Io, un mese dopo: Milano - Napoli in 14 ore.
E tanti auguri da Trenitalia.
Nella penombra mattutina, occhi ancora mezzi chiusi cercano la complicità di altre due piccole fessurine aperte da poco più di venti minuti.
Da poco ha albeggiato, l’aria è ancora fresca e poche auto si muovono rapide per le strade ancora semideserte.
E mentre sembra che Napoli stia ancora dormendo, una piccola grande comunità di persone è già – quasi – sveglia, pronta ad affrontare una nuova giornata di lavoro o di studio a chilometri e chilometri da casa.
E’ la comunità dei pendolari napoletani, che puntuale, ogni mattina, si ritrova a Piazza Garibaldi, Mergellina o Campi Flegrei e cerca, disperatemente, di raggiungere il posto di lavoro.
Sale sul treno, e parte. C’è chi dorme, chi conversa animatamente e non lascia dormire, chi scrive al pc o ascolta musica. In molti sperano di arrivare in orario, alcuni questa speranza l’hanno già persa da tempo.
Diretto, interregionale, Intercity e Intercity Plus, il risultato cambia di poco.
I più ricchi e benestanti, beati loro, prendono la TAV o l’Eurostar. Ma, mentre i primi spendono cifre esorbitanti ma arrivano in tempo, i secondi non solo pagano abbonamenti salati, ma devono anche combattere contro sistematici ritardi che vanno dai cinque minuti alla mezz’ora, sulla breve tratta Napoli – Roma.
E non si tratta di retorica populista, ma della realtà dei fatti: sui treni non c’è nulla più puntuale dei ritardi.
Se parliamo di Eurostar, per fortuna, i problemi sono solo di questo tipo. Al massimo, qualche toilette inagibile, il riscaldamento troppo alto di inverno o l’aria condizionata a meno 10 gradi d’estate. Chi ha da spendere centinaia di euro l’anno, è il benvenuto e può viaggiare quasi comodo.
Per chi non naviga nell’oro ma deve comunque spostarsi, qual è l’alternativa? Presto detto: Intercity costosissimi dai pochi comfort, interregionali lerci e stipati fino all’inverosimile, diretti che cigolando arrancano sui binari e sono più sporchi dei carri bestiame, nei quali chi decide di andare in bagno merita almeno una medaglia al valore eroico.
E ancora caldo, aria condizionata che non funziona, sedili luridi, finestrini ricoperti da uno strato spesso così di sudiciume non ben identificato.
Per non parlare dei mendicanti, dei venditori di calzini made in Naples e di “acqua minerale panini coca”, ovviamente sempre senza biglietto.
I ritardi poi, sono da Guinness dei primati: provare per credere, non si arriva mai.
Quando si riesce a salire sul treno, sia ben chiaro. Alle volte i treni non partono proprio, o sono soppressi senza apparente motivo.
Ed il pendolare resta lì sulla banchina, timido e disorientato, senza sapere dove andare.
Sa solo che “i bagagli incustoditi verranno controllati dalle forze dell’ordine” e che “è vietato oltrepassare la linea gialla”.
Lo ripete, in maniera ossessiva, una vocina proveniente da altoparlanti gracchianti, che sembra quasi prendersi gioco di lui. E mentre il ritorno a casa diventa, minuto dopo minuto, un miraggio sempre più lontano, una lacrima scende sul suo viso e ripensa al messaggio di saluto sentito all’andata: “la ringraziamo per aver scelto di viaggiare con Trenitalia”.
Perché, ci sarebbe una possibilità diversa?
Arroganti, prepotenti e pieni di sé. Ecco pronta la descrizione del tipico controllore sui treni delle Ferrovie dello Stato. Dico tipico ma non vorrei, a torto, generalizzare e definire in questo modo tutti i controllori ferroviari. Qualcuno si salva, lo premetto, ma si tratta davvero della minima parte.
Mi limiterò a descrivere solo gli esponenti di questa categoria che ho - mio malgrado - imparato a conoscere sulla tratta Napoli - Roma dell'Eurostar e nelle stazioni di Roma Termini e Napoli, tra Campi Flegrei e Piazza Garibaldi.
La macrocategoria comprende varie tipologie di addetti ai controlli:
1) Il controllore arrogante e borioso, stile sceriffo del Far West. Chiede con voce tonante e modi bruschi il biglietto, lo esamina con cura perché è convinto che il passeggero, soprattutto se pendolare, voglia fregarlo in qualsiasi modo. Quando si accorge che non è vero, soffre, ti guarda con occhi torvi e nervosamente si allontana.
