venerdì 8 aprile 2005

Partitella tra amici


Ieri sera, ore 21 e 55, campo di calcetto al "Park Tennis", Posillipo.


Sembra quasi fatta. Ho spezzato il fiato, iniziato ad inquadrare la porta e ad avere la meglio sul difensore. Dopo 45 minuti di partita mi sembra il minimo, vabbè, ma sono ormai in forma. Tre gol fatti, alla ricerca del quarto dopo essermene mangiati una quantità indescrivibile. La squadra in vantaggio di tre. E' il momento per la svolta. Salire in cattedra e segnare un gran gol.


Pieno di fiducia in me stesso e nei mezzi tecnici che madrenatura mi ha offerto, donandomi il fisico di Maradona prima del by-pass allo stomaco, le movenze di Dejan Savicevic ubriaco, la freddezza di un Ronaldo bendato ed il controllo di palla di Ringhio Gattuso prima maniera, chiamo palla, mi propongo sulla fascia, sento sul collo il fiato del difensore. Lucido, come un cacciatore prima di colpire la sua preda, abile, come il più sfrontato dei prestigiatori, cerco il colpo di vera classe: allargare le gambe per far proseguire il pallone, per poi girarmi e colpirlo.


La vedo, la palla: rotola verso di me (si, è così, la palla non ero io, questa volta) ed è perfetta per la finta gioiello che ho intenzione di fare.
- Eccola che arriva - mi dico - lo faccio, ce la posso fare, il mio non potrà che essere un eurogol, degno del mio passato di rapace dell'area di rigore - dov'è finito il giovane scattante che faceva due partite alla settimana, tornei di calcetto e segnava con spaventosa regolarità? (sigh!).
Scaltro e guizzante, la lascio passare tra le gambe. Mi giro, inseguo la palla con scatto di felino obeso...


Crack!!!!


Qualcosa non va. Il dolore mi riporta alla realtà, alla consistenza gelatinosa del mio pancione e al fatto che un ragazzo fuori forma non dovrebbe cercare simili scatti dopo essere stato fermo e lontano dai campi per più di un anno. Secondo me è un piccolo strappo, ci metterò il Voltaren ma credo che tornerò a camminare come si deve non prima di una settimana. Ora, però, riposo assoluto.
Qualcuno mi ha voluto punire, lo so. Prometto che non lo farò più. Cercherò di fare solo le cose semplici, la sponda, spalle alla porta e tocchetti per i laterali di fascia. Senza strafare.


E, per la prossima partita, giuro - facciamo prometto, và - che tornerò in forma.

Collaborazioni

C'è poco da fare.
Per i mafiosi, se c'è una cosa davvero importante, un'istituzione alla base di tutto, quella è solo e soltanto la
famiglia.


Credo ci sia poco da scherzare, purtroppo. Nella speranza che lo stato riesca a dare a Giusy Vitale l'adeguata protezione dal fratello e dalla cosca mafiosa a lui correlata, ci auguriamo che siano sempre di più le persone che, seguendo l'esempio della sorella di Leonardo Vitale, contribuiscano ad alzare il velo di omertà che, il giorno 8 aprile 2005, ancora copre la mafia.


(Repubblica)

Mattoncini colorati, calciatori e bulloni

Fin quando si trattava del declino del "Meccano", potevo dispiacermi, ma la cosa non mi toccava più di tanto: quelle costruzioni di ferro e quei piccoli bulloni non mi avevano mai appassionato e le trovavo fin troppo difficili da montare.


Ma quando mi hanno soppresso anche il "Subbuteo", allora ho iniziato ad innervosirmi sul serio: quelle piccole squadre di piccoli omini hanno reso più felici i pomeriggi della mia infanzia. Avevamo anche la tavola di comprensato da portare a casa degli amici, con il panno verde attaccato sopra con le punesse, il segnagol e una serie di 12-15 squadre diverse (io sempre la Juve o la Samp, senza speranza per gli avversari). Quando la Hasbro ha chiuso i battenti, annunciando la fine della produzione, mi sono reso conto di appartenere ad un'altra generazione, che nulla poteva fare per arrestare la marcia trionfale delle Playstation e dei joypad.


Ora che anche il "Lego" è in piena crisi, attraversa l'anno più nero della sua storia, ed è costretto ad inventarsi parchi a temi e mattoncini tecnologici per restare al passo con i giochi della nuova generazione, mi accorgo che i tempi sono davvero cambiati e che difficilmente potrò ancora vedere un bambino costruire case e mondi colorati con quei piccoli mattoncini, far parlare e vivere quegli omini gialli e passare ore e ore seduto per terra a viaggiare con la fantasia, proprio come facevo io. 


