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martedì 11 maggio 2010

Nero Napoletano




Un progetto molto bello e interessante, Nero Napoletano: sia per quelli come me, che da Dylan Dog passando per Nick Raider, fino a Tex e Topolino adorano i fumetti, sia per chi non si è mai appassionato del tutto a quest'arte, ma ha voglia di vedere come più di 50 disegnatori napoletani e campani abbiano rappresentato e disegnato la nostra città in tema noir.

Un bel volume, due tavole per ogni disegnatore, uscito con il Corriere del Mezzogiorno in occasione del Comicon il Salone Internazionale del fumetto, che aveva come colore tematico, appunto, il nero.
Tantissimi i nomi, noti e meno noti, del fumetto italiano, che hanno preso parte al progetto. E nelle tavole tutti ripercorrono, con il loro stile e tratto peculiare, un frammento della nostra città, della nostra storia.
Più di cento occhi si affacciano su Napoli e la ritraggono sotto forma di disegno. Strade, piazze, scorci, folclore, ma anche criminalità e storie di vita vissuta. Allegria e tristezza, ricchezza e povertà.

Un volume da sfoglia, leggere, metabolizzare. Per conoscere meglio il mondo del fumetto campano, ma anche la nostra città.
È possibile acquistarlo fino al 24 maggio con il Corriere della Sera - Corriere del Mezzogiorno, a 6,80 euro+ il prezzo del quotidiano.
Per saperne di più sul progetto, ecco il sito di riferimento.
E per chi è interessato agli autori, questa la lista completa.

lunedì 1 giugno 2009

"NON RACCONTATECI ECO-BALLE"



"Le tavole a fumetti di 'Star Trash' ci fanno ridere, ma sono anche molto serie: si tratta di un attacco al potere" - così Giusi Marchetta, giovane scrittrice casertana, definiva in un incontro pubblico il lavoro di Simona Bassano di Tufillo, che dal 5 giugno alle ore 19.00, resterà esposto per una settimana presso l'Art Garage a Pozzuoli.

L'inaugurazione della mostra di tavole a fumetti tratte dal libro "STAR TRASH - sacchetti in mondovisione" (Lavieri edizioni), è l'occasione per un incontro-dibatitto sulla questione ambientale campana, che chiude la campagna elettorale dei candidati della lista civica "Diritti @ Sinistra",  e del candidato presidente Tommaso Sodano, da sempre particolarmente attento alla tematica rifiuti.

Sono invitati tutti i cittadini, le associazioni e i movimenti impegnati per la difesa del territorio e dell'ambiente, per fare il punto della situazione in una regione dove non è mai partita la bonifica di neanche uno dei 2550 siti contaminati da rifiuti tossici (pari al 45% del territorio campano); dove inceneritori e discariche sono siti militarizzati e secretati; dove non viene dato il via ad una raccolta differenziata capillare da parte delle istituzioni, che non trovano migliore scusa che scaricare la colpa su una popolazione martoriata, ingiuriata, privata dei più basilari diritti costituzionali: il diritto alla salute, il diritto a vivere in un ambiente salubre, il diritto ad avere accesso alle informazioni e il diritto a manifestare la propria opinione.

Interverranno:
RAFFAELE DEL GIUDICE, direttore di Legambiente Campania e volto di "biutiful cauntri";
TOMMASO SODANO, candidato alla Presidenza della Provincia di Napoli;
PASQUALE DI VAIA, medico di Chiaiano, candidato nella lista civica "Diritti @ Sinistra";
SIMONA BASSANO DI TUFILLO, autrice delle tavole in mostra, candidata nella lista civica "Diritti @ Sinistra".

Ingresso libero.
Venerdì 5 giugno, ore 19,00
ART GARAGE
parco Bognar, 21 Pozzuoli (NA)
0813031395
info@artgarage.it

mercoledì 11 giugno 2008

Ricevo e pubblico con grande piacere



Nell'ambito delle iniziative in occasione della mostra di Sheila  McKinnon "INVISIBLE WOMEN - LA DIGNITA' NEL SILENZIO", il giorno  giovedì 12 giugno, alle ore 18.00, allo Spazioottagoni, Roma Trastevere (via Mameli 9),  AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) e Amnesty  International presentano "Burka!", libro a fumetti di Simona Bassano  di Tufillo con la testimonianza della giornalista afghana Jamila  Mujahed, edito da Donzelli.

