giovedì 12 febbraio 2015

3 ristoranti, 3 piatti, un unico menu: la passeggiata gastronomica organizzata Fuudis nel centro storico di Napoli


Se amate il buon cibo e il centro storico di Napoli segnalo un evento enogastronomico da non perdere: il 20 febbraio alle 20:30 la passeggiata gastronomica organizzata Fuudis nel centro storico di Napoli. Un vero e proprio Grand Tour gastronomico, che prevede tappa in 3 diversi locali: è l'esperimento che dà il via alla seconda edizione di Fuudis Italia con Le vie Dei Santi.
Di che si tratta? 3 ristoranti, 3 piatti, un unico menu. Una formula che accontenta gli amanti del  cibo, e della cultura. In Italia e in Spagna è organizzata da Vigne Sabot e le promotrici del progetto sono Sonia Viñas e Sandra Alonso, che parlano di Fuudis come di "una nuova esperienza sociale, dove le persone possono fare amicizia, condividere la passione per la cucina".
Ecco il programma:
aperitivo in via Port’Alba nella Libreria Berisio che servirà drink accompagnati da antipasto caldo della tradizione. 
Ci si sposterà poi in Via Paladino nell’Antica Spaghetteria Francesco e Maria Sofia che cucinerà il primo piatto: spaghetti con melanzane a funghetto, pomodori, provola affumicata, basilico, pecorino, oppure gli spaghetti vegetariani “Michelina De Cesare” dedicati alla brigantessa napoletana, con curcuma, scaglie di zenzero, pepe a grani, spolverata di zucchine e carote, realizzati con uno speciale formato di pasta Grano Armando. 
Il secondo si mangerà al Tandem sempre in Via Paladino, locale dove si gustano solo cibi preparati con il ragù napoletano: polpette al ragù e provola grigliata. Il menu sarà accompagnato da vino rosso o bianco, e soprattutto ci sarà anche un'alternativa vegetariana con provola ai ferri e verdure di stagione.  
Pronti a una serata deliziosa per i palati più esigenti? Per prenotare un posto  basta andare sul sito del web magazine InFOODation partner dell’evento www.infoodation.com, oppure telefonare al numero 3351313281. 

lunedì 9 febbraio 2015

Cose Turche al Troisi



Frizzante e divertente, la commedia andata in scena venerdì e sabato al Teatro Troisi di Napoli dimostra che la passione per il teatro e la comicità spesso crea effetti esplosivi. La compagnia Stabile del Teatro infatti ha portato in scena una commedia degli equivoci originale e rocambolesca, scritta da Samy Fayad più di 30 anni fa.
Dentro c'è tutto: il furto al Casinò, la gang scombinata, lo scambio di borse, gli equivoci, la bella, lo spavaldo, il belloccio e il buttafuori, e il risultato finale è un'ora e mezzo di risate spensierate.
Tutti bravi gli attori, da Mariano Grillo a Barbara Bonaccorsi, semplice e onesta la scenografia, il risultato finale è davvero ottimo, per un teatro che porta cultura e divertimento a Fuorigrotta, e non è cosa da poco.

giovedì 22 gennaio 2015

Circolo Book & Tè di Scrittura & Scritture



Per chi ha lavorato in casa editrice al nord, come me, tornare al sud ha avuto all'inizio un impatto strano: poche case editrici, pochi eventi culturali, molto folclore, come se la cartolina di Napoli con il mare e il Vesuvio obbligasse tutti ad avere in catalogo libri su pizza, sole e mandolino.

In realtà, basta scavare sotto questa patina retrò per trovare esperienze appassionate e diverse, come quella di Eliana e Chantal Corrado di Scrittura&Scritture, che da tanti anni portano avanti una casa editrice lontana dai soliti stereotipi, con pubblicazioni di genere (thriller, noir) e non solo. Il catalogo e la cura editoriale è impeccabile, così come una serie di iniziative di contorno che nell'ultimo periodo stanno portando avanti.

