Visualizzazione post con etichetta treni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta treni. Mostra tutti i post

giovedì 24 dicembre 2009

Viaggi




Mia sorella e mio padre, un mese fa: Phoenix - Napoli in 12 ore.
Io, un mese dopo: Milano - Napoli in 14 ore.
E tanti auguri da Trenitalia.

mercoledì 9 maggio 2007

Il suicida

Stamattina ero nell'Eurostar Napoli Roma delle 6 e 42.
Appena usciti dalla stazione di Latina, una frenata improvvisa. Poi un botto. Io non l'ho sentito, ma c'è stato.
Abbiamo messo sotto un tizio. Il tizio è morto. O meglio, si è lasciato morire. Si è suicidato sotto il nostro Eurostar.
Non riesco a non pensarci, anche ora. La cosa mi ha toccato molto, direi quasi sconvolto. Soprattutto quando ho notato che, all'interno del vagone, nessuno sembrava preoccuparsi minimamente della sorte dello sconosciuto suicida, ma piuttosto delle ore di ritardo al lavoro che questa morte avrebbe comportato.
Uno, ad un certo punto, ha detto: "Ma proprio sotto questo treno questo si doveva buttare?". Mi è salita la nausea.

Il suicida

Stamattina ero nell'Eurostar Napoli Roma delle 6 e 42.
Appena usciti dalla stazione di Latina, una frenata improvvisa. Poi un botto. Io non l'ho sentito, ma c'è stato.
Abbiamo messo sotto un tizio. Il tizio è morto. O meglio, si è lasciato morire. Si è suicidato sotto il nostro Eurostar.
Non riesco a non pensarci, anche ora. La cosa mi ha toccato molto, direi quasi sconvolto. Soprattutto quando ho notato che, all'interno del vagone, nessuno sembrava preoccuparsi minimamente della sorte dello sconosciuto suicida, ma piuttosto delle ore di ritardo al lavoro che questa morte avrebbe comportato.
Uno, ad un certo punto, ha detto: "Ma proprio sotto questo treno questo si doveva buttare?". Mi è salita la nausea.

domenica 22 aprile 2007

586 Partenope


La cosa più strana dei viaggi in treno da Napoli a Roma, alla fine, sono le svariate tipologie di personaggi che ti capita incontrare in quelle due ore scarse di intercity plus. Che forse si chiamerà plus perché ci sono più persone che ti rompono i maroni, non so.
In realtà tutto inizia già prima, appena arrivi a piazza Garibaldi. Ecco, è lì che finisce il mondo civile e capisci subito d'essere entrato in una sorta di realtà parallela, dove tutto è permesso. Quindi c'è chi si rotola a terra completamente ubriaco, chi barcolla appoggiato ad una colonna gridando frasi sconnesse, chi non ha una gamba e ti insegue perché gli hai dato solo un euro di spiccioli, chi ti vuole portare le valigie per due euro, chi ti vuol dare dieci accendini per "una cosa a piacere".
Il tutto in massimo dieci minuti, mentre tu maledici d'essere arrivato in anticipo e vorresti tanto finire quel libro che hai aperto davanti. Ma non ci riesci, perché arriva a chiederti soldi quello che è appena uscito di galera, ha un enorme lettera cinese sul collo e tre figli piccoli da crescere. Poveretto: la prossima volta la castrazione chimica potrebbe tornare utile, penso.
Per fortuna arriva il treno. Dici: sono salvo, e invece no. Prima ci sono gli "acqua birra panini coca", almeno 5 o 6, che passano e spassano nei dieci minuti che il treno sosta in stazione. Che tu non abbia né sete né fame, non importa. Ti disturberanno comunque. Così come il pluripregiudicato che "ten tutt' e 'nnovità musicali", e vuole per forta appiopparti l'ultima compilation di neomelodici, e il tossico che invece non ha nulla da offrire, ma una "cosa di spicci" se la prende sempre con grande piacere.
Poi si parte. In quasi due ore di viaggio, state tranquilli: qualcun altro che vuole vendervi qualcosa arriva. Per la precisione: occhiali da sole ultimo modello e una serie di magliettine estive da donna, tutte stipate in una borsa minuscola.
E non ho beccato quello dei calzini 5 paia a 10 euro, di solito abituale compagno dei miei viaggi verso Roma, che se ti punta non ti lascia più e se non compri nulla si offende bestemmiandoti i morti in qualche lingua sconosciuta ai più.
E sono davvero in pochi quelli che riescono ad uscirne vivi, da quell'intercity, con tutti i soldi nel portafogli e nessun cazettino tra le mani. Io ce l'ho quasi fatta: ho ceduto solo una volta, ma un accendino tutto sommato mi serviva ed il tizio aveva una faccia da serial killer e mi faceva un po' troppa paura.

