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lunedì 20 dicembre 2010

Moving Modern family


Un concorso promosso da Ford e Corriere del Mezzogiorno: Moving Modern family, che permetterà a 8 famiglie della Campania di beneficiare di 500 euro di buono spesa in un centro commerciale, accompagnati da autista e personal shopper in una nuova Ford C-Max.
Come? Partecipando a un gioco on line. Ogni giorno sul sito del Corriere del Mezzogiorno ci saranno una o più parole in rosso, basterà compilare la frase e inviarla via mail con nome, cognome, provincia di residenza e numero di telefono a prenotazione@corrieredelmezzogiorno.it, entro il 23 dicembre, per vincere.
Maggiori info qui.

venerdì 17 settembre 2010

lunedì 15 dicembre 2008

Sempre sul pezzo

Sabato 13 dicembre il Manifesto riportava un bell'articolo a mezza pagina su Noah Kalina, in cui si parlava del suo progetto Everyday, della musica di sottofondo, della sua idea originale...
L'unico problema è che il video è su Youtube dall'agosto 2006, e sulla rete ne hanno già parlato praticamente tutti, me compreso.
(la vera cosa di cui discutere è il perché io abbia comprato il Manifesto, ma sabato esce Alias e quindi mi tocca)


(Noah Kalina, Everyday)

sabato 26 gennaio 2008

Sezione trash

Ma il motivo della sezione calendari trash su Repubblica qualcuno me la spiega?
A parte quella di attirare gli allupati, dico.
Legami col giornalismo, con l'informazione, la notizia. Ce ne sono?
Capisco il dover rivolgersi ad un target quanto più differenziato, ma "Un anno con le ragazza cubane nella sezione trash" sembra l'annuncio di un sexyshop che una cosa da mettere su un giornale, seppure on line. Diamine.


mercoledì 31 ottobre 2007

Libero, il Riformista, ora l'Unità: altro ancora?








In giro c’è parecchia preoccupazione sull'acquisto de l’Unità da parte della famiglia Angelucci, che è già editrice di Libero e il Riformista. Già il fatto che questa famiglia sia proprietaria di un giornale di destra e uno di opinione di centrosinistra, è cosa strana assai. Figuriamoci ora che le sue mire vanno dritte dritte al quotidiano fondato da Gramsci e per decenni organo del Pci.
C’è qualcosa che non quadra. In questa manovra, certo, ma prima di tutto nel mondo del giornalismo nostrano. Dove gli editori puri non esistono, e una notizia di questo tipo passa quasi sotto silenzio. Il nostro è proprio un paese sui generis, con una realtà editoriale a dir poco avvilente: nessuno che faccia giornali per fare informazione in modo libero e senza pressioni d'alcun tipo: le proprietà dei quotidiani italiani sono tutte in mano a persone che, in un modo o nell’altro, hanno giornali e stampano giornali anche per i loro affari personali, politici o economici.
Già questo dovrebbe far rabbrividire anche i più duri di stomaco, figuriamoci a pensare che questo gruppo imprenditoriale ha deciso di avere giornali di destra e di sinistra, costituendo un piccolo ma influente impero a mezzo stampa. Riformista, Libero, ed ora anche l’Unità. Ma per far cosa, ci chiediamo?
I giornalisti del giornale sono ovviamente più che preoccupati. Da Furio Colombo a scendere giù, nessuno può essere favorevole ad una simile intromissione. C’è paura di una perdita di autonomia e indipendenza. Paura fondata, certo. Anche perché la mossa degli Angelucci non è per nulla chiara. Destra, sinistra, centro. Perché tutti questi quotidiani?
L’Unità è un giornale che non mi è per nulla simpatico, ma di certo una simile acquisizione comporterebbe uno snaturamento della testata, influendo alla lunga sulla sua impostazione storica.
Quello che più avvilisce, è che se ne parli poco. E che una cosa di questo tipo appaia quasi normale, in Italia.
E, come ha detto Furio Colombo, "uno stesso editore che pubblica due giornali così diversi non c’è in alcun posto al mondo".
Chissà che fine farà, l’Unità. Chissà.