Come il Circolo Book & Tè di Scrittura & Scritture, giunto già alla seconda edizione: un appuntamento fisso, ogni due settimane il giovedì, che permette ai fan della casa editrice e della letteratura in generale di incontrare nella sede della casa editrice al Corso Vittorio Emanuele 421 a Napoli gli scrittori, e discutere di libri con loro, davanti a una tazza di tè con pasticcini.

In chiusura di ogni incontro ci saranno anche dei consigli di scrittura da parte dell'autore invitato.

Ecco il programma:

29 gennaio - Enrico Pennino e "Tutti gli amici di Anna": il racconto lungo a sfondo sociale, l’amicizia che non conosce barriere e differenze sociali;

12 febbraio - Alessandra Zenarola e "L’autunno dell’anno prima": il romanzo moderno: i sentimenti, il legame familiare, l’amore a distanza;

26 febbraio - Carla Marcone e "Fiori di carta": il romanzo corale in una storia raccontata da più personaggi con un intreccio particolare;

12 marzo - Francesca Battistella e "Re di bastoni, in piedi": la commedia nera: tra ironia e noir con sfondo la Napoli degli anni Ottanta;

La partecipazione al circolo è a numero chiuso. Per iscriversi, occorre prenotarsi telefonando al 0815449624 o scrivendo a info@scritturascritture.it.

Maggiori info sul sito www.scritturascritture.it.

mercoledì 3 dicembre 2014

Acqua, fuoco e natura, le meraviglie – poco raggiungibili – dei Campi Flegrei



Spiegatelo, a un turista in visita a Napoli. Spiegategli che potrà perdersi nel folklore del centro città, ammirare il Vesuvio dall’alto di Posillipo, fare un giro in Costiera, ma avrà visto una minima parte dello splendore e della storia che sanno regalare i Campi Flegrei.
In questo territorio ci sono tutti gli elementi naturali. C’è il fuoco – il phlegraios del nome deriva dal greco e significa ardente, l’ardente dei crateri che accoglie –, c’è l’acqua del mare e quella dei laghi, e delle le terme che venivano apprezzate già in epoca romana; c’è la terra, mutevole e pulsante, che negli anni il bradisismo ha fatto sprofondare, ma che è tornata ad essere salda fino a nuovo avviso, e c’è l’aria, brezza marina, inebriante, più leggera rispetto al centro città.

Il marchese De Sade disse che i dintorni di Napoli erano “tra i più meravigliosi al mondo”. Difficile dargli torto, ma al di là delle belle parole che si perdono tra verità e leggenda, il pensiero che un simile patrimonio naturale e storico non sia valorizzato in tutto il suo potenziale farebbe storcere il naso al più incapace dei manager turistici.
I Campi Flegrei sono un territorio straordinario, che purtroppo si rivela in tutta la sua bellezza solo al turista più volenteroso. Come raggiungere la splendida Baia, ad esempio, o l’affascinante Solfatara? I mezzi pubblici sono pochi (la metropolitana ferma a Pozzuoli, la Cumana è un mezzo inaffidabile e affollato), le attività di contorno nulle. Per non parlare di un Anfiteatro Flavio abbandonato a se stesso, con bus di turisti che arrivano anche dalla Germania per ammirarlo, ma qualche volta trovano chiuso, o del lago d’Averno o di Lucrino: senza auto non ci si arriva. Sono lontani da tutto e da tutti, Fino all’assurdità della Piscina Mirabilis, la più grande cisterna d’acqua potabile d’epoca romana mai realizzata, un monumento mozzafiato che quasi nessuno conosce, e per visitarla bisogna accordarsi con la signora che possiede le chiavi, disponibile sì, ma forse questo non basta.