586 Partenope


La cosa più strana dei viaggi in treno da Napoli a Roma, alla fine, sono le svariate tipologie di personaggi che ti capita incontrare in quelle due ore scarse di intercity plus. Che forse si chiamerà plus perché ci sono più persone che ti rompono i maroni, non so.
In realtà tutto inizia già prima, appena arrivi a piazza Garibaldi. Ecco, è lì che finisce il mondo civile e capisci subito d'essere entrato in una sorta di realtà parallela, dove tutto è permesso. Quindi c'è chi si rotola a terra completamente ubriaco, chi barcolla appoggiato ad una colonna gridando frasi sconnesse, chi non ha una gamba e ti insegue perché gli hai dato solo un euro di spiccioli, chi ti vuole portare le valigie per due euro, chi ti vuol dare dieci accendini per "una cosa a piacere".
Il tutto in massimo dieci minuti, mentre tu maledici d'essere arrivato in anticipo e vorresti tanto finire quel libro che hai aperto davanti. Ma non ci riesci, perché arriva a chiederti soldi quello che è appena uscito di galera, ha un enorme lettera cinese sul collo e tre figli piccoli da crescere. Poveretto: la prossima volta la castrazione chimica potrebbe tornare utile, penso.
Per fortuna arriva il treno. Dici: sono salvo, e invece no. Prima ci sono gli "acqua birra panini coca", almeno 5 o 6, che passano e spassano nei dieci minuti che il treno sosta in stazione. Che tu non abbia né sete né fame, non importa. Ti disturberanno comunque. Così come il pluripregiudicato che "ten tutt' e 'nnovità musicali", e vuole per forta appiopparti l'ultima compilation di neomelodici, e il tossico che invece non ha nulla da offrire, ma una "cosa di spicci" se la prende sempre con grande piacere.
Poi si parte. In quasi due ore di viaggio, state tranquilli: qualcun altro che vuole vendervi qualcosa arriva. Per la precisione: occhiali da sole ultimo modello e una serie di magliettine estive da donna, tutte stipate in una borsa minuscola.
E non ho beccato quello dei calzini 5 paia a 10 euro, di solito abituale compagno dei miei viaggi verso Roma, che se ti punta non ti lascia più e se non compri nulla si offende bestemmiandoti i morti in qualche lingua sconosciuta ai più.
E sono davvero in pochi quelli che riescono ad uscirne vivi, da quell'intercity, con tutti i soldi nel portafogli e nessun cazettino tra le mani. Io ce l'ho quasi fatta: ho ceduto solo una volta, ma un accendino tutto sommato mi serviva ed il tizio aveva una faccia da serial killer e mi faceva un po' troppa paura.