venerdì 4 maggio 2007

In edicola perplesso


E’ ufficiale: non so più che giornale leggere.
E poi, lo confesso: i quotidiani, così come sono fatti e pensati ora, mi hanno stufato ormai da un pezzo.
E non è che non ne compre, anzi. Qui si parla di una spesa quotidiana che oscilla da uno a tre euro quotidiani, che scherziamo? A volerli metterli nel salvadanaio, avrei già la vacanza estiva pagata.
La Repubblica
è stato il primo amore. Lo trovavo a casa da quando avevo quindici anni. Non sempre, certo, perché qui in famiglia giornali se ne sono letti sempre pochi, e a me non so che accidenti mi è preso quando ho deciso che da grande avrei voluto fare il giornalista. Ma ora, quando arrivo la mattina in edicola vorrei tanto non prenderlo, perché come prima cosa ne dimezzerei il numero di pagine. Ma capisco che i giornalisti son tanti e tutti devono mangiare, quindi mi porto a casa le settanta e passa pagine quotidiane almeno tre o quattro volte a settimana. Quelle di cultura restano le più interessanti, ed un paio di firme (Sofri, Berselli, Serra) che leggo sempre con piacere. Per il resto, giusto la sufficienza. Credo, poi, di non averlo mai letto per intero, lo ammetto: ci vorrebbero almeno tre ore, e chi ce l’ha tutto questo tempo?
E la prossima volta che mi date un chilo e mezzo di rivista-pubblicità come allegato, ad esempio il sabato, giuro che non la prendo e la Repubblica delle donne la tiro in testa all’edicolante.
Il Corriere della Sera? Poco leggibile e accattivante, mi annoia già solo a guardarlo. Mi piace il Magazine, ma quindi è da comprare solo una volta a settimana.
Le risposte di Romano mi fanno sbadigliare, e il mielismo in generale credo sia la morte del giornalismo. Che ci posso fare.
Il Foglio mi diverte. Sul serio. Alcune rubriche sono da scompisciarsi, ma 4 paginette non valgono il prezzo che costa e, con tutto il bene, alle volte penso alla puntata di Report sul finanziamento ai quotidiani e la voglia di dare un euro a Ferrara mi passa del tutto.
Il Riformista, che vorrebbe essere il Foglio di sinistra, o qualcosa di simile, sul serio non ce la fa a raggiungere una soglia minima di decenza: una delle ultime volte che l’ho acquistato, in 4 pagine ho trovato una decina d’errori.
Del Messaggero m’importa poco, poi ho quasi vergogna di chiederlo al mio edicolante. Se però è un giornale decente, fatemelo sapere. Lo stesso vale per La Stampa.
Ci sarebbe Libero. Ma non so se definirlo giornale.
Che resta? Il Mattino di Napoli. Mio dio. Stendiamo un telone pietoso. Interessante come una partita a briscola tra vecchietti. Anche se alle volte mi piacciono le pagine di politica estera. Ma forse sto invecchiando.
Quando proprio voglio farmi le grasse risate, Compro Napoli più o Cronache di Napoli.
Il primo costa pure solo 50 centesimi, e sono ben spesi perché almeno sai che è successo nel tuo quartiere, giochi a trovare gli errori di ortografia e tutto questo ti tiene sempre attivo il cervello.
Per il secondo, invece, il gioco è contare o indovinare quante facce di camorristi o latitanti ci saranno nelle pagine interne.

Poi dicono che i quotidiani di carta non moriranno. Se non si danno una mossa, sono già belli che defunti.


