli, insomma. Non importa se doni o meno, puoi anche fare solo la secchiate d'acqua gelida con ghiaccio, sarà in ogni caso servito a qualcosa.

E quel qualcosa è davvero tanto: i numeri sono enormi, sia quelli dei video che delle donazioni. Non scherziamo. Che ci siano vip e meno vip che vogliano trarne vantaggio e visibilità, credo sia normale, accettabile, criticabile, ma sostanzialmente poco interessante. Che ci sia una parte, piccola media o grande, che non abbia capito a cosa serve l'#IceBucketChallenge, non importa, perché tra i contatti sui social network di queste persone ce ne saranno altre che, dopo aver visto il video e averci ragionato su, ne usciranno più consapevoli. Sapranno una cosa che prima non sapevano e su cui non avevano ragionato, e magari un giorno faranno anche una donazione.

Le uniche cose che considero negative, ma che non spostano di una virgola la mia riflessione sul'#IceBucketChallenge, sono: l'enorme spreco di acqua e ghiaccio di queste ultime settimane, mentre c'è gente che ogni giorno perde la vita perché di acqua non ne ha; il fatto che, probabilmente, dopo questo botto estivo di popolarità si tornerà a parlare e riflettere sulla SLA soltanto quando ci saranno di nuovo persone famose – un Borgonovo, ad esempio – colpite dalla malattia; e l'invasione senza freni di video di secchiate sulle nostre bacheche che, sinceramente, dopo un po' finiscono per diventare ripetitivi e annoiare.


lunedì 25 agosto 2014



Quanto tempo è passato? Ho quasi perso il conto. C'è stato un tempo in cui ogni anno ti ricordavo, puntuale, nell'anniversario della tua morte. Scrivevo un post, mettevo online, inviavo ad amici, dicevo "non dimenticate". Negli ultimi anni ho smesso di farlo, anche perché questo blog viene aggiornato con minore frequenza. Ma io continuo a ricordare Enzo Baldoni e a citarlo, ogni volta che posso. Io non ho dimenticato. Perché uno come Enzo non dovrebbe mai essere dimenticato.
Enzo non l'ho conosciuto, ma ho scritto su di lui una tesi di laurea, ho letto tutti i suoi lavori, ho apprezzato il suo stile giornalistico e il suo coraggio, ho letto e riletto i suoi blog, e mi sono chiesto perché è finita così, cosa è successo, chi ha sbagliato quel maledetto 26 agosto di 10 anni fa.

10 anni. 10 anni che Enzo Baldoni è morto, in Iraq. Giochetti sporchi, questione di politici e governi incapaci, lui un po' incosciente, sì, ma anche sfortunato. E poteva essere salvato, sì. Doveva essere salvato.
E invece è morto in quel sonnacchioso fine agosto di 10 anni fa, nel silenzio generale e senza che nessuno sia riuscito a instaurare un dialogo coi suoi assassini, concordare un riscatto, provarci almeno. Con Libero che lo prendeva in giro e parlava delle sue vacanze intelligenti, e in vacanza invece erano tutti quelli che potevano far qualcosa e invece non hanno fatto. Indifferenti.

In queste settimane c'è stata un'altra morte, quella del giornalista Foley, e il ricordo è andato di nuovo a lui. Persone che vanno in guerra insieme ai soldati, per documentare la guerra. E che non fanno più ritorno. Lo fanno perché dentro sentono qualcosa, perché il fuoco che hanno dentro li spinge a rischiare, a spostare sempre più in là l'asticella per scrivere e documentare. Per farci arrivare delle notizie, farci capire come funzionano le guerre.

Foley è appena morto, Enzo G. Baldoni è morto 10 anni fa. Lasciano a noi che restiamo qui il ricordo delle loro gesta e del loro coraggio, le loro foto, gli scritti, un ideale di giornalismo diverso, d'altri tempi, in quest'epoca di copincolla da internet e di pressappochismo diffuso. 

Non posso fare altro Enzo, come ogni anno, che ricordare chi eri e quello che scrivevi, ricordare il tuo nome e quello che hai fatto. Locombia, Diario, le interviste impossibili, i blog, splinder e tutto il resto.
Una volta i tuoi articoli erano tutti online, l'anno scorso li ho ricercati ma non c'erano più. Come è triste e beffardo, l'internet. Per fortuna io li conservo ancora in pdf, e ogni tanto li leggo. Dovrebbero farlo tutti, secondo me, prima di iniziare una carriera nel giornalismo o nella pubblicità, o anche soltanto per conoscere le terre lontane e pericolose che tu raccontavi, senza stereotipi e con la penna e la mentalità di chi vuole davvero capire e spiegare agli altri cosa significa una guerra.


