mercoledì 13 settembre 2006

I Cafoni (prima o poi dovevo scriverlo)

Io li vedo disseminati ovunque, ormai. E mi inquietano sempre di più.
Sono molesti, scostumati, irritanti, soprattutto troppi: sono i cafoni, ovviamente.
Per il De Mauro cafone è soprattutto “chi è rozzo e ignorante; maleducato, villano”.
Nella realtà di Napoli, ad essere sinceri, molto ma molto di più.
Li vedi in due sul motorino ovviamente senza casco cercare di abbordare qualsiasi cosa di sesso femminile respiri e cammini per le strade della città.
Le frasi usate, che si alternano a versi quasi incomprensibili e grugniti, sono solitamente: “Bella, ti posso conoscere?” (domanda che attira automaticamente la più ovvia delle risposte, NO); oppure: “Ti hanno mai detto che sei bellissima?” (per la serie evviva l’originalità), quando son poeti osano: “Tuo padre è un ladro: ha rubato due stelle dal cielo e te le ha messe al posto degli occhi”, altre volte son sognatori: “Ma cosa devo fare per vederti di nuovo: ti devo sognare?”.
Ma i cafoni non sono certo solo questo.
Sono quelli che hanno capelli phonatissimi e ciuffi contro la legge della gravità, tatuaggi maori un po’ dovunque o, nei casi peggiori, Che Guevara sul polpaccio (perché ce l’ha anche Maradona).
I cafoni sono quelli che alle 3 di notte girano per la città con uno stereo spaccatimpani che strilla lagne neomelodiche. E sanno a memoria tutte le canzoni sui carcerati e i latitanti dell’ultimo scemo che canta (una parola grossa) sulle tv private campane.
O li vedi girare in branco e ridere scompostamente, darsi pacche sulle spalle e prendere in giro di tanto in tanto qualche poveretto. Quando si muovono gesticolano. Troppo.
Li senti spesso canticchiare, soprattutto in gruppo, il nuovo inno dell’Italia, il poporoppopopo, in qualsiasi occasione. Basta che siano più di tre e ci sia un minimo di contesto euforico.
Basta un secondo, e qualsiasi motivetto o gridolino sotto la doccia, si può trasformare in quel ritornello fatto di sillabe senza senso (qualcuno di loro penserà sia inglese, forse).
O ancora li vedi piccoli, nelle macchine 50 di cilindrata, pavoneggiarsi e guidare al centro della carreggiata. In quei casi vorresti soltanto una di quelle macchine dalle ruote enormi con la quale passargli sopra più e più volte.
Se hanno più di diciott’anni, e la patente – magari comprata – da qualche mese, è obbligatoria la sgommata al semaforo e la curva spericolata con il freno a mano.
Poi hanno maglie rosa con scritte inglesi che non significano nulla, e che ovviamente non sanno leggere.

E jeans col cavallo sotto i piedi, cellulari ultimo modello con suonerie neomelodiche, una camminata a metà tra il bullo, il palestrato e il calciatore fallito, quando hanno i capelli lunghi li oliano come una porta cigolante e si sentono fighi.

Sono spesso nelle sale da biliardo, in quelle di scommesse sportive, quando vanno allo stadio è soprattutto per inveire contro l'ospite e cercare la rissa.
Non rispettano una, ma una sola fila alla posta o da qualsiasi altra parte, cercano sempre scuse o vie clientelari per ottenere qualcosa un po’ dovunque, sono di un’ignoranza mostruosa e vorresti non aprissero bocca mai.
Aiuto, se solo ci penso mi vengono i brividi.
Sia se penso ai cafoni che al mio post, un po’ razzista, ma quando ci vuole ci vuole.
Devo scappare da questa città, al più presto.

10 commenti:

  1. Intanto il post ti è venuto benissimo. Questa è letteratura. E poi... razzista o no, è perfettamente aderente alla realtà.
    Puoi anche scappare da quella città, ma sappi che i "coatti" romani (qui li chiamano così) sono uguali...