Durante la presentazione sarà mostrato un burka ai presenti,  invitandoli a indossarlo per comprenderne la prigionia.  Come recita la quarta di copertina del libro:  "Provate a bere, a mangiare, a camminare, a baciare, o anche solo a farvi riconoscere da vostro figlio o da vostro marito. Provate a vivere con un burka addosso...".

lunedì 12 marzo 2007

Per te, D.D.



Avevo dodici anni. Seconda media, se non sbaglio. Tirai avanti con la gelatina i capelli un po’ lunghetti, calzai il solito jeans, ai piedi un paio di polacchine. Il giorno prima avevo pregato mia mamma di comprarmi una camicia rossa, con le maniche lunghe. La giacca già l’avevo, era quella della prima comunione.

Avevo dodici anni. E non era ancora Carnevale. Ma non per questo decisi di cambiarmi. A scuola ci andai vestito proprio così: come Dylan Dog.
Ora, non so perché mia madre, in quell’occasione non decise di bloccarmi. Subito, sulla soglia di casa. Dodici anni, piccolo rispetto al resto della classe, vestito come il protagonista di un fumetto che probabilmente allora leggevo solo io, tra i miei coetanei. E che era vestito, parliamoci chiaro, come uno sfigato con pessimo gusto. Ero una preda fin troppo facile. Infatti, sulla giornata in aula meglio stendere un velo pietoso.
Poco importa, però. Tornai a casa, ma prima passai in edicola: il nuovo numero di D.D. era lì ad aspettarmi. Me ne fregai degli stupidi sfottò degli amici, tirai dritto verso casa a testa alta. Mi dimenticai di tutto il resto, fremevo soltanto per la lettura di una nuova storia.
Dylan Dog, Indagatore dell’incubo. Imbronciato e coraggioso, timido ma irresistibile, è stato la mia adolescenza. Volevo essere come lui, volevo vivere come lui. Dio, come si può essere sciocchi da bambini. Ma appunto, si è bambini. Quindi tutto – o quasi – è concesso. Anche immedesimarsi così tanto in un personaggio in bianco e nero sulle pagine un fumetto mensile.
Dylan Dog per me era tutto: modello di vita e motivo di crescita personale. Stimolo culturale e guida di comportamento. Dylan Dog ha accompagnato me e la mia generazione attraverso storie d’amore e d’orrore, ma non solo. Era, oggettivamente, un capolavoro: Sclavi – suo creatore nell’86 - era riuscito a fondere letteratura e cinema, sentimenti e romanticismo, in un’opera – sì, un’opera – che in Italia non ha avuto più epigoni all’altezza.
Dylan Dog ha saputo raccontare l’amore impossibile e il dramma della malattia (“Memorie dall’invisibile”), l’emarginazione e la vigliaccheria dell’essere umano (“Johnny Freak”), il destino beffardo (“Accadde Domani”), l’orrore dell’inquisizione e della censura (“Caccia alle streghe”), il ricordo degli amori ormai lontani (“Il lungo addio”). Solo per citarne alcuni.
Dylan Dog non è solo mostri e zombies. Chi ha sfogliato distrattamente un albo arrivando a questa conclusione, ha capito ben poco dello spirito del fumetto.
Dylan Dog è l’antieroe per eccellenza: un uomo normale, con le sue paure e le sue debolezze, che vive alla ricerca dell’amore e nel frattempo combatte tutte le forme di abuso e prevaricazione nella nostra società.
Dylan Dog ha insegnato a noi lettori che un mondo migliore può esistere, nonostante tutto. Basta combattere per ottenerlo, e se non si ottiene la prima volta c’è sempre tempo per riprovarci.
Ci ha spiegato che al mondo i veri mostri sono quelli in carne ed ossa, quelli che appartengono al genere umano. Spesso sono molto più forti di noi, spesso vincono e si allontanano lasciandoci tramortiti al tappeto. Ma Dylan Dog ci ha anche fatto capire come rialzarci e cominciare daccapo,  senza lasciare che i nostri sogni siano cancellati dal marcio che ci gira attorno.
Dylan Dog per me è stato – ed è ancora, con le dovute proporzioni – tutto questo. Se non l’avessi letto, probabilmente oggi sarei diverso. Forse sarebbe stato meglio – mi chiedo alle volte – forse sarei una persona più serena ed equilibrata. Di sicuro, meno problematica.
Ma poi mi guardo allo specchio, e capisco che va bene così. Mi alzo il bavero della giacca che non ho – come Dylan, sotto la pioggia – e continuo dritto per la mia strada.