domenica 17 agosto 2014

E quindi - ritornando a casa

Quindi si ritorna a casa, si riacquistano le abitudini. Proprio quelle che stavi iniziando a perdere.
I primi giorni dormi un po' di più, una sorta di jet lag ritardato. Due mesi in giro per il mondo iniziano a pesare solo quando ti prendi una pausa e tiri i remi in barca. E inizi a pensare a quello che hai fatto.
Che hai fatto il giro del mondo e sei tornato. Hai conosciuto persone, parlato nuove lingue, mangiato cose nuove e diverse. Sei tornato più ricco. E ora riparti.
La sensazione è strana, bella e misteriosa allo stesso tempo. Un po' leggero e un po' apatico, fuori giri ma con i ricordi che iniziano a incasellarsi al posto giusto.
Tornare a casa dopo un viaggio simile è forse più difficile del viaggio stesso.
Tutto è uguale a prima, ma tu sei molto diverso.

domenica 8 giugno 2014

Manca poco - 30annozero

Manca poco alla partenza, manca poco al nostro viaggio.
2 mesi in giro per il mondo: 30annozero.


mercoledì 14 maggio 2014

“Naples in Postcard”

Ho sempre amato le cartoline, questa forma espressiva e questa modalità di comunicazione. Le scrivevo quando ero piccolo, le ho scritte e le scrivo anche ora, quando posso. Per questo non posso che segnalare questa mostra: 



“Naples in Postcard”

Inaugurazione martedì 20 maggio 2014, ore 18,00
L’esposizione sarà visitabile fino al 20 giugno 2014

Cartoline realizzate da:
T .Baracchi, P.R.Bassi, M. Bellarosa, E. Belli, D. Bigliardo, A. Camerlingo, L. Caravita,  P. Cappelli, G. & R.Cestaro, A. Cocchia, S. Cusano, F. Davide, F. Del Vaglio, A. Ferrara,    M. Follin, M. Gallo, P. Gatto, D. Monetti, S. Parzanese,     C.Procope, M. Rodriguez,  C. Romeo, R. Sanchez, P.C. Tic-tac,  C.Turturiello

Napoli in Cartolina

Saluti da…era spesso la frase che si trovava sulla cartolina che si era soliti inviare in occasione di un viaggio a parenti ed amici. Un modo per far sapere dell’impresa. Un modo relegato ormai al passato dovuto anche in parte alle nuove tecnologie. Ma uno spazio vitale e particolare può essere costituito dalla cartolina d’artista spesso realizzata in pezzo unico. Una cartolina che l’artista per sua natura preferisce a quella tipografica ma che tende ad utilizzare solo in occasioni particolari. Quindi sono rare e preziose ma con un destino sempre legato al buon funzionamento postale. Un duplice sogno ma sognare è indice di vitalità.
Giancarlo Da Lio


Un genere che, a partire da fine ottocento, subentra alle assai più costose gouaches a fini turistici.  Passando dalle forme raffinate dell’epoca del “Gran Tour” di fine settecento sono Proseguendo nel percorso tracciato dalle recenti mostre sul francobollo e la cartolina d’artista, ora il Museo Minimo presenta una rassegna specificatamente dedicata a Napoli in cartolina. man mano andate a semplificarsi per un pubblico più borghese e di  massa per poi approdare alla cartolina postale. In mostra viene proposta una serie di immagini ora sul paesaggio, ora su elementi caratteristici della ‘napoletanità’ ma sempre prodotto di una ricerca di ‘svecchiamento’ rispetto ad una oleografia tuttora diffusa. L’arco della produzione presente al Museo Minimo  inizia a metà degli anni novanta quando,  con il promettente rinnovamento, anche culturale, inaugurato dalla giunta Bassolino, si voleva dare un contributo al rilancio dell’immagine della città. Si arriva poi ai giorni nostri con cartoline di normalizzazione, ovvero dove ironia ed impegno civile lasciano il posto, dopo le delusioni politiche e la stasi sociale, a un nuovo sguardo su quello che ci è rimasto: una “grande bellezza” frutto  di eredità e di fortune naturali. Comunque,  pur nel vedutismo, ci si esprime spesso con colori ‘acidi’ e tratti spigolosi: un voler sottolineare l’inquietudine e il disagio sotterraneo della Napoli contemporanea. Non mancano comunque lavori di non napoletani che, con la distanza conseguente, recuperano  fantasiosità e libertà di approccio.  
Carolina Mantellini



Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47 Fuorigrotta – 80125 Napoli
Phone (+39) 081.621170 – Web www.museominimo.it - Email museominimo@virgilio.it


mercoledì 7 maggio 2014

Presentazione dell’ebook Fermi tutti! (o almeno rallentate) di Marianna Sansone



Giovedì 8 maggio, ore 16.00, Caffè letterario Liberty
Galleria Principe di Napoli 6/7