(Repubblica)

Un po' di musica

Nuovo singolo per gli Oasis, che anticipa il nuovo disco, "Don't believe the truth", in uscita a maggio. Speriamo sia all'altezza dei primi lavori della band, e non una sbiadita copia dei capolavori "What's the story (morning glory)" e "Be Here Now".


Inizia il tour del Boss, passerà anche in Italia, e se riesco a raccogliere i soldi quasi quasi vado a vederlo a Roma (dico sempre così, poi non lo faccio mai).


Jamie Foxx, già mattatore televisivo, attore acclamato e premio Oscar, è in studio con 50 Cent, Snoopy Doog e West per registare il suo primo disco.


Bjork, in un'intervista a Giuseppe Videtti, di Repubblica, parla di sè, della propria vita e della propria "dieta musicale".


Qui è possibile ascoltare quattro brani tratti dall'ultimo album di Moby, "Hotel", tra cui la hit "Lift me up", tutta da ballare.


E sempre su Tiscali qualche notizia e anticipazione sul prossimo disco dei Coldplay, da troppo tempo lontano dalle scene.


(Ansa, Tiscali)

giovedì 7 aprile 2005

Ascolti pomeridiani



"Storie d'Italia", dei Gang, è un disco splendido. Folklore, passione e rabbia trasudano da ogni nota di questo piccolo gioiello struggente e malinconico.
Gli undici episodi di questo strabiliante disco sarebbero da studiare nelle scuole, sia dal punto di vista dei testi che della musica, sia come dure e approfondite analisi della società italiana.


Senza dubbio il capolavoro dei Gang, “Storie d’Italia” unisce con maestria testi lirici, poetici e mai banali a musiche convincenti e orecchiabili. L’utilizzo di vari strumenti, violini, fisarmoniche e chitarre su tutti, rende il disco in apparenza leggero e scanzonato: in realtà si tratta di un’opera letteraria in musica, da comprendere con calma, metabolizzare, analizzare con cura con il libretto dei testi alla mano.


La vetta più alta finora raggiunta dai Gang, il disco dell’assoluta maturità, uno dei più belli degli ultimi quindici anni. Quando una canzone vale molto di più di un orecchiabile ritornello.


Complimenti a questo gruppo poco conosciuto ma di grande spessore.


(The Gang, Ondarock)

Il nuovo persuasore occulto

Io non credo che internet sia un persuasore occulto più di quanto lo sia la televisione. E penso che B. J. Fogg, psicologo del Web, su molti punti della sua ricerca, si sbagli di grosso.


Sarebbe stupido e inutile nascondersi dietro un dito, e non ammettere che siano ancora molti i rischi del medium, ma numerose sono anche i suoi pregi e le sue virtù. Il mondo del web è ancora un campo minato, questo è vero, un'enorme pattumiera globale dove è possibile trovare di tutto, dalla cronologia di tutti i Papi alla pedofilia, ma ritengo che sia, attualmente, il mezzo di comunicazione più democratico che esista, l'unico capace di offrire informazioni approfondite e molteplici punti di vista sullo stesso argomento. Che possa però "spingerci a fare acquisti insensati, modificare le nostre convinzioni politiche e indurci a compiere delle azioni che non faremmo altrimenti", credo dipenda unicamente dalla capacità critica e dalla personalità della persona a cui si rivolge, e che sia, in ogni caso, un fenomeno circoscritto a poche tipologie di individui.


Tutto dipende dall'educazione e dall'intelligenza delle persone, alla fine, e dal modo in cui usano internet ed il computer. Il worl wide web è un'incredibile magazzino di sapere e conoscenza, se sappiamo come, dove e con quali criteri utilizzarlo.


(Espressonline)

Il massacro delle foche

Vergognatevi, brutti bastardi! E se qualcuno facesse lo stesso con i vostri figli?


Firmate anche voi la petizione, per favore.


(Tiscali, Infolav)

Roma? Non ancora, grazie

Roma è ancora sotto assedio. Io, invece, sono ancora a casa in pigiama, non riesco a studiare, non ho ancora seguito un corso nel secondo semestre, non vedo la Capitale da più di un mese, oggi non sono andato perchè parenti, amici e conoscenti mi hanno consigliato di starmene a casa e non riesco ancora a capire se domani ci saranno o meno le lezioni, alla Sapienza.