Per te, D.D.



Avevo dodici anni. Seconda media, se non sbaglio. Tirai avanti con la gelatina i capelli un po’ lunghetti, calzai il solito jeans, ai piedi un paio di polacchine. Il giorno prima avevo pregato mia mamma di comprarmi una camicia rossa, con le maniche lunghe. La giacca già l’avevo, era quella della prima comunione.

Avevo dodici anni. E non era ancora Carnevale. Ma non per questo decisi di cambiarmi. A scuola ci andai vestito proprio così: come Dylan Dog.
Ora, non so perché mia madre, in quell’occasione non decise di bloccarmi. Subito, sulla soglia di casa. Dodici anni, piccolo rispetto al resto della classe, vestito come il protagonista di un fumetto che probabilmente allora leggevo solo io, tra i miei coetanei. E che era vestito, parliamoci chiaro, come uno sfigato con pessimo gusto. Ero una preda fin troppo facile. Infatti, sulla giornata in aula meglio stendere un velo pietoso.
Poco importa, però. Tornai a casa, ma prima passai in edicola: il nuovo numero di D.D. era lì ad aspettarmi. Me ne fregai degli stupidi sfottò degli amici, tirai dritto verso casa a testa alta. Mi dimenticai di tutto il resto, fremevo soltanto per la lettura di una nuova storia.
Dylan Dog, Indagatore dell’incubo. Imbronciato e coraggioso, timido ma irresistibile, è stato la mia adolescenza. Volevo essere come lui, volevo vivere come lui. Dio, come si può essere sciocchi da bambini. Ma appunto, si è bambini. Quindi tutto – o quasi – è concesso. Anche immedesimarsi così tanto in un personaggio in bianco e nero sulle pagine un fumetto mensile.
Dylan Dog per me era tutto: modello di vita e motivo di crescita personale. Stimolo culturale e guida di comportamento. Dylan Dog ha accompagnato me e la mia generazione attraverso storie d’amore e d’orrore, ma non solo. Era, oggettivamente, un capolavoro: Sclavi – suo creatore nell’86 - era riuscito a fondere letteratura e cinema, sentimenti e romanticismo, in un’opera – sì, un’opera – che in Italia non ha avuto più epigoni all’altezza.
Dylan Dog ha saputo raccontare l’amore impossibile e il dramma della malattia (“Memorie dall’invisibile”), l’emarginazione e la vigliaccheria dell’essere umano (“Johnny Freak”), il destino beffardo (“Accadde Domani”), l’orrore dell’inquisizione e della censura (“Caccia alle streghe”), il ricordo degli amori ormai lontani (“Il lungo addio”). Solo per citarne alcuni.
Dylan Dog non è solo mostri e zombies. Chi ha sfogliato distrattamente un albo arrivando a questa conclusione, ha capito ben poco dello spirito del fumetto.
Dylan Dog è l’antieroe per eccellenza: un uomo normale, con le sue paure e le sue debolezze, che vive alla ricerca dell’amore e nel frattempo combatte tutte le forme di abuso e prevaricazione nella nostra società.
Dylan Dog ha insegnato a noi lettori che un mondo migliore può esistere, nonostante tutto. Basta combattere per ottenerlo, e se non si ottiene la prima volta c’è sempre tempo per riprovarci.
Ci ha spiegato che al mondo i veri mostri sono quelli in carne ed ossa, quelli che appartengono al genere umano. Spesso sono molto più forti di noi, spesso vincono e si allontanano lasciandoci tramortiti al tappeto. Ma Dylan Dog ci ha anche fatto capire come rialzarci e cominciare daccapo,  senza lasciare che i nostri sogni siano cancellati dal marcio che ci gira attorno.
Dylan Dog per me è stato – ed è ancora, con le dovute proporzioni – tutto questo. Se non l’avessi letto, probabilmente oggi sarei diverso. Forse sarebbe stato meglio – mi chiedo alle volte – forse sarei una persona più serena ed equilibrata. Di sicuro, meno problematica.
Ma poi mi guardo allo specchio, e capisco che va bene così. Mi alzo il bavero della giacca che non ho – come Dylan, sotto la pioggia – e continuo dritto per la mia strada.