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  2. Condivido l'osservazione di alex321 sul fatto che i cafoni di Napoli non sono probabilmente molto diversi dai coatti di Roma :)
    In più vorrei dire che sì, è vero, molti di quegli atteggiamenti sono difficili da tollerare. A parte i capelli phonati che in fondo feriscono "solo" l'estetica in molti casi si tratta di maleducazione.
    Ma io credo che l'unico modo per combatterla, diciamo così, sia perseverare in una condotta più civile. Perchè magari i cafoni neanche si accorgono che un'alternativa esiste, non la vedono neanche immersi come sono nel loro modo di vivere.
    Però se a Napoli (o a Roma) ci sono persone come te che tengono duro può anche darsi che prima o poi questi due mondi apparentemente inconciliabili possano incontrarsi...e chissà che il cafone cominci a mettersi in discussione ^_^

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  3. E' una razza universalmente diffusa, ce ne sono molti anche a Casale Monferrato :)
    Prima o poi si estingueranno: la selezione naturale farà il suo corso.
    Almeno spero.

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  4. tu puoi andare dove vuoi ma una persona come te ha un solo problema nella vita ...non stai bene con te stesso !MIettt na funa ngann!(impiccati)

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  5. Questo post letto superficialmente può anche sembrare che racconti una tipica realtà di Napoli, per questo non capisco come nei primi 4 commenti tutti voi, avete risposto anche se non siete di Napoli, che concordate chiaramente.Mah!?
    Beh anche io sono NAPOLETANO, e sono fiero di esserlo, leggendo questo post mi è salita subito all'orecchio un motivo di una bellissima canzone partenopea intitolata: " A città e' Pullecella", in cui delle parole secondo me sono riferite proprio all'autore di questo post:
    " Me dispiace sulament, ca l'orgoglio e chesta gente, se murtifica ogni juorno pè na manac e fetient, ca nun tenen cuscienz e nun tenen rispett".
    Io son sicuro che l'autore di questo post è una persona orrenda, infantile e soprattutto con problemi esistenziali.
    Io vivo a Roma da 3 anni e mezzo e nonostante si viva più tranquilli posso affermare con certezza che Napoli è la città più calorosa al mondo, dove le persone hanno e danno il cuore per tutti e per tutto ciò che fanno.Quello raccontato in questo post non è altro che una realtà contemporanea che copre tutte le città e non solo Napoli o chi ascolta canzoni neomelodiche ed è secondo me riferito a quel pugno di ragazzini di una fascia d'eta che va dagli 11 ai 17 anni di tutta italia.
    Infine caro blogger mi rivolgo a te che sei un mio paesano con una frase detta col cuore da parte di tutta Napoli e di tutti i Napoletani:
    "SI O' SCUORN I NAPULE!"

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  6. Blogger nn sono tutti così, anche io vivo a Roma da alcuni anni ed appena posso scendo giù. Napoli come altre città sta passando un momento difficile, però è unica col suo calore e la gente nn si arrende mai. Forse vivresti bene ad Udine(senza offendere quella bella città), dove nn si vede e nn si sente in filo d'aria. Ricordati, Napoli è mille colori le altre saranno sempre in bianco e nero. By Salvatore

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  7. sentite io sono napoletano alcuni atteggiamenti descritti sono veri e a dire la virità danno fastidio anke a me ke ho napoli nel sangue .
    voglio solo dire ke certi paragoni del cazzo nn possono essere accostati da una città importante come Napoli ( UNA DELLE POCHE AL MONDO ). Noi non invidiamo nessuno tantomeno desideriamo essere di qualke altra razza ... si è sempre detto ke ki disprezza vuol comprare e vorrei dire a tutti quelli ke hanno sempre qualcosa da dire su una città ke neanche Vi considera (( poichè nn siete niente e ingrado di fare niente ))) di pulirvi possibilmente con candeggina e acido muriatico la bocca e i denti cariati prima di nominare un sogno per voi irrealizzabile ....... i RAZZISTI del CAZZO come sempre non è NAPOLI e i NAPOLETANI

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  8. E cosa aspetti a scappare! Strunz!

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  9. io devo decidere se seguire o meno il mio ragazzo a Napoli e precisamente a Giugliano. Io sn di genova.  Mi conviene mollarer lavoro e vendere casa mia per comprar casa giù ma stare senza lavoro, xkè giù lavoro non c'è! CONSIGLIATEMI..devo seguire il cuore o la ragione?

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