Io dalla parte di Gigi D'Alessio. E contro tutti quei cretini che rappresentano la rovina del calcio, e della società in generale.
(Tgcom)
Il 1° dicembre di 50 anni fa Rosa Parks, con il suo rifiuto di cedere il posto ad un bianco su un autobus, sfidò la segregazione razziale e divenne la madre dei diritti civili.
Io questa scelta di posticipare tutte le partite di 5 minuti dopo l'ignobile episodio di razzismo contro Zoro la trovo, sinceramente, una presa in giro. Tutti pronti a condannare i cori razzisti, le svastiche sugli stadi, le frange della tifoseria vicine all'estrema destra, diciamo pure neonaziste, e l'unica risposta che ha saputo dare il "mondo del calcio" è stata quella di 5 minuti di ritardo nell'inizio delle partite? 600 secondi per riflettere sulla vicenda? Ma cosa rappresentano, cinque insulsi minuti, rispetto non solo all'offesa nei confronti del giocatore, ma al gravissimo problema del razzismo negli stadi?
Non prendiamoci in giro, per favore. Non è possibile lavarsi la coscienza con un po' di ritardo sull'inizio delle partite.
"La Repubblica" parla addirittura di "grande iniziativa", perché corredata addirittura dallo striscione a centrocampo contro il razzismo. Tutte cose inutili, che non servono a nulla, secondo me. Appena l'arbitro fischierà l'inizio tutti dimenticheranno tutto, come sempre, e si penserà soltanto al pallone e al giro di miliardi ad esso legato.
Bisogna agire sulle tifoserie, invece, ed eliminare dagli stadi tutti i reparti ultras pericolosi. Tutti quelli che portano l'odio sugli spalti, mazze e spranghe allo stadio, che sparano bombe carta durante le partite, che creano tafferugli, tutti i pregiudicati dalle facce poco rassicuranti che si dimenano sugli spalti, la cui massima aspirazione è rompere la faccia al tifoso avversario o riempire di "buu" razzisti il difensore di colore dell'altra squadra.
Impedire a queste bestie di mettere piede negli stadi e di poter assistere alle partite. E insieme a questo obbligare gli arbitri ad interrompere il gioco ogni volta che si presenti un simile episodio sugli spalti, magari facendo perdere la squadra a tavolino.
Facendo questo sono sicuro che le cose andrebbero meglio. Gli slogan e i minuti di ritardo, in questi casi, non servono a niente. Bisogna eliminare il male alla radice, e per questo non bastano le parole, ci vuole la buona volontà dei club, della federazione e di tutti i tifosi che ancora amano il gioco del calcio.
Anche Paolo Di Canio, capitano della Lazio politicamente vicino all'estrema destra - ricordate il saluto fascista? -, ha voluto dire la sua sul caso Zoro.
Poteva risparmiarsela.
(Kataweb)
Questa è la bella immagine che il calcio italiano dà all'estero.
Come al solito: l'ennesimo episodio di razzismo sui campi italiani. Ma anche senza far riferimento a ciò che riportano i giornali stranieri, ciò che è accaduto dovrebbe far vergognare l'intero mondo calcistico e far riflettere, ancora una volta, sul grave problema del razzismo negli stadi.
Questo è solo l’ultimo di una lunga serie, che ha visto nel corso degli anni accumularsi piccole e grandi offese nei confronti dei giocatori di colore. Solo poco tempo fa, in una serie minore, fu addirittura l’arbitro ad insultare il capitano della Lecchese con offese razziste.
Ieri è toccato a Zoro, difensore del Messina, subire minuti e minuti di ignobili “buu” da parte della vergognosa e spregevole tifoseria interista. Ma questa volta il giocatore non ha resistito, non ce l’ha fatta più a sopportare simili attacchi gratuiti al colore della propria pelle: ha preso il pallone tra le mani e ha bloccato la partita, visto che l’arbitro e il quarto uomo non facevano nulla per porre fine a quella barbara manifestazione. Lo potevano e lo dovevano fare, gli arbitri della partita di ieri, sospendendo la partita, come previsto anche dal regolamento. In Spagna e in Olanda è già successo, ma da noi, si sa, gli esempi positivi tardano sempre ad essere imitati.
Meglio far finta di non sentire, forse avranno pensato. Così Zoro si è visto costretto a farsi giustizia da solo, e soltanto l’intervento dei compagni di squadra e di alcuni giocatori interisti lo hanno convinto a tornare in campo.
La partita è ripresa, ed è finita 2 a 1 per l’Inter. La squadra nerazzurra ha vinto, rimanendo agganciata ai piani alti della classifica, ma la sua tifoseria ha nettamente perso una partita ben più importante: quella della civiltà.