2) Il controllore completamente disinteressato e maleducato. Forse perché odia il proprio lavoro, forse perché soffre il mal di treno, non vede l'ora di finire di lavorare e marca svogliatamente tutto ciò che gli capita tra le mani, senza neanche osservare se si tratti di un biglietto del treno o di un segnalibro consumato.
3) Il controllore che, una volta sceso dal treno, non alzerebbe un dito neanche se ti vedesse agonizzante in un lago di sangue. Puoi chiedergli qualsiasi cosa, anche la più semplice, ma lui evita di aiutarti e ti indirizza all'assistenza clienti;
4) Il controllore che ce l'ha a morte con tutti i pendolari: è convinto che siano una razza di passeggeri inferiore, perché non pagano il biglietto intero ma viaggiano con l'abbonamento, e per questo si sente in diritto di trattarli male e, come è capitato a me, di insultarli senza apparente motivo.
5) Il controllore ignorante. Solo ignorante. Che appena lo vedi ti chiedi: ma come ha fatto a prendere il posto?
6) Il controllore alle prime armi, timido e insicuro. Fa quasi tenerezza, nel suo completino verde nuovo di zecca mentre timbra titubante i biglietti, trattandoli come delle piccole reliquie. Ma alla fine è gentile, forse solo perché è all'inizio;
Ma, in mezzo a questa gente, questi tipi più o meno squallidi, ogni tanto una faccia pulita, una persona dai modi garbati con cui ti fa davvero piacere avere a che fare.
Devo ammetterlo: capita di rado, ma capita.
Di tanto in tanto, infatti, è possibile incontrare, quasi come un miraggio, il controllore gentile, che ti saluta col sorriso sulle labbra e rivaluta, anche se molto leggermente, la categoria. Mentre gli porgi il biglietto ti chiedi: perché non possono essere tutti come lui? Peccato.
Spero che nessuno si senta offeso, ma questo è ciò che ho visto nel mio primo anno da pendolare.
Come qualcuno ha già notato, la nuova campagna pubblicitaria di Trenitalia è davvero intelligente e ben fatta.
Tutto vero: bravi gli attori, interessante la trama, convincente il messaggio che veicola. Ma, al di là degli spot, la realtà al momento è una sola: ci sono ancora passi enormi da fare per evitare che il messaggio finale "Stiamo lavorando per migliorare e per non farvi più assistere a queste scene" non sia soltanto una delle tante promesse non mantenute dall'azienda.
E' ormai un anno e mezzo che vivo da pendolare, prendo treni eurostar, intercity e regionali decine di volte al mese e ne ho viste, sinceramente, di tutti i colori. Ritardi spaventosi, vagoni sporchi, personale inaffidabile, disagi d'ogni tipo che difficilmente possono essere perdonati ad una azienda ormai centenaria e monopolista del settore dei trasporti su rotaia.
Promosso lo spot, quindi, ma i risultati concreti e i miglioramenti reali sembrano ancora sogni irrealizzabili nel breve periodo.
Trenitalia sta facendo le cose in grande. Ieri, sul regionale da Aversa a Napoli, c'erano non meno di 25 controllori. Credo più di uno a passeggero. Una armata dalle giacche verdi. Ad un certo punto ho creduto di essere il protagonista di una candid camera, quando mi è stato controllato per la quinta volta in meno di 15 minuti (ma dico, dividervi il treno in zone di competenza, no?).
Erano controllori cattivissimi. Tutti giovanissimi, dai 25 ai 35 anni, ma implacabili. Senza pietà per nessuno.
Alla fermata di Frattamaggiore uno ha raggiunto l'apice della malignità: un signore voleva salire ma non era sicuro che il proprio biglietto fosse ancora valido. Prima di mettere piede sul treno ha chiesto un aiuto al controllore, sentendosi rispondere: "controlliamo sul treno, ma se poi il biglietto non va bene sono 25 euro di multa più il costo del biglietto". Alla fine andava bene, per fortuna, ma il tizio per poco non si metteva a piangere.
Chissà il perché di un simile dispiegamento di forze. Due, anzi forse un solo controllore, avrebbero fatto un lavoro più veloce e organizzato. E invece di pagare decine e decine di bigliettai inutili Trenitalia potrebbe assicurare qualche treno in più, in orario, e più pulito.