lunedì 11 settembre 2006

Boys don't cry

Boys don't cry ha qualcosa di magico, nella melodia, nella voce di Robert Smith, che la rende una canzone davvero eccezionale.
Non è più bella dei Cure: è tra le più commerciali, tra le meno coraggiose, ritornello orecchiabile e voce sdolcinata che parla di un amore finito che non tornerà mai più.
Però, cavolo, è qualcosa di fenomenale.
E pensare che nelle ultime settimane ho conosciuto almeno 3 o 4 persone che non l'avevano mai ascoltata.
Vabbè, mica è necessario conoscere per forza le canzoni dei Cure, ma che cavolo, è una canzone da pelle d'oca.
Così dolce, così romantica, così delicata, credo di essermi commosso almeno la metà delle volte che l'ho ascoltata in vita.
La rassegnazione di Smith, il suo cercare di trattenere la donna che ama, per poi rendersi conto che è tutto finito, la sua definitiva rassegnazione e la voglia di trattenere le lacrime, perché "i ragazzi non piangono", non possono lasciare indifferenti chi ascolta.
Mi raccomando, se ancora non l'avete fatto, non perdete tempo: comprate l'album omonimo dell'81 o procuratevela in altri modi, fate un po' come volete.
Ma ascoltatela, per capire che non è necessario essere alternativi, sperimentali, controcorrente o chissà cosa per impressionare, toccare, commuovere, e regalare una canzone che resterà in eterno come una dell più belle del secolo scorso.

1 commento:

  1. Eeeeehhhh.. ci siamo già visti su Lankelot :)
    ma sai com'è... in realtà non sentivo tanto la mancanza di splinder, non ho voglia di scrivere...
    sono proprio pigra!
    mi fa piacere leggere che le cose vanno meglio.
    un bacione grosso dalla più sfaticata delle sporette :)

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