sabato 17 febbraio 2007

Lynch Empire



Chi è David Lynch?  


Un pazzo visionario, un genio incompreso, un regista fin troppo complesso e incomprensibile.
Le sue anime multiformi si sovrappongono e confondo in un mosaico sempre imprevedibile, così come ogni sua pellicola, d’altra parte.
Lynch è nato 61 anni fa e come prima cosa dipinge. Poi, trasporta la visionarietà delle sue tele su pellicola, realizzando i primi corti in bianco e nero nei quali sposa alla perfezione scenari surreali e immagini allegoriche.



Gira dei corti, alcuni di un impatto visivo terrificante. Su Youtube ce ne sono alcuni, per capire un po’ che intendo.



Poi, inizia a dirigere lungometraggi.



Giusto per partire in sordina, senza esagerare, partorisce un manifesto della propria poetica allucinata e allucinante che ha per titolo Eraserhead (La mente che cancella), nel quale fa tutto – ma proprio tutto – in proprio. E crea un’opera che a quasi trent’anni dalla realizzazione lascia a bocca aperta come la prima volta



Film inclassificabile, visivamente esplosivo, narrativamente delirante, permette subito a Lynch di diventare, se non un regista amato, per lo meno molto conosciuto per il proprio stile.



Così il passo successivo è un tuffo direttamente nel pieno di Hollywood, con lo straordinario The elephant man, nel quale la potenza visiva del bianco e nero usato per descrivere la vita e la morte di Joseph, - John – Merrick, uomo elefante passato rapidamente da fenomeno da baraccone a personaggio amato anche dalla nobiltà inglese.



Dopo questa parentesi hollywoodiana (forse forzata?), nella quale il genio lynchiano ha dovuto adeguarsi ad alcuni canoni cinematografici tradizionali, riemerge il genio delirante: dapprima Dune, budget enorme e successo commerciale minimo.


Ma ancora una volta una pellicola di una potenza visiva incredibile. Poi seguiranno i deliri erotici di Velluto Blu, il contestato Cuore Selvaggio – Palma d’Oro a Cannes, la parentesi televisiva con le 30 puntate di Twin Peaks", il contorto rompicapo di Strade perdute e le storie oniriche di Mulholland Drive, nel 2001..




La frase più usata e abusata per descrivere il regista? O lo si ama, o lo si odia. Il che è vero, anzi per Lynch è la cosa più ovvia che si possa dire. Perché Lynch è straripante, aggressivo, eccessivo, sperimentale e imprevedibile come pochi altri registi sanno essere.
La sua inquadratura si riconosce tra mille, i suoi esperimenti visivi non hanno ancora trovato epigoni.




E la sua importanza nel mondo cinematografico contemporaneo Lynch la dimostra di nuovo in INLAND EMPIRE, sei anni dopo l'ultimo film.
Arte? Video-arte? Cinema del futuro?
Ancora non so. Certo è che più che un film, INLAND EMPIRE è un’esperienza.
Unica, irripetibile. Senza connotazioni positive o negative. Io non ho mai vissuto al cinema quello che ho vissuto stasera. Non ho mai visto sul grande schermo una cosa simile.
INLAND EMPIRE è la morte del cinema, e la rinascita di un nuovo cinema. Una sorta di flusso di coscienza in fotogrammi, in una storia che storia in realtà non è. Non c’è trama, o meglio la trama è così complessa - forse impossibile da comprendere - che è inutile parlarne.
Restano le immagini, le associazioni di idee, una colonna sonora da paura, e tutta una serie di emozioni che è quasi impossibile spiegare.
Il film in questione, come molti altri di Lynch, non finisce ai titoli di coda ma continua nella mente per ore, forse giorni. Cresce dentro e ti fa andare in pappa il cervello, volendo citare la spigolosa Laura Dern della pellicola.
Alle volte viene da pensare che ad un genio riconosciuto come Lynch sia tutto permesso, data l’autorevolezza, e che INLAND EMPIRE sia un modo per prendersi gioco dello spettatore con una storia che non sembra avere né capo né coda.
Io questo ancora non lo so. Ma so che sono letteralmente sconcertato da quello che ho visto.
Un meta-film, forse un meta-meta-film, con 4-5 piani narrativi che si sovrappongono e si intrecciano disorientando continuamente lo spettatore mentre lo spazio ed il tempo che si annullano e si contorcono senza sosta, creando quantità infinite di mondi paralleli.
Di sicuro, INLAND EMPIRE non può lasciare indifferenti: privarvi di una simile visione e non abbandonarvi a queste 3 ore di film, sospese tra realtà, sogno ed incubo, significa perdere un’esperienza indimenticabile.


7 commenti:

  1. Non mi resta che andarlo a vedere...adoro Lynch!!!
    Joe

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  2. ho visto solo elephant man di Lynch e l'ho trovato molto bello, ma non istituzionale...anzi. trovo che in quel film abbia voluto mostrare semplicemente l'ipocrisia e la piccolezza degli esseri umani.
    cate

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  3. Non ho usato il termine adatto, infatti correggerò.
    Intendevo dire che in Elephant Man Lynch ha dovuto usare - per vari motivi - un linguaggio filmico convenzionale, adeguarsi ai canoni cinematografici hollywoodiani.
    Solo questo.

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  4. Quando uscirà il mio film, Inland Empire sarà solo archeologia.

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  5. ...proprio ieri parlavo di Lynch con due amici all'università.Da ignorante di cinema quale sono li ascoltavo in silenzio,ma gli ho kiesto di istruirmi a riguardo e così mi porteranno qualche film :-P

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