Sarebbero fin troppi gli esempi di località che hanno molto meno dei Campi Flegrei, e che riescono a valorizzare quel poco che hanno attirando decine di migliaia di visitatori ogni anno. Perché qui non ci riusciamo? Una seria politica di rivalutazione di un turismo responsabile e consapevole deve partire da una diversa gestione di questo patrimonio, da una corretta informazione, da solide infrastrutture e mezzi di comunicazione. Prima che i turisti smettano definitivamente di avere pazienza, e di aspettarci.  

mercoledì 26 novembre 2014

Econote: è il nostro compleanno! Regaliamo un computer al reparto di Oncologia Pediatrica del primo Policlinico



Se mi guardo indietro, durante quest'anno di Econote, vedo soprattutto sorrisi: i sorrisi della gente che con noi ha scoperto i luoghi più belli di Napoli, i sorrisi durante le nostre riunioni, quelli dei bimbi durante i laboratori di riciclo creativo. Le centinaia di persone che sono entrate in contatto con la nostra associazione ci hanno fatto davvero capire che "un altro mondo è possibile", e che Napoli non si arrende.

E così sembra incredibile, l'associazione compie un anno. E il 13 dicembre 2014 vuole invitare tutti i lettori, gli associati e gli appassionati di ecologia e sostenibilità a uno Swap Party di beneficenza.

Il ricavato servirà ad acquistare un pc (non solo uno speriamo più di uno!) da destinare reparto di Oncologia Pediatrica del 1° Policlinico di Napoli. L’intento è supportare l’Associazione “Diamo una mano” che si occupa di portare la normalità nel reparto oncologico pediatrico del Primo Policlinico di Napoli con piccoli e grandi gesti.

«Quest’anno è stato intenso, abbiamo messo in piedi una struttura che non c’era, ogni giorno siamo on line con notizie dal mondo della sostenibilità con una redazione distribuita in tutta Italia, abbiamo attiva una collana di ebook con 40K, più di 400 persone hanno seguito gli eventi di turismo sostenibile che abbiamo promosso a Napoli e in Campania. Ma quest’anno ci siamo soprattutto dedicati ai laboratori di riciclo creativo nelle scuole elementari con il progetto sostenuto dal Forum delle Culture di Napoli e della Campania: Riduci, riusa, ricicla, crea! Ed è quindi ai bambini che vogliamo dedicare questo primo compleanno, a partire dai bambini che si trovano dove non dovrebbero mai stare: in un reparto oncologico» spiega il Presidente dell’Associazione Econote Marianna Sansone.

Sabato 13 dicembre alle 18.00 al Ginger Bar di Pozzuoli, ognuno potrà portare un oggetto da swappare, scambiare e barattare con un altro. Ci sarà una breve presentazione delle attività dell’Associazione e brinderemo alla strada fatta e a quella ancora da fare. Nei giorni successivi all’evento andremo ad acquistare il computer e lo porteremo al reparto.

Chiunque volesse sostenere l’iniziativa e partecipare può scrivere a info@econote.it o chiamare al numero 3936098130. Vi aspettiamo numerosi!
Partner dell’iniziativa: Diamounamano, Ginger Bar, Life HD, Puntobio Napoli, Napoli Incontra, Il Cervillo Residence, Radio Siani.

martedì 18 novembre 2014

Quanto ci distraggono i social network?



Per scrivere questo post mi sono imposto di metterci mezz'ora, non di più. Già so che ce ne metterò almeno il doppio, perché:

- mi arriveranno alcune notifiche su facebook
- riceverò una mail di lavoro
- forse un messaggio su whatsapp
- improvvisamente mi verrà voglia di ascoltare una canzone su spotify
- poi leggerò un paio di pagine sul kindle
- e infine tornerò a scrivere questo post

Che i social network e molta della tecnologia che usiamo abbiano completamente cambiato la nostra vita e il nostro modo di interfacciarsi con gli altri è ormai fuori da ogni dubbio: sono stati scritti decine di testi sull'argomento, alcuni più apocalittici, altri maggiormente integrati. Se alcune ricerche ci dicono che i social network distraggono i giovani da altri vizi, altri ci confermano la loro pericolosità in termini di distrazione, per i giovani e per i meno giovani.

Da quando esistono i social network leggo meno libri, più articoli online, più estratti, più pdf, ma molti meno libri. Da quando esistono facebook e twitter e soprattutto da quando ho le applicazioni sullo smartphone, quindi più o meno da 3 anni, non c'è stato un giorno in cui io non abbia consultato i social network. La mia presenza sui social network, volendo quantificarla, varia da un'ora alle tre ore al giorno – io con i social ci lavoro, sia chiaro – ma in queste ore molto spesso sono indubbiamente distratto: dai post scemi del mio amico scemo, da un link acchiappaclick messo da una pagina fb che non ricordavo di seguire, da quella foto di quel vecchio amico che non ricordavo si fosse trasferito in Galles.

