lunedì 12 marzo 2007

Per te, D.D.



Avevo dodici anni. Seconda media, se non sbaglio. Tirai avanti con la gelatina i capelli un po’ lunghetti, calzai il solito jeans, ai piedi un paio di polacchine. Il giorno prima avevo pregato mia mamma di comprarmi una camicia rossa, con le maniche lunghe. La giacca già l’avevo, era quella della prima comunione.

Avevo dodici anni. E non era ancora Carnevale. Ma non per questo decisi di cambiarmi. A scuola ci andai vestito proprio così: come Dylan Dog.
Ora, non so perché mia madre, in quell’occasione non decise di bloccarmi. Subito, sulla soglia di casa. Dodici anni, piccolo rispetto al resto della classe, vestito come il protagonista di un fumetto che probabilmente allora leggevo solo io, tra i miei coetanei. E che era vestito, parliamoci chiaro, come uno sfigato con pessimo gusto. Ero una preda fin troppo facile. Infatti, sulla giornata in aula meglio stendere un velo pietoso.
Poco importa, però. Tornai a casa, ma prima passai in edicola: il nuovo numero di D.D. era lì ad aspettarmi. Me ne fregai degli stupidi sfottò degli amici, tirai dritto verso casa a testa alta. Mi dimenticai di tutto il resto, fremevo soltanto per la lettura di una nuova storia.
Dylan Dog, Indagatore dell’incubo. Imbronciato e coraggioso, timido ma irresistibile, è stato la mia adolescenza. Volevo essere come lui, volevo vivere come lui. Dio, come si può essere sciocchi da bambini. Ma appunto, si è bambini. Quindi tutto – o quasi – è concesso. Anche immedesimarsi così tanto in un personaggio in bianco e nero sulle pagine un fumetto mensile.
Dylan Dog per me era tutto: modello di vita e motivo di crescita personale. Stimolo culturale e guida di comportamento. Dylan Dog ha accompagnato me e la mia generazione attraverso storie d’amore e d’orrore, ma non solo. Era, oggettivamente, un capolavoro: Sclavi – suo creatore nell’86 - era riuscito a fondere letteratura e cinema, sentimenti e romanticismo, in un’opera – sì, un’opera – che in Italia non ha avuto più epigoni all’altezza.
Dylan Dog ha saputo raccontare l’amore impossibile e il dramma della malattia (“Memorie dall’invisibile”), l’emarginazione e la vigliaccheria dell’essere umano (“Johnny Freak”), il destino beffardo (“Accadde Domani”), l’orrore dell’inquisizione e della censura (“Caccia alle streghe”), il ricordo degli amori ormai lontani (“Il lungo addio”). Solo per citarne alcuni.
Dylan Dog non è solo mostri e zombies. Chi ha sfogliato distrattamente un albo arrivando a questa conclusione, ha capito ben poco dello spirito del fumetto.
Dylan Dog è l’antieroe per eccellenza: un uomo normale, con le sue paure e le sue debolezze, che vive alla ricerca dell’amore e nel frattempo combatte tutte le forme di abuso e prevaricazione nella nostra società.
Dylan Dog ha insegnato a noi lettori che un mondo migliore può esistere, nonostante tutto. Basta combattere per ottenerlo, e se non si ottiene la prima volta c’è sempre tempo per riprovarci.
Ci ha spiegato che al mondo i veri mostri sono quelli in carne ed ossa, quelli che appartengono al genere umano. Spesso sono molto più forti di noi, spesso vincono e si allontanano lasciandoci tramortiti al tappeto. Ma Dylan Dog ci ha anche fatto capire come rialzarci e cominciare daccapo,  senza lasciare che i nostri sogni siano cancellati dal marcio che ci gira attorno.
Dylan Dog per me è stato – ed è ancora, con le dovute proporzioni – tutto questo. Se non l’avessi letto, probabilmente oggi sarei diverso. Forse sarebbe stato meglio – mi chiedo alle volte – forse sarei una persona più serena ed equilibrata. Di sicuro, meno problematica.
Ma poi mi guardo allo specchio, e capisco che va bene così. Mi alzo il bavero della giacca che non ho – come Dylan, sotto la pioggia – e continuo dritto per la mia strada.

7 commenti:

  1. ti capisco perfettamente... durante l'adolescenza, tra problemi e ricerca d'identità, mi firmavo Bree Daniels :)

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  2. Avrei voluto conoscerti. Saresti stata la mia preferita. :)

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  3. Il problema è che ti mancava Groucho. Allora sì che saresti stato perfetto.
    Detto questo, perdonami, ma proprio non riesco a immaginarti come DD...
    E comunque, non eri per nulla il solo a leggere i suoi fumetti. Il mio migliore amico dell'epoca era un patito, ma lui si limitava a "griffare" muri e suppellettili della scuola con la targa dell'auto di Dylan (che, se la memoria non mi inganna, era qualcosa tipo DYD666).
    Ciao, caro... spero di vederti vestito come DD al più presto possibile!

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  4. Saresti stato tu il mio Groucho preferito.
    Infatti nemmeno io mi immagino come Dylan, ma fatto sta che volevo essere proprio come lui. E non solo per le donne.
    DYD666: sì, la targa del suo maggiolone. :)

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  5. qualche sinapsi ancora la riesco ad attivare, allora!
    ^_^
    PS. Inizio a farmi crescere i baffi?
    :D

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  6. Potresti. Poi inizierai a lanciarmi anche la pistola.

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  7. "Poi inizierai a lanciarmi anche la pistola"... da quanto tempo non ripensavo a questa frase!!! :)

    (...questa è la ballata della città dolente, del buio che ti inghiotte...)

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