In edicola perplesso


E’ ufficiale: non so più che giornale leggere.
E poi, lo confesso: i quotidiani, così come sono fatti e pensati ora, mi hanno stufato ormai da un pezzo.
E non è che non ne compre, anzi. Qui si parla di una spesa quotidiana che oscilla da uno a tre euro quotidiani, che scherziamo? A volerli metterli nel salvadanaio, avrei già la vacanza estiva pagata.
La Repubblica
è stato il primo amore. Lo trovavo a casa da quando avevo quindici anni. Non sempre, certo, perché qui in famiglia giornali se ne sono letti sempre pochi, e a me non so che accidenti mi è preso quando ho deciso che da grande avrei voluto fare il giornalista. Ma ora, quando arrivo la mattina in edicola vorrei tanto non prenderlo, perché come prima cosa ne dimezzerei il numero di pagine. Ma capisco che i giornalisti son tanti e tutti devono mangiare, quindi mi porto a casa le settanta e passa pagine quotidiane almeno tre o quattro volte a settimana. Quelle di cultura restano le più interessanti, ed un paio di firme (Sofri, Berselli, Serra) che leggo sempre con piacere. Per il resto, giusto la sufficienza. Credo, poi, di non averlo mai letto per intero, lo ammetto: ci vorrebbero almeno tre ore, e chi ce l’ha tutto questo tempo?
E la prossima volta che mi date un chilo e mezzo di rivista-pubblicità come allegato, ad esempio il sabato, giuro che non la prendo e la Repubblica delle donne la tiro in testa all’edicolante.
Il Corriere della Sera? Poco leggibile e accattivante, mi annoia già solo a guardarlo. Mi piace il Magazine, ma quindi è da comprare solo una volta a settimana.
Le risposte di Romano mi fanno sbadigliare, e il mielismo in generale credo sia la morte del giornalismo. Che ci posso fare.
Il Foglio mi diverte. Sul serio. Alcune rubriche sono da scompisciarsi, ma 4 paginette non valgono il prezzo che costa e, con tutto il bene, alle volte penso alla puntata di Report sul finanziamento ai quotidiani e la voglia di dare un euro a Ferrara mi passa del tutto.
Il Riformista, che vorrebbe essere il Foglio di sinistra, o qualcosa di simile, sul serio non ce la fa a raggiungere una soglia minima di decenza: una delle ultime volte che l’ho acquistato, in 4 pagine ho trovato una decina d’errori.
Del Messaggero m’importa poco, poi ho quasi vergogna di chiederlo al mio edicolante. Se però è un giornale decente, fatemelo sapere. Lo stesso vale per La Stampa.
Ci sarebbe Libero. Ma non so se definirlo giornale.
Che resta? Il Mattino di Napoli. Mio dio. Stendiamo un telone pietoso. Interessante come una partita a briscola tra vecchietti. Anche se alle volte mi piacciono le pagine di politica estera. Ma forse sto invecchiando.
Quando proprio voglio farmi le grasse risate, Compro Napoli più o Cronache di Napoli.
Il primo costa pure solo 50 centesimi, e sono ben spesi perché almeno sai che è successo nel tuo quartiere, giochi a trovare gli errori di ortografia e tutto questo ti tiene sempre attivo il cervello.
Per il secondo, invece, il gioco è contare o indovinare quante facce di camorristi o latitanti ci saranno nelle pagine interne.

Poi dicono che i quotidiani di carta non moriranno. Se non si danno una mossa, sono già belli che defunti.


martedì 2 gennaio 2007

Forse forse...

Non compro quotidiani da ormai 12 giorni.
La cosa più strana - o normale, non saprei - è che non ne sento affatto la mancanza.
Anno nuovo, vita nuova (senza giornali)?

lunedì 15 maggio 2006

S'avvera un sogno

Tra poco meno di dieci ore, anche se soltanto per la tesi, sarò nella sede romana de "la Repubblica".

martedì 25 aprile 2006

Finanziamento quotidiano - Report del 23 aprile 2006

L'avete vista l'ultima puntata di Report sul finanziamento pubblico ai giornali quotidiani, vero?
Se non l'avete ancora fatto, testo e soprattutto video sono online.

(Report)

giovedì 20 aprile 2006