(Repubblica)

martedì 5 aprile 2005

Scusate, ragazzi...

Avete mai ascoltato John Fahey nella vostra vita?


Se la risposta è negativa, cercate subito di procurarvi uno qualsiasi dei suoi cd.
Se posso darvi un consiglio, però, scegliete tra Transfiguration Of Blind Joe Death
, America, Fare Forward Voyagers o The Voice Of The Turtle


(Ondarock)

Grillo's blog

Beppe Grillo, nel suo blog, parla di funerali pubblici e privati, ricordando le parole del grande Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano.


Intanto attendo con ansia il suo spettacolo, al Palapartenope, il 12 ed il 13 aprile.

Sun e Terri

Sun Hudson non era come Terri? Forse no, almeno stando agli sviluppi della sua vicenda. Anche per lui non c'erano speranze - soffriva di una rara forma di displasia - e il supporto artificiale che lo teneva in vita non avrebbe fatto nient'altro che aumentare le sue sofferenze, almeno secondo quanto riportato dal "comitato etico" dell'ospedale in cui era ricoverato. La madre non voleva staccare la spina, ma il giudice ha ordinato la sospensione delle cure, portandolo rapidamente alla morte.


Ora è morto, come Terri Schiavo, ma nessuno ha detto una parola. Niente manifestazioni di piazza, niente follie religiose e televisive, niente interventi politici e discussioni in tutto il mondo. Niente di niente. Nessuno, probabilmente, ha mai sentito il suo nome in televisione, o letto un articolo su di lui, sul giornale. Non sono cattivo, ma credo che, forse, il fatto che fosse un bambino di colore di madre non cristiana ha influito sulla disparità di trattamento, e sulla mancanza di riflettori puntati sulla sua morte. E' forse eccessivo pensarla così? Cosa c'era di diverso, nel suo caso, da dover ordinare la sospensione del respiratore artificiale?


Negli Stati Uniti, ma ovunque nel mondo, c'è chi muore nel clamore mediatico, e chi nel silenzio più assoluto. E' sempre una questione di interessi, lobbies e sfere di influenza, che rendono un "caso" più o meno importante. Credevo che nella morte fossimo tutti uguali, ma probabilemte mi sbagliavo di grosso. 


(Houston Chronicle, Abc13)

150 euro



Una miseria. 150 euro per tre giorni di atroce massacro. Con una cifra simile che ci compri, al giorno d'oggi? Nulla. Ma ci perdi qualche anno di salute, come  minimo.
Fare il presidente di seggio significa essere masochisti, votati all'autodistruzione e al sacrificio estremo per tre giorni.


Si inizia il sabato, incontrando gli scrutatori del seggio - mai che te ne capitino di persone in gamba, ma questa volta, almeno, erano persone che c'hanno messo la buona volontà - bollando e vidimando mille e più schede.


La domenica, sveglia alle 6, vorresti aprire il seggio alle 8, ma alle 7 e 50 ci sono già i primi elettori deficienti che scalpitano per votare (rompiballe D.O.C.). Si continua in questo modo per tutta la giornata, affrontando le prove più dure e svariate - spiegare quindicimila volte come si deve votare ad elettori che non capiscono, evitare che l'elettore metta nell'urna anche la matita, o se la porti a casa per ricordo, far rispettare le file, evitare che la vecchina ti chiuda la scheda in faccia, e non all'interno della cabina. Alle 22 e 30, se tutto va bene, sei a casa.


Il giorno dopo, però alle 7 il seggio deve essere già aperto, per poi chiudere alle 15. Una volta finito con le votazioni, inizia la vera e propria tragedia: lo spoglio dei voti. Prendi le schede, contale, ordinale, controlla, spunta i voti, aggiungi, sottrai, calcola e ricalcola, non ti trovi con una - cazzo, dico UNA - scheda, poi ti rendi conto che era piegata dentro un'altra - AAAAARGHH!!! - poi impacchetta tutto (intanto si sono fatte le 23!!!) e porta tutto con i tuoi mezzi, ovvero a piedi, al comune di appartenenza.
Fine del dramma: ora 24. Fortunatamente, il segretario - nominato da me - mi ha salvato in tutte le occasioni.


Dormi fino alle 13 del giorno dopo, e quando ti guardi allo specchio ti prometti: "Tutto questo per 150 euro? La prossima volta non mi vedrete neanche con il binocolo!!!".