Tutto tempo sprecato? Difficile da dirsi, ma il più delle volte è sì, tempo sprecato. Ma per quante volte mi trattenga dal cliccare sul sederone di Kim Kardashian, per quanto provi a non farmi incuriosire da quel video in cui il cane mangia tutti i wurstel degli altri cani più grandi di lui, alla decima comparsa sulla mia timeline cadrò in tentazione e ci cliccherò. Mi capita sempre più spesso, e credo capiti a molte altre persone come me, che hanno cambiato la propria dieta mediatica senza volerlo, e le 12, 14 ore produttive durante la giornata sono costantemente intaccate da questi "detriti del web" che si accumulano in tutti gli account social. Evitare di sporcarsi è sempre più difficile, e distrarsi sempre più semplice. Alcuni usano applicazioni e tool per essere più produttivi, io non l'ho ancora fatto, ma non lo escludo.

L'approfondimento e la cura sembrano – mi si perdoni il taglio apocalittico – costantemente in pericolo, in vari campi, e tutto questo si ripercuote sulla nostra vita quotidiana. Siamo troppo distratti da troppe cose su troppi social network, alla ricerca perenne del click e della gratifica della condivisione apprezzata.  Quella che sentiamo sulle spalle, nel collo e nella testa è una sorta di sbronza di contenuti, un overload di informazioni non filtrate che nulla aggiungono e nulla tolgono alla nostra formazione e non offrono approfondimenti di qualità. Alle volte, quando finisce la giornata, sento il peso di tutta la deriva multitasking che ha preso la nostra vita, e mi sembra di non reggerla più.
Ma è solo un momento, ormai ci sono, ci siamo dentro ed è difficile uscirne fuori, a meno di non "suicidarsi dai social", cosa che sempre più persone fanno, per disintossicarsi e tornare ad essere liberi dai click e dagli share.


Come fare la raccolta differenziata dell’alluminio

Su Econote ho provato a fare un po' di chiarezza su come differenziare l'alluminio.

L’alluminio è un materiale che troviamo un po’ ovunque nelle nostre case: conserve, latte, lattine, sono fatte di alluminio e le usiamo per mangiare, anche se sarebbe sempre preferibile usare prodotti freschi e di stagione, con imballaggi ridotti al minimo. Prima di tutto attenzione alle scritte: tutti gli oggetti di alluminio che possono essere riutilizzati portano la sigla “Al” o “alu”. Non vanno raccolti come alluminio i contenitori etichettati “T” e “F”, che rientrano nella categoria “pericolosi” in quanto contenenti prodotti chimici quali colle, diserbanti e così via. Quindi, occhio alle scritte.

Continua qui.

venerdì 14 novembre 2014

Campagna Estiva della Guardia Costiera: 13 milioni di euro di beni sequestrati - Tiscali

Il mio nuovo articolo per Tiscali:
L'estate è ormai finita, inizia a fare freddo in tutta Italia, ma non dobbiamo dimenticare l'importanza del mare e della sua salvaguardia. Neanche in inverno. C'è chi lavora quotidianamente per preservare le nostre coste, e quest'estate il lavoro è stato tanto. La Guardia Costiera ha infatti appena rilasciato il rapporto sulla Campagna Nazionale Concentrata di Tutela Ambientale condotta lungo tutta la stagione estiva dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, che è stata realizzata per difendere, a largo spettro, il mare e le coste dalle diverse forme di eco-aggressione.