lunedì 2 ottobre 2006

Buon compleanno Dylan Dog

Sono passati vent’anni, incredibile: era il 1986 ed in edicola usciva il primo Dylan Dog.
Era L’alba dei morti viventi. C’era Dylan, c'era Morgana, c'erano Xabaras e i morti viventi, c’era tutto quel mondo che ha fatto sognare almeno due generazioni di giovani.
E c’era l’indagatore dell’incubo, forse il miglior fumetto italiano di sempre, secondo solo a Tex o Diabolik. Con quel volto imbronciato, disegnato prendendo spunto da Rupert Everett, con quel suo stile inimitabile ed il suo look inconfondibile (jeans, Clarks, camicia rossa e giacca), Dylan è stato il massimo.
In questi 20 anni il fumetto ha avuto molti alti ma anche qualche basso, e devo ammettere che negli ultimi temoi anche io, fan sfegatato dal 1993, mi sono disaffezionato. Il filone è diventato un po’ ripetitivo, le storie poco emozionanti, si è persa un po’ di magia ma…ma ora poco importa: è il suo compleanno e per questo motivo il numero 241 è uscito interamente a colori, e sarà l’inizio di una storia in due albi che ha rivisto alcuni dei personaggi storici della serie (Xabaras, Cagliostro, Kim, i morti viventi).
Così son tornato in edicola è ho ricomprato Dylan Dog.


Tornato a casa ho aperto l’albo e, leccandomi i baffi, sono sprofondato sul divano e nel magico mondo del fumetto che ha segnato la mia adolescenza.
Buon compleanno, D.D.

sabato 2 settembre 2006

Beautiful day

Tra un po' scendo, e se tutto va bene prendiamo i biglietti dell'Italia.
Tornando, penso proprio di comprare Ucronìa e ritrovare il buon vecchio Tiziano Sclavi.
In più, fuori c'è il sole e mi sento bene come da parecchio non succedeva.

(Ansa, Sergio Bonelli)

mercoledì 9 novembre 2005

Gli uomini e le donne non sono uguali

Differenze tra le attività cerebrali maschili e femminili. Anche nella lettura dei fumetti: le donne sembrano avere minori aspettative nei confronti del genere, e quando vi è dell'humor, lo apprezzano di più.


(Abc News)

domenica 16 ottobre 2005

Torna Asterix


Nuova puntata di "Asterix", famoso fumetto francese, che ha come protagonisti gli abitanti di un villaggio di Galli ai tempi dell'antica Roma.
Dopo quattro anni di silenzio,
la nuova storia di Albert Uderzo torna sugli scaffali di mezzo mondo.
Ma forse quesa volta, nel tentativo di stupire, il disegnatore esagera ma finisce col risultare banale. Bush, Schwarzenegger, alieni, manga giapponesi, antiamericanismo e affermazione dell'identità nazionale, l'autore sembra metterci tantissime idee e, forse, fin troppa politica.
Originale? Per nulla direi: in un periodo nel quale non si fa che parlare di USA, globalizzazione, e la politica sembra investire ogni sfera della vita sociale, sarebbe preferibile che almeno i fumetti non vengano assorbiti da questa logica, e continuino semplicemente a raccontare le storie fantastiche di protagonisti inventati, soprattutto per questo motivo capaci di farci sognare.


(Corriere)