venerdì 29 dicembre 2006

Regali da Trenitalia

Per Natale, anche le Ferrovie dello Stato hanno pensato di farci un bel regalo: dal primo gennaio ci saranno aumenti tariffari per i treni. Sugli Eurostar, l'alta velocita' e gli Intercity.
Non eccessivi, certo, e Trenitalia ci tiene anche a precisare che si tratta del primo aumento da 5 anni a questa parte. Ed è anche vero che la manovra "non riguarda i treni usati dai pendolari (regionali, interregionali e gli espressi). Iniziative a protezione delle fasce deboli", ma solo in parte, almeno per quello che mi riguarda.
Io sono un pendolare - più o meno - poiché mi trovo spesso ad andare a Roma per motivi di studio. E per seguire i corsi o fare gli esami, devo prendere il treno Eurostar delle 6,42 da Napoli.
Per fortuna sono quasi alla fine, al massimo per l'estate prossima avrò finito.
Ma intanto, fino a quella data, mi ritroverò a pagare il biglietto singolo 25 euro al posto dei vecchi 22,21 (2,79 euro in più), e qualche euro in più se ne andrà anche per l'Intercity al ritorno.
Sempre con il solito ritardo - dai 15 ai 45 minuti - che amichevolmente mi accompagna, da due anni a questa parte.
Grazie del regalo, Trenitalia.

(Trenitalia)

mercoledì 13 dicembre 2006

Hi Mordecai

Oggi in treno ho iniziato a leggere La versione di Barney.
Dalle prime 100 pagine mi sembra già chiaro che non me ne pentirò affatto.

(Adelphi)

mercoledì 12 luglio 2006

Vita da pendolare

Nella penombra mattutina, occhi ancora mezzi chiusi cercano la complicità di altre due piccole fessurine aperte da poco più di venti minuti.
Da poco ha albeggiato, l’aria è ancora fresca e poche auto si muovono rapide per le strade ancora semideserte.
E mentre sembra che Napoli stia ancora dormendo, una piccola grande comunità di persone è già – quasi – sveglia, pronta ad affrontare una nuova giornata di lavoro o di studio a chilometri e chilometri da casa.
E’ la comunità dei pendolari napoletani, che puntuale, ogni mattina, si ritrova a Piazza Garibaldi, Mergellina o Campi Flegrei e cerca, disperatemente, di raggiungere il posto di lavoro.
Sale sul treno, e parte. C’è chi dorme, chi conversa animatamente e non lascia dormire, chi scrive al pc o ascolta musica. In molti sperano di arrivare in orario, alcuni questa speranza l’hanno già persa da tempo.
Diretto, interregionale, Intercity e Intercity Plus, il risultato cambia di poco.
I più ricchi e benestanti, beati loro, prendono la TAV o l’Eurostar. Ma, mentre i primi spendono cifre esorbitanti ma arrivano in tempo, i secondi non solo pagano abbonamenti salati, ma devono anche combattere contro sistematici ritardi che vanno dai cinque minuti alla mezz’ora, sulla breve tratta Napoli – Roma.
E non si tratta di retorica populista, ma della realtà dei fatti: sui treni non c’è nulla più puntuale dei ritardi.
Se parliamo di Eurostar, per fortuna, i problemi sono solo di questo tipo. Al massimo, qualche toilette inagibile, il riscaldamento troppo alto di inverno o l’aria condizionata a meno 10 gradi d’estate. Chi ha da spendere centinaia di euro l’anno, è il benvenuto e può viaggiare quasi comodo.
Per chi non naviga nell’oro ma deve comunque spostarsi, qual è l’alternativa? Presto detto: Intercity costosissimi dai pochi comfort, interregionali lerci e stipati fino all’inverosimile, diretti che cigolando arrancano sui binari e sono più sporchi dei carri bestiame, nei quali chi decide di andare in bagno merita almeno una medaglia al valore eroico.
E ancora caldo, aria condizionata che non funziona, sedili luridi, finestrini ricoperti da uno strato spesso così di sudiciume non ben identificato.
Per non parlare dei mendicanti, dei venditori di calzini made in Naples e di “acqua minerale panini coca”, ovviamente sempre senza biglietto.
I ritardi poi, sono da Guinness dei primati: provare per credere, non si arriva mai.
Quando si riesce a salire sul treno, sia ben chiaro. Alle volte i treni non partono proprio, o sono soppressi senza apparente motivo.
Ed il pendolare resta lì sulla banchina, timido e disorientato, senza sapere dove andare.
Sa solo che “i bagagli incustoditi verranno controllati dalle forze dell’ordine” e che “è vietato oltrepassare la linea gialla”.
Lo ripete, in maniera ossessiva, una vocina proveniente da altoparlanti gracchianti, che sembra quasi prendersi gioco di lui. E mentre il ritorno a casa diventa, minuto dopo minuto, un miraggio sempre più lontano, una lacrima scende sul suo viso e ripensa al messaggio di saluto sentito all’andata: “la ringraziamo per aver scelto di viaggiare con Trenitalia”.
Perché, ci sarebbe una possibilità diversa?


martedì 6 dicembre 2005

Manganellate e TAV

Presi a manganellate dalle forze dell'ordine come i peggiori criminali, senza alcun rispetto per la dignità della persona e senza fare distinzione tra donne, uomini e anziani (un signore sessantenne è ricoverato in ospedale, e la ragazza con il naso rotto testimonia tutta la brutalità usata nell'operazione).
Stanotte - alle 3:20 - la polizia ha "agito" per allontanare coloro che si trovavano nel presidio di Venaus per manifestare contro il TAV.
La legge della violenza ha, come al solito, avuto la meglio su tutto. Decine i feriti, e l'unica cosa che Lunardi ha saputo dire è: "Si mettano il cuore in pace".

Leggere l'inchiesta di Gianni Barbacetto su Diario può servire a fare un po' di chiarezza.

 




Cose inutili

Anche a Napoli, città in cui ogni treno - sporco, come sempre - parte puntualmente in ritardo e la stazione di Piazza Garibaldi sembra un enorme covo di malviventi e criminali di ogni tipo, verrà esposto il modellino, in scala reale, del treno ad alta velocità.
Ci mostrano le cose inutili e si dimenticano di mettere a posto l'essenziale.

(Ansa)

mercoledì 23 novembre 2005

I controllori ferroviari

Arroganti, prepotenti e pieni di sé. Ecco pronta la descrizione del tipico controllore sui treni delle Ferrovie dello Stato. Dico tipico ma non vorrei, a torto, generalizzare e definire in questo modo tutti i controllori ferroviari. Qualcuno si salva, lo premetto, ma si tratta davvero della minima parte.
Mi limiterò a descrivere solo gli esponenti di questa categoria che ho - mio malgrado - imparato a conoscere sulla tratta Napoli - Roma dell'Eurostar e nelle stazioni di Roma Termini e Napoli, tra Campi Flegrei e Piazza Garibaldi.
La macrocategoria comprende varie tipologie di addetti ai controlli:
1) Il controllore arrogante e borioso, stile sceriffo del Far West. Chiede con voce tonante e modi bruschi il biglietto, lo esamina con cura perché è convinto che il passeggero, soprattutto se pendolare, voglia fregarlo in qualsiasi modo. Quando si accorge che non è vero, soffre, ti guarda con occhi torvi e nervosamente si allontana.
2) Il controllore completamente disinteressato e maleducato. Forse perché odia il proprio lavoro, forse perché soffre il mal di treno, non vede l'ora di finire di lavorare e marca svogliatamente tutto ciò che gli capita tra le mani, senza neanche osservare se si tratti di un biglietto del treno o di un segnalibro consumato.
3) Il controllore che, una volta sceso dal treno, non alzerebbe un dito neanche se ti vedesse agonizzante in un lago di sangue. Puoi chiedergli qualsiasi cosa, anche la più semplice, ma lui evita di aiutarti e ti indirizza all'assistenza clienti;
4) Il controllore che ce l'ha a morte con tutti i pendolari: è convinto che siano una razza di passeggeri inferiore, perché non pagano il biglietto intero ma viaggiano con l'abbonamento, e per questo si sente in diritto di trattarli male e, come è capitato a me, di insultarli senza apparente motivo.
5) Il controllore ignorante. Solo ignorante. Che appena lo vedi ti chiedi: ma come ha fatto a prendere il posto?
6) Il controllore alle prime armi, timido e insicuro. Fa quasi tenerezza, nel suo completino verde nuovo di zecca mentre timbra titubante i biglietti, trattandoli come delle piccole reliquie. Ma alla fine è gentile, forse solo perché è all'inizio;
Ma, in mezzo a questa gente, questi tipi più o meno squallidi, ogni tanto una faccia pulita, una persona dai modi garbati con cui ti fa davvero piacere avere a che fare.
Devo ammetterlo: capita di rado, ma capita.
Di tanto in tanto, infatti, è possibile incontrare, quasi come un miraggio, il controllore gentile, che ti saluta col sorriso sulle labbra e rivaluta, anche se molto leggermente, la categoria. Mentre gli porgi il biglietto ti chiedi: perché non possono essere tutti come lui? Peccato.
Spero che nessuno si senta offeso, ma questo è ciò che ho visto nel mio primo anno da pendolare.

domenica 6 novembre 2005

Le promesse di Trenitalia

Come qualcuno ha già notato, la nuova campagna pubblicitaria di Trenitalia è davvero intelligente e ben fatta.
Tutto vero: bravi gli attori, interessante la
trama, convincente il messaggio che veicola. Ma, al di là degli spot, la realtà al momento è una sola: ci sono ancora passi enormi da fare per evitare che il messaggio finale "Stiamo lavorando per migliorare e per non farvi più assistere a queste scene" non sia soltanto una delle tante promesse non mantenute dall'azienda.
E' ormai un anno e mezzo che vivo da pendolare, prendo treni eurostar, intercity e regionali decine di volte al mese e ne ho viste, sinceramente, di tutti i colori. Ritardi spaventosi, vagoni sporchi, personale inaffidabile, disagi d'ogni tipo che difficilmente possono essere perdonati ad una azienda ormai centenaria e monopolista del settore dei trasporti su rotaia.

Promosso lo spot, quindi, ma i risultati concreti e i miglioramenti reali sembrano ancora sogni irrealizzabili nel breve periodo.

(Something stupid, Trenitalia)

mercoledì 2 novembre 2005

Perché?

Trenitalia sta facendo le cose in grande. Ieri, sul regionale da Aversa a Napoli, c'erano non meno di 25 controllori. Credo più di uno a passeggero. Una armata dalle giacche verdi. Ad un certo punto ho creduto di essere il protagonista di una candid camera, quando mi è stato controllato per la quinta volta in meno di 15 minuti (ma dico, dividervi il treno in zone di competenza, no?).
Erano controllori cattivissimi. Tutti giovanissimi, dai 25 ai 35 anni, ma implacabili. Senza pietà per nessuno.
Alla fermata di Frattamaggiore uno ha raggiunto l'apice della malignità: un signore voleva salire ma non era sicuro che il proprio biglietto fosse ancora valido. Prima di mettere piede sul treno ha chiesto un aiuto al controllore, sentendosi rispondere: "controlliamo sul treno, ma se poi il biglietto non va bene sono 25 euro di multa più il costo del biglietto". Alla fine andava bene, per fortuna, ma il tizio per poco non si metteva a piangere.
Chissà il perché di un simile dispiegamento di forze. Due, anzi forse un solo controllore, avrebbero fatto un lavoro più veloce e organizzato. E invece di pagare decine e decine di bigliettai inutili Trenitalia potrebbe assicurare qualche treno in più, in orario, e più pulito.