Per leggere l'articolo per intero clicca qui.




giovedì 9 ottobre 2014

Tara a Napoli

Bell'appuntamento per gli amanti del mare: oggi è arrivata a Napoli Tara, la nave impegnata in un'importante progetto di analisi dei mari per quantificare la presenza di microplastiche nel Mediterraneo. Ecco le foto della nave arrivata oggi nel porto di Napoli, le foto sono di Marianna Sansone.











venerdì 5 settembre 2014

Adrian Thaws, nuovo album di Tricky




Sì, Tricky è tornato, con tutto il suo carico di ritmi dark e crepuscolari. Ne ha fatta di strada Adrian Thaws, da quando era voce di supporto dei Massive Attack. E ora è all’undicesimo album all’attivo, la sua voce è sempre un cavernoso e sexy rantolo su basi trip-hop ed elettroniche.
Un ritorno alle origini che è anche trampolino verso il futuro e verso altre sonorità, e che nel titolo, Adrian Thaws, appunto, sembra dire: questo è il mio nome, questo è Tricky, fatevi da parte.

Quasi 40 minuti di sonorità oblique e seducenti, con un Tricky che sembra tornato alle origini, lasciandosi alle spalle alcuni mezzi passi falsi degli ultimi anni. Le mie preferite: Nicotin Love, Lonnie Listen, Sun Down, ma è l’effetto complessivo del disco che sorprende, per solidità. L’ho ascoltato almeno un paio di volte al giorno, negli ultimi 3 giorni.

Il disco si può ascoltare instreaming su NPR.



mercoledì 27 agosto 2014



Nessuno si è fatto mancare un parere sull'#IceBucketChallenge. Provo anche io a mettere insieme un po' di pensieri sull'iniziativa, che trovo eccezionale. Qualche giorno fa ho scritto da qualche parte in rete, forse esagerando, che la ritenevo la cosa più utile da quando sono nati i social network.

Esagerazioni a parte, credo si sia trattato di un successo sotto molteplici punti di vista: una campagna che ha unito una componente ludica, una componente emozionale e una di grande utilità sociale, e lo ha fatto con un gioco semplice, che fa ridere ed è tremendamente virale.
Ogni volta che si parla di #IceBucketChallenge, sia per criticare che per elogiare l'iniziativa, ed è questo a mio avviso uno dei punti maggiormente di forza del gioco, si aumenta la portata del messaggio e di conseguenza le donazioni.
Le chiacchiere sulla Littizzetto che ha donato poco, sulla ministra che non ha capito bene cosa fare, su Kledi polemico e gli #IceBucketChallenge Fail, Pinuccio che li prende in giro e invita a non sprecare acqua e a donare, fanno tutti parte di un meccanismo che non fa altro che alimentare la portata virale del messaggio. Non importa che se ne parli bene o male, l'importante è che se ne parli, insomma. Non importa se doni o meno, puoi anche fare solo la secchiate d'acqua gelida con ghiaccio, sarà in ogni caso servito a qualcosa.

E quel qualcosa è davvero tanto: i numeri sono enormi, sia quelli dei video che delle donazioni. Non scherziamo. Che ci siano vip e meno vip che vogliano trarne vantaggio e visibilità, credo sia normale, accettabile, criticabile, ma sostanzialmente poco interessante. Che ci sia una parte, piccola media o grande, che non abbia capito a cosa serve l'#IceBucketChallenge, non importa, perché tra i contatti sui social network di queste persone ce ne saranno altre che, dopo aver visto il video e averci ragionato su, ne usciranno più consapevoli. Sapranno una cosa che prima non sapevano e su cui non avevano ragionato, e magari un giorno faranno anche una donazione.

Le uniche cose che considero negative, ma che non spostano di una virgola la mia riflessione sul'#IceBucketChallenge, sono: l'enorme spreco di acqua e ghiaccio di queste ultime settimane, mentre c'è gente che ogni giorno perde la vita perché di acqua non ne ha; il fatto che, probabilmente, dopo questo botto estivo di popolarità si tornerà a parlare e riflettere sulla SLA soltanto quando ci saranno di nuovo persone famose – un Borgonovo, ad esempio – colpite dalla malattia; e l'invasione senza freni di video di secchiate sulle nostre bacheche che, sinceramente, dopo un po' finiscono per diventare ripetitivi e annoiare.