Sconsigliato ai deboli di cuore e agli ansiosi. Rischierete di riprendervi solo dopo molti giorni.

lunedì 4 aprile 2005

Ritorno dal seggio.

Sono tornato dalla mia (dis)avventura come presidente di seggio, ma non sono più un uomo.
Ho visto cose che voi umani...mi fermo qui, sono troppo stanco ora.
Il resto lo racconterò domani (verso le 16, non conto di svegliarmi prima...)


Addio.

venerdì 1 aprile 2005

Buonanotte

Per tre giorni il blog va in pausa. Ci si sente dopo le elezioni.
Tre giorni di duro lavoro al seggio mi terranno lontano dalla tastiera e da internet. A presto.

Non pensavo potesse colpirmi così tanto. Non credevo di poter reagire in questo modo.

Proprio io, che quando la nonna a Sorrento inizia a fare la predica e citare la Bibbia rido e la prendo in giro. Io, che quando mamma mi chiede di andare in Chiesa con lei ho sempre altro da fare. E quando in Chiesa ci vado perchè il prete, durante la messa, ricorda e cita il nome di mia nonna - che da qualche anno non c'è più, lo faccio solo perchè sono costretto - e penso: ha un senso andarci? E poi penso che mia nonna sarebbe stata felice, e capisco che può essere un modo giusto per parlare con lei. Proprio io, che pensavo di avere ben poco a che fare con la Chiesa e con la religione, in generale, che in questo periodo sentivo lontane da me più che mai, mi sono ritrovato a piangere, come una fontana, davanti alle strazianti immagini dell'agonia del Papa.

Ho scoperto di non essere in grado di contenerle, quelle lacrime, e di non riuscire a sopportare quella vista, e non tollerare tutti i becchini e gli avvoltoi che lo commemoravano, i Bruno Vespa che ne parlavano con rispetto e commozione, dopo essersene fregati la sera prima ed aver continuato a mandare in onda le barzellette registrate del Premier; ho odiato con disprezzo tutti quei dispensatori di frasi fatte, di luoghi comuni, di inutili aneddoti sulla vita e sulla forza del Santo Padre.

Non so perchè. Ancora adesso non lo capisco. Ma desideravo soltanto osservare le sue gesta, il suo viso, bellissimo da giovane o contratto nella malattia, sullo schermo. E allo stesso tempo non ne sopportavo la vista, non riuscivo a capacitarmi della sua imminente morte.
Non riesco ancora a descriverla, quella sensazione di angoscia, quel groppo alla gola nell'apprendere della sua serenità anche ad un passo dalla morte, del suo rifiuto di ricoverarsi, nel vedere il portavoce così affranto e scosso. Sono scoppiato a piangere. Non che sia una novità: lo faccio spesso, fin troppe volte mi nascondo dietro una corazza di lacrime per non affrontare il mondo, e per fuggire dalle sue difficoltà.

Ma questa volta era diverso. Il mio era un pianto pesante, carico di tristezze e disperazione. Ho pianto per un uomo che mi sembrava invincibile, indistruttibile, che ho sempre considerato lontano da me, dalla mia vita, ma in ogni caso tra le persone migliori del mondo. I suoi sorrisi, i suoi viaggi, i suoi abbracci e le sue benedizioni, mi hanno sempre solo sfiorato da vicino, nella mia vita, senza mai toccarmi in pieno. Ho sempre visto di sfuggita la messa in tv, la domenica mattina, le sue letture dall'alto di Piazza San Pietro, le folle impazzite che gridavano il suo nome. L'ho sempre considerato, nel suo piccolo, una forma di fanatismo religioso. Ed ora non so cosa avrei dato per essere stato lì sotto, almeno una volta nella vita. Ho pianto tanto, perchè ho capito che era la fine.

Non so cosa mi è preso, ma è stato così. Ed ora, sono angosciato e affranto. Le lacrime ormai le ho asciugate, la crisi è passata, ma ora dopo ora mi sento un po' più vuoto, dentro.
Perchè il Papa è un uomo che ha modificato il modo di intendere la religione e di concepire il rapporto con i fedeli, e la sua apertura mentale ha rivoluzionato, a suo modo, il mondo. Ma è stato, soprattutto, un uomo buono, onesto e generoso, che ha segnato in positivo gli ultimi trent'anni di storia. E devo ammettere che la sua morte, senza dubbio, renderà il nostro mondo ancora più squallido e misero di quello che già è.