Presentazione dell’ebook Fermi tutti! (o almeno rallentate)
di Marianna Sansone
Con l’autrice intervengono Carmine Maturo e Nabil Pulita



Nella suggestiva cornice del Caffè letterario Liberty nella Galleria Principe di Napoli Marianna Sansone presenta il suo ebook sulla decrescita e il downshifting, edito da 40k:

Marianna, giornalista e fondatrice del magazine www.econote.it, discuterà del modo in cui ciascuno di noi, rallentando, può apprezzare la vita, ritrovare la gioia nelle piccole cose ed evitare di accumulare stress.
L’autrice si confronterà con Carmine Maturo, esperto di turismo responsabile e presidente di Legambiente Neapolis 2000, e Nabil Pulita, dirigente nazionale di Legambiente.

La scheda del libro
Avete mai avuto il mal di testa da weekend? Vi siete mai chiesti se valga davvero la pena vivere per lavorare? Avete mai sentito quella sensazione di oppressione alla bocca dello stomaco, risultato di anni a ritmi esagerati e derive iperconsumistiche? Vi siete mai guardati allo specchio dicendo: ma perché correre così tanto? Allora questo è l'ebook che fa per voi. Marianna Sansone riflette con ironia su tutti gli eccessi della contemporaneità, che ci vuole costantemente connessi e iperattivi, e in questa miniguida ci offre utili spunti per decrescere, rallentare, scalare di marcia. In altre parole, per tornare a goderci le piccole cose, e ad affrontare la vita con un sorriso.


martedì 29 aprile 2014

Questo è un post nostalgico



Questo è un post nostalgico.
L'occhio rivolto al passato verso il bel tempo che fu, quando la blogosfera era la blogosfera, ci si leggeva tutti, si commentava e si interagiva. Si approfondiva.
Si andava anche un po' più lenti, sembrava avessimo tutto molto più tempo.
C'era splinder, con quelle dieci o venti grafiche, qualche scrauso template, che i più audaci provavano a cambiare, masticando un po' di html.
Facebook? Non pervenuto. Twitter? Manco esisteva.
Nel 2004 qui era tutta campagna, ascoltavo Nick Drake e avevo sì è no una mezza parete di libri comprati. Tutto il resto, biblioteca e prestiti. L'ebook era la folle invenzione di qualche visionario, ogni libro era un'esperienza unica e definitiva.
Due o tre guru da cui prendere spunto, tanta voglia di mettersi in gioco, l'entusiasmo dei vent'anni – che piano piano sto ritrovando, a trenta.
Nessuno che scriveva post "Le dieci cose da fare per".
Nessuno metteva foto di gattini in bacheca.
Non esisteva YouTube (Dio, come, non esisteva).
C'era Messenger (e fanculo whatsapp).
E noi blogger di che diavolo scrivevamo?
Se vado a ripescare dall'archivio un post a caso del 2004 un po' mi vergogno, un po' sorrido.
Questo è un post nostalgico, solo uno, a tarda notte, passerà inosservato, e che sarà mai.

martedì 25 marzo 2014

«Hard Headed Girl» di Eddie Cat

Mi ha colpito subito. Certo, il fatto che abbia lavorato con Spike Lee mi ha fatto subito drizzare le antenne.
Ma poi il video e la musica mi hanno conquistato indipendentemente dagli autori, sono entrambe di altissimo livello.

Il brano del cantautore anglo italiano Eddie Cat è stato affidato a Calvan Fowler, regista afro-americano che ha lavorato finora soprattutto con artisti hip-hop. Un mondo distante da quello di Eddie Cat, scelto proprio per creare un senso di frattura. Il songwriter ha dato carta bianca al regista; unica indicazione: quella di trattare il tema dell’amore tra due donne. Perché quando si parla di omosessualità si pensa subito ad una storia tra due uomini e, per una sorta di pregiudizio nel pregiudizio, non si pensa mai all’omosessualità femminile. Fowler ha scelto una coppia vera, due donne assolutamente normali, lontane dagli stereotipi di qualsiasi tipo. Naomi Barwick e Kelly Catchings sono insieme da tempo, Kelly è fotografa professionista e ha sostenuto spesso il movimento gay con i suoi scatti.

Calvan ha lavorato con Spike Lee per cinque anni. È stato suo assistente in film come Clockers, Summer of Sam, Girl 6 e Get on The Bus. Il lavoro accanto a Spike Lee che ricorda con più piacere è il videoclip di Michael Jackson «They Don’t Really Care About Us», dove ha avuto modo di conoscere ed interagire con Michael stesso.

Il video di «Hard Headed Girl» è stato interamente girato a New York.