lunedì 25 agosto 2014



Quanto tempo è passato? Ho quasi perso il conto. C'è stato un tempo in cui ogni anno ti ricordavo, puntuale, nell'anniversario della tua morte. Scrivevo un post, mettevo online, inviavo ad amici, dicevo "non dimenticate". Negli ultimi anni ho smesso di farlo, anche perché questo blog viene aggiornato con minore frequenza. Ma io continuo a ricordare Enzo Baldoni e a citarlo, ogni volta che posso. Io non ho dimenticato. Perché uno come Enzo non dovrebbe mai essere dimenticato.
Enzo non l'ho conosciuto, ma ho scritto su di lui una tesi di laurea, ho letto tutti i suoi lavori, ho apprezzato il suo stile giornalistico e il suo coraggio, ho letto e riletto i suoi blog, e mi sono chiesto perché è finita così, cosa è successo, chi ha sbagliato quel maledetto 26 agosto di 10 anni fa.

10 anni. 10 anni che Enzo Baldoni è morto, in Iraq. Giochetti sporchi, questione di politici e governi incapaci, lui un po' incosciente, sì, ma anche sfortunato. E poteva essere salvato, sì. Doveva essere salvato.
E invece è morto in quel sonnacchioso fine agosto di 10 anni fa, nel silenzio generale e senza che nessuno sia riuscito a instaurare un dialogo coi suoi assassini, concordare un riscatto, provarci almeno. Con Libero che lo prendeva in giro e parlava delle sue vacanze intelligenti, e in vacanza invece erano tutti quelli che potevano far qualcosa e invece non hanno fatto. Indifferenti.

In queste settimane c'è stata un'altra morte, quella del giornalista Foley, e il ricordo è andato di nuovo a lui. Persone che vanno in guerra insieme ai soldati, per documentare la guerra. E che non fanno più ritorno. Lo fanno perché dentro sentono qualcosa, perché il fuoco che hanno dentro li spinge a rischiare, a spostare sempre più in là l'asticella per scrivere e documentare. Per farci arrivare delle notizie, farci capire come funzionano le guerre.

Foley è appena morto, Enzo G. Baldoni è morto 10 anni fa. Lasciano a noi che restiamo qui il ricordo delle loro gesta e del loro coraggio, le loro foto, gli scritti, un ideale di giornalismo diverso, d'altri tempi, in quest'epoca di copincolla da internet e di pressappochismo diffuso. 

Non posso fare altro Enzo, come ogni anno, che ricordare chi eri e quello che scrivevi, ricordare il tuo nome e quello che hai fatto. Locombia, Diario, le interviste impossibili, i blog, splinder e tutto il resto.
Una volta i tuoi articoli erano tutti online, l'anno scorso li ho ricercati ma non c'erano più. Come è triste e beffardo, l'internet. Per fortuna io li conservo ancora in pdf, e ogni tanto li leggo. Dovrebbero farlo tutti, secondo me, prima di iniziare una carriera nel giornalismo o nella pubblicità, o anche soltanto per conoscere le terre lontane e pericolose che tu raccontavi, senza stereotipi e con la penna e la mentalità di chi vuole davvero capire e spiegare agli altri cosa significa una guerra.


domenica 17 agosto 2014

E quindi - ritornando a casa

Quindi si ritorna a casa, si riacquistano le abitudini. Proprio quelle che stavi iniziando a perdere.
I primi giorni dormi un po' di più, una sorta di jet lag ritardato. Due mesi in giro per il mondo iniziano a pesare solo quando ti prendi una pausa e tiri i remi in barca. E inizi a pensare a quello che hai fatto.
Che hai fatto il giro del mondo e sei tornato. Hai conosciuto persone, parlato nuove lingue, mangiato cose nuove e diverse. Sei tornato più ricco. E ora riparti.
La sensazione è strana, bella e misteriosa allo stesso tempo. Un po' leggero e un po' apatico, fuori giri ma con i ricordi che iniziano a incasellarsi al posto giusto.
Tornare a casa dopo un viaggio simile è forse più difficile del viaggio stesso.
Tutto è uguale a prima, ma tu